SPEREQUAZIONE

dalle dichiarazioni di Giorgio Tosatti:

"...il campionato italiano,contrariamente agli altri campionati europei,si distingue per l'estremo equilibrio e combattività,si da impedire un vincente in partenza."

Questa affermazione risulta essere facilmente confutabile,purtroppo. Se noi guardiamo alle squadre che hanno vinto lo scudetto negli ultimi 12 anni riscontriamo che due squadre,Milan e Juventus,si sono praticamente spartite la "torta". Il Milan ha portato a casa il titolo nel 1992,1993,1994,1996,1999;la Juventus nel 1995,1997,1998,2002,2003. In mezzo a loro Lazio e Roma si sono cucite uno scudetto ciascuna. Se ci spostiamo indietro di 20 anni,nel 1980,avevamo la Juventus che vantava 18 scudetti,contro i 12 dell'Internazionale. Oggi il distacco tra la maggior titolata e la seconda è di ben 11 scudetti. Tra il 1981 ed oggi la Juventus ha vinto il titolo nel 1981,1982,1984,1986,1995,1997,1998,2002,2003 e "curiosamente" ha avuto una sospensione decennale di vittorie,tra il 1986 ed il 1995,in relazione all'irruzione di squadre come Napoli,Sampdoria,Milan e Internazionale che in quel decennio hanno raggranellato rispettivamente 2(1987,1990),1(1991),4(1988,1992,1993,1994),1(1989) scudetti ciascuna. Il segno di un oligopolio imperante ha come riflesso i pessimi risultati della nazionale non qualificatasi agli europei del 1992,eliminata al primo turno negli europei del 1996,eliminata ai quarti di finale del mondiale del 1998,battuta in finale agli europei del 2000,eliminata agli ottavi di finale del mondiale 2002. L'argento ottenuto ai mondiali statunitensi del 1994 ha invecchiato di 21 anni la vittoria dell'ultimo mondiale e di 35 anni la vittoria dell'ultimo europeo.

Passiamo ora al computo statistico dei punti raggranellati dalle squadre metropolitane in relazione ai punti conquistati dalle squadre provinciali( N.B. la discriminante che utilizzeremo per dividere la squadra metropolitana da quella piccola sarà nel relativo bacino d'utenza e nella capacità del centro di portare più squadre in un campionato,di conseguenza le squadre di Genova,Milano,Torino e Roma sono indicate come squadre metropolitane,così come il Bologna,mentre il Parma,nonostante vanti un palmares migliore di vittorie recenti rispetto al Bologna,è,in relazione al bacino d'utenza,una squadra provinciale):

nel 1993 il 60,4% dei punti finiva nelle mani delle squadre "grosse",contro il 39,6% delle squadre piccole con ripercussioni evidenti sulla classifica: a fine campionato i primi quattro posti, e il sesto, erano appannaggio delle squadre metropolitane. Nonostante una progressiva ascesa delle squadre provinciali, una situazione pressoché analoga si è mantenuta fino ad oggi.

Dalle cifre  ricaviamo che nel 1997,1999,2000,2001 e 2002 si è verificato un sostanziale equilibrio nella divisione dei punti,tuttavia è da rilevare come le squadre provinciali non abbiano MAI portato più di due squadre nei primi 6 posti ed altresì è dal 1999 che solo una squadra provinciale arriva ad occupare una delle prime sei piazze d'onore. Questi numeri sono sintomatici di una realtà estremamente cristallizzata,ovvero i grossi nomi si spartiscono puntualmente le prime posizioni accentuando la frattura del campionato che vede le piccole prendere "gli avanzi" della restante parte dei punti a disposizione. Non solo la vincente,ma anche il piazzamento d'onore è ad appannaggio dei "soliti" club. Di fronte alla chiarezza lampante di questi dati risulta incomprensibile una affermazione come quella di Tosatti. In realtà siamo di fronte ad una specie di "serrata del Maggior Consiglio" di veneziana memoria. Questa "chiusura" altresì viene accentuata dalle gravissime condizioni di bilancio di parecchi club,i quali non riescono più a "sostenere il passo" dei super club. Se poi spostiamo l'analisi sopra la distribuzione territoriale delle squadre che accedono alla massima serie,abbiamo uno sbilanciamento macroscopico a favore del nord.

Obermann

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