il giro del mondo - ora negli Stati Uniti

verso i giorni precedenti

4.2.03

Continuo oggi a scendere lungo lo stato dello Utah, che appare dall'alto come un piatto e deserto altipiano. Sia l'aeroporto di Delta Municipal che quello dove atterro di Milford Municipal sono sui 5000 piedi di altitudine, il che provoca decolli lunghi.

La distesa desertica non è particolarmente interessante, a parte qualche chiazza rossastra e qualche montagnola lontana. Mi ridesto dal torpore in atterraggio, dove ho problemi ad individuare la pista nello sfondo uniforme. Mi oriento poi grazie ad un grosso silos nel centro della cittadina, ed atterro ben allineato.

9.2.03

Proseguo oggi nella mia marcia di avvicinamento a Las Vegas, e di allontanamento dall'altopiano dello Utah, che non sembra voler mai finire.

Anche oggi la giornata è stupenda, non una nuvola, non uno sbuffo di vento, soltanto una temperatura polare di meno sedici che proviene probabilmente dal Canada.

Il volo non ha storia, breve salto ed arrivo a Cedar City, ormai manca poco alla grande metropoli.

11.2.03

Non fa più tanto freddo e la giornata è sempre bella. Oggi faccio un volo un po' più lungo dei miei standard, per arrivare a Las Vegas superando la monotona parte dell'altipiano.

Mi porto subito a 11.000 piedi per superare le ultime montagne ed ammiro il sole che sorge ed illumina i rilievi (questo è molto ben simulato devo dire), arrivo in quasi un'oretta in vista della metropoli, e già da lontano si vedono gli edifici e gli alberghi strani, con prevalenza dello stile egizio - piramidi e sfingi.

Un piccolo inconveniente lo ho mentre scendo di quota per atterrare all'aeroporto internazionale. Mi si spegne il motore sul più bello! per fortuna si riaccende subito, ma probabilmente è un problema di miscela ricca o povera, di altitudine e forse freddo. Dovrei approfondire anche la teoria, mi sa.

A parte questo, mi fanno parcheggiare a pochi metri dalla strada sulla quale sono allineati i palazzi.

16.2.03

Essendo nella capitale del gioco, decido di fare un voletto notturno, ed ammiro le luci ed i fuochi artificiali sparati sulla via principale.

Faccio giusto un paio di fotografie, poi atterro all'aeroporto nord di Las Vegas e vado a nanna.

17.2.03

Ho preso gusto ai voli notturni ed allora decido di farne uno lungo. Predispongo un bel piano IFR da Las Vegas fino al piccolo aeroporto di Sky Ranch, nella città di Sandy Valley, Nevada. La pista che mi aspetta è di asfalto, lunga 3340 piedi e larga solo 45, ma non mi sembra proibitiva.

Tutto funziona a meraviglia, la voce del controllo mi tiene compagnia e mi dirige con precisione verso la meta (ogni tanto controllo il GPS, non si sa mai...)

Quando arriva l'ora di scendere di quota mi sento dire che la pista è a meno di dieci miglia davanti a me, e di avvisare quando la vedo. Mi viene l'atroce dubbio che il grande aeroporto che mi attende NON sia illuminato di notte, e presto il dubbio è una certezza. Fortunatamente vicino all'aeroporto non c'è una grande città con strade ed edifici, e riesco bene o male ad indovinare la pista sullo sfondo del terreno intorno che è appena più scuro.

Dopo un fallito approccio, mi oriento meglio e riprovo: l'atterraggio non è dei migliori, tanto che FSMaintenance mi penalizza per uno "hard landing", e di certo nella vita reale non mi sarei mai fidato a scendere in queste condizioni, tuttavia l'alternativa era rientrare a Las Vegas o proseguire per Los Angeles, e l'ora tarda - reale - non mi permetteva di attardarmi troppo per finire la simulazione.

Insomma non è stato un arrivo molto soddisfacente, ma comunque è una lezione sull'importanza di una buona pianificazione.

21.2.03

Riparto dal piccolo aeroporto che tanto mi ha fatto penare e salgo rapidamente in quota. Ammiro i colori del deserto del Mojave e faccio qualche foto, la desolazione del paesaggio è impressionante, si nota appena una strada in lontananza e per il resto nulla, solo piccoli laghi salati qua e là.

Prima che faccia buio, non sapendo la situazione della pista, atterro a Barstow, ma nessun problema, la pista è illuminata.

23.2.03

Mi restano oggi un centinaio di miglia per arrivare a Los Angeles. Mi porto subito in quota e supero le ultime propaggini del deserto, ora con qualche segno di popolazione che diventa via via sempre più evidente, e supero la piccola catena delle montagne di San Gabriel, oltre la quale si apre la spianata gigantesca della zona urbana di Los Angeles.

Decido di atterrare all'aeroporto di Santa Monica, che è appena di fianco al gigantesco aeroporto internazionale e dovrebbbe essere anche meno trafficato. Noto nella discesa una strana scritta su una collina a nord, "Hollywood".