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![]() Inseriremo qui le lettere d'amore che ci invierete, un modo come un altro per dire "ti amo" alla persona a cui vogliamo bene, segnalandogli magari il link su questa pagina.. aspettiamo le vostre lettere!
Ecco la prima lettera: Amore mio, oggi il sogno si
e' avverato.. Romeo
Ciao,
Vita mia!
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Amore
mio
RAGIONE E PASSIONE SONO TIMONE E VELA DELLA NOSTRA
ESISTENZA,
Dicono che l’amore perfetto, è l’amore infinito. Quello che dura per
sempre e mai scemerà. È quella passione ardente che ti prende e non
ti lascia, e che ti spinge a paragonare ogni altra ad essa prima di
valutarla. Sei nei miei ricordi, divampante come un fuoco mai
estinto, che trova in me sempre nuova legna secca da ardere, e che
brucia tutto e mi induce a scriverti quanto mi è rimasto di te.
Dicono che l’amore perfetto, è l’amore infinito. Lo sai, l’ho
sempre desiderato, ma non ho mai voluto credere che esistesse.
Ma poi ricordo quella sera, quella stanza, quei mobili. Ricordo
ogni dettaglio di quel posto. Non chiedermi il perché. Ti direi
una bugia, o almeno vorrei, ma non ci riuscirei. Ricordo tutto.
Ma vorrei farlo con te, e come oggi, avrei voluto farlo anche
ieri, due giorni fa, la settimana passata. Mi manchi e devo
dirlo. Lo ripeto ogni sera, ma non mi stancherò mai di
ripeterlo. È un anno ormai che vado avanti così. Ma io ti amerò
per sempre. Amore perfetto o imperfetto che sia. Tu sei parte di
me, e dovunque tu sia, io lo sono di te. Dirti Ti Amo sarebbe
solo la sintesi della sinossi della breve recensione che
racconta i pochi dettagli di quello che c’è stato tra noi. Per
questo non mi limiterò a due parole.
Ricordo, amore mio, la prima volta che ti vidi.
Eri luce nel buio di quella stanza. Ti avvolgeva un alone
misterioso. Non sapevo se sorridevi o fossi seria. Mi salutasti.
Io non ci riuscii.
La voce più candida, lieve e paradisiaca che avessi mai sentito
si tramutò in impulsi nervosi che dal cervello si spostarono in
fretta nei muscoli del collo inducendolo a ruotare di
centottanta gradi. Due occhi verdi che nella fiochezza della
stanza brillavano come smeraldi fosforescenti mi fissavano con
morbidezza e mi accarezzarono quando i miei con loro si
incrociarono. Corti capelli neri tagliavano l’aria quando, posta
la domanda, la testa si era chinata leggermente verso destra in
attesa di una risposta. Erano leggeri, leggeri più dell’aria,
forse più di qualsiasi materiale leggero più di essa. Ripetesti
la domanda.
Non potevo crederci. Le labbra soffici danzavano nell’aria tale
che lo stesso ossigeno sembrava emozionarsi al sol essere
massaggiato con una delicatezza simile. Dopato da quelle parole
enunciate perfettamente, mi sembrò di scandire le pause tra i
due punti. Le pause tra le parole. Le pause tra le lettere che
nessuno è mai riuscito a cogliere. Mi ripresi. Avresti pensato
che fossi ammattito se continuavo a restare in silenzio. Risposi
di no, ma che mi andava un po’ di compagnia. Ti presentasti per
prima. Del resto, anche se non l’avessi fatto, l’avrei
indovinato ugualmente perché una donna di tale bellezza non
poteva che essere destinata a chiamarsi con l’unico nome che più
le si addiceva e che era obbligata a portare per il resto di
tutte le eternità: Angelica.
Stringevi un libro nella mano del tuo autore preferito, e mai
come in quella mano, quel libro che mi aveva terrorizzato da
bambino, si trasformò nel romanzo d’amore più bello che avessi
mai letto. Attorno a te anche l’appartamento acquistava valore.
Ti sedesti lì vicino, sul mobiletto. La stanza buia non mi
permetteva di vederti intera, ma il fioco albedo lunare
illuminava metà del tuo viso che guardava oltre la finestra.
Sembrava avessi i pensieri immersi in un universo parallelo,
proiettati al di là di qualsiasi confine che solo tu eri capace
di scorgere, laddove i prati sono sempre verdi, il cielo sempre
azzurro, il clima sempre mite. Ricordo ogni singola parola che
enunciasti senza guardarmi un attimo negli occhi. Eri persa, ma
parlavi. Eravamo in contatto pur senza toccarci. Avevi ragione a
dire di aver paura. Era una decisione difficile. Ma eri
coraggiosa. Dicevi che io infondevo in te la forza necessaria
per andare avanti, senza accorgerti che in realtà tu eri sempre
e solo te stessa. Casomai io vivevo di luce riflessa, e tu eri
la mia stella preferita.
Caspita. Vorrei non piangere, ma lo faccio mentre scrivo, sono
sempre stato forte. Eri tu che piangevi sulla mia spalla. Ma ora
che non ci sei, sembra che la situazione abbia ritrovato il suo
giusto equilibrio. Dopotutto, ci eravamo promessi di vivere
sempre insieme e in simbiosi. Ecco, sto pagando il prezzo
dell’accettazione. Sto piangendo e non riesco a smettere.
Ritorna da me, ti prego.
No, che dico. Non puoi. È impossibile.
Ma ti prego, ritorna da me. Se la morte è l’unico modo per
riconciliarci, allora eseguirò. Avevo sempre detto che avrei
dato la mia vita per salvare la tua, e lo dicevo ogni volta più
intensamente, mai una volta non convinto. Alla fine è stato il
contrario. Non è giusto. Voglio ritornare da te.
Non ho mai creduto nella vita ultraterrena. E ancora non ci
credo. Ho fede però nel fatto che se smetto di piangere, di
vivere, posso ritornare accanto a te.
Ma non posso farlo, tu non avresti voluto che io lo facessi.
E piango ancora. Mentre il sole tramonta e il rosso del nostro
amore rispecchia nell’aria e nell’universo intero.
Perdonami…
a te... DoLcE ZuKkErInA
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