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IL VESTITO TRADIZIONALE
1907 1925
Le più recenti manifestazioni del Pan del Prà e del Cianton, il loro successo di pubblico e la partecipazione di un gruppo di persone in abiti legati alla tradizione richiamano un approfondimento. E’ dalla metà del XIV secolo che avvengono le più marcate differenziazioni nel vestire. I cambiamenti si fanno incalzanti e questo fenomeno interessa anche le genti cadorine. Mentre il modo di vestire dei notabili e del ceto mercantile seguirà più o meno dappresso la moda cittadina, nelle sue varianti di compromesso, il ceto popolare rimarrà legato alla tradizione ed opererà tempi più lenti nel seguire l’orientamento delle mode così che la stabilità del taglio del vestito si conserverà con poche modificazioni sostanziali, permettendo una pur minima variabilità nei particolari dovuta agli individui più creativi. La progressiva sparizione
“dell’abito tradizionale popolare” si inserisce nei fenomeni di impoverimento
etnografico, collegati alle radicali trasformazioni socio-economiche e
all’affermazione di nuovi modelli culturali che investono l’Italia del ‘900. La
graduale modernizzazione e la indebolita vitalità culturale delle popolazioni in
ambiti rurali hanno trasformato gli atteggiamenti etnico-storico-rurali un tempo
naturali e distintivi di gruppi etnici in momenti quasi rievocativi da
ripresentare nella ricorrenza di particolari festività. I costumi dell’Oltrepiave (territorio del Cadore centrale che stà al di là del Piave) riflettono la tipologia presente in tutto l’arco alpino, però la tipicizzano con accostamenti derivati dalla tradizione locale. Quelli femminili hanno camicie bianche ; gonne (carpete) lunghe con arricciature longitudinali, corpetti attillati, abbottonati, corti in vita, senza maniche; un grembiule viene allacciato sul davanti. Come copricapo vengono usati fazzoletti-foulard ma anche cappellini di colore scuro; copre le spalle lo scialle, leggero o pesante secondo la stagione. Infine le calzature: si tratta di zoccoli o di “scarpete” (scarpine di lana) ed i monili costituiti da collane ed orecchini pendenti. •Il costume maschile, sobrio ed essenziale, è caratterizzato da camicia bianca, gilet aperto, o abbottonato o a doppiopetto, calzoni al ginocchio (braghe curte); a volte il cappello, ai piedi scarpete o scarponcini e calzettoni in lana grezza. D’inverno fa uso del caratteristico tabarro. La nota dominante è data dai colori nero bruni . Per concludere presentiamo due esempi di costumi femminili d’Oltrepiave, il primo tratto da una foto d’epoca (poi cartolina) scattata nello studio fotografico Riva di Calalzo e così definito nel libro “Cadore” di Antonio Lorenzoni pubblicato nel 1907 per i tipi dell’Istituto Italiano di Arte Grafica di Bergamo. •Il secondo, di confezione più semplice, è tratto da “Razze e popoli della terra” vol.2° pag.90 (a cura di R. Biasutti, edito dalla U.T.E.T. di Torino) ed evidenziato da una foto scattata a Laggio nel 1925.
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g=g dura g= g dolce s=s di viso c=ci k=c E' stato pubblicato il "Dizionario ladino dei paesi d'Oltrepiave" (Laggio, Vigo, Pelos, Lorenzago) Consulta: “Il Dizionario della gente di Lozzo” (più di 900 voci con esempi d’uso)
Dialetto ladino di Lozzo di Cadore che trovi in Biblioteca storica cadorina –
Pubblicazione molto interessante Sono
infiniti i dialetti, i gerghi, le
pronunce, perché è infinita la
forma della vita: non
bisogna tacerli, bisogna possederli (Pasolini)
Storia della Carnia: una regione con molte analogie col Cadore
http://www.ladinia.org/ladino_cadorino/index.html
http://www.ladinia.org/blog/ Union Ladina del Cadore de medo Il ladino nelle scuole del Cadore
Convergenze cadorino-friulano in ambito toponimastico
Istituto Ladin de la Dolomites
http://nuke.istitutoladino.com/
Legge per la tutela delle minoranze linguistiche
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