Emigrazione

 

Home 
Presentazione 
Costume 
Emigrazione 
Miscellanea 
San Martino 
Indice argomenti 
Libri 
Home>Emigrazione

 Anni 1870-1890: anni di miseria

 

             

 

 

Un flusso migratorio è, per verità, sempre esistito ma in quegli anni -dal 1870 al 1890 ed oltre- complici annate agrarie disastrose ed i sacrifici economici sostenuti per dare un impianto organizzativo al nuovo Regno d’Italia, il fenomeno si intensificò enormemente fino ad interessare circa 24 milioni di persone, gruppi e famiglie intere di tutte le regioni italiane. Si era “in troppi” per poter vivere dignitosamente delle risorse disponibili.

Un capitolo di dolorosa storia sociale quasi rimosso dalla coscienza nazionale di allora, ma che la ricerca e la storiografia attuali stanno riscoprendo per una corretta valutazione del passato.

Ed in questa particolare classifica la montagna bellunese occupò, purtroppo, uno dei primi posti.

 

Approfondimenti:

 

Emigrazione italiana

 

http://www.bellunesinelmondo.it/

 

http://www.bellunoradici.net/

 

http;//www.ellisislandrecords.com

 

Il Cantone italiofono in Svizzera

 

Istria Dalmazia

 

 

 

Eventi bellici in Cadore

 

Il nostro territorio fu interessato, nel corso dei secoli, da battaglie ed eventi bellici. Ricordiamo la battaglia di Rusecco presso Valle combattuta dalle milizie veneziane di Bartolomeo D’Alviano con il contributo delle Cèrnide cadorine contro le truppe dell’imperatore Massimiliano, nel 1508. In quella occasione il D’Alviano bloccò l’avanzata dei Lanzichenecchi, truppe mercenarie tedesche al soldo dell’imperatore tristemente note per le loro efferatezze. Sono di quegli anni le chiesette dedicate alla Madonna della Difesa costruite dalle popolazioni come ex-voto per lo scampato pericolo. Ma con la ritirata Massimiliano trattenne il territorio Ampezzano (Cortina) che  fu staccato politicamente e territorialmente dal Cadore e da Venezia. (Pace della Serenissima con la Lega di Cambrai 1511).

 

Nel 1848 il Cadore partecipò attivamente al Risorgimento. In Italia andava via via maturando lo spirito nazionale che si concretava nella richiesta di statuti che assicurassero la partecipazione del popolo alla vita politica. Palermo insorgendo contro Ferdinando II, il 12 gennaio 1848, l’obbligò a concedere la costituzione. Poi, anche Leopoldo II (17 febbraio), Carlo Alberto (4 marzo) e Pio IX (14 marzo) dovettero concedere uno statuto che trasformò le relative monarchie da assolute a rappresentative. Rimaneva refrattaria l’Austria che governava direttamente il Lombardo Veneto ed esercitava la sua forte influenza di grande potenza su tutta l’Italia. Il 17 marzo insorgeva Venezia che si costituì in Repubblica. Il 28 marzo il Municipio di Cadore inviava al Governo provvisorio della Repubblica Veneta il seguente indirizzo: “Se il grido di Viva la Repubblica, Viva San Marco, fu come scossa elettrica per tutti gl’Italiani alla Veneta dominazione soggetti, qual’effetto immenso, indescrivibile, questo magico grido non doveva portare ai Cadorini petti? Sì, i Cadorini, datisi volontariamente alla Repubblica, onorati del titolo di Fedelissimi – titolo mai smentito e che mai cessarono dal meritare.- E gli ordini della Repubblica, ora felicemente risorta, essi attendono impazienti, onde potersi a quelli uniformare e con quelli sé reggere”. Con evidenza le dominazioni francese prima ed austriaca poi, susseguitesi al 1797 anno della fine della Serenissima, non erano state per nulla digerite. I Cadorini, sotto la guida militare di Pier Fortunato Calvi che organizzò la guardia civica ed i corpi franchi, opposero una tenace resistenza all’Austria, scrivendo una delle più belle pagine del Risorgimento italiano. “La difesa del Cadore fu vera guerra di montagna e fu la più eloquente manifestazione dell’ingegno acuto di Calvi e della sua sapienza militare, non comune per quei tempi”.  Al Comune di Pieve di Cadore fu assegnata la Medaglia d’Oro al Valore Militare nel 1898  “per la memoranda e tenace resistenza fatta nel 1848 dalle popolazioni cadorine contro soverchiante ed agguerrito invasore”.

Il 28 maggio 1848 presso Rindemera, in territorio del comune di Vigo, "pochi dei nostri, in eroica pugna, fugarono mille austriaci".

Un altro fatto d'arme interessò il Cadore durante la terza guerra d'indipendenza il 14 agosto 1866 a Treponti (Vigo)

 

Nel corso della prima guerra mondiale (1915-18) il Cadore, terra di Alpini, fu teatro di guerra. Si combattè una logorante guerra di posizione sulle Tofane (il Sacrario di Pocol rende omaggio a 9707 caduti italiani), sul monte   Piana , dove si possono vedere le trincee e le postazioni di ambedue gli eserciti, oggi recuperate per motivi di testimonianza, e su tutta la linea del fronte ( il Museo nelle nuvole, curato dall’alpinista Messner è situato ad oltre 2000 metri proprio nel forte di Monte Rite, uno dei forti della linea di difesa Maè-Cadore: infatti, il Regno d’Italia considerava il nostro territorio come un possibile fronte “caldo” e questo lo si potè percepire  tra la fine dell’800 ed i primi anni del ‘900 quando,  nonostante la Triplice Alleanza con l’Austria e la Germania, finanziò la costruzione di imponenti fortezze situate in posizioni che avrebbero dovuto essere strategiche. La guerra, purtroppo, dimostrò l’inutilità di simile linea di difesa perché i forti furono abbandonati di fretta in seguito alla ritirata del 1917 conseguente alla disfatta di Caporetto). Il Cadore con ciò fu occupato militarmente e riconquistato nelle ultime fasi della guerra. Anche la linea ferroviaria che raggiunge Calalzo, terminata non per caso nel 1914, fu una infrastruttura importante di servizio per il fronte.

 

 

Dal ’43-‘45 il Cadore, territorio annesso al Grande Reich tedesco non fu estraneo alla lotta di liberazione. I seguenti link aiutano ad approfondire questi aspetti:

 

P. F. Calvi        Personaggi del risorgimento in Cadore

 

http://it.wikipedia.org/wiki/Prima_guerra_mondiale        La grande guerra

 

http://www.frontedolomitico.it                    1915-18     fronte Cadore

 

http://storiaveneto.scipol.unipd.it/VecchioSito/Studi/Schiavetto/Alma%20Bevilacqua1.htm     Resistenza

 

 

 

Un po’ di curiosità: astronomia e calendario

Anche i migranti, come gli altri uomini,

sotto tutte le latitudini,

sono “padroni di mirar e rimirar le stelle”.

 

L’uomo è l’unico, fra le creature viventi, a non “vivere” interamente nel presente. E’ infatti in grado di ricordare il passato e di fare tesoro dell’esperienza vissuta per programmare ed organizzare il futuro. Tra le conquiste importanti dell’uomo è intuitivo  dover annoverare sia il concetto di tempo che la sua misura. Il susseguirsi del dì e della notte, la ciclicità delle stagioni ed il ripetersi delle fasi lunari furono perciò i primi “orologi” naturali che l’uomo poteva osservare e studiare e di cui poteva servirsi per scandire il ritmo delle proprie attività personali sociali e religiose.

Ogni civiltà elaborò i propri sistemi di riferimento e di conteggio che culminarono nella stesura dei calendari, strumenti che cadenzavano l’anno civile e che, non necessariamente, coincidevano con l’anno solare. Basterebbe pensare che, ai tempi di Romolo, l’anno civile dei Romani era composto da 304 giorni, divisi in 10 mesi, 6 di 30 giorni e 4 di 31 giorni. Laddove la pratica dell’arte astronomica era più raffinata si raggiunsero i migliori risultati e si misurò, con buona approssimazione, la durata dell’anno solare cioè il periodo di tempo compreso fra due passaggi del sole all’equinozio di primavera . Tale periodo di tempo corrisponde ad un  giro completo della terra attorno al sole. L’importanza di calcolare la durata dell’anno civile equivalente all’anno solare sta nel fatto di poter fissare e mantenere costanti le date nelle quali avvengono alcuni fenomeni astronomici ciclici importanti quali gli equinozi ed i solstizi, che determinano l’andamento delle stagioni. Tra i calendari civili antichi merita di essere ricordato quello egizio, in quanto il più assomigliante al nostro attuale. La durata dell’anno era infatti di 365 giorni, divisi in 12 mesi di 30 giorni, più 5 giorni complementari che venivano aggiunti alla fine della stagione del raccolto.

Nel 46 a.C. Giulio Cesare, di ritorno dalla campagna d’Egitto contro Pompeo e venuto quindi a contatto col sistema di computo temporale adottato in quel paese, decise di riformare il calendario civile romano avvalendosi delle competenze dell’astronomo alessandrino Sosigene. Dopo aver assegnato la durata di 445 giorni all’anno 708 di Roma (46 a.C.) che definì “ultimus annus confusionis”, stabilì che la durata dell’anno civile sarebbe stata di 365 giorni e che ogni 4 anni si sarebbe dovuto intercalare un giorno complementare. La misura imprecisa dell’anno solare operata da Sosigene aveva portato a definire tale  durata di 365 giorni e 6 ore.

Lo scopo di Giulio Cesare di far aderire il calendario civile all’anno solare non era stato ancora raggiunto perfettamente poiché quest’ultimo risulta essere più corto di circa 11 minuti. Questa piccola differenza produce il divario di un giorno intero ogni 128 anni, circa 3 giorni ogni 400 anni.

Da questa constatazione derivò la riforma attuata nel 1582 da papa Gregorio XIII, che si avvalse del contributo decisivo di Luigi Lilio, del gesuita Cristoforo Clavius e di padre Ignazio, al secolo Pellegrino Danti. Si stabilì di non considerare bisestili tutti gli anni secolari ( 1700, 1800, ecc.) che non fossero divisibili per 400. La differenza del calendario gregoriano e quello giuliano è che il primo conta solo 97 anni bisestili in 400 anni, anziché 100 come fa il secondo. Fu così che con l’attuazione della riforma gregoriana si provvide a correggere gli errori che si erano accumulati in circa 1600 anni. Il giorno successivo a giovedì 4 ottobre 1582 divenne venerdì 15 ottobre attuando un salto correttivo di 10 giorni. Ma pure l’anno gregoriano risulta essere in eccesso di circa 26 secondi rispetto alla durata dell’anno solare. Ciò comporta la differenza di un giorno dopo circa 30 secoli. Il professor Antonino Zichici nel suo saggio “L’irresistibile fascino del tempo” suggerisce la regola del calendario perfetto: i giorni dell’anno sono 365, più 1 ogni quattro anni, meno 3 ogni quattro secoli, meno 3 ogni diecimila anni. Zichichi ritiene quindi di non considerare bisestili gli anni 4000, 8000, 12000, (cioè gli anni millenari divisibili esattamente per 4000)  … che in base al calendario gregoriano lo dovrebbero essere.

A tutti l’augurio di vivere in salute così a lungo per verificare di persona se gli uomini del futuro terranno in considerazione i consigli del ragguardevole professore.

Altre irregolarità possono derivare dal Capodanno che non è uguale per tutti i calendari. Il “Giuliano” ed il “Gregoriano” fissano l’inizio dell’anno civile al 1 gennaio, altri osservano data diversa. La Serenissima Repubblica di Venezia adottava come Capodanno il 1 marzo, quindi l’anno finiva l’ultimo giorno di febbraio. Ne consegue una appartenenza ad anni diversi per le date comprese tra il 1 gennaio ed il 28/29 febbraio. Per esempio il 15 gennaio 1756 del calendario veneziano corrisponde in realtà al 15 gennaio 1757. Queste eccezioni vanno tenute in considerazione quando si trasportano, all’attuale calendario, le date di eventi registrati secondo calendari diversi.

 

A Laggio è presente il “Gruppo Astrofili San Antonio”

informazioni presso Tommaso Da Rin De Barbera

 

Approfondimenti:

 

Breve storia del concetto di tempo

                                                                 

Osservatorio astronomico Cortina

                                                                               

I cicli del sole e della luna

 

L’orologio

 

Andromeda: sito astronomico

 

Lunario

 

Meteodolomiti

 

 

Flora e Fauna delle nostre belle montagne

 

http://web.tiscali.it/naturalpi/fauna.htm          Fauna alpina

 

http://www.montagnavacanze.it/flora.htm                Flora alpina

 

www.funghi.org                                              Funghi

 

 

 

 

Copyright(c) 2001 Nome società. Tutti i diritti riservati.
myid@myhost.com