Inquinamento


Sino a pochi anni fa la neve veniva servita in tavola come un gelato

Quando la neve si poteva mangiare

Ha destato l’incredibile stupore che solo una pioggia di bianchi fiocchi sa dare, la nevicata che nei scorsi giorni ha interessato un po’ tutta l'Italia. Questo fenomeno meteorologico desta sempre grande ammirazione soprattutto da parte dei bambini. Si è parlato dei grandi disagi che l’arrivo della neve ha portato, ma si è dimenticato, forse a causa della troppa frenesia con cui viviamo la quotidianità, fra scadenze ed impegni, quanta magia la soffice e candida distesa bianca serbi in se. Sino a qualche decennio fa, si era soliti raccogliere la prima neve per mezzo di piatti o rastrellandola da un davanzale, per poi condirla con le più svariate essenze. C’era chi la condiva col vincotto, estratto dai fichi, chi utilizzava la menta, il latte di mandorla, ma anche la cioccolata o il succo di limone. Questa, così addolcita, diventava pietanza a tutti gli effetti, andando a sostituire i dolci artigianali con una più naturale e salutare “neve condita”. Molti anziani e qualche nipotino, ricorderanno ancora con grande malinconia i tempi in cui questa preparazione era pratica usuale. Ora, in pochi penserebbero di raccogliere la neve appena caduta per insaporirla di essenze ed estratti. Un po’ perché abituati come siamo ai sapori artificiali, ai prodotti complicati che arrivano sulla nostra tavola dopo numerosi processi industriali, non siamo più capaci di godere delle cose semplici, dei prodotti naturali derivanti da antiche tradizioni popolari. Ma, soprattutto, perché all’interno di quel candido fiocco di neve si rachide una serie infinita di sostanze di origine umana. Polveri contaminate, composti chimici, gas di scarico finiscono per essere intrappolati durante la formazione del fiocco e per essere trasportate giù, conglomerate, insieme ad esso. Così al suo arrivo al suolo, la neve ha già collezionato l’intera tavola periodica degli elementi chimici, lasciando l’amaro in bocca, nel vero senso della parola, a chi osa assaggiarla. L’intenso traffico automobilistico, gli scarichi atmosferici delle industrie, gli impianti di incenerimento, i gas di scarico degli aerei militari si associano all’acqua che pian piano scende, raffreddandosi, dagli strati alti della troposfera, prima di diventare neve. L’acido solforico e nitrico, in particolare, insieme ai metalli pesanti come piombo e mercurio, agli idrocarburi, alle diossine ed alle polveri compromettono la salubrità dell’antica tradizione. Così, l’usanza di raccogliere la neve e farne dolce, si perde insieme a quel diritto per un’aria pulita che naturalmente possediamo. Eppure, dietro il paradosso della neve, simbolo incontaminato di un’epoca ormai lontana, si nasconde il malessere sociale ed ambientale di una comunità, che non ha più neanche la facoltà di prendersi in custodia la garanzia di qualità dell’aria che respirata e del cibo che mangia. Se la neve, che da sempre porta pulizia e serenità d’animo nella gente e negli ambienti naturali, si deposita al suolo contaminata dalle più svariate sostanze cancerogene, fornendo un nuovo motivo di preoccupazione anche nelle fasi di preparazione di una delle più semplici ma, anche più affascinanti, preparazioni culinarie popolari, vuol dire che c’è qualcosa che non và. Quel qualcosa è la società del progresso che pensa al profitto ma ignora quanto psicologicamente, socialmente ed ecologicamente produttivo sia il poter godere di un bene naturale come la neve senza il timore di aggiungere orrende sostanze al nostro organismo ormai satollo d’inquinanti.

 Roberto Cazzolla


CERTIFICAZIONE CASA CLIMA:

una casa da costruire, una terra da rispettare

Se si dovesse definire la situazione attuale del nostro pianeta, considerando le catastrofi naturali avvenute nell’ultimo periodo, si potrebbe affermare che la natura sta “perdendo l’equilibrio”. Terremoti, uragani, inondazioni aumentano in numero ed intensità e colpiscono duramente le popolazioni interessate. Il genere umano ha avuto sicuramente un ruolo fondamentale nel processo di distruzione dei delicati equilibri naturali.

Si pensi, per esempio, all’atmosfera terrestre, un sottilissimo schermo protettivo che l’umanità sta utilizzando come discarica, in cui deporre la maggior parte dei rifiuti terrestri sotto forma di gas emessi su scala planetaria. Solo nel 2004 sono stati emessi circa 27 miliardi di tonnellate di anidride carbonica (CO2). La conseguenza di tutto questo è l’effetto serra: la temperatura sulla Terra aumenta continuamente. I ghiacciai si ritirano, il livello dei mari si alza, si assiste ad improvvise variazioni climatiche che possono trasformarsi in catastrofi. Un obiettivo importante per tutelare il clima è la riduzione dell’emissione di CO2 (in tal senso va ricordato il protocollo di Kyoto), che si può ottenere attuando una serie di provvedimenti volti a promuovere, ad esempio, l’efficienza energetica in ogni settore, lo sviluppo di fonti di produzione di energia rinnovabile e di tecnologie atte alla riduzione delle emissioni inquinanti.

Un concreto esempio di tutela del clima è rappresentato dal progetto CasaClima, realizzato in Trentino Alto Adige dall’Ufficio Aria e Rumore dell’Agenzia per l’ambiente della provincia autonoma di Bolzano: qui si è riusciti a creare un equilibrio tra i bisogni dell’uomo e il rispetto dell’ambiente naturale e del clima. CasaClima è il modo di definire tutte quelle costruzioni edili energeticamente efficienti, che offrono ambienti di vita vivibili.

Esistono tre categorie di CasaClima: CasaClima Oro, CasaClima A e CasaClima B.

1. CasaClima Oro ha la migliore efficienza energetica, avendo un fabbisogno termico inferiore o uguale a 10 kWh per metro quadro e per anno. Viene anche chiamata “casa da un litro”, perché in un anno consuma un solo litro di gasolio per ogni metro quadro di superficie abitata.

2. CasaClima A ha un fabbisogno termico inferiore o uguale a 30 kWh per metro quadro e per anno, viene chiamata anche “casa da tre litri”.

3. CasaClima B ha un fabbisogno termico inferiore o uguale a 50 kWh per metro quadro e per anno, viene chiamata anche “casa da cinque litri”.

Un edificio che ottiene la classificazione CasaClima riceve il certificato e la relativa targhetta. Il certificato informa in modo facilmente comprensibile riguardo al fabbisogno termico dell’edificio. Una tabella policromatica aiuta a riconoscere le varie classi di fabbisogno termico (verde per un basso fabbisogno / rosso per un alto fabbisogno) e, quindi, a sapere se un edificio consuma poca o tanta energia. Il fabbisogno energetico di un edificio è stabilito in base alla documentazione energetica inoltrata in fase di progetto e con l’ausilio di un metodo di calcolo uniformato. Se un edificio nuovo non riceve la classificazione CasaClima, deve rientrare almeno nella categoria di consumo di calore C, altrimenti in Alto Adige non viene rilasciato il certificato di abitabilità.

Insieme al certificato, gli edifici classificati CasaClima ricevono una targhetta che può essere applicata vicino al portone di entrata, diventando così un segno visibile per una casa ad alta efficienza energetica. Tutti questi riconoscimenti conferiscono al progetto CasaClima un’immagine positiva, che induce sempre più costruttori edili ad operare in tale direzione.

Una ulteriore classificazione dei suddetti edifici è quella denominata CasaClimapiù e viene rilasciata ad abitazioni che si contraddistinguono per una tecnica di costruzione ecologica e che utilizzano fonti energetiche rinnovabili. Tali edifici devono avere un fabbisogno termico inferiore ai 50 kWh per metro quadro e per anno; il loro riscaldamento deve essere garantito da fonti energetiche rinnovabili e non da combustibili fossili; i materiali di costruzione utilizzati non devono essere dannosi per l’ambiente o per la salute; devono adottare almeno uno dei seguenti provvedimenti ecologici: pannelli fotovoltaici, collettori solari per l’acqua sanitaria o per il riscaldamento, utilizzo di acqua piovana, tetto verde.

Una costruzione ecocompatibile utilizza materiali caratterizzati da: limitato fabbisogno energetico del ciclo produttivo e ridotto impatto ambientale nella fase di estrazione della materia prima; emissioni in atmosfera ridotte nella produzione e durante il trasporto; materiale durevole e possibilmente riciclabile.

La classificazione CasaClimapiù nasce dal desiderio di incentivare il ricorso ad energie rinnovabili, come alternativa alla dipendenza da petrolio e gas. Si pensi che il sole emette ogni giorno tanta energia sul pianeta Terra quanto la popolazione mondiale consuma in un anno intero. Una parte di questa energia si può utilizzare, ad esempio, attraverso i collettori solari (privi di CO2, ricavano energia dai raggi del sole, che viene trasformata in calore), i riscaldamenti a legna (si pensi ai pellets, trucioli di piallatura e segatura di legno non trattato, che attraverso l’utilizzo di macchinari a pressione prendono la forma di piccoli rotoli cilindrici; durante la loro combustione, liberano tanta anidride carbonica quanta ne libererebbero se fossero lasciati marcire naturalmente), l’impianto fotovoltaico, le pompe di calore, che sfruttano il calore circostante come fonte energetica e, infine, le celle solari, capaci di trasformare la luce in elettricità. Proprio nel settore dell’edilizia sarebbe possibile ridurre di molte tonnellate le emissioni di CO2 nel mondo attraverso un utilizzo dell’energia rispettoso dell’ambiente e del clima. A questo proposito va ricordato che ¾ degli edifici CasaClima coprono il loro fabbisogno termico esclusivamente con fonti energetiche rinnovabili.

In che cosa si distingue una CasaClima rispetto ad una casa tradizionale?

Partendo dal presupposto che la progettazione rappresenta la fase più importante nella realizzazione di una casa, si comprende come ogni scelta debba essere fatta in modo attento e responsabile, cominciando dall’ubicazione della casa. In linea di principio, andrebbe sempre scelto un posto soleggiato e al riparo dai venti. Un aspetto importante è costituito dal rapporto tra il volume e la superficie dell’involucro: una casa compatta e dalle forme semplici senza la presenza di sporgenze di vario tipo (balconi, abbaini) permette di ridurre la dispersione di calore. È fondamentale investire in una buona coibentazione: la scelta del materiale isolante appropriato (es. pannelli isolanti) consente un risparmio nell’ordine dell’80-90% delle spese di riscaldamento. La collocazione delle stanze all’interno di una casa gioca un ruolo rilevante: il soggiorno, la cucina e la stanza dei bambini devono essere orientati a sud e caratterizzati dalla presenza di grandi vetrate per “catturare” maggior luce solare possibile durante i mesi invernali e garantire al contempo un adeguato comfort abitativo. Il corridoio, i servizi igienici e il ripostiglio possono invece essere rivolti anche a nord. Le finestre di una CasaClima devono essere isolanti, in modo da lasciar entrare la luce, ma opporre resistenza alla dispersione del calore. La maggior parte delle finestre andrebbe progettata sul lato rivolto a sud dell’edificio (40-60%). Infine, un altro aspetto da considerare è quello relativo all’impianto di riscaldamento: in una buona CasaClima il suo funzionamento si rende necessario solamente nei mesi invernali più freddi. È comunque importante verificare nella fase di progettazione la vicinanza dell’edificio ad una zona asservita da una centrale di riscaldamento; se ciò avviene, è consigliabile allacciarsi alla stessa, risparmiando sui costi di gestione e manutenzione. Un’altra possibilità è rappresentata dall’impianto di cogenerazione, che produce contemporaneamente calore ed energia elettrica. L’energia elettrica può essere utilizzata in proprio o ceduta alla rete. Tali impianti sono molto affidabili e caratterizzati da alti rendimenti energetici.

Il progetto CasaClima si basa sulla formazione costante e sull’aggiornamento professionale dei tecnici. Solo chi ha frequentato una formazione certificata può chiamarsi “Esperto-CasaClima”. L’utente che vuole realizzare una CasaClima può così rivolgersi a progettisti e costruttori qualificati.

Una volta l’anno viene premiata in Alto Adige la migliore CasaClima. Al vincitore viene assegnato un quadro che appartiene al progetto GRÜN/Verde (un’opera formata da cento singoli quadri) del noto artista berlinese Michael Müller. I proventi della vendita dei restanti quadri vengono utilizzati per finanziare progetti in favore delle popolazioni indigene dell’Amazzonia.

CasaClima rappresenta una risposta concreta ai problemi ambientali e climatici attuali. Rispetto ad una casa tradizionale una CasaClima di 6 appartamenti fa risparmiare all’atmosfera 20 tonnellate di CO2 l’anno. È il primo passo di una lunga marcia.

Eliana Paradiso

 

 

 

                             La Natura è la prima insegnante d’etica dell’uomo.                                                      Petr Kropotkin