LA
BELLA ADDORMENTATA
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Nel 1888
il Principe Vsevolozkij, Sovrintendente dei teatri imperiali di San Pietroburgo,
commissionò a Chaikovskij un grande balletto celebrativo e gli propose
un libretto, da lui stesso composto, tratto dalla fiaba di Charles Perrault
"La bella addormentata", affidando nello stesso tempo la coreografia e
l'intero progetto da mettere in scena a Marius Petipa. Il grande coreografo
non si limitò a redigere la trama del balletto e a comporre le coreografie
ma intervenne con numerose richieste sulla musica coadiuvato da Chaikovskij
che non si sentì per niente sminuito dalla pressione di Petipa bensì
fu ancor più stimolato e fece scorrere con grande fervore la sua
vena melodica secondo le esigenze della composizione coreografica. La supervisione
della produzione però fu di Vsevolozkij che fu anche l'autore dei
bozzetti dei costumi che volle sfarzosissimi così come le scene
affidate a ben cinque scenografi (Ivan Andreev, Michail Bocharov, Konstantin
Ivanov, Henryk Levogt, Matvei Sisk), i quali si ispirarono alle illustrazioni
di Gustav Doré per le favole di Perrault. Le spese per quella prima
edizione furono elevatissime tanto che impegnarono un quarto del bilancio
delle produzioni del Mariinskij del 1890.
Versioni successive Molte versioni si sono succedute a quella di Petipa. In ambito russo quella moscovita di Alexandre Gorsky (1899), di Lopokov (1922), di Assaf Messerer (1936), di Jurij Grigorovic (1963). In Occidente il balletto fu presentato al Teatro Alhambra di Londra il 2 novembre 1921 da Nicholas Serghiev con i Balletti Russi di Diaghilev col titolo "The Sleeping Princess". Aurora in quell'edizione fu Olga Spesivzeva e il Principe Pierre Vladimorov. La prima Aurora, Carlotta Brianza, ormai cinquantaquattrenne, interpretò in quell'occasione Carabosse. Nel 1955 fu allestita la versione a cura di Mary Skeaping per il Balletto Reale svedese e nel 1960 fu la volta di quella di Robert Helpmann, già interprete con Margot Fonteyn di precedenti edizioni di Serghiev, con l'International Ballet del Marchese de Cuevas. E' del 1966 l'edizione innovatrice di Rudolf Nureyev con Carla Fracci alla Scala di Milano che, pur rispettando la coreografia originale di Petipa, apportò delle innovazioni che contemplavano la duplicazione del ruolo della Fata dei Lillà e l'ampliamento del ruolo del Principe. A questa si sono succedute quelle di Roland Petit (1990), di Anthony Dowell (1994) e di Mats Ek (1996) che ambienta la storia ai giorni nostri trasformando Aurora in un'adolescente ribelle che si punge con l'ago della siringa utilizzata per la droga ma il bene anche qui come in tutte le favole trionfa.
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