PROGETTO TEATRO DI FIGURA

Di Roberta Bolla

Una dolce avventura…

liberamente tratto da

La fabbrica di cioccolato

Di

Roald Dahl

PREMESSA

Il progetto di Teatro- figura realizzato dalla classe seconda della scuola elementare “De Amicis” di Omegna (VB) in collaborazione con il Parco della Fantasia,

e con la consulenza dell’esperto di teatro Gennaro Ponticelli, nasce dal desiderio di socializzare un’esperienza stimolante e arricchente dal punto di vista creativo e linguistico con altre classi provenienti da un ambiente territoriale differente. La volontà di scambio e di confronto è espressione di una scuola che diventa ricerca, che vuole uscire della realtà angusta della classe utilizzando gli spazi e le opportunità offerte dal territorio – nello specifico il Parco della Fantasia di Omegna – con la finalità di comunicare e ricevere in collaborazione con altre scuole che possono interpretare la stessa tematica ricercando diversi obiettivi, seguendo differenti strategie, utilizzando singolari modalità.

Allora giocare sul testo di Dahl è un espediente per possedere un tessuto comune sul quale lavorare e confrontarsi. E cosa c’è di più educativo, in una società poliedrica che grazie alla tecnologia consente una comunicazione mondiale, che poter riflettere sulla diversità di interpretazione, sulla divergenza delle idee e delle scelte.

In particolar modo nella realtà che impone modelli precostruiti, che omologa le menti, che ingabbia in schemi preconfezionati è compito della scuola intervenire per dare libertà all’immaginazione slegando dai ceppi della standardizzazione che pietrifica la fantasia e impone una crescita rigida dove facilmente si insinua il pregiudizio e la pedissequa imitazione. L’uomo non è una sagoma stampata del cui modello si possono facilmente realizzare cento, mille copie, ma è unico e irripetibile e allora va rafforzata questa unicità nella criticità del giudizio e nel decentramento.

Ai bambini della classe seconda allora è stata offerta la possibilità di intraprendere un cammino di crescita che li porti a conoscere le idee degli altri, soprattutto di altri bambini come loro portatori di realtà territoriali differenti, di un tessuto socio-emotivo scolastico diverso, di una realtà di classe e conseguente conduzione del lavoro che sono altro. Così si impone la necessità di ascoltare, di comprendere, di apprezzare gli altri, i loro sforzi, le mete conseguite e di comunicare il proprio percorso creando una condizione di reale scambio prima emotivo e poi didattico-educativo che si realizzerà nel mese di febbraio durante il Campus al Parco della Fantasia.

MATERIALE LINGUISTICO

Musica

4 bambini per volta entrano nello spazio mentre leggono un foglio di giornale e si dispongono nello spazio

Musica

I GRUPPO -Nooooo!!!-

II GRUPPO  -Non è possibile!!!-

III GRUPPO –Incredibile!!!-

A –Leggi, leggi tu!-

B –No, leggi tu!-

C –Insomma, chi legge?-

D –Leggiamo tutti!-

TUTTI –Ok, leggiamo tutti!

TUTTI (Leggono a bocca chiusa) –Una visita alla fabbrica di…

E –Ma così nopn si capisce nulla!-

F –Basta, adesso leggo io!-

TUTTI –Brava!-

F –Una visita alla fabbrica di…

TUTTI –Di…-

F –Cioccolato!

TUTTI –Mmmm, buono il cioccolato!!-

G –Una visita alla fabbrica di cioccolato…-

H -…per quelli che troveranno…-

I –…Il biglietto d’oro!-

TUTTI –Cosa!?-

I –Il biglietto d’oro!!!-

L –Allora forza ragazzi!-

M –Chi cerca trova-

N –Buona fortuna a tutti!-

A -…e in bocca al lupo!-

B –E’ no! In bocca al lupo no!

TUTTI –Allora solo : Buona fortuna!!!-

Musica

I ragazzi vanno in giro a recuperare delle scatole piene di cioccolato. Si siedono

C –Allora siamo pronti?-

TUTTI –Via!!!-( Cominciano a scartocciare)

Musica 

TUTTI – Evviva, il biglietto d’oro!! –

I GRUPPO – E allora via! –

II GRUPPO - …si parte…

III GRUPPO – per l’avventura!-

TUTTI – Una dolce avventura! MMM che buono il cioccolato! –

I GRUPPO – Da quella parte! –

II GRUPPO – No, da questa parte! –

III GRUPPO – Seguiamo l’odore! –

TUTTI – Giusto. (cominciano a fiutare nell’aria e piano, piano si spostano nello spazio per recuperare le scatole-teatrino e comporre la fabbrica di cioccolato)

 (riduzione scenica di Gennaro Ponticelli)

I FILASTROCCA

Una stella di cioccolato

Brilla sul gelato variegato

Variegato al caffè

Che ricopre un buon bignè.

Nella fabbrica dei dolciumi

Il cioccolato scorre a fiumi

Con la pressa tante formine

Vengon fuori tutte a palline.

Le formine sono incartate

In lucenti carte dorate.

Poi le scartano i bambini

E ci trovano i bigliettini

Per andare alla fabbrica di cioccolato

E scoprire un mondo incantato.

II FILASTROCCA

E’ la stanza dei bignè

Dei funghetti e del soufflè.

Gira, gira il mestolone

Nella crema di lampone

Di ciliegia e di vaniglia,

ma che grande meraviglia!

Il bignè è tutto tondo,

come un pallone o come un mondo

Entra in forno e cuoce piano

Poi lo prendi nella mano

Che profumino e che fragranza:

sgnak, sgnak, sgnak in tutta la stanza.

III FILASTROCCA

Presto, corri, vieni qua,

ma il profumo vien di là.

Senti, senti che rumore,

assomiglia ad un trattore. 

Curiosiamo in quella stanza:

cioccolato in abbondanza!

Le pareti e il pavimento

Son di croccante e non di cemento.

 

E il soffitto, ed il tetto?

Niente travi, solo confetto.

Le finestre in dolce fagotto

E un arredamento di biondo biscotto.

 

In questo posto, credi a me

Io mi sento proprio un re.

IV FILASTROCCA

Ma dove siamo finiti?

Sembra un tunnel pieno di viti

Che terrore, che paura!

Non mi sento affatto sicura!

E questo suono così forte, così acuto?

È forse un orco? No, è solo un imbuto.

Ma cosa cola nel mastello?

Senti l’odorino: è caramello!

Guarda, là in fondo è l’interruttore:

si accende la luce, che gran stupore!!

Non sono viti e neppure bulloni,

ma solo le uvette dei panettoni

E con la crema di caramello

Si fanno dolcetti a forma di ombrello

Poi se li apri: che divertente!

Piovon goccioline al cioccolato fondente!

V FILASTROCCA

Amici miei non è ancora terminata

Questa avventura davvero incantata.

Abra cadabra con la bacchetta fatata

E tutto diventa bianca panna montata.

E’ tanto soffice e delicata

Puoi farci i pupazzi o una bella sciata

E poi meringhe e gonfi spumoni

Crema pasticcera e morbidi torroni.

  In questo mondo bianco latte

Dai capelli alle ciabatte

Tutto è morbido e profumato

Come lo zucchero filato. 

VI  FILASTROCCA

Le stanze delle cicche

Di zucchero sono ricche

Tanti gusti, tanti sapori,

mille forme multicolori:

fragola, menta, mela e limone

mastichi e soffi un gigante pallone!

Poi se si scoppia, boom che fracasso

Sembra un trombone con tutto quel chiasso!!

Ma la gomma davvero speciale

Puoi assaggiarla a Carnevale

Sai che gusto hanno inventato?

Una cicca al cioccolato!

Ha la forma di una barretta,

ma se la mastichi molto in fretta

scopri che non è un cioccolatino,

bensì una gomma per palloncino.

Camminano piano ed escono dal teatro con la faccia sporca di nutella.

SARA – Che magia!! –

SHAN – Che maraviglia!! –

GIUSEPPE – Che scorpacciata!! –

SABRINA – Ma ci pensate?…cioccolata per tutta la vita!!! –

EDOARDO – Zucchero, praline, caramello, nocciole, creme… -

ALBERTO – Riempiremo tutte le nostre cantine! –

FEDERICA – Sì, e ne mangeremo fino  a scoppiare! –

LEONARDO – Già, fino a scoppiare, …e poi…?

CRISTINA L. – E poi, cosa? –

LEONARDO – Una volta scoppiati? –

SARA – Ma è un modo di dire!!! –

LEONARDO – No, io dico davvero.

Tanto cioccolato solo per noi, tutto per noi, e poi?

FRANCESCA – Oh, con questo “ e poi” e poi, basta! –

CRISTINA S. – Ma…ha ragione. Tanti dolci solo per noi. Adesso ci fa ridere perché è buono, è dolce, è delizioso, ma a lungo andare ci stuferemo…

CRISTINA L.  – Ragazzi, ho un’idea! –

EDOARDO – Sentiamo… -

CRISTINA L. – Allora: quando assaggiate la cioccolata, a cosa pensate? –

SARA – Non so, mi fa sentire bene… -

SHAN – A me fa sorridere… -

SABRINA – A me fa venire in mente un mondo allegro –

CRISTINA L. – Ecco, perché non facciamo sorridere tutti i bambini del mondo? –

SHAN – Sì, è vero!! –

ANDREA  Certo, se regaliamo a tutti il nostro cioccolato, sarà come regalare un sorriso e riceverne tanti altri!! –

SARA – Sarà come distribuire un pezzetto di felicità –

ALBERTO  Allora, che aspettiamo? –

 (riduzione scenica alunni e insegnante classe seconda)

I bambini prendono le sagome che rappresentano l’immagine di tutte le razze.

Vanno a realizzare un grande cerchio e cantano insieme la canzone realizzata in collaborazione con l’insegnate

Sono stanco di essere

un bambino della mia età

voglio crescere in fretta

e cambiare questa realtà.

Niente più guerra, niente più fame

Niente più distruzione

E per cominciare a migliorare

Canta con noi questa canzone

Offri anche tu

Dona di più

Apri la mano, apri il cuore

Se donerai

Riceverai

Felicità ed amore.                        RIT. X 2

 

Costruiamo insieme un mondo

Allegro e multicolore

Dove in ogni cuore

Possa fiorire l’amore

Diamoci la mano

In un cerchio infinito

E dal Giappone al Perù

Canta insieme con noi anche tu

 

Offri anche tu

Dona di più

Apri la mano apri il cuore

Se donerai

Riceverai

Felicità ed amore.                  RIT. X 3

 

PRINCIPALI CARATTERISTICHE TECNICHE:

 

SCENEGGIATURA

La sceneggiatura è stata interamante scritta dagli alunni.

Buona parte del testo ha uno sviluppo di tipo corale.

La scelta  a riguardo è stata motivata dall’età degli alunni stessi che hanno maggiore facilità a ricordare la parte se supportati dal gruppo all’interno del quale si trova spesso un elemento trascinante, inoltre, a livello generale, consente anche ai bambini più timidi ed impacciati nelle attività che li vedono protagonisti, di partecipare alla rappresentazione senza la necessità di esporsi in prima persona, ma proprio attraverso un approccio in sordina.

La scelta corale, infine, è propria di un testo che vuole fare di una voce tante voci, che vuole dilatare il messaggio, espandere la parola: il gruppo di bambini di Omegna compie un percorso che simboleggia il cammino di scoperta, di conoscenza che effettuano in assoluto tutti gli individui che si apprestano ad una cammino di crescita e che sono in modo più allargato i bambini, ma non solo e dico così sentendomi parte di un processo che mi porta ad una continua conquista di saperi, di sensazioni e di emozioni.

L’importanza di soffermarsi a guardare la realtà non solo con gli occhi, a sentire ciò che ci circonda non solo con le orecchie, ad assaggiare il mondo commestibile non solo con la bocca, ad annusare le fragranze che ci aleggiano attorno non solo con il naso è una lezione di vita che coinvolge tutti, bambini ed adulti perché l’itinerario della conoscenza di ciò che è fuori di noi e che si trova dentro di noi non si esaurisce con il completamento del corso di studi e neppure raggiunta una stabilita età che potrebbe essere definita come la meta della saggezza. Saggio è chi sa che non smetterà mai di imparare poiché ogni nuova esperienza è motivo di insegnamento, è possibilità di provare emozioni, di raccogliere ricordi e di esprimere pensieri.

 

SCENOGRAFIA:

La scenografia è costituita unicamente da materiale cartaceo: fogli formato A3-A4; cartoncino colorato, cartone di recupero; carta argentata tipo domopack; carta velina.

I bambini hanno preparato la scenografia lavorando in piccoli gruppi.

Inizialmente hanno ragionato sull’immagine esterna della fabbrica, poi sulla costituzione dell’interno con lo snodarsi delle varie stanze.

E’ seguita una riflessione sulle azioni svolte dagli operai all’interno della fabbrica che ha consentito di rendere la posa plastica delle sagome realizzate in cartoncino nero.

Le scatole sono state tra loro assemblate semplicemente con dello spago. In questo modo la scenografia risulta leggera e dunque facilmente agile per la messa in scena dello spettacolo in locali diversi.

E’ interessante sottolineare come ogni scelta tecnica sia stata ragionata insieme agli alunni che hanno sempre avuto il tempo di eseguire prima delle bozze per studiare come rendere una determinata scelta e prendere familiarità con il materiale.

Tutto ciò ha consentito a noi adulti di riflettere sull’importanza di rendere protagonisti gli alunni anche nella parte progettuale in quanto l’elaborazione di un’idea può trovare interessanti spunti dalla creatività infantile che a volte, pur nella sua ingenuità, può suggerire il superamento di impedimenti e la strategia per raggirare eventuale ostacoli.

Inoltre è ,a mio parere, assolutamente educativo coinvolgere i bambini nella fase di costruzione delle idee perché insegna loro a scontrarsi con difficoltà tangibili di spazio, tempo di realizzazione, equilibri, caratteristiche dei materiali che possono non prestarsi alle scelte effettuate e poi li mette nella condizione di discutere e di trovare una soluzione che sia condivisa e soddisfi il gruppo imparando a smussare gli spigoli di un carattere eccessivamente egocentrico o a dare spazio ad un carattere troppo introverso.

Per non parlare dell’importanza di scoprire come dal confronto sia possibile trovare idee più adeguate, come sia importante prendere in considerazione il parere degli altri, come risulti indispensabile la comunicazione.

  RICADUTA SULL’ATTIVITA’ DIDATTICA

Il lavoro scelto come filo conduttore per la classe seconda è un gioco di parole che utilizza la filastrocca con rime e assonanze.

La costruzione del testo scenico, infatti, viene elaborata in itinere rendendo gli alunni stessi autori .

Si tratta di realizzare differenti filastrocche che siano descrittive delle varie stanze all’interno delle quali si snoda il fantasioso e “dolce” mondo della fabbrica di cioccolato.

Questa attività consente all’insegnante di lingua di affrontare alcuni obiettivi prefissati nella programmazione didattica come ad esempio il riconoscimento e l’interiorizzazione del concetto di rima e permette ai bambini di “allenarsi” in una “palestra” assolutamente divertente e stimolante .

Le attività sono state svolte con modalità differenti:

-         l’insegnante alla lavagna raccoglie le idee espresse dagli alunni seduti a terra in cerchio e svolge un ruolo di mediatore cercando di dare spazio alle immagini proposte dagli alunni e di dare loro una forma sonora che li possa identificare come strofe di una filastrocca.

In questo modo si effettua una dinamica di lavoro che consente di stimolare la zona di sviluppo prossimale. L’insegnante cioè crea la condizione per cui alcuni alunni possano essere facilitati ad intervenire in modo pertinente trovando la costruzione adeguata della frase e gli altri alunni, che non hanno ancora raggiunto autonomamente questa abilità, ma si trovano in uno stadio di sviluppo comunque prossimale, possono essere avvantaggiati dalla collaborazione con compagni più esperti.

-         l’insegnante predispone un’attività in piccolo gruppo. Costruisce i gruppi in modo tale da equilibrare le competenze e consentire un insieme di differenti livelli di maturazione cosicché si creino spontaneamente situazioni di crisi e atteggiamenti di tutoraggio.

Ad ogni gruppo viene consegnata una filastrocca “muta”, alla quale manca sempre la parola finale che forma la rima. Chiaramente la tematica è sempre inerente alla fabbrica di cioccolato e alla visita immaginaria e fantasiosa che effettuano i bambini in possesso del biglietto d’oro.

Compito di ogni gruppo è quello di dare voce alla filastrocca, cioè di riempire le parti mancanti con una parola che possa, per assonanza e significato, avere posto all’interno della strofa.

 

Oltre alla filastrocca si è poi lavorato sui suoni onomatopeici che si producono all’interno della fabbrica.

Tutto trova riscontro nel testo di Dalh che offre largo spazio alla filastrocca (vedi le canzoncine degli uma lumpa) e ai rumori che fanno da sfondo alla fabbrica.

L’insegnante ha tratto spunto dal gioco dei rumori per introdurre un’attività di lingua sul fumetto come unione di immagine e parola e sulla distinzione dei segni, delle parole contenute in differenti nuvolette a seconda del significato e dei suoni onomatopeici.

Un altro obiettivo che fa da sfondo a tutte le attività svolte all’interno di questo progetto e al quale l’insegnante tiene molto è quello relativo all’ascolto.

Molto spesso, infatti, i bambini sono contraddistinti da un sentire superficiale. I messaggi sonori, i suoni, i rumori confondono il canale uditivo, lo saturano e rendono così complicato un discernimento. E’ facile osservare bambini stupirsi nel chiedere loro di ascoltare il silenzio, come fosse una dimensione quasi sconosciuta.

Un approccio allora non solo didattico, ma educativo nel senso allargato del termine deve necessariamente passare attraverso un’educazione all’ascolto.

Inizialmente è stato letto agli alunni il racconto di Dhal. Durante la fase di lettura-ascolto l’insegnante ha cercato di creare un ambiente fisico, oltre che psicologico, adeguato a costruire un’atmosfera. E’ fermamente convinta, infatti, della necessità di realizzare le attività contenendole in un ambiente “a misura”.

Gli alunni effettuano il momento dell’ascolto all’interno dell’aula in una zona angolare della stessa che crea un senso di raccoglimento.

Si siedono a terra su una grosso piumino che ammorbidisce e scalda il pavimento. Le tende vengono tirate per creare una condizione luminosa di penombra che, a seconda dello stato d’animo dei bambini (cioè se si verifica che ciò aiuti a distendere il clima emotivo e non a creare disattenzione), può essere illuminata con fioche luci colorate.

L’ascolto poi viene educato e allenato anche nei confronti dei compagni, quando gli alunni sono chiamati a rispettare i turni di parola, a non sopraffare l’esposizione del compagno e a dare importanza alle proposte altrui cercando di evitare di fossilizzarsi unicamente sul proprio punto di vista.

 A seguito delle attività di lettura e di costruzione delle filastrocche, gli alunni sono impegnati nell’utilizzare l’altro canale espressivo, quello iconico.

Inizialmente, prima della lettura del racconto, quasi come un brain storming dopo aver assaggiato la cioccolata, è stato chiesto agli alunni di rappresentare qualcosa che avesse pertinenza con la cioccolata, ciò che quella sensazione di dolce e piacevole faceva scaturire nella loro fantasia: immagini, desideri, emozioni…

Successivamente hanno elaborato, sullo spunto della lettura del testo, una fabbrica di cioccolato, sia nella parte esterna che nella progettazione delle stanze interne.

Poi in un lavoro di gruppo hanno realizzato, attraverso l’immagine, il progetto delle stanze descritte attraverso le filastrocche, hanno cioè dato vita alla parola in un connubio di linguaggi, potendo osservare la complementarietà e il supporto che i due canali espressivi possono essere l’uno per l’altro.

                 

  La scelta di effettuare questi lavori in piccoli gruppi o in coppia è motivata dalla considerazione che la collaborazione costituisca una condizione di crescita poiché impone necessariamente la richiesta di smussare gli spigoli ammorbidendo i contorni del carattere di ciascuno e predisponendo al rispetto e all’ascolto dell’altro. Non si tratta infatti di una giustapposizione di idee, ma la meta è quella dell’interazione, della miscelazione dei pensieri e dell’unione delle forze messe in gioco per realizzare lo scopo. Ciascuno allora ha la possibilità di essere partecipe, di dare il meglio di sé, di collaborare per quante siano le proprie competenze, il che va ad accrescere il senso di responsabilità e di auto-stima.

ATTIVITA’ SVOLTE

I ATTIVITA’

I bambini assaggiano la cioccolata. 

 

 

In prima istanza, proprio come approccio diretto, ai bambini viene offerta la possibilità di assaggiare la cioccolata. Durante questa esperienza l’insegnante prepara la cioccolata con gli alunni: i bambini osservano la consistenza della polvere di cacao, ne annusano il profumo e ne discriminano il colore.

Preparata la bevanda viene offerta a ciascun bambino che ha così la possibilità di assaggiare la “dolce crema” e di stabilire un’esperienza multisensoriale: i bambini possono toccare, annusare, pasticciare…

A seguito di questo “incontro” speciale con il cacao gli alunni esprimono le sensazioni avvertite prima attraverso la parola che l’insegnante raccoglie in un cartellone il cui titolo, scelto dai bambini, è “Il Paese di cioccolato”, poi attraverso l’immagine:

disegni (collegamento)                                                   

II ATTIVITA’

Carta di identità.

Ogni bambino elabora una “dolce” carta di identità nella quale al nome associa la scelta di gusto del cioccolato e una parola che raccolga la sensazione della cioccolata: può trattarsi di un’esperienza positiva, piacevole, per alcuni anche esilarante, oppure neutra, poco entusiasmante se non addirittura fastidiosa: la stimolazione delle papille gustative, infatti, dà risposte differenti e, anche se sono davvero una categoria ridotta, ci sono bambini che non hanno apprezzato il gusto della cioccolata divertendosi nello stare insieme e nel condividere un’attività comunque motivante, ma non necessariamente golosa.

III ATTIVITA’

La drammatizzazione.

Sul suggerimento del testo fornito dall’esperto coadiutore, il signor Ponticelli Gennaro, i bambini sono stati invitati ad effettuare un gioco di finzione all’interno del quale sono chiamati a fingere di essere bambini intenti alla lettura di una notizia straordinaria sul giornale: la possibilità di effettuare una visita alla fabbrica di cioccolato per quanti troveranno il biglietto d’oro.

Le attività di drammatizzazione vengono effettuate scegliendo la tecnica dell’improvvisazione su canovaccio.

E’ importante considerare infatti la spontaneità con cui i bambini di quest’età si approcciano ancora al gioco di finzione. Mancano in loro i blocchi emotivi che tendono a rendere l’adulto poco capace di mettersi in gioco e di sperimentare l’assunzione di un ruolo differente. Per i bambini, invece, il gioco simbolico è un’attività già largamente sperimentata nelle fasi precedenti attraverso la quale sono in grado di sperimentare atteggiamenti, scoperte, di manipolare le emozioni, di gestire i conflitti interiori. Calarsi nei “panni di”è un’esperienza educativa e come tale utilizzata ampiamente dalle insegnanti della scuola materna. Allora non costringere gli alunni in imposizioni, ma lasciare loro una libertà espressiva nella fase iniziale è, a parere dell’esperto e dell’insegnante, una “condicio sine qua non” per un lavoro che vuole essere significativo ed educativo.

Successivamente si offre ai bambini una struttura di quanto inizialmente sperimentato e a questo punto entra in gioco il ritmo.

Le entrate in scena e la recitazione corale sono scandite da un tempo preciso inizialmente battuto dall’esperto e successivamente interiorizzato dal gruppo.

Anche le filastrocche assumeranno poi la dimensione di riduzione scenografica e verranno recitate coralmente dagli alunni.

In questo caso però la drammatizzazione sarà giocata unicamente sulla parola poiché prenderà vita un vero e proprio teatro di figura. Al mimo e alla gestualità si sostituirà l’uso di personaggi sagomati e semovibili che animeranno le strutture di cartone rappresentanti le varie stanze della fabbrica di cioccolato.

I bambini si accingono infatti a lavorare sulla realizzazione delle stanze che saranno costituite da  grosse scatole chiuse verso il pubblico da fogli di cartoncino . Sul cartoncino bianco verranno attaccate le sagome (sono i bambini e gli operai della fabbrica che si fanno piccoli e si calano in questa dimensione rappresentativa cartacea) e illuminate dal retro. Così facendo si realizzerà la scenografia in un gioco di luci e forme supportate dalla parola (le filastrocche appunto) e dai suoni e rumori inventati e prodotti dai bambini.

IV ATTIVITA’

La scoperta della sagoma.

La seguente attività si è svolta all’interno del Parco della Fantasia, nell’area adibita ai laboratori di drammatizzazione.

Ai bambini è stato chiesto di rappresentare con il corpo le attività che avrebbero potuto svolgere gli operai all’interno della fabbrica (spunto sull’analisi e riflessione del lavoro svolto a catena di montaggio).

Alcuni bambini hanno mimato attività fisiche come ad esempio spostare i sacchi di cacao, spingere le presse, impacchettare i cioccolatini; altri, invece, hanno interpretato tecnologicamente il lavoro fingendo di pigiare i tasti di un computer che gestisce il funzionamento dei macchinari.( Si tratta di un’interessante punto di partenza per effettuare un’eventuale riflessione sull’interpretazione del lavoro e le aspettative eventualmente elaborate e nutrite dai bambini, affrontato magari nelle classi successive).

Al comando di stop proferito dall’esperto, nella fattispecie la signora Roberta Tosoni, collaboratrice del progetto, i bambini dovevano bloccarsi e fissare l’attenzione sulla propria postura per cercare di rappresentarla attraverso la realizzazione di una sagoma.

Verificata però la difficoltà per i bambini di realizzare le sagome, l’insegnante ha supportato l’attività in classe durante le ore di immagine proponendo come attività la costruzione di sagome dei frutti autunnali: i bambini hanno sperimentato la tecnica del contorno (appoggiando la sagoma realizzata con cartoncino rigido sul foglio, pigiare lungo il contorno la spugnetta intinta nella tempera) e quella del riempimento (tagliata la sagoma utilizzare il vuoto lasciato dalla stessa, appoggiarlo sul foglio e riempire sempre con la tecnica della spugnatura a tempera).

Durante il successivo incontro alla ludoteca poi, per rinforzare il concetto di sagoma, l’insegnante e la collaboratrice esperta hanno realizzato una sagoma a misura di bambino. Un’alunna è stata invitata a fare da modella sdraiandosi sopra un foglio di polistirolo. L’esperta ne ha disegnato il contorno con il pennarello e i bambini hanno così avuto prova del significato di sagoma.

Terminata la prova realizzata direttamente con il corpo, è stato chiesto agli alunni di mettersi liberamente in coppia e di mimare le attività realizzate all’interno della fabbrica. Allo stop dell’esperta i bambini dovevano bloccarsi. Uno dei due bambini della coppia doveva poi osservare attentamente il compagno cercando di riprodurre su foglio il suo contorno, la sua sagoma, proprio come era stato fatto, in dimensioni naturale, precedentemente.

 

 

Segue poi la scelta delle sagome più rappresentative e la loro realizzazione su cartoncino nero che verrà applicato sul retro del foglio di medio spessore posto a coprire l’apertura dello scatolone.

V ATTIVITA’

I bambini realizzano le stanze della fabbrica con le scatole di cartone.

Inventano delle forme che rappresentano alcuni dolci (caramelle, pasticcini, le nocciole della nutella…) e che costituiscono l’apertura della scatola sulla quale, dall’interno verrà posizionato un foglio di carta bianco e, sopra al foglio, le sagome nere.

In questo modo quando l’ambiente è illuminato, le sagome nere sono nascoste dal foglio bianco. Quando invece la stanza è scura e viene direzionata la luce all’interno delle scatole, appaiono “magicamente” le sagome che rappresentano i bambini stessi durante il viaggio all’interno della fabbrica.

Gli scatoloni sono pio stati ricoperti dai bambini con un collage di carta velina tagliata con le mani in forme irregolari, stropicciata per conferire un aspetto rugoso, morbido, non lineare e successivamente incollata con colla vinilica adeguatamente diluita.

La stessa procedura è stata utilizzata per la copertura delle scatole con la carta argentata per alimenti.

 

VI ATTIVITA’

Gli alunni hanno realizzato grosse sagome rappresentanti i bambini dei paesi della terra.

Questa attività ha consentito di riflettere sulle caratteristiche somatiche che differenziano i vari popoli.

E’ stata introdotta da uno studio del volto e delle proporzioni degli elementi che lo costituiscono (capelli, sopracciglia, occhi, naso, bocca) effettuato durante le ore di educazione all’immagine: gli alunni in coppia si sono osservati, hanno abbozzato un ritratto su foglio e hanno poi eseguito la riproduzione del volto su cartoncino prestando attenzione alla conformazione dei lineamenti, alla carnagione (eseguita con la sovrapposizione della carta-velina) e alle singole parti realizzate separatamente e poi successivamente incollate.

La stessa procedura è stata utilizzata per la realizzazione delle grosse sagome effettuata con lavori di gruppo.

VII ATTIVITA’

Gli alunni hanno elaborato la rappresentazione esterna della fabbrica.

In questo caso il risultato finale è una somma delle proposte realizzate dai bambini.

Aiutata dal loro giudizio, abbiamo cercato di ideare una struttura esterna che fosse la somma delle proposte da loro precedentemente elaborate su foglio A4.

Abbiamo mantenuto per alcuni le linee, per altri i colori, per altri ancora la scelta dell’ambiente di contorno perché quest’edificio che li avrebbe ospitati e che rappresenta simbolicamente un percorso di scoperta della realtà e di sé, fosse una creazione di tutti e di ciascuno, un ambiente noto, una produzione personale.

DESCRIZIONE DEL PROGETTO

Il progetto di teatro-figura si articola in tre fasi:

-         lettura del testo “La fabbrica di cioccolato” da cui viene tratto lo spunto per elaborare la riduzione scenica.

-         Produzione e drammatizzazione

-         Realizzazione di strutture in cartone e cartoncino.

GUIDA ALL’INTERPRETAZIONE DEL TESTO

Il testo è liberamente tratto dal racconto di Roal Dhal “la fabbrica di cioccolato”

I bambini fingono di leggere sul giornale una notizia sensazionale: la possibilità di effettuare una visita alla fabbrica di cioccolato, una magica fabbrica di dolciumi e leccornie, per coloro che troveranno all’interno delle scatole di dolci il tanto ambito biglietto d’oro. Trattandosi di una riduzione di carattere corale lo spunto iniziale, che riprende l’incipit della storia di Dhal, è vissuto come esperienza che coinvolge l’intero gruppo di bambini.

L’allegra combriccola, in possesso del biglietto d’oro può sperimentare un viaggio fantasioso nel quale sono stimolati tutti i sensi.

Attraverso una formula magica gli alunni si fanno piccini ed entrano nelle stanze della fabbrica trasformandosi nelle sagome nere che danno vita alle varie stanze.

Qui scoprono ambienti meravigliosi che possono scaturire solo dalla fervida fantasia di autori/interpreti di sette anni: mastelli ricolmi di caramello, ombrellini di biscotto per ripararsi da goccioline di cioccolato, colline di panna montata su cui sciare, arredamenti di pasta frolla…

Al termine di questa esperienza esilarante che ha consentito ai bambini la riflessione su come sia importante saggiare e gustare la realtà con tutti i sensi: l’udito, la vista, l’olfatto, il tatto, il gusto per assaporare il vero e condirlo anche un po’ con il magico e il surreale, è data loro, come già era stabilito dalla storia di Dhal per il possessore del biglietto d’oro, la possibilità di godere per l’intera vita di una scorta irriducibile di cioccolata.

A questo punto i bambini si interrogano su cosa fare di tanta cioccolata, riflettono sulle emozioni che suscita in loro il gusto di questa polverina scura tanto piacevole al palato e scoprono che li rende allegri, sereni, felici.

Il testo riporta le varie intuizioni in merito suggerite dagli alunni stessi: mangiarne fino a scoppiare, riempire tutte le cantine, fare scorpacciate di gustose merende… fino ad arrivare a pensare di darne anche agli altri.

Da qui l’aggancio per un percorso educativo volto all’altruismo, alla generosità, alla possibilità di donare non solo per il gesto caritatevole della condivisione del bene materiale, ma proprio nella ricerca di distribuire la gioia, nella volontà di stabilire l’armonia e la fratellanza.

Crescere significa anche aprire gli occhi sulla diversità, sperimentare la differenza delle condizioni socio-economiche e progredire nella realizzazione di un domani dove la differenza sia quella di razza, di tradizione, di cultura, ma non della distribuzione della felicità.

Il mondo è di per sé meraviglioso proprio in quando multicolore, perché è un tutto che si armonizza nella differenza delle parti che vanno a costituire una miscela di toni, è sorprendente perché è tondo pur nelle spigolosità della varietà.

I bambini hanno potuto giocare a conoscere le diversità somatiche delle popolazioni che abitano il loro stesso mondo e si sono divertiti ad osservare, per poi riprodurli, i tratti somatici dei bambini orientali, del centro America, del nord e sud Africa, dell’occidente.

Insieme alle insegnanti hanno poi riflettuto sull’importanza di conoscere gli altri per imparare ad apprezzare la diversità come una ricchezza e ad impegnarsi nell’obiettivo di perseguire la comune felicità.

                                           ins. Roberta Bolla