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I miei ricordi

Anni 70/80

Ho voluto di proposito differenziare la sezione “Giochi”con la sezione “Giocattoli” perchè negli anni 70 non potevamo considerare giocattoli, un firricchiocchiaru o un coperchio bianco in metallo della cucina, che noi usavamo per montarci su e scivolare dalla via Mazzini, quartiere "Macello" all’altezza del tabacchino di u zi Mattè, a dove adesso c’è la cartolibreria Bartolozzi.
Giocattoli erano per esempio, la pianola Bontempi, i trenini Lima, i Lego, la pista elettrica Automobil, che però non tutti noi bambini potevamo permetterci e nemmeno si poteva considerare un giocattolo la cannuccia di canna che ci serviva a mò di cerbottana con i caccami e i cuculiddi e in mancanza ci accontentavamo della cannuccia della penna Bic con piccole palline di carta inumidite con la saliva.
Forse per i noi i giocattoli erano il carrizzuni, il monopattino che si costruivano con assi di legno, e ruote che non erano altro che cuscinetti a sfera, la strummula di legno o di osso ottenuta con le palline del biliardino, o di plastica dura con le palline del Clip Clap, con la punta di un grosso chiodo che ammulavamo nei pali dell’Enel.
A quei tempi si diventava inventori per necessità e si vedevano fionde di vari materiali, con elastici ricavati dalle camere d’aria dei pneumatici, archi con frecce artigianali ricavati dalle stecche degli ombrelli rotti. I giochi, nel vero termine della parola, erano quelli che facevamo collettivamente tutti i ragazzi del quartiere, quando non eravamo impegnati con le “guerre” con gli altri quartieri e ricordo che si giocava a scorciacavaddu, a uno monte alla luna, ad ammucciarè, quattru cantunera, bordiega, liberobanchine, muffa, stop, e naturalmente con le figurine dei Calciatori Panini con le quali si giocava a paru e disparu, o ppa' , ai mazzetti ecc.. Comunque nella maggior parte del tempo si giocava a pallone con quasi sempre palloni sgonfi in plastica della Tele, e messi al sole per rigonfiarsi, in mezzo alla strada con pietre per pali, se era una partita, invece se facevamo una “sfida” le porte erano le saracinesche dei garage, che dato il rumore continuo e per tutte le ore della giornata, “costringevano” gli adulti a scendere da casa minacciandoci di tagliarci la palla. Noi da buoni ragazzi scappavamo e appena il tipo se ne tornava su, riprendevamo imperterriti la contesa, immedesimandoci nei nostri calciatori preferiti.
Il mio era il grande Roberto Bettega.

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