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La Rivoluzione del 1848

San Cataldo

di Giovanni Mulè Bertolo

Nulla ho potuto ricavare dalle carte degli Archivi il giorno, in cui la città di S.Cataldo inalberò la bandiera dell'emancipazione. Ne più fortunato fui nella ricerca dei nomi di quei cittadini, ai quali venne affidata la somma delle cose. Anche la tradizione si è messa d'accordo con l'Archivio della provincia e col collega del comune, coprendo col velo del silenzio e la data precisa dell'insorgimento e i nomi dei promotori. Solo ho potuto sottrarre a tale dimenticanza due nomi: don Gaetano Vassallo e l'avv. Giuseppe Amico Medico, dei quali il primo ebbesi la presidenza del Comitato di difesa e di sicurezza pubblica e il secondo la vicepresidenza. E questo è dovuto alle grazie dell'Archivio provinciale. La tradizione dal canto suo salva dall'oblio un altro nome, quello di don Francesco Lunetta, che, ardente di libertà, sapeva tener desto lo spirito patrio fra i giovani suoi concittadini, eludendo la vigilanza degli scherani del dispotismo.
L'insorgimento sancataldese si può riferire agli ultimi due giorni di gennaio, almeno così sono indotto a credere.
Il Presidente del Comitato appartiene ad uno dei casati piu cospicui per censo, per bontà di carattere, per affetto e devozione al patrio suolo e per meriti intellettuali. Era in amore del popolo e il popolo lo chiamò al più eminente posto della cosa pubblica e non ebbe a dir mea culpa per tale scelta.
Contemporaneamente il Vassallo, per voto degli ufficiali delle varie compagnie, onde componeasi la Guardia
nazionale, assunse col grado di Maggiore il comando del battaglione e fece il suo dovere.
Il vicepresidente don Giuseppe Amico Medico è una mia conoscenza e perciò ne so qualche cosa e la dico intera.
Nacque il 30 dicembre 1806, studiò filosofia e lettere in Girgenti e si addottorò in legge al 1824. Rappresentò il comune di S. Cataldo al Parlamento Siciliano nel 1848. Fece parte del Consiglio provinciale di Caltanissetta, che varie volte lo volle alla sua presidenza. Fermata sua stanza in Caltanissetta, occupò uno dei posti più segnalati nel foro e presiedette il Consiglio dell'Ordine degli avvocati. Lo studio del diritto non disgiunse da quello della storia e illustrò il suolo natio con pregevoli monagrafie. Cessò di vivere il 18 dicembre 1886.
Quanti nani passano per giganti e quanti giganti se ne stanno rincantucciati, obliati, inosservati.
Uno di questi ultimi è
Francesco Lunetta, il piu rivoluzionario dei sancataldesi, che per patriottismo può dar dei punti e glie ne avanzano.
Nacque il di 8 dicembre 1810 e vive tuttora vegeto e robusto, tirando fumo dalla sua eterna pipa, sempre accesa come un vulcano in attività di servizio. Dotato di spiriti marziali, che incarna nella sua maschia persona, dà come volontario il suo nome nel 1831 all'undecimo Reggimento di linea, ma è costretto a dare un addio alla vita militare nel 1833 per gravi interessi di famiglia, essendo rimasto privo dei genitori. Quando l'indica lue apporta morte e dolore la prima volta all'isola nostra ed estende il suo malefico impero a S.Cataldo, la maggior parte dei cittadini se la da a gambe, facendo le fiche al salus publica suprema lex, e la cosa pubblica cade nelle mani del Lunetta, che imperterrito sfida la morte e sa meritar bene dei suoi concittadini e delle autorità preposte al governo della valle.
La notizia della rivoluzione del 12 gennaio penetra in S.Cataldo e il Lunetta non pone tempo in mezzo a recarsi in Palermo, dove si schiera fra i più arditi, combattendo le truppe borboniche. Quando la capitale spedisce delle squadriglie armate in difesa di Messina, una di questa è capitanata dal Lunetta, il quale fa il suo dovere di cittadino e di soldato. E Messina, ammirandone l'eroismo, lo fregia di una medaglia di argento, che accompagna con questo diploma:
Tu, generoso fratello, sprezzasti gli agi della vita, lasciasti le feste della vittoriosa capitale ed, affrontando i
pericoli, accorresti in aiuto dei tuoi fratelli di Messina. Qui venisti per combattere con loro e con quanti valorosi mossero da ogni angolo della magnanima terra a partecipare all'ultimo trionfo della nazionale redenzione. Messina, grata al sublime sacrificio, fregia il tuo nobile petto di una gloriosa medaglia, tributo di riconoscenza, ricordo delle durate fatiche, monumento ai posteri di eroismo e di affratellamento siciliano.
Ritornato in patria, il voto dei militi della sesta compagnia della Guardia nazionale gli conferisce il grado di
capitano.
Quando Mazzarino, preda di una mano di manigoldi, chiama in aiuto i fratelli della provincia, il Lunetta alla
testa di una legione di cinquantadue valorosi e sul posto dell'onore e fa sempre il suo dovere di cittadino e di soldato.
La eroica Messina cade in potere di feroce soldatesca e il Lunetta, capitanando una forte colonna di giovani
animosi, vola ad affrontare il nemico e in Aderno e aggregato al comando di Vincenzo Orsini, segnalandosi
sempre, per patriottismo e per coraggio. Richiamato dal Ministero della guerra il 29 marzo 1849 corre con la sua compagnia a dar braccio forte a Palermo e fa il suo dovere e come cittadino e come soldato,
misurandosi col nemico varie volte nei primi giorni di maggio presso Mezzagno.
Sopraffatti i Siciliani dal numero preponderante delle schiere nemiche sono costretti a sciogliersi e il Lunetta
col cav. Masaracchio da Niscemi, col padre Galeotti delle Scuole Pie, col principe di S.Cataldo ed altri prodi si
da ramingo per i campi. Pubblicata l'amnistia del 7 maggio in Misilmeri, ritorna in patria e sino al 1860
vive una vita ritiratissima.
Inalberata al 1860 la bandiera della liberta, il nostro Lunetta ebbe affidata come Delegato la sicurezza della
città di S.Cataldo. Da quel tempo, non avendo a combattere nemici della liberta, si da a sconfiggere i briganti, che scorazzano l'isola nostra: le comitive Ansalone e Salvo, Barravecchia e Bonifacio, Valvo e Dipasquale ne ricordano le batoste.
Oltre alla medaglia di argento ottenuta in Messina, si fregia della medaglia commemorativa con fascetta del
1848 . regio decreto 10 marzo 1869 . e della medaglia di bronzo per benemerenza della salute pubblica . regio decreto 3 maggio 1869.
Il colonnello comandante generale Vincenzo Orsini addi 19 dicembre 1848 rilascia al Lunetta il certificato seguente:
Il signor Lunetta con sentimenti, figli di quell'amor di patria, che tanto lo distingue, ha saputo prestare segnalati servizi, per i quali gli si esterna il piu vivo compiacimento.
A cittadini come il Lunetta io fo di cappello!
Il 27 febbraio la Guardia nazionale è costituita con un battaglione, diviso in sei compagnie, ciascuna di 100
militi.
Il giorno 14 marzo è nominato Maggiore comandante don Gaetano Vassallo.
Il giorno 15 viene eletto deputato al Parlamento l'avv. don Giuseppe Amico Medico.
La Guardia nazionale non è sorda al grido di aiuto di Mazzarino manomessa dai tristi e una falange di 52 militi, capitanata da don Francesco Lunetta, fa il suo dovere e sa meritar bene della patria, sicche la Camera dei Pari nella tornata del 20 maggio, su mozione del barone Canalotti, delibera un voto di encomio e di riconoscenza.
Ecco i nomi dei generosi: Francesco Lunetta comandante, sac. can. Gaetano Amico cappellano, Cataldo
Giambra, Salvatore Amico, Stefano Giunta, Michele Manganaro, Salvatore, Mancuso, Gaetano Piazza, Giuseppe Guarino, Pietro Quatra, Isidoro Lunetta, Cataldo Raimondi, Pietro Lunetta, Calogero Amico Medico, Giovanni Amico, Antonino Guarino, Biagio Amico, Giovanni Maira, Gabriele Amico Medico, Gaetano
Amico Pantano, Salvatore Asaro ed Amico, Cataldo Mancuso, Cataldo Amico Majorana, Vincenzo Capizzi,
139 Giorn. offic. del gov. di Sicilia n. 22. Carmelo Giamporcaro, Liborio Pilato, Salvatore Gattuso, Cataldo Virga, Matteo Stefano Sardo, Angelo Giannone, Salvatore Anzalone, Giuseppe Speranza, Salvatore Averna, Vincenzo Amico, Arcangelo Ferrara, Giuseppe dell'Aira, Giuseppe Lauricella, Francesco Scifo, Gaetano Castelli, Salvatore Infantolino, Liborio Medico, Diego Nicosia palermitano. Cataldo Amico Giunta, Domenico
Pilato, Agostino Conti, Epifanio Mirisola, Salvatore Andaloro, Salvatore Castelli, Ferdinando Vullo, Carmelo Salerno, Salvatore Torregrossa, Cataldo Fascianella, Domenico Pignato.
Il 10 giugno hanno principio le elezioni amministrative.
Costituito il Consiglio civico ha luogo la 1a riunione il 19 del predetto mese sotto la presidenza del consulente anziano sac. Pietro Mistretta e si procede alla nomina del presidente in persona dell'avv. Giuseppe Amico Medico, del segretario in persona di don Giuseppe Manganaro e del Magistrato municipale, che rimane cosi composto:
Presidente dott. don Carlo Amico, Giurati not. don Salvatore Falzone, don Emanuele Valenti, don Cataldo
Baglio e don Giuseppe Vassallo, 1o Eletto don Cataldo Raimondi, 2o Eletto don Gaspare Asaro.
Nella medesima tornata il Consiglio destina a luogo delle sue riunioni l'oratorio dei frati della Merce e determina che l'adunanza sia annunziata dal suono della campana dell'orologio pubblico ad un'ora di notte per il domani alle ore 21 d'Italia.
La sera del 13 agosto la citta di S.Cataldo è sotto l'incubo di una grave commozione.
E' l'ora 1 di notte e un certo Falzone Biagio nel piano del palazzo alla presenza di molti cittadini, che passeggiano e di non pochi gentiluomini seduti dinanzi al Casino di compagnia, ardisce freddare con un colpo di fucile Giuseppe Vasapolli, persona onesta e padre di quattro teneri figli. Il Presidente del Magistrato municipale e alcuni militi della Guardia nazionale, che son testimoni di tanta audacia, assicurano l'omicida e, toltogli il fucile ancora fumante, lo consegnano alle guardie municipali, perchè queste lo traducano in prigione. I cittadini, che son presenti, ne vogliono far giustizia sommaria, ma le guardie con grande pericolo della loro vita ottengono che il Falzone entri in carcere, sebbene in condizioni deplorevoli per ferite riportate. Intanto una gran massa di popolo si aduna e chiede la fucilazione immediata dell'omicida.
Le autorità fiancheggiate dalla Guardia nazionale, che subito accorre con le armi alle mani, si oppongono e con saggi consigli e con opportune riflessioni cercano d'impedire che la minaccia di morte sia seguita dal fatto. Il Giudice comunale e il capitano signor Francesco Lunetta si pongono a guardia del carcere, ma una gragnuola incessante di sassi li costringe a lasciare il posto, se non vogliono restarne vittima.
Si abbatte la porta della prigione e il Falzone e sagrificato al sangue dell'innocente Vasapolli, che per equivoco fu fatto segno alla vendetta dell'omicida in vece di don Giuseppe Torregrossa.
La Guardia nazionale fra le tenebre della notte non puo far uso delle armi per impedire e frenare l'impeto
del popolo, non volendo andare incontro a conseguenze funeste, delle quali non sono prevedibili l'entità e la misura, ma sta pronta a battersi, ove mai la plebaglia eccitata da gente dedita ai delitti voglia ed osi trascendere ad atti, che attentino alla vita e alla proprieta di pacifici cittadini.

Pubblicatosi il decreto 22 luglio, grande entusiasmo destasi nell'animo dei giovani, ardenti di carita patria e bramosi di offrire il braccio a respingere il nemico in caso d'invasione dell'isola. Alla testa di cosi ardimentosi cittadini e il signor Francesco Lunetta. In breve tempo n. 101 dei militi di Guardia nazionale e 44 semplici cittadini han dato il loro nome, pronti a marciare la ove il bisogno lo richieda.
Son militi di Guardia nazionale:
1. don Francesco Lunetta Capitano, don Salvatore Valenti, don Angelo Asaro di don Giulio, don Liborio
Medico, don Salvatore Castelli, don Biagio Amico.
Rapporto del Maggiore della G. Nazionale del 17 agosto 1848 al Commissario del potere esecutivo.
Cammarata, Carmelo Salerno, m.ro Salvatore Curatolo, m.ro Calogero Arcarisi, m.ro Giuseppe Averna, Orazio Martorana, m.ro Biagio Falzone, Carmelo Lo Giudice, m.ro Ferdinando Vullo di Giuseppe, m.ro Nicola Caruana, m.ro Giuseppe dell'Aira, don Cataldo Amico Giunta, don Domenico Pilato, don Pietro Lunetta, don Liborio Pilato, don Agostino Conti, don Epifanio Mirisola, don Antonino Guarino, don Pietro Quatra, don Giuseppe Speranza, don Alberto Speranza, don Giuseppe Caruana, don Angelo Pignato, don Francesco Saetta di Cosimo, don Cataldo Frattallone, don Cataldo Mancuso, don Calogero Vizzini, don Cataldo Ferrara, don Giacomo Castelli, don Gaetano Castelli, don Gaetano Amico di don Luigi, don Gaetano Ferrara, don Isidoro Medico, don Michele Manganaro, don Rocco Anzaldi, don Federico Bellomo, don Pietro Mistretta di don Raimondo, Carmelo Giamporcaro, m.ro Biagio Leonardi di Natale, m.ro Stefano Emma di Filippo, m.ro Salvatore Cordaro, m.ro Raimondo Scalzo, m.ro Vincenzo Capizzi, m.ro Cataldo Vullo di Antonino, m.ro Giuseppe Giugno di Carmelo, m.ro Vincenzo Ormanno, m.ro Giuseppe Callari, m.ro Cataldo Cali, m.ro Carmelo Letizia, Calogero Manganaro, m.ro Giuseppe Ferrara di Pasquale, m.ro Michele Mastrosimone, m.ro Salvatore Riggi Pernice, m.ro. Luigi Prizzi, m.ro. Carmelo Mastrosimone, m.ro Angelo Fazzotti, m.ro Giuseppe Alessi di Pasquale, m.ro Giuseppe Camerata Lauricella, m.ro Giuseppe Cammarata di Gaetano, m.ro Salvatore Averna di Pasquale, m.ro Carmelo Spinelli, Salvatore Tumminelli di Antonino, m.ro Arcangelo Ferrara, m.ro Ferdinando Gattuso, m.ro Stefano Sardo, m.ro Salvatore Infantolino, Ignazio Garofalo, m.ro Felice Ferrara di Rosario, Michele Dell'Aira Parachiazza, m.ro Calogero Mastrosimone, m.ro Stefano Riggi di Diego, m.ro Andrea Bruno, m.ro Filippo Di Fonti, m.ro Epifanio Fasciana, Raimondo
Pirrelli, m.ro Salvatore Averna di Carlo, m.ro Salvatore Cammarata di Giuseppe, m.ro Angelo Giannone, m.ro Salvatore Cauletto, m.ro Natale Colletto, m.ro Rosario Cauletto, m.ro Raimondo Cauletto, m.ro
Vincenzo Pignatone, m.ro Raimondo Sanfilippo, m.ro Giuseppe Scarantino, m.ro Cataldo Vizzini, m.ro Giuseppe Vullo di Antonino, Arcangelo Garzia, m.ro Cataldo Falzone, m.ro Antonino Nicosia di Liborio, m.ro Salvatore Panvino, m.ro Salvatore Gattuso, m.ro Clemente Vullo.
Ecco ora i nomi dei cittadini non appartenenti alla Guardia nazionale:

M.ro Gaetano Palermo, Rosario Petrantoni, Rosario Mirisola, don Atanasio Pantano, Antonino Prizzi, Salvatore Ritondo, m.ro Girolamo Genualdi, Salvatore Genualdi, Salvatore Maira, Salvatore Territo, Gaetano
Arancio, Salvatore Falzone di Giuseppe, m.ro Raimondo Grassadenia, Michele Ferrara di Liborio, Pasquale Di
Marco, Giuseppe Falzone di Epifanio, don Antonino Casale, Salvatore Milazzo di Angelo, Girolamo Ferrara
di Pasquale, Angelo Milazzo, Santo Giunta di Carmelo, Ottaviano Graci, Ignazio Arena, Salvatore Mammano,
Cataldo Talluto, Gaetano Cammarata di Salvatore, Michele Ferrara, Liborio Trapani, Salvatore Giudani, Cataldo Sollami di Carmelo, Girolamo Matraxia, Giulio Tumminelli, Salvatore Amico di Calogero, Pietro Macco di Giovanni, Giuseppe Giammusso di Salvatore, m.ro Angelo Riggi di Simone, Giuseppe Vullo di Salvatore, Michele Palermo di Cosimo, Stefano Pilato, Calogero Pirnaci, Salvatore Lafisca di Rosario, Michele Falzone di Lorenzo.

Il 5 settembre arriva in S.Cataldo il Comandante militare del distretto, cav. Giuseppe Ayala, alla testa di 100
militi della Compagnia di sua fiducia. E' accolto con una dimostrazione calorosa dai cittadini e dalla Guardia nazionale sotto le armi. Indi passa a rassegna i volontari, che devono marciare dietro ordini superiori.
E il 17 settembre, il Comitato di guerra comunale procede alla consegna di 67 fucili, di 2060 cartucce, di
onze 60 per le piccole spese di viaggio e della bandiera tricolore con lo stemma della Sicilia e con la leggenda: S.Cataldo.
Il capitano dei volontari signor Lunetta, ricevuta la consegna delle armi, che distribuisce ai suoi commilitoni, baldo e piena di gioia comanda al pelottone di marciare. La commozione è generale, indescrivibile:
molteplici sentimenti si agitano, si urtano, si concentrano nell'animo di quel popolo generoso e degno di
ogni encomio.
La marcia è diretta alla volta del campo di Aderno secondo gli ordini del Ministro dell'interno partecipati al
Presidente del Magistrato municipale con lettera del 16 dal Comandante d'armi.
Il 1 ottobre il Commissario del potere esecutivo in compagnia del Commissario straordinario signor Guarneri
Andrea e del Comandante militare del distretto cav. Giuseppe Ayala è accolto in S.Cataldo con dimostrazioni
vive di affetto e di devozione. Lo scopo della visita è eminentemente patriottico: trovar mezzi per concorrere
alle spese bisognevoli a far fronte alle esigenze della nazione dinanzi alla probabile, anzi certa ripresa delle
armi contro il poderoso esercito nemico.
Il Consiglio civico, avvertito a tempo e con precedenza, è riunito. I tre ospiti intervengono all'adunanza e il
Commissario straordinario signor Guarneri con discorso informato da nobili sentimenti fa breccia nell'animo dei consiglieri, per altro compresi del dovere, che li chiama a venire in ajuto della causa comune. E s'inizia una sottoscrizione, che in men di 30 minuti frutta la cospicua somma di onze 60, lire 765.
Si nomina una Commissione, che procuri altre sottoscrizioni fra le famiglie facoltose del comune.
Anche il bel sesso e scosso dal sentimento patrio e fa voti che trionfi la causa della libertà e dell'indipendenza
di Sicilia. Ed ecco sorgere una Deputazione di signore appartenenti alle più ragguardevoli famiglie con lo scopo di raccogliere l'obolo della carita patria.
Il Commissario del potere esecutivo cosi scrive ai Ministri dell'Interno e delle Finanze con lettera del 2 ottobre:
Contento del risultato ottenuto e compreso di gioia pel modo volenteroso come quella popolazione prestavasi, io non posso che rassegnare i particolari a V. E. perchè si renda pubblico elogio ad una
popolazione, che si è veramente distinta con l'invio di gente armata al campo militare ed ora con volontaria contribuzione per sostenere in parte i bisogni della nazione. E tale atto di sentita generosita, che tanto onora il popolo di S.Cataldo, si renda di pubblica ragione per ottenersi dai contribuenti la meritata lode.
Le due Commissioni raccolgono onze 50.112,142.
La parte del mutuo forzoso deliberato il 27 dicembre 1848, spettante a s. Cataldo, e di onze 5766,20 pari a
lire 73525, cosi distribuite ai cittadini qui notati:
Alu sac. Salvatore onze 800,00, Baglio sig. Cataldo 700,00, Giamporcaro sig. Raimondo 600,00, Valenti m.ro Emanuele 600,00, Baglio donna Rosolia 400,00, Alù sig. Gaetano 200,00, Majorana don Ignazio e frat. 266,20.
Lettera del Ministro delle Finanze 9 ottobre 1848 n. 3314 al Commissario del P. E. della valle di Caltanissetta.
Lett. del Comm. Guarneri al Minis. delle fin. 3 nov. 1848.
Asaro eredi di don Vittorio 200,00, Vassallo don Gaetano e frat. 200,00, Luzio don Salvatore 200,00, Baglio sac. don Pietro e sorelle 166,20, Cardalana fratelli 166,20, Mancuso don Salvatore 166,20, Amico don Giovanni 100,00, Amico detto Bracco don Francesco 100,00, Baglio don Gaetano 100,00, Carletta Lorenzo 100,00, Cipolla don Salvatore 100,00, Caja Vincenzo 100,00, La Flacca merciajuolo 100,00, Russo Zagarella Gaetano 100,00, Li Volsi m.ro Antonino 100,00, Baglio not. don Salvatore 66,20, Fasciana Antonino e Tropia Stefano 66,20, Laquatra Giuseppe 66,20.
Chiudo il paragrafo, che riguarda il comune di s. Cataldo, riportando gli encomi, che seppe meritare durante
il glorioso periodo della rivoluzione. Filippo Cordova, ministro delle finanze, con lettera del 10 settembre 1848 n. 2049 cosi scriveva al Presidente del Magistrato municipale: Son compreso della piu viva gratitudine per cotesto comune, vero focolare della indipendenza nel centro dell'isola.
Un ordine del giorno del Capo dello Stato Maggiore di Catania, dato a 12 ottobre 1848, e concepito in questi
termini: Il signor Comandante Generale con piacere si vede nell'obbligo di attribuire pubbliche lodi al distaccamento della Guardia nazionale di s. Cataldo ed al capitano Francesco Lunetta si per la disciplina veramente militare che per la regolarita ed assistenza, che mantengono.
Il Capo dello Stato Maggiore: Peters.

Altro ordine del giorno del Colonnello comandante la piazza di Catania, dato a 18 dicembre 1848, cosi conclude:
Sia dunque nota alla guarnigione questo fatto di vero encomio che il Comandante di questa piazza rende
alla compagnia della Guardia nazionale di s. Cataldo ed al suo ottimo capitano signor Lunetta. Pel Colonnello
Comandante la Piazza: Ronsisvalle. Pasquale Calvi, che durante il periodo rivoluzionario fu due volte ministro, parlando dell'entusiasmo eccitato nella valle di Caltanissetta dal provvedimento di muoversi la Sicilia a massa contro le truppe borboniche dopo l'eccidio di Catania, cosi scrive: Distingueasi nel
generale entusiasmo la popolazione di S. Cataldo, sorgendo pressochè intera.

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