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San Cataldo
Lo sbarco degli americani in Sicilia avvenne nella notte fra il nove e dieci luglio del 1943 nella localita "Torre di Gaffe" tra Gela e Licata. Le navi furono avvistate verso le due e quaranta circa, a 10 km dalla costa e subito le batterie costiere italo–tedesche aprirono il fuoco.
La nostra città era presidiata da tre accampamenti tedeschi, dislocati in vari punti della città ed i soldati tedeschi erano molto preoccupati dalla scarsa opposizione agli aerei americani, come lo erano i soldati italiani che fuggendo verso Messina, transitarono per San Cataldo. I soldati italiani lungo la costa dello sbarco erano un migliaio. Essi rispondevano al fuoco con delle mitragliatrici che non erano per niente adeguate a contrastare il bombardamento e il mitragliamento degli aerei americani. Un anziano ospite della Casa di Ospitalità mi ricordava di un bombardamento su un'autocolonna di soldati italiani lungo la strada nazionale che da San Cataldo porta a Serradifalco, all'altezza di contrada Decano, che venne bombardata e mitragliata dagli aerei americani. L'autocolonna era costituita da otto camion che saltarono in aria poco dopo che i soldati italiani scendessero sparpagliandosi e nascondendosi.
Tra il 10 e l'11 luglio, gli alleati, guidati dal Gen. americano Smith e dal Gen. britannico Montgomery riuscirono a fare sbarcare nella costa siciliana 80.000 uomini, 7000 veicoli e 3000 carri armati e anche diversi asini che, come indicazione dei soldati siculoamericani, erano importanti per percorrere le trazzere dell'isola.
Dopo avere neutralizzate le difese costiere, gli alleati si diressero verso l'entroterra agrigentino e nisseno. I bombardamenti aerei a Caltanissetta erano avvenuti nel pomeriggio del 9 e dell' 11 luglio, con morti e feriti, mentre la 45° Divisione americana entra, il 18 luglio del 1943, a San Cataldo verso le ore 10.30. In ogni camionetta, c'erano quattro o cinque soldati, armati e con 1'elmetto in testa. Essi sorridevano, salutavano con la mano dicendo in un siculo americano: "hallo! paisani, noi portare libertà" distribuendo pacchetti di sigarette e pezzi di cioccolata.
La gente applaudiva e gridava: "viva 1'americani, viva 1'americani, viva la paci, viva la libertà ".
Le camionette stazionarono per alcuni minuti e poi andarono via, verso Caltanissetta. La folla sembrava come impazzita e gridava: "finì a guerra, finì a guerra, iamu a scassari i putii" e si avviò per andare a scassinare diversi negozi portando via scatolette, olio, conserva di pomodori, formaggi, mortadelle, sarde salate e tutto quello che trovava, suppellettili comprese.
Dopo una calma apparente, ma con la gente attanagliata dai morsi della fame, e saputo che i capannoni militari vicino la stazione ferroviaria di San Cataldo erano stati abbandonati dai soldati, andarono a scassinarli e nel giro di qualche ora la gente brulicava nei capannoni come un nido di formiche. Si vedeva gente con asini, muli, cavalli, carriole, carretti, qualche carro trainato dai buoi, altri avevano incrociato delle tavole in maniera da fare una specie di slitta che veniva trainata da un animale, (stravula) altri ancora facevano dei fagotti con tende e lenzuola e portavano gli oggetti che avevano preso sulle spalle.
Nei capannoni c'era di tutto: scarpe, coperte, maglie, calze, passamontagna, confezioni di razioni alimentari, fucili, pistole, cassette di munizioni, tonno, carne in scatola, chiodi, attrezzi vari e tutto quello che poteva servire ad un esercito.
Questo saccheggio generale durò alcuni giorni, poi gli americani misero davanti ai capannoni delle guardie e nessuno si avvicinò.
Ufficialmente le vittime civili in provincia di Caltanissetta furono complessivamente 751 di cui 350 a Caltanissetta, 136 a Gela, 92 a Niscemi, 51 a Mazzarino, 19 a Santa Caterina, 18 a Riesi, 16 a San Cataldo, 13 a Sommatino, 12 a Delia, 10 a Resuttano, 9 a Butera, 6 a Serradifalco, 4 a Milena, 3 a Campofranco, Villalba e Vallelunga, 2 a Montedoro Sutera e Acquaviva.
Il sancataldese Stefano Garofalo, nato il 21 giugno del 1920, morì nel campo di sterminio di Natzweiler il 13 aprile del '44. A Dachau trovarono una morte orrenda anche il sancataldese Diego Lumia (che era nato il 30 settembre del 1896) e vi morì il 21 gennaio del 1945. Il sancataldese Rosario Scarlata (nato il 14 dicembre del 1919, invece, morì ad Ebense il 2 maggio del '45.
I mesi che seguirono, a San Cataldo, dopo I'entrata degli americani, furono particolarmente difficili, perche accanto al contrabbando si sviluppò la delinquenza e con essa i soprusi, i latrocini e gli omicidi.
Non c'era un'autorità capace di fare rispettare la legge. Prima che facesse buio era conveniente andare a casa perche si correva il rischio di essere derubati o accoltellati da chi si metteva "o passu" cioè si appostavano in punti strategici per rapinare i passanti. Difatti molte persone prese dalla paura o perchè avevano intenzione di commettere atti criminosi camminavano armate di pistole, coltelli o altre armi. I cittadini benestanti avevano paura di essere sequestrati. Al mattino, spesso, correva in giro la notizia di qualcuno ammazzato. Molti delinquenti si davano alla latitanza e facevano rapine. Alcuni morivano perchè litigavano e si sparavano tra di loro, altri in seguito a conflitto a fuoco con le forze dell'ordine.
La delinquenza sancataldese si organizzò in bande e le più importanti furono la banda Mangione e la banda Cavatone, al secolo Iannello.
Queste bande, disturbavano non soltanto la popolazione e le autorità che, lentamente cercavano di ripristinare l'ordine, ma la stessa mafia che cercava invece di affermare nella zona la propria autorità, e anche a chi si apprestava a governare.
I1 bandito Mangione, si uccise in casa della sua amante nel quartiere di Santa Fara, quando si accorse che stava per essere catturato dai carabinieri.
Il bandito Cavatone era riuscito a scappare due volte dal carcere di Malaspina ed aveva anche sequestrato l'Avv. Arcangelo Cammarata, che allora, era la massima autorità della provincia di Caltanissetta e una delle autorità più mportanti della Sicilia.
Cavatone e i suoi complici vennero trovati morti in un vallone. I corpi vennero portati in paese su un carretto, scoperti e fatti vedere alla cittadinanza affinché servisse come monito.
Testimonianze rese da alcuni ospiti della Casa di Ospitalità per anziani di San Cataldo.
Alcuni passi sono estrapolati dall'ottimo libro di Ernesto Riggi "Tempi difficili"
Caduti sancataldesi nella seconda guerra mondiale
Elenco ufficiale parziale diramato dal Ministero della Difesa il 31/03/67
Finalmente il Ministero della Difesa ha messo on line l'archivio completo ufficiale dei caduti di tutte le guerre e basta inserire solamente il cognome per sapere il luogo di sepoltura dei caduti. Clicca qui per accedere al sito