Chi non ha la fortuna di risiedere nel bresciano avrà forse sentito nominare tale "briscola chiamata" o "briscola a 5", gioco di carte in se tristissimo ed alquanto noioso che, quanto giocato entro i confini della ridente provincia bresciana, acquista però un fascino tale da renderlo una delle attività non sessuali più entusiasmanti dell'universo.
Il nome si tramuta in brisculù, ma ad elevare la misera briscola chiamata al rango galattico di brisculù non è una particolare condizione atmosferica tipica del bresciano o l'effetto combinato "vino della Franciacorta-spiedo con gli uccellini proibiti", bensì un insieme di situazioni che si verificano a questa latitudine ma che sono francamente impossibili da racchiudere in fredde parole scritte.
Premesso che il brisculù è el zòc dei much (letteralmente "l'attività goliardica nella quale si cimentano le persone fonolese"), affinché gli stranieri possano provare le nirvaniche emozioni che il brisculù elargisce, è fondamentale acquiscano un minimo di padronanza linguistica per poter penetrare le ermetiche espressioni che la prassi ha reso lecito pronunciare. Ecco di seguito le nozioni lessicali di base:

sporcà el taol = (traducibile come "riversare sporcizia sulla superficie da giuoco") è l'invito che viene fatto a calare una briscola onde evitare la strozzata finale

ghe 'n giro i stross = (interpretabile come "è alquanto probabile che questa tornata di gioco si concluda con una strozzata") l'attento giocatore ha notato che non è stato calato nessun taiamerde (vedi oltre) ed i carichi del segno giocato di prima mano non sono ancora stati giocati

taiamerde = (letteralmente "seziona escrementi") è il classico picinì (ovvero briscola di poco valore) che viene messa in gioco al fine di evitare che l'ultimo di mano strozzi

francò = (facilmente traducibile come "franca", non nel senso di nome proprio di persona femminile, bensì nell'accezione di "sicura"). L'espressione trova il suo utilizzo quando il bravo giocatore cala una carta e si rende conto delle espressioni di disappunto che si disegnano sui volti degli altri giocatori (i così detti sguersignù); ma l'attento giocatore sa bene che i carichi del seme che ha giocato sono già stati messi in gioco in precedenza (ie sa nac') e, sicuro della giocata, riporta serenità sui volti dei compagni di gaudio sbottando appunto l'è francò!

el socio biont = (corrisponde a "il collega dalla capigliatura bionda") il vezzo di pronunciare l'allocuzione è patrimonio delle nuove generazioni di giocatori. Aborrita dai più anziani, sostenitori della linea integralista-fondamentalista, l'espressione è utilizzata quando il socio del chiamante si rivela con una giocata che non lascia adito a dubbi [si possono citare a puro titolo esemplificativo 1- carico penultimo di mano con l'ultimo chiamante 2- continuo e reiterato calo di briscole da parte di giocatore posizionato immediatamente dopo il chiamante al fine di permettere a costui di controllare il gioco 3- mangiata di una mano che sarebbe altresì stata bottino di un giocatore che aveva già dimostrato di non essere socio (anche qui alcuni esempi per chiarire il concetto A- asse di briscola a stroncare il 3 incoscentemente giocato dal chiamante B- carico ultimo di mano con altri due carichi in gioco non bottino del chiamante eccetera)]

caric de poaret = (non traducibile, può essere reso come "carico tipico di individuo poco abbiente") l'espressione è mutuata dalla più classica briscola a 4 e viene pronunciata (con tono di auto-compiacimento-consolatorio) da colui il quale utilizza una briscola per raccogliere una serie di figure il cui valore totale è maggiore o uguale a 10 punti. L'esclamazione solleva immancabilmente l'ilarità di tutti i presenti.