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Se vi trovate a trascorrere una vacanza sulle dolomiti, mi raccomando, non dimenticatevi di portare i nostri saluti al signor Gianni presso il negozio LAVAREDO SPORT (Misurina).al piano terra del Grand Hotel omonimo, situato sul fronte lago, in via Monte Piana 21,tel. 0435 39200. Li troverete: cortesia, simpatia ed una persona in grado di darvi consigli ed informazioni riguardo le attività che potrete svolgere, naturalmente sarà in grado di fornirvi l'abbigliamento e le attrezzature necessarie. Non ci credete??!! E allora andate a leggere sotto la foto o sul sito www.auronzo.misurina.it la sua buografia e vi renderete conto di chi vi abbiamo presentato:
Biografia di Gianni Pais Becher
Gianni Pais Becher, guida alpina e scrittore, è nato nel 1948 ad Auronzo di Cadore. Fin da bambino si è interessato alla storia e alla cultura della Valle percorsa dal fiume Ansiei che dal lago di Misurina, passando per Auronzo, scende fino a Treponti, dove confluisce nel fiume Piave. Ancor ragazzo ha sentito il richiamo della montagna e ha incominciato a scalare le montagne che circondano la sua valle, partendo dalle Tre Cime di Lavaredo, le crode più famose di tutte le Dolomiti. A sedici anni è emigrato in valle d’Aosta, dove per quattro anni ha scalato molte cime delle Alpi Occidentali. Presso la Scuola Alpina di Aosta ha conseguito i brevetti di Istruttore Militare di Alpinismo e di Sci. Nel 1967 ha iniziato l’iter per diventare guida alpina e nell’esame di aspirante guida alpina è stao promosso con il miglior punteggio assoluto. Congedatosi nel 1969, è rientrato ad Auronzo dove ha alternato il mestiere di guida alpina, a quello di negoziante di articoli sportivi. Nel 1971 ha fondato il negozio di articoli sportivi “Lavaredo Sport” che funziona tuttora sotto la direzione del figlio Giuseppe, il quale nel 1999 ha aperto una filiale anche a Misurina. La figlia Tatiana invece è diventata un affermata scrittrice, specializzata soprattutto sulla storia dell’Irlanda e della band degli U2, cantanti rock, di cui si è conquistata l’amicizia. Nel 1974 ha partecipato alla prima spedizione alpinistica extraeuropea in Groenlandia, dando così inizio ad una serie ininterrotta di imprese alpinistiche sulle montagne del mondo. Nel 1979 organizza e partecipa alla spedizione Italiana all’Hancohuma, nella Cordillera Blanca, che fa parte delle Ande della Bolivia. Nel 1981 è nuovamente in Sudamerica con una spedizione alpinistica friulana. Sale tra le Ande del Perù, dove dà il suo contributo per la riuscita della scalata al Nevado Sarapo, nella Cordillera di Huayhuash. Nel 1982 è capospedizione del gruppo di alpinisti Veneti e friulani che opera nella Groenlandia Orientale, scalando alcune cime inviolate per vie molto difficili. Da ricordare soprattutto la difficilissima via “storie di straordinaria follia” aperta da Mauriziodall’Omo con Daniele Zandegiacomo su una montagna inviolata e la scalata compiuta dallo stesso Gianni con Ferruccio Svaluto Moreolo sulla inviolata cima Alpe Adria, la terza per altezza di tutta la Groenlandia. Si inaugurano così, una serie di spedizioni alpinistiche “libere”, nelle quali i partecipanti una volta raggiunto il campo base, potevano scegliere liberamente i compagni di cordata e le montagne da scalare, senza nessuna imposizione da parte del capospedizione. Nel 1983 fa da guida ad una spedizione di alpinisti e studiosi di vari Paesi in Groenlandia Orientale. La spedizione è stata organizzata dall’Associazione Italia Groenlandia. Nel 1984 è ancora capospedizione di un gruppo di alpinisti a livello internazionale che operano nella zona chiamata “Sweitzerland” in Groenlandia Orientale. La spedizione è stata organizzata per festeggiare il centenario della scoperta degli Inuit Tunumiut, avvenuta nel 1884, da parte dell’esploratore danese Gustav Holm. Alle scalate partecipano attivamente anche due Inuit di Angmagssalik: Ane Kuitse e Ferdinand Maqe, il celebre alpinista sloveno Peter Podgornik, Maurizio Dall’Omo, Cristina Smiderle, Luciano De Crignis, Lino De Lenardo, Roberto Mazzilis, Janko Humar, e gli scoiattoli di Cortina Luciano Zardini e Antonio Colli. E’ anche la prima spedizione extraeuropea a cui partecipa, l’eclettico artista Mauro Corona, che in quell’occasione dimostrerà tutte le doti migliori sia di uomo sia di alpinista. Nel 1986 Gianni guida un'altra spedizione in Groenlandia alla quale partecipano Peter Podgornik e Ferruccio Svaluto Moreolo. I tre scalano in condizioni di maltempo continuo, l’inviolata parete nord dell’Ingolfjeld, definito “l’Eiger della Groenlandia”. Gianni rimane in Groenlandia anche dopo la scalata, per guidare gli studiosi del centro Studi Ligabue e del Museo di Storia Naturale di Venezia nelle loro ricerche. Nel 1989 è ancora in Groenlandia dove sale alcune cime inviolate con il fiorentino Gastone Lorenzini e la guida alpina di Misurina Elziro Molin. Nell’ottobre del 1990 inizia il primo dei quattro viaggi in Mongolia di cui due compiuti da solo e due come capo di spedizioni alpinistiche. In Mongolia sale delle cime inviolate sugli Altai e nel gruppo dell’Otgon Tenger, la montagna sacra dei mongoli. Nel 1995 è in Cina ad esplorare la catena della montagna Amnie Machin, sacra ai tibetani. Questa si erge alta ed imponente sull’altopiano tibetano dell’Amdo, ai suoi piedi è nato l’attuale Dalai Lama. Ritornerà nella stessa zona nel 1997 per salire con Elziro Molin e Gastone Lorenzini una montagna inviolata. Oltre alle molte vie nuove e innumerevoli scalate sulle Dolomiti, Gianni ha partecipato attivamente a centinaia di salvataggi in montagna con i colleghi del Soccorso Alpino di Auronzo e in seguito come tecnico dell’Elisoccorso del SUEM. Ma l’alpinismo non era lo scopo principale dei suoi viaggi. Le spedizioni alpinistiche fungevano da alibi per trovare i finanziamenti e gli sponsor. Il vero scopo che lo animava era lo studio della cultura e delle tradizioni delle popolazioni autoctone: gli inuit Tunumiut della Groenlandia, i campesinos della Bolivia e del Perù, i kalka, kazaki ed uriancai della Mongolia, i ngolok ed i tibetani dell’Amdo. Dalla loro storia e dalla loro cultura, Gianni ha tratto preziosi insegnamenti che gli sono serviti a capire meglio l’antica cultura dei suoi antenati, che erano fin dalla protostoria, pastori e boscaioli tra le crode delle Dolomiti. Nel 1992 è stato nominato rappresentante in Europa del Mongol Altai Club (il Club Alpino Mongolo), e nel 1993 è stato insignito del premio ANA Cadore. Nel 2000 è stato invitato a far parte del GISM, ( il Gruppo Italiano degli Scrittori di Montagna). Ha scritto molti articoli e reportage sui suoi viaggi e sulle imprese alpinistiche, su riviste specializzate come: l’American Alpine Journal, La Rivista della Montagna, Alp, Airone, la Rivista del CAI e lo Scarpone. Gianni ha all’attivo anche una serie di volumi che trattano della storia e della cultura del Cadore e delle Dolomiti Orientali. Nel 1976 ha pubblicato con la casa editrice Tamari Editori in Bologna, la guida escursionistica "Le Dolomiti della Valle d'Ansiei", guida che è stata ampliata nella seconda edizione del 1983. Nel 1988 ha edito il volume "Contributo alla Storia delle prime guide Alpine di Auronzo e Cadore" e nello stesso anno ha realizzato una serie di reportage televisivi sugli emigranti Cadorini negli USA, trasmessi più volte da Tele Cortina. Nel 1993 ha curato per la fondazione Giovanni Angelini la ricerca sugli oronimi di Auronzo inserita nel volume "Oronimi bellunesi n° 3, Ampezzo, Auronzo e Comelico". Nel 1995 ha pubblicato il primo volume di "Auronzo per non Dimenticare" tradotto in inglese dalla scrittrice di Chicago Rebecca West. Nel 1996 ha pubblicato il secondo volume. Nel 1997 ha diretto il filmato "Le Dolomiti del Cadore" per la Video Pol di Ponte nelle Alpi. Nel 1998 con Ada Martella ha pubblicato il volume " Segni nelle Dolomiti Orientali", edito dalla Comunità Montana Centro Cadore. Nel 1999 ha pubblicato il volume "Auronzo Terra di Frontiera" edito dalla Regione del Veneto e dal Comune di Auronzo. Nel 2000 ha pubblicato il volume “Il Cadore degli Emigranti” edito dal Comune di Auronzo con un finanziamento della Comunità Economica Europea. |