Luci"o" in sala

Raccolta di critiche cinematografiche

 

Arancia meccanica
(A Clockwork Orange, 1971 - regia di Stanley Kubrick)

Commento di Antonio: O fratelli, l’opinione del vostro affezionatissimo è che Arancia meccanica sia un grandioso capolavoro!

Nell’anno del Signore 1962 un tale scrittore di nome Anthony Burgess scrisse qualcosa come cinque romanzi, tra i quali ne spiccava in particolar modo uno, che sarebbe rimasto nella storia, attuale perfino 40 anni dopo. Il titolo, un antico e desueto modo di dire che l’autore aveva sentito da un avventore in un pub molti anni prima, era perfetto, così come perfetta era la storia e soprattutto il linguaggio assurdo che lui stesso aveva inventato per narrarla.

Il protagonista, Alex, era un ragazzo di appena quindici anni, dedito all’Ultraviolenza. Il Male incarnato in un giovane di buona famiglia che trascorreva le giornate con la sua “banda” tra stupri, pestaggi e rapine. E una grande passione: la musica classica e Ludwig van Beethoven in particolare.

Diversi anni dopo la pubblicazione, un grande regista ebbe il coraggio di mettere su pellicola quella storia, convinto che il messaggio meritasse di essere trasmesso e ben sapendo che avrebbe generato scandalo nella società perbenista e nelle menti di chi rifiuta a priori alcune realtà scomode, preferendo indossare il paraocchi. Il regista in questione era ovviamente Stanley Kubrick, il quale sceneggiò Arancia meccanica molto fedelmente, modificando solo quegli elementi che riteneva superflui o irriproducibili.

Scritturò così un attore più “adulto” dell’Alex del libro, ma solo perché immensamente colpito dalla sua bravura; infatti Malcolm McDowell gli regalò un’interpretazione magistrale. Il film riscosse un’immenso successo, tanto che le file ai botteghini erano estenuanti, così come fu censurato e attaccato su tutti i fronti. Basti pensare che in Inghilterra, incredibile ma vero, è tuttora vietata la riproduzione del film.

Kubrick ne soffrì molto. Come al solito, ogni genio è destinato ad essere incompreso almeno una volta nella vita.

Che dire del film? Le riprese perfette, le carrellate magistrali, i primi piani mozzafiato... ma sopra ogni altra cosa la musica che imperversa dall’inizio alla fine, indimenticabile. Prendendo spunto dalla passione del protagonista stesso, è stato facile inserire “pezzi sacri” di Beethoven e non solo, che accompagnano la storia puntellandola, sostenendola, sottolineandola. Rendendo alcune scene indelebili.

A chi ha accusato e accusa il film di essere gratuitamente violento, indecente, di giustificare gli atti criminosi o addirittura di provocarli, hanno risposto sia Kubrick sia Burgess, spiegando più volte che per rendere verosimile e chiaro il messaggio insito nella storia era necessario renderla vera e cruda, altrimenti avrebbe perso qualsiasi motivo d’essere.

E Arancia meccanica si condensa in un’unica, semplice frase, presente nel libro e nel film: « Un uomo che non può scegliere, cessa di essere un uomo ». Sta tutto qui. La libertà. La libertà di scelta di ogni singolo individuo in una società, per quanto possa essere squallido e raccapricciante quell’individuo.

Arancia meccanica è un film sulla libertà di scegliere tra il bene e il male.

Quando lo Stato cerca di “condizionare” Alex mediante lavaggio del cervello e di renderlo così un ragazzo “perbene”, gli toglie di fatto la libertà di scelta tra bene e male. Un questione etica che il film non manca di sollevare attraverso alcuni personaggi chiave, come il cappellano del carcere che arriva addirittura ad affermare che è meglio una persona che sceglie volutamente il male, come Alex, piuttosto che un automa condizionato al bene senza averlo scelto né voluto.

Questo, fratelli, è Arancia meccanica. Una storia di malcichi, di latte corretto, di vaevieni, di babusche, sguana puzzolente, mielestrazi assolutamente cinebrivido, karasciò e planetari da locchiare.

Una storia che non si dimentica. Come tutte le pellicole di Kubrick, lascia un marchio profondo che aiuta a riflettere e aprire la mente. Chi è pronto, si tolga il paraocchi.

Lo spettacolo comincia.

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