Luci"o" in sala

Raccolta di critiche cinematografiche

 

Bagdad Cafè
(Out of Rosenheim, 1988 - regia di Percy Adlon)

Trama: Jasmin è una turista tedesca che, durante un viaggio in America, abbandona il marito. Dopo aver camminato a lungo arriva al Bagdad Cafè, una stazione di servizio-motel immerso nel nulla.

Qui incontrerà un microcosmo fatto da personaggi unici che vivono ognuno la propria vita. Su tutti c’è Brenda, una donna che ha allontanato da sé il marito perché troppo impegnata a comandare.

Fra le due donne, e con tutti gli altri personaggi, si instaurerà un rapporto magico che nessuno avrebbe potuto prevedere.

 

Commento di Lucio: Simpaticissima piccola perla, a riprova che un buon film non ha bisogno di effetti speciali!

L’estrema semplicità della sceneggiatura è contrapposta agli incredibili virtuosismi della fotografia: ogni immagine è ammantata di un colore tanto irreale quanto meraviglioso.

Due donne ai margini del deserto che si scrollano di dosso le catene della loro vita precedente: no, non sono Thelma & Louise e questo non è un road-movie. Il viaggio catartico in questo film si fa da fermi, e la speranza in un futuro migliore è tanto reale quanto magica.

Le due donne sono abissalmente differenti: Brenda è un’afroamericana che deve dividersi fra i problemi di una numerosa famiglia e quelli di una stazione di servizio; Jasmin è una turista bavarese che si ritrova da sola proprio in mezzo al deserto. Ma entrambe le donne hanno qualcosa di importante in comune: tutte e due hanno lasciato i propri mariti, cercando di dare una svolta ad uno stile di vita divenuto insopportabile. Senza contare la grande forza d’animo e di carattere che posseggono entrambe in gran quantità: gli insuccessi iniziali nel tentare di instaurare un rapporto non scoraggiano nessuna delle due.

Il Bagdad Cafè è una stazione di servizio che si trova, come dice la canzone tema del film, « fra Vegas ed il nulla ». Il colore rosso fuoco che contraddistingue le riprese all’aria aperta fa pensare ad un ambiente irreale, alla superficie di un pianeta inospitale: a riprova di questo si potrebbe dire che tutti i personaggi del film sono alieni l’un l’altro, nel senso che nessuno ha un vero rapporto con qualcun altro.

Ma tutto questo cambia con l’arrivo, dalle fauci del deserto, di Jasmin, questa donna strana e straniera, con la sua cultura diversa e i suoi occhi profondi, che stravolgerà gli equilibri del microcosmo che troverà in quell’angolo sperduto del mondo. L’elemento di diversità che Jasmin rappresenta crea dapprima lo scompiglio generale in un gruppo di person sì eterogeneo, ma lo stesso chiuso all’estraneità, come qualsiasi gruppo di persone. Il fatto di essere un insieme di pellerossa, afroamericani e bianchi non rende il gruppo tollerante verso gli stranieri. Ma la dirompenza fisica e morale di Jasmin farà breccia nei cuori di tutti.

La donna non spiegherà mai perché ha abbandonato il marito e la vita di prima, ma farà di tutto per portare comprensione e magia (nel vero senso della parola) in quella strana famiglia che ha trovato al Bagdad Cafè. Sembra infatti essere l’unica a sapere come sciogliere i nodi che legano le vite di ognuno, così che i dissapori svaniscano e nasca una semplice quanto irresistibile simpatia verso la donna tedesca.

Il rapporto con Brenda sarà il più burrascoso, essendo questa una donna abituata ad essere “dura” per tenere testa alle vicissitudini della vita. Per questo ci metterà di più rispetto agli altri ad apprezzare le qualità di Jasmin, sentendosi minacciata da lei.

Il personaggio del pittore Cox, magistralmente interpretato da Jack Palance, sarà quello fondamentale per il futuro di Jasmin ed il più “poetico”. Il pittore infatti sarà uno dei primi ad apprezzare la donna, sia dal punto di vista umano che artistico: le giunoniche forme di Jasmin, infatti, sembrano uscite da un quadro di Botero. La pittura è molto presente nel film, con i quadri che la donna tedesca man mano interpreta, così come la bellissima musica di Bach che il figlio di Brenda suona al piano.

A proposito di musica impossibile non sottolineare l’irresistibile brano di Jevetta Steele, la famosissima Calling You, che fa da filo conduttore dell’intero film.

 

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