Luci"o" in sala

Raccolta di critiche cinematografiche

 

The Believer
(The Believer, 2001 - regia di Henry Bean)

Odio ed amo
Chi sa dirmi perché?

Catullo

Commento di Angela:

E avvenne che dopo queste cose Dio mise alla prova Abramo e lo chiamò: « Abramo! » e Abramo rispose « Eccomi! » e Dio disse: « Ora prendi tuo figlio, l’unico figlio che hai, Isacco, e va nelle terre del Moriat ed offrilo in sacrificio sulla cima della montagna che ti mostrerò! »
– Allora ragazzi, che cosa sta succedendo veramente?
– È una prova di fede per Abramo, una prova della sua devozione a Dio.
– Denny? Come sempre hai qualcosa da aggiungere?
– Non si tratta della fede di Abramo, ma del potere di Dio. Dio dice: « Lo sai quanto sono potente? Ti posso far fare qualsiasi cosa io voglia, non importa quanto sia stupida… posso perfino farti uccidere tuo figlio… perché io sono tutto e tu sei NIENTE! »

Non è possibile incominciare a scrivere di questo film, senza riportare integralmente il suo preambolo, che è il cuore del film ed il suo finale, il suo TUTTO. Un film straordinario, che ti lascia qualcosa impresso dentro, e che non potrai fare a meno di annoverare fra i film piú belli mai visti, quelli che stupiscono!

Una testa rasata tormenta un seminarista ebreo sulla metropolitana. Potrebbe sembrare una banale scena di incivile vita quotidiana, ma non lo è. Il seminarista scende dal metrò e l’altro lo segue, lo strattona ed al seminarista cade il libro sacro. A questo punto la testa rasata, l’incivile, il bruto, raccoglie il libro e glielo consegna, quasi con devozione; poi si accanisce contro di lui, contro quello che rappresenta, quasi volesse convincerlo a lasciare i suoi studi; lo colpisce incitandolo a difendersi, a colpirlo a sua volta!

« Seminarista di merda! Alzati! Colpiscimi! Chi credi di essere? Tu pensi che Dio prenderà un ariete e ti scambierà con lui? NO (leggi: bisogna difendersi da soli, non attendere che Dio compia il gesto misericordioso e ti risparmi le sofferenze). La testa rasata è Daniel-Danny; viene chiamato con nomi diversi a seconda del contesto in cui si trova.

Danny è l’ebreo che studia la Torà, che dissente sempre col suo insegnante, che non si accontenta di soluzioni banali a problemi biblici con forte impatto etico. Scacciato dalla scuola teologica, adulto, Daniel è la testa rasata, ma che porta i soldi a casa del vecchio padre malato e che guarda con nostalgia i suoi quaderni di quando studiava, rivivendo di continuo le diatribe con il rabbino, che lo facevano sentire diverso dagli altri ragazzi, ben inseriti, obbedienti e perciò amati.

Cerca ora di inserirsi in un gruppo di fascisti, coi quali spera di condividere il desiderio di colpire gli ebrei, di distruggere questo modo di credere, di pensare, di essere, che non può essere annullato se non uccidendoli, perché ciò che sono è talmente radicato in loro, che non è possibile separare la loro essenza dalla loro carne.

Daniel è ebreo; vorrebbe non esserlo e sta lottando strenuamente per ribellarsi a ciò con cui è stato forgiato, ribellarsi alla legge divina, pensare con la propria testa, agire secondo il suo volere e non il volere di Dio: un Dio potente e crudele, un Dio vendicatore che non ha pace e tormenta il suo popolo prediletto.

– … la verità è che il mondo moderno è una malattia ebraica.
– Quale malattia?
– L’astrazione! Gli ebrei sono ossessionati dall’astrazione! La mia proposta sarebbe quella di uccidere gli ebrei!

Queste parole le dice Daniel, ebreo, ad una riunione di neofascisti… e non c’è nessuno di piú convinto di un integralista deluso, che ha perso tutte le speranze che aveva riposto nella ideologia che lo avvolgeva e lo sorreggeva, lo faceva sentire sicuro ed invincibile, infallibile ed eterno. Uccidere i vincenti, ricchi, geniali ebrei… tutte le persone mediocri, affrante dalla difficoltà di vivere, non potranno dolersi della loro morte, perché avranno focalizzato in essi il capro espiatorio del proprio fallimento.

Daniel-Danny non è uguale agli altri, ai suoi amici nazisti, antisemiti ed attaccabrighe, senza cervello e senza cultura; che agiscono d’istinto, bestialmente, cercando soddisfazioni immediate. Solo la cultura può dare soddisfazioni a lungo termine, pensate, studiate, desiderate ma sorrette da una base ragionata, oltre che emotiva. Vorrebbe essere come loro, ma non lo è; vorrebbe integrarsi in un gruppo, ma è un solitario che insegue le sue idee; vorrebbe condividerle con altri, ma gli altri hanno altre mire, altri interessi venali e di potere; nessuno è come lui, coi suoi tormenti e la sua ricerca della verità.

– Isacco non era il suo unico figlio. Anche Ismaele era figlio di Abramo.
– Era l’unico figlio che amava.
– Oh, Oh, li uccidono solo quando li amano!
– Allora ragazzi, che cosa sta succedendo veramente?
– È una prova di fede per Abramo, una prova della sua devozione a Dio
– Danny? Come sempre hai qualcosa da aggiungere?
– Non si tratta della fede di Abramo, ma del potere di Dio. Dio dice: « Lo sai quanto sono potente? Ti posso far fare qualsiasi cosa io voglia, non importa quanto sia stupida… posso perfino farti uccidere tuo figlio… perché io sono tutto e tu sei NIENTE! »
– Ma se Dio è tutto e noi siamo niente, come possiamo giudicare le sue azioni?
– Noi abbiamo il libero arbitrio, l’intelligenza che Dio ci ha dato.
– Aspetta! Ma che stai dicendo! Dio non lascia che Abramo uccida Isacco. Gli dà l’ariete perché lui non debba farlo.
– Personalmente penso che sia una bugia!
– Tu pensi! In base a cosa?
– C’è un libro che dice che Isacco è morto e poi è risorto; io ci credo. Ma va bene, ammettiamo che Dio gli diede l’ariete, che cosa cambia? Dal momento che Abramo alzò quel coltello, sarà come se l’avesse ucciso nel cuore. Abramo non poté mai dimenticarlo e non poté farlo Isacco. Rimase traumatizzato, si trasformò in un povero scemo per tutta la vita. Io penso che tutto il popolo ebraico porti su di sé le cicatrici di quello che è successo!

Gli uomini veri sono i bianchi, i cristiani… e Danny-Daniel vorrebbe esserlo e cerca di annullare la sua nascita ebraica comportandosi come se lo fosse. Quando un giornalista scopre il suo segreto, lo minaccia con una pistola. Se questi lo rivelasse, se gli togliesse anche questa possibilità di crearsi un’altra natura, visto che la natura ebraica lo ha deluso; se gli togliesse la possibilità di inserirsi nel gruppo che ha scelto, visto che il gruppo ebraico lo ha deluso, egli è pronto ad ammazzarsi. Non minaccia di ucciderlo, ma di uccidersi!

Dio ha creato Hitler come punizione per gli ebrei che hanno abbandonato la terra.

Quando il sopravvissuto all’olocausto racconta come il soldato nazista abbia ucciso il suo figlioletto di tre anni, Daniel si ribella e lo accusa di non essersi comportato da uomo, di non essersi ribellato al sopruso, all’ingiustizia, di non aver difeso il figlio. Come Abramo era pronto ad uccidere il figlio per volere di Dio; anche il sopravvissuto ha accettato il volere di Dio passivamente. Daniel rimprovera gli ebrei di avere accettato passivamente l’olocausto, di non essersi ribellati al volere di Dio.

Per inserirsi nel gruppo di naziskin, deve fare qualcosa di eclatante, una iniziazione che gli consenta di essere un uomo vero, oltre che un non ebreo. Quando si ritrova nella sinagoga per sistemare dell’esplosivo, però, mentre gli altri compiono gesti di vandalismo, lui si sente pervaso dal fascino della sacralità, dalla culla religiosa in cui era cresciuto, dalla presenza di Dio; un Dio che punisce e guida le azioni degli uomini, che parla ed a cui lui si ribella, nonostante il turbamento che prova, con l’escalamazione « Sta zitto! ».

Non può, però, permettere che mani sacrileghe oltraggino la Torà (immagine a 48’19"), la legge di Dio, una legge a cui si ribella col libero arbitrio, ma che comunque rispetta e venera con sacralità. Dopo averla salvata, la abbraccia come si abbraccia un padre, come se fosse Dio stesso.

Come può trovare pace con questo dualismo che lo tormenta? Ribellarsi a Dio è un’azione eroica ma difficile e dolorosa; un’impresa da eroi o da incoscienti? Come si può combattere il nulla senza fine?

Pensa continuamente all’uccisione del bambino da parte del soldato e, nei suoi pensieri, egli riveste i panni del nazista, ed odia il comportamento rassegnato del padre, del popolo ebraico che ha bisogno di un Dio che lo salvi, che non riesce a salvarsi da solo. Quando la bomba che hanno messo nella sinagoga si ferma al 13° secondo prima dell’esplosione, sembra che veramente Dio voglia salvare di nuovo gli ebrei, il suo popolo.

La sua ribellione, però, non può fermarsi e si focalizza in una lotta personale contro Dio. Fare esplodere la sinagoga e tutti gli ebrei in preghiera sfidandolo ad intervenire, sarà ora la sua idea fissa.

– Io penso che il popolo ebraico porti le cicatrici di quello che è successo su quel monte e che noi viviamo ancora nel terrore.
– Dal timore di Dio viene la saggezza.
– Il timore di Dio finisce col farti temere tutto. Le sole cose che gli ebrei sanno fare benissimo è solo aver paura ed essere sacrificati!
– Ma tu ci credi in Dio?
– Certo, io sono l’unico che ci crede veramente; io lo vedo per il maniaco megalomane che è. E noi dovremmo adorare una tale divinità? Io dico di no.
– Se tu fossi uscito dall’Egitto saresti stato annientato da Dio come gli adoratori del vitello d’oro.
– Che mi annienti adesso, allora; che mi schiacci da quell’arrogante despota qual è. Avanti!!!!!!!!! Uccidimi!!! Non vedi che sono qui?

La sfida di Daniel-Danny con Dio è un gesto d’amore e di rispetto, da eguali, non da sottomessi. Fare discorsi, tenere seminari, essere un apostolo della ribellione a Dio, sconfiggerlo creando un suo popolo, che non sappia che farsene della terra promessa ma che, anzi, scacci gli ebrei dalla terra americana: questo sarà il suo stile di lotta.

C’è un problema, però. Questo stile, che gli è stato proposto dai neofasciti, è imparentato con la richiesta di fondi; dovrà mercificare il suo credo, comprare proseliti, e ciò lo fa vomitare, anche se non potrà esimersi dal farlo. Le persone hanno bisogno di valori in cui poter credere, non di soldi e basta, di mercato e basta.

La sua ribellione a Dio si concretizza di nuovo nei suoi pensieri, interpretando ora la parte del padre del bimbo ucciso dal nazista, nel ribellarsi a lui, nel ribellarsi a Dio ed alla sua volontà.

È un ebreo, ma non si sottometterà, accettando di subire la collera divina. Dio ha vinto.

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