Luci"o" in sala

Raccolta di critiche cinematografiche

 

Borotalco
(1982 - regia di Carlo Verdone)

Commento di Emiliano: Sergio Benvenuti (Carlo Verdone), ragazzo romano piuttosto ingenuo ed impacciato nei modi, riesce a trovare lavoro in una casa editrice di una collana musicale come agente pubblicitario. Forse, è l’occasione giusta per poter “ingranare” e, quindi, sposare Rossella (Roberta Manfredi) con la quale è fidanzato da quattro anni; per lo meno questa è la sua giustificazione davanti ad Augusto (Mario Brega) il cruento padre di lei, in allarme per la adorata figlia.

Ma il lavoro non va; infatti è ultimo nella classifica delle vendite; amareggiato telefona alla capolista Nadia Randelli (Eleonora Giorgi), ragazza spigliata con il pallino della musica leggera ed in particolare di Lucio Dalla, proponendogli di unire il loro lavoro per un giorno in modo da fargli fare un po’ di tirocinio. L’indomani, però, è soltanto lui davanti all’abitazione del cliente architetto Manuel Fantoni (Angelo Infanti). Stanco di aspettare Nadia – che nel frattempo è intrappolata in una fila per prenotare dei posti ad un concerto di Dalla – decide di salire, forse la ragazza è entrata prima di lui.

Previsione errata, Nadia non c’è; c’è invece, il cliente: un uomo sulla quarantina, con l’aria di playboy incallito che, a quanto pare, ha molta voglia di parlare di sé. Tanto che Sergio si ritrova nella veste di attento ascoltatore, addirittura estasiato dalle innumerevoli avventure del neoamico. Avventure che si dichiareranno finte per bocca dell’architetto; come si rivelerà finto il suo nome (quello vero è Cesare Cuticchia), e questo tramite il maresciallo che, giunto sul luogo, l’arresta. Sergio si ritrova solo in quell’appartamento pieno di storie mai avvenute, di irrealtà.

Per gioco cerca di rifare il verso all’amico; si veste dei suoi panni. L’inizio d’una bugia che prenderà, in seguito, la dimensione di una spirale, dalla quale sembra impossibile uscire fuori; fino a che ci riesce ed il tonfo sulla realtà è più duro di quanto si immaginava. La farsa ha inizio con il suono del campanello alla porta: è Nadia che si scusa del ritardo chiedendo se si è visto un suo collega, Sergio Benvenuti. « No, non si è visto » è la risposta.

Poi, anche lei cede al fascino delle storie inventate da Sergio/Manuel, il suo aspetto insignificante si riveste, sotto gli occhi di Nadia, di un alone fascinosamente misterioso: nuovo abbigliamento cucito interamente dalle bugie e all’atmosfera del luogo. Quando Sergio ritorna a casa, vorrebbe definire la cosa, spiegare, ma, per varie circostanze, non riesce ed il gioco va avanti fin quando il padre di Rossella ristabilisce “a cintate” l’ordine e tutto rientra nella normalità: Sergio e Nadia si sposeranno rispettivamente con i loro partners.

Si ritrovano dopo qualche anno: lui, venditore affermato con un figlio a carico; lei, ricca benestante con un desiderio avverato: Dalla ha inciso la sua canzone. Tutto fila liscio, ma forse è proprio questa normalità che rende grigia la loro vita, perciò basta una frase del passato “gioco” che ogni cosa ricomincia a girare come una spirale

Un cult! Il migliore Verdone di sempre.

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