Luci"o" in sala

Raccolta di critiche cinematografiche

 

Charles Bronson
(Charles Buchinski, 1921-2003)

 

Charles Bronson è morto, viva Charles Bronson!
di Angela Campanella

Se Dino de Laurentiis non gli avesse reso omaggio al Festival di Venezia, nessuno si sarebbe accorto che era morto un attore che è stato apprezzato dalla gente e distrutto dalla critica.

Io ho quasi cinquant’anni e non so se i giovani dell’ultima generazione sappiano chi è Charles Bronson. Quelli che hanno trent’anni lo hanno conosciuto in televisione, ma la mia generazione lo inseguiva nei cinema dove proiettavano i suoi film.

La critica lo ha sempre stroncato in modo sbrigativo, quasi avesse paura si sporcarsi le mani solo a scriverne. Io non asserisco che lui interpretasse dei capolavori; naturalmente sto omettendo i grandi film che lo hanno fatto conoscere in tutto il mondo, come I magnifici sette (1960), La grande fuga (1963), Quella sporca dozzina (1967), Due sporche carogne (1968); C’era un volta il West (1968), Sole rosso (1971), girati con grandissimi attori, che garantivano per lui un film di qualità.

Quando gli venne chiesto se avesse qualche rimpianto, rispose che Sergio Leone gli aveva chiesto di interpretare Per un pugno di dollari ma lui non se la sentì di venire a lavorare in Italia con un regista assolutamente sconosciuto!!!!

Mi riferisco alla miriade di film che ha interpretato da protagonista, dove tutto il film ruotava intorno a lui e dove altri interpretavano il ruolo di supporter, che lui ha svolto per tantissimo tempo.

In tanti anni ha girato 97 film, come possiamo leggere dalla biografia di IMDb, e si è fatto apprezzare, ritagliandosi una fetta di pubblico tutto suo.

Io sono una cinefila e per me i maestri sono ben altri, ma non disdegno il cinema di evasione, che serve appunto a passare un po’ di tempo senza pensare, lasciandosi trascinare dalle immagini. Lui era un maestro di questo tipo di film, ai quali non si chiedeva assolutamente nulla.

Ho stilato una cernita di recensioni ai suoi film, dove veniva sistematicamente stroncato, in cui gli si attribuivano atteggiamenti reazionari, idee di destra, film scadenti di cassetta. Per quanto riguarda le idee politiche, io quei film li ho visti tutti e parecchie volte: ma quale politica del cavolo, erano solo film d’azione, dove il buono sconfiggeva il cattivo, dove il rosso è rosso ed il nero è nero.

Se voglio assaporare le sfumature della vita mi vedo un Bergman!!! Se voglio rilassarmi mi vedo un Giustiziere della notte. E poi cosa c’è di male a sognare di potersi difendere? Quanta gente ha sognato di avere accanto un giustiziere nelle quotidiane angherie della vita! Nessuno ha accusato Superman di essere reazionario di destra!!!

È stata coniata per lui la similitudine Ha l’espressione di un posacenere”, che è stata riportata poi a Schwarzenegger e Van Damme. Ma quale espressione devono assumere questi attori quando interpretano questo genere di film? Nella nostra vita quotidiana, non abbiamo forse una espressione da posacenere tutti quanti?

Charles Bronson ci ha fatto sognare. La sua espressione veniva definita come un volto scavato nella roccia; i suoi occhi potevano essere di ghiaccio per i cattivi e dolcissimi per i buoni. La trama era sempre la stessa, con tante situazioni diverse, con intorno attori caratteristi, e registi mestieranti che sapevano fare cassetta.

I critici hanno mai pensato a valutare altre sfaccettature di questi film di genere? Ad esempio quanta gente lavorava in questi film? Quanti hanno guadagnato, dal produttore al consumatore? Se la gente spendeva solti per andare a vedere lui, vuol dire che qualcuno intascava, veniva stipendiato, sbarcava il lunario, giù giù fino all’ultimo scopino della scena.

Per concludere il concetto, per giudicare un attore si deve considerare anche ciò che dà, oltre a quello che è: visto che riesce a ritagliarsi un fetta di affezionato pubblico che lo segue sempre, spende i suoi soldi al cinema, vede i suoi film trasmessi in continuazione dalle reti televisive, dovrebbe essere rivalutato ed apprezzato.

Se domandate ad un passante se conosce un attore di nome Charles Bronson, potete essere sicuri che la risposta sarà “sì”; se gli domandate se conosce un regista di nome Ingmar Bergman, state sicuri che la risposta sarà “no”. Eppure Bergman ha scritto la storia del cinema ed è anche il mio idolo; c’è una storia del cinema che non è scritta sui libri ed è quella che fa guadagnare soldi al mondo che ruota intorno alle pellicole cinematografiche e che fa sognare il pubblico di tutte le età. Un cinema disprezzato a torto e preso in giro da una critica troppo sofisticata, che non conosce il pubblico ma soltanto le opere d’arte.

Se è stato riconosciuto il valore di opera d’arte ache agli spot pubblicitari, dovrebbe esserci un premio Oscar per i film più apprezzati dal pubblico, e soprattutto trasmessi in TV dal maggior numero di anni e con il maggior numero di passaggi televisivi. Sono sicura che Charles Bronson lo vincerebbe ed avrebbe infine quel meritato riconoscimento che gli è stato negato. Tanti lo hanno amato come me, tanti lo hanno seguito ed apprezzato e siamo noi che gli diamo un Oscar e gli rendiamo omaggio, proprio ora e su questo fantastico sito che ci ospita.
Charles Bronson è morto, viva Charles Bronson!

Ladispoli, 3 settembre 2003

Rispondete ad Angela

 

Un omaggio di 35mm.it

È morto Charles Bronson. Ormai era questione di giorni, come avevano detto i dottori. E così si è spento ad 81 anni “Il giustiziere” Charles Bronson, dopo una lunga lotta contro l’Alzheimer e le sue complicazioni. Immigrato lituano negli Stati Uniti, l’attore, dopo aver lavorato nelle miniere, conobbe il successo al cinema con I magnifici sette, ma soprattutto nei panni di Paul Kersey, il giustiziere.

Biografia: Charles Buchinsky nasce a Ehrenfeld, in Pennsylvania, il 3 novembre 1921, da una famiglia di origine lituana. Dopo aver lavorato – come tutti i suoi 14 fratelli – in miniera, diviene aviatore durante la guerra e studente di discipline artistiche nel dopoguerra, a Philadelphia, prima di recitare in teatro, a Pasadena, e in cinema.

Dalla sua pellicola d’esordio Il comandante Johnny di Hataway a La maschera di cera di De Toth fino a Vera Cruz e L’ultimo apache, entrambi di Aldrich, si mette in mostra per la struttura fisica particolare e il volto segnato che lo destinano a forti caratterizzazioni.

Dal 1955, in occasione del film Un pugno di criminali, opta per il nome d’arte di Charles Bronson. È eccellente nel gangster-movie La legge del gangster di Corman, ma soprattutto nel bellico La grande fuga di Sturges. Nel western si segnala per La tortura della freccia di Fuller e per la grinta con il quale affronta il corale I magnifici sette del fedelissimo Sturges. Ci penseranno a valorizzarlo ulteriormente registi come l’affezionato Robert Aldrich (per cui interpreta sovente parti di giustiziere e pistolero, ma anche il soldato – carogna ed eroe al tempo stesso – di Quella sporca dozzina), Sidney Pollack (anche se un po’ si sperde nel popoloso cast di Questa ragazza è di tutti) e Sergio Leone (che in C’era una volta il West, gli affida la parte di un meticcio vendicatore che trama nell’ombra). Dopo aver lavorato soprattutto in Francia (L’uomo venuto della pioggia, Sole rosso), Spagna (Valdez il mezzosangue), Italia (Città violenta, Joe Valachi), torna a Hollywood, dove diviene uno degli attori più amati dal pubblico.

Il vendicatore sarà comuque il ruolo che più spesso i produttori gli affideranno: il riferimento va alla saga de Il giustiziere della notte (cinque film, realizzati tra il ’74 e il ’94) o a film quali Professione giustiziere e La legge di Murphy, spesso criticati poiché ispirati a un’ideologia reazionaria dell’ordine a ogni costo. In essi Bronson di rado sfugge alle smorfie di una recitazione quasi obbligata. Fortunatamente Walter Hill (L’eroe della strada), John Huston (Tiro incrociato) e Don Siegel (Telefon) pensano a fornirgli – nei limiti del cinema di genere – personaggi che vanno oltre il muscolare e approcciano il mitico. Nel 1991, Bronson partecipa a un film dell’esordiente Sean Penn, Lupo solitario, in una parte per lui insolita, quella di un padre che si suicida. È stato sposato tre volte: dal ’49 al ’67 con Harriet Tendler, che gli regala due figli; dal ’68’ al ’90 con la collega – con la quale farà spesso coppia sullo schermo – Jill Ireland, che lo lascia vedovo e padre di una figlia; dal ’98 con Kim Weeks. La sua ultima interpretazione è – nel 1999 – nel tv-movie Family of Cops. Charles Bronson muore il 30 agosto 2003, a Los Angeles, dopo aver lottato a lungo contro l’Alzheimer.


Stroncature della critica, botteghini sbancati!

« Secondo Dalla Palma, da giovane era bello ma non aveva il fascino del duro che gli ha conferito l’età. Piace alla donna che ama l’umo forte » (L’intrepido anni ’70)

« È uno degli attori meglio pagati del mondo » (L’intrepido anni ’70)

 

Tutte le critiche, dove non specificato, sono tratte da Il dizionario dei film di Paolo Mereghetti

I magnifici sette (1960):
[…] un trampolino di lancio per i suoi protagonisti, e un enorme successo internazionale… con tre sequel.

La grande fuga (1963):
[…] affidandosi a un cast di star emergenti, prese in parte da I magnifici sette. […] All’epoca un successo straordinario.
Costato $ 4.000.000, incassati $ 5.500.000 (USA)

Quella sporca dozzina (1967):
[…] recitato splendidamente da tutte le facce patibolari che allora a Hollywood andavano per la maggiore. Oscar per i migliori effetti sonori – un grande successo al botteghino e ben tre sequel.
800.000 spettatori (Svezia)

Incassati $ 20.403.826 (USA)

Viva! Viva! Villa! (1968):
Villa […] un irriconoscibile Yul Brynner con baffi e capelli […] Bronson spesso ruba la scena nei panni di un rivoluzionario canagliesco.

2 sporche carogne (1968):
[…] Film spettacolare e nel complesso godibile […], anche se alcune situazioni incredibili causano delle cadute di tono.
Tipico giallo di scuola francese, spettacolare quanto la prepotente personalità del protagonista richiede (Alain Delon), sorretto da una corte di attori minori tutti godibili (Chales Bronson). Situazioni incredibili, divertimento discreto (Film TV).

C’era una volta il West (1968):
[…] L’inizio, con i due pistoleri che aspettano Bronson, e le sequenze d’azione sono dei capolavori di montaggio e di combinazione tra musica (Morricone) e immagine; ma le parti di raccordo sono macchinose. Bronson e la Cardinale all’altezza, Fonda in un insolito ruolo di cattivo.

Twinky (1969):
Una commedia modesta che traduce in banalità il clima anticonformista attorno al Sessantotto, nonostante gli sforzi di Bronson per essere dignitoso.

L’uomo venuto dalla pioggia (1969):
[…] Un giallo ricco di colpi di scena ma senza un’autentica tensione emotiva.

Al soldo di tutte le bandiere (1970):
[…] Film stiracchiato costruito sui due attori famosi (Tony Curtis e Chales Bronson), che non riesconoo a vivificare la banalità del soggetto.

Città violenta (1970):
Storia di crimine prodotta in Italia con star americane, del genere dove alla fine ci restano tutti secchi.

Sole rosso (1971):
[…] Non mancano neanche i pellerosse in questo scipito ibrido girato in Spagna con un cast internazionale. Lo salva, malgrado tutto, una certa spettacolarità.
114.446 spettatori (Svezia)

Chato (1971):
Il mezzosangue Bronson ha ucciso per legittima difesa ma viene braccato; quando gli violentano la moglie si scatena. Tutti i cliché del Bronson-pensiero in un western che ai tempi sembrava molto violento.

Professione assassino (1972):
Brutalità e esagerazioni spettacolari in un film che non si preoccupa nemmeno di “spiegare” la violenza e azzarda paralleli tra crimine e sopraffazione delle istituzioni soffermandosi dettagliatamente su svariate tecniche omicide. Indegno.
98.724 spettatori (Svezia)

L’assassino di pietra (1973):
Thriller ben fatto, ricco d’azione ma piuttosto violento.
100.887 spettatori (Svezia)

Valdez il mezzosangue (1973):
Western all’italiana, supervisionato da un grande vecchio americano (John Sturges): prevedibile, ma non del tutto banale. Convincente Bronson nei panni di un personaggio senza radici.
709.731 spettatori (Spagna)

A muso duro (1974)
Guai e violenza si abbattono su un coltivatore di angurie del Colorado che si ribella alla mafia locale. Sceneggiatura pseuodoironica di Elmore Leonard al servizio del solito cliché bronsoniano: un duro sopravvissuto e decorato in Vietnam.

Il giustiziere della notte (1974):
Un avvio efferato e agghiacciante lascia il posto a un controverso poliziesco, che è stato accusato di fascismo e apologia della violenza. La tesi del regista è che il vigilantismo non è una soluzione ma un altro problema: le immagini, però, parlano da sé. Notevole, in ogni caso, l’ambientazione da incubo. La colonna sonora è di Herbie Hancock. Tra gli stupratori è riconoscibile Jeff Goldblum, al suo debutto. Con ben 4 seguiti [Nemmeno una parola per Bronson!!!]
Incassati $ 22.000.000 (USA)

Il giustiziere della notte 2 (1982):
Realizzato a scopi meramente commeraciali [gli altri lo fanno per vocazione!!!], senza un minimo di stile né di provocazione ideologica: tutto è dato per scontato e anche Bronson ha assunto un’aria legnosa e annoiata. [Una parola per Bronson!!!]
Incasso primo week-end $ 1.871.487 (USA), 7 marzo 1982, 377 cinema
Incasso totale $ 16.100.000 (USA)

Il giustiziere della notte 3 (1985):
È prodotto dalla Cannon, e il tasso di violenza e di razzismo aumentano. Ancora più rozzo degli altri [Fortunatamente nemmeno una parola per Bronson!!!]
Incassi $ 16.100.000 (USA)

Il giustiziere della notte 4 (1987):
Tentativi di aggiornamento per un formula che non sucita più indignazione ma è solo patetica [Fortunatamente nemmeno una parola per Bronson!!!]
Incasso primo week-end $ 2.466.557 (USA), 8 novembre 1987, 1.030 cinema
Incasso totale $ 6.880.310 (USA)

Il giustiziere della notte 5 (1994)
Disgustoso sequel inutilmente violento e compiaciuto: la trama è risibile e tutto si riduce a un campionario di sangue e spari. E certe scene di tortura sono davvero insopportabili: cambiate canale!

10 secondi per fuggire (1975):
Film d’azione con tocchi da commedia, precocemente invecchiato anche per i vezzi di regia di Gries (ralenti, fotostop, montaggio a raffica).
161.862 spettatori (Svezia)

Eroe della strada (1975):
Shaney (Bronson) è un vecchio pugile che si guadagna da vivere praticando la boxe nelle strade di New Orleans: sport di moda nell’America tra le due guerre. Tra impresari corrotti e piccoli guai quotidiani, emerge la vera stoffa del protagonista, forte d’animo oltre che di braccio. Per Walter Hill, qui al suo debutto registico, chi è campione nello sport deve esserlo anche nella vita. Teso e violento.
Incasso $ 5.000.000 (USA)
154.668 spettatori (Svezia)

Io non credo a nessuno (1975)
Tratto da un romanzo di Alistair MacLean, un western claustrofobico che inizia con i modi del giallo, vira verso il catasrofico e si conclude in maniera pirotecnica e improbabile. La buona prova di Bronson (formidabile nello scontro con l’ex campione di pugilato Archie Moore sul tetto di un vagone) e qualche bella ripresa diretta da Yakima Cannutt, regista della seconda unità, riscattano un film altrimenti abbastanza scontato.

Da mezzogiorno alle tre (1976):
Una storia bizzarra dà origine a un western molto incerto, cha alterna momenti da commedia romantica a flash da incubo. Bronson cambia look e registro, ma non convince del tutto.

Candidato all’obitorio (1976):
Trama intricata e confusa e ritmo lentissimo: non certo un thriller riuscito. Particina di teppisti per Jeff Goldblum e Robert Englund.

Leoni della guerra (1977):
Prodotto originalmente per la tv (e più lungo di 20’) è un passabile film d’azione, scontato nell’azione e programmaticamente partigiano.

White Buffalo (1977):
Western semiallegorico che è piaciuto poco, malgrado il tentativo di rinnovare certi cliché.
La sceneggiatura punta tutto sull’aspetto avventuroso della vicenda, traslasciando approfondimenti e spiegazioni (Film Tv)

Telefon (1977):
Spy-story originale e ben diretta, che mantiene l atensione altissima fino all’ultima scena. Tra gli attori, meglio il mefistofelico Pleasance del legnoso Bronson.

Tiro incrociato (1979):
Film turistico che ci fa girare mezzo mondo. Costruito per i fans del muscoloso Brondon è consigliato solo a loro.

Caboblanco (1980):
Poco credibile, scontato, spiacevole tentativo – perdente in partenza – di riproporre le atmosfere e l’intreccio dell’immortale, e inimitabile, Casablanca di Curtiz.

Caccia selvaggia (1981):
Ispirato a un fatto realmente accaduto nel 1931, potrebbe avere la forza metaforica di una violenta parabola esistenziale se non fosse così carico di compiaciute brutalità. Notevole l’interpretazione di Lee Marvin nella parte di un sergente disilluso e alolizzato [Nemmeno una parola per Bronson!]

10 minuti a mezzanotte (1983):
Film decorosamente insulso, si basa su una sceneggiatura convenzionale e ideologicamente reazionaria (Film TV)
Piuttosto morboso e violento, con l’aggiunta di una condanna del garantismo. E poi Bronson non ha un briciolo dell’ironia dell’ispettore Callaghan.
Incassi $ 7.100.000 (USA)

Professione giustiziere (1984):
Fastidiose le giustificazionii pseudoumanitarie e pseudogrogressiste alla violenza; per il resto Bronson è la fotocopia di se stesso.

La legge di Murphy (1986):
Stanca variante sul tema del giustiziere metropolitano, con Bronson ridotto a macchietta di se stesso e dei suoi eccessi di violenza: pistola facile, ambiente di maniera e clichés [Una parola per Bronson!]
Incasso primo week-end $ 3.388.907 (USA), 20 aprile 1986, 1.260 cinema - Gross
Incasso totale $ 9.947.631 (USA)

Assasination (1987):
Thriller di fantapolitica dove la violenza e le scene rocambolesche (imbarazzanti tentativi di imitare la commedia sofisticata) non riescono a mascherare l’esiguità della trama e della regia.
Incasso $ 6.075.793 (USA)

Il segno della vendetta (1988)
Incasso $ 3.074.681 (USA)

Soggetti proibiti (1989):
Bronson è classe 1921, Thompson 1914, ma continuano imperterriti a girare le solite storie nel solito modo (questa volta a fianco del vecchio c’è però una ragazzina). Ai tempi del Giustiziere della notte erano discutibili, oggi fanno tenerezza.
Incasso $ 3.416.846 (USA)

Lupo solitario (1991):
Spaccato della provincia profonda americana: la padre (Dennis) muore, il padre (Bronson) si suicida… [Seguono lodi per Sean Penn alla sua prima regia].
TUTTE le interviste a Sean Penn sull’uscita di questo film erano caratterizzate dall’omaggio che lui voleva dare a Bronson, suo idolo e guida paterna, che aveva voluto nel film nel ruolo del proprio padre. Forse Merenghetti non segue le conferenze stampa di presentazione dei film!!!
Incasso primo week-end $ 34.047 (USA), 22 settembre 1991, 4 cinema

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