Luci"o"
in sala 
Raccolta di critiche
cinematografiche
Dal tramonto allalba
(From Dusk Till Dawn, 1996 - regia di Robert Rodriguez)
Commento di Lucio: Quando nel 1994 arrivò in Italia la voce che un regista sconosciuto, un certo Robert Rodriguez, aveva girato il sequel di un proprio film con protagonista Antonio Banderas, subito si cercò di capire chi diavolo fosse questa nuova rivelazione. Così sbarcò anche in Italia, con qualche anno di ritardo, El Mariachi, opera schizofrenica e irresistibile che dimostrò al ristagnante mondo della cinematografia hollywoodiana che con tanto cuore, tanta volontà e pochi soldi si poteva fare non un capolavoro ma un buon film. Si dice inoltre che Rodriguez si sia offerto volontario per esperimenti scientifici così da trovare ulteriori fondi per il proprio film!
Quando però arrivò Desperado, il film con Antonio Banderas che continuava dove El Mariachi finiva, le cose cambiarono. La freschezza visiva del regista era ancora intatta, ma non cera più cuore: il divismo di Banderas aveva infatti tolto tutta linnocenza al film. Purtroppo nel 2003 è uscito anche il terzo episodio della serie, Desperado II - Once Upon a Time in Mexico, che dimostra (insieme alla insulsa trilogia Spy Kids) che il regista non è più niente da dire ed ha perso tutta la sua originalità.
Dal tramonto allalba è il primo lungometraggio che dirige dopo Desperado. Fra i due cè solo uno degli episodi di Fou Rooms, interpretato anche questo da Quentin Tarantino.
In quanto a divismo il film non scherza: George Clooney (allepoca appena uscito alla ribalta grazie alla serie TV E.R.), Harvey Keitel, Juliette Lewis, e via dicendo. Ma è soprattutto la presenza come attore/sceneggiatore di Quentin Tarantino a seppellire definitivamente la figura di Rodriguez: il flim è un film di Tarantino, non del regista texano.
Il film è girato molto bene e con maestria, ma tutto esiste solo in funzione delle star della pellicola, e non esiste traccia di quella innocenza che aveva contraddistinto El Mariachi. Tutto è assorbito dalla storia e dai personaggi.
La missione sulla Terra di Quentin Tarantino è di omaggiare il genere Pulp e Trash americano. Il film infatti è uno strano mix di vari generi: il rapina, fuga ed ostaggi, lhorror vampiresco ed il road movie. Il tutto condito da quegli elementi volutamente stereotipati che hanno segnato il cinema di serie B di tante generazioni.
Lomaggio è reso perfetto, poi, dalla presenza di due grandi del cinema Trash. Fred Williamson, nella parte del reduce del Vietnam, ha girato più di 70 film dagli anni Settanta ad oggi, quasi tutti di serie B come Cobra nero (1976) o litaliano 1990: i guerrieri del Bronx. Ma soprattutto il grande Tom Savini nel ruolo di Sex Machine, luomo dalle mille mansioni: attore, regista, stuntman, truccatore e mago degli effetti speciali. Ha partecipato ai più grandi B-movie dal 70 ad oggi, film come Zombi (attore e stuntman), Creepshow (attore), Venerdì 13 (effetti speciali) e La notte dei morti viventi (regista), e tantissimi altri.
Il film ha tutti gli elementi per essere godibile e divertente e, anche se Rodriguez ha perso un po del suo smalto, la regia è buona.
Quello che dispiace è che un piccolo film, che ha come unico intento quello di omaggiare altri piccoli film, venga considerato un film dautore: in fondo non fa altro che rimescolare elementi già esistenti e fare di tutto per essere paradossale, mentre il cinema di serie B faceva di tutto (senza però successo) per risultare credibile!
Va purtroppo fatto notare che, sullonda del suo successo, sono usciti ben due sequel: Dal tramonto all'alba 2: Texas sangue e denaro e Dal tramonto all'alba 3: la figlia del boia: più Trash di così!
Commento di Antonio: Da uno script del grande Quentin Tarantino, Robert Rodriguez dirige nel 1996 questo strano horror, interpretato dallo stesso Tarantino, da George Clooney, Juliette Lewis e dal fedele di Quentin, Harvey Keitel.
Per capire appieno lintento di Tarantino è necessario, a mio avviso, leggere una sua intervista post-produzione, nella quale assieme a Rodriguez spiega cosa lha spinto a scrivere un horror e qual era la sua intenzione. Ad una prima visione, infatti, ci si trova ampiamente spiazzati: per metà pellicola il film narra le vicende di una coppia di fratelli-ladri-evasi che fugge dallAmerica verso il Messico col bottino dellultima rapina. Sembra proprio uno dei film ai quali ci ha abituati il grande Quentin: dialoghi serrati, pallottole che fischiano ovunque, incendi, gangster e ottimi interpreti. Clooney e Tarantino sono una coppia affiatata e si dividono la scena perfettamente. Keitel non ha bisogno di presentazioni né di ulteriori conferme. La giovane Lewis segue il copione molto bene.
Poi, fulmineo, senza alcun preavviso né preparazione né avvisaglia, ecco che arriva il colpo di scena e il film vira di novanta gradi, prendendo una direzione nuova e per certi versi sconcertante: lhorror! Anzi, peggio: i B-movie più truculenti e pieni di stereotipi di questo mondo di celluloide... non ne manca neppure uno! Il bar aperto solo di notte, sperduto nel deserto. I vampiri, con laspetto di bellissime donne (da sottolineare una splendida Salma Hayes) o di barman ricoperti di tatuaggi, che si nutrono di sangue ma temono la luce, le croci, i paletti di legno e lacqua santa...
E che dire del personaggio di colore, grande grosso e incazzato che guarda caso è un reduce del Vietnam? E del motociclista col chiodo e i capelli lunghi che si fa chiamare Sex Machine? Per non parlare poi del Pastore che ha smarrito la retta via dopo la morte della moglie e deve ritrovare la fede per salvare se stesso e i figli?
Tarantino rende la storia assurda e inverosimile, come un vero B-movie pieno di vampiri, sangue, violenza e battute stereotipate (qualcosa tipo Vampires o Tremors). Il suo è un palese omaggio ai film e ai libri che ha amato e ama. Un omaggio decisamente riuscito.
Ma torniamo allintervista di Tarantino. Perché il film è per metà un gagster-movie e per metà un horror? La risposta è che il regista voleva imitare Stephen King, ossia un grande scrittore horror, facendo ciò che lo scrittore del Maine fa in quasi tutti i libri: prima presenta e caratterizza i personaggi, a volte perfino troppo, facendoli conoscere e amare dai lettori, e poi li getta di peso nellorrore, facendo loro accadere tutto ciò che si può immaginare, e anche peggio. Un modo di scrivere che spesso viene sottovalutato o peggio ignorato ma che rende King un Signor Scrittore, a dispetto di tutti i critici bensensanti e snob.
Ecco perché Tarantino ha deciso di presentare prima i personaggi, di farli conoscere, amare (o odiare, fa lo stesso) dal pubblico prima di catapultarli in un bar infestato dai vampiri... ed ecco perché tutto sommato, viste le premesse, Dal tramonto allalba è un altro grande successo di Mister Pulp, autore di capolavori indimenticabili quali Le iene e Pulp Fiction.
Chi ama gli horror, chi ama King, chi ama Tarantino, troverà la sublimazione delle sue passioni in questa pellicola splendidamente scritta, diretta e recitata.
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