Luci"o" in sala

Raccolta di critiche cinematografiche

 

K-Pax
Da un altro mondo
(K-Pax, 2001 - regia di Iain Softely)

Trama (di Angela): Kevin Spacey è Prot e compare sulla scena del film in un raggio di luce, aiuta subito una anziana signora in difficoltà e si dichiara proveniente dal pianeta K-Pax: viene considerato pazzo e portato via dalla polizia, non si sa bene perché, visto il gran numero di disagiati mentali che girano per la strada.

Viene dato in cura allo psichiatra Jeff Bridges, che dovrà risolvere l’enigma: extraterrestre o no?

Qualcuno vede minacciate le proprie certezze e lo rifiuta a priori, qualcuno è sfiorato dal dubbio, i malati mentali sono certi della sua natura siderale, sognando un mondo senza sofferenza e dove potrebbero guarire.

Oltre al rapporto fra Prot ed il suo psichiatra, che cerca di andargli incontro senza preconcetti, pronto a fare qualsiasi cosa per aiutarlo, vediamo il menage familiare del dottore, che tutto sacrifica alla medicina, trascurando la giovane moglie e perdendosi le lotte e le vittorie quotidiane dei figli.

Con uno strano transfert, lo psichiatra ha più bisogno di Prot di quanto questi abbia bisogno di lui, fino al capovolgimento del colpo di scena finale.

Vediamo poi la vita dei malati dell’ospedale, che si rinnova alla speranza con l’arrivo di Prot e del suo originale modo di relazionare: instillerà in loro il germe della speranza e della gurarigione, insieme alla promessa che, nel suo viaggio di ritorno a K-Pax, porterà con sé uno di loro, soltanto uno...

 

Commento di Lucio: Film gradevole e scorrevole... se non si chiede niente ad un film! Purtroppo basta focalizzare l’attenzione su un qualsiasi elemento del film perché questo si dissolva in una nuvola di fumo.

L’interpretazione di Kevin Spacey nel ruolo dell’“alieno” e di Jeff Bridges nel ruolo dello psichiatra è assolutamente perfetta, ma sarebbe stato più bello vedere questi due grandissimi attori in un film un po’ più curato e completo.

La sceneggiatura non è del tutto malvagia, ma è un po’ troppo schiava dei cliché qualunquistici americani.

L’“alieno buono” ovviamente è vegetariano, predica la pace, porta un messaggio di rivoluzione sociale che è vecchio di millenni (il fatto che una struttura sociale ipotizzata già da Platone non sia mai esistita da nessuna parte in duemila anni non fa riflettere?).

Assolutamente fenomenale l’affermazione che « tutti gli esseri viventi nell’universo conoscono la differenza fra il bene ed il male ». Che strano: solo sulla Terra il 99,99% degli esseri viventi (tutti, cioè, tranne gli uomini) la ignorano, essendo il bene ed il male concetti morali “inventati” dall’uomo!

Ovviamente anche il dottore che lo cura risponde al classico topos cinematografico dell’uomo di successo che però ha perso di vista la propria famiglia che, sempre ovviamente, l’“alieno” contribuirà a ricordargli. Sotto questo punto di vista potremmo definirlo una brutta copia di Risvegli di Penny Marshall.

Ci si sofferma troppo, poi, su inutili particolari scientifici, cosa che piace molto agli americani ed al loro gusto esteriore. Se poi si fossero impegnati ad informarsi prima di mettere in bocca ad un personaggio delle affermazioni scientifiche sarebbe stato meglio: ho raccontato ad un fisico la spiegazione che nel film viene data per i viaggi interstellari... e sta ancora ridendo!

Se fosse stato giocato tutto sull’ambiguità del personaggio, come in effetti è stato fatto all’inizio del film, sarebbe stato più stuzzicante. Invece il cattivo gusto “fumettistico” americano è entrato in ballo a rovinare tutto, rendendo qualunquiste anche le trovate più simpatiche.

Infine l’affermazione che « tutti hanno dentro di sé la cura per i propri mali », che potrebbe essere accettata sotto alcuni aspetti filosofici, risulta veramente di cattivo gusto quando è dettata dalla moda imperante: è un’offesa a tutte le persone che soffrono! Quanto devono essere stupidi quelli che muoiono di malattia: avevano la cura dentro di sé e non l’hanno usata!

Sono queste le cose che rendono le sceneggiature dei film delle grandi major indegni persino del cestino della spazzatura.

 

Commento di Angela: Pax in latino significa “pace” e credo che il nome del pianeta sia stato scelto con questo significato. Ipotizza l’esistenza di un pianeta che abbia risolto i problemi che affliggono l’umanità: non ci sono dottori, perché le persone trovano dentro di sé la capacità e la volontà di guarire; non ci sono delitti, perché ognuno ha il concetto di bene e male come un istinto a cui non può sfuggire; l’atto sessuale è doloroso, affinché non ci siano nascite di figli non desiderati; non c’è l’istituto della famiglia, perché i figli siano di tutti e tutti abbiano il dovere ed il piacere di allevarli: in questo modo non ci sono orfani e vedovi. Eliminare tutto ciò che fa soffrire, soprattutto ciò che dà gioia, perché la sua mancanza è sofferenza.

Il film gioca sull’incognita se Prot sia un extraterrestre proveniente dal pianeta K-Pax o se sia un disagiato mentale. Si svolge in un ospedale psichiatrico statale che è ubicato in un grattacielo, con tanto di parco interno, con pazienti iperseguiti da infermieri e psichiatri e che usufruiscono di psicoterapia singola: già questo ospedale ha tutto il diritto di far parte di un film di fantascienza!!!

L’incognita sulla natura di Prot continua per buona parte del film, suffragata da caratteristiche fisiche non umane (egli vede gli ultravioletti e farmaci fortissimi non hanno su di lui alcun effetto) e sulla conoscenza di soluzioni a quesiti astronomici ignorate dagli stessi scienziati.

Ha, poi, la capacità di colloquiare con i cani ed i malati di mente, ed individuare strategie comportamentali per guarirli o migliorare le loro condizioni. Potrebbe esserci una denuncia del modo di curare i malati mentali, ma non credo che il film miri a risolvere problemi sociali.

È una commedia di puro intrattenimento e, chiedergli di più, potrebbe portare ad una delusione.

Nella terza parte del film si lascia intravvedere la possibilità concreta di trovarsi di fronte ad un povero disgraziato, ferito dalla vita in modo così doloroso, da portarlo ad annullare la sua appartenenza alla specie Homo sapiens sapiens per cercare una “umanità” ideale fuori dal pianeta Terra.

Il dubbio non si dissolverà con la fine del film, lasciando piú domande che risposte.

Questo porta a ricercare il senso di tutto nell’ospedale, nel rapporto Prot-psichiatra, nel suo intento di risolvere i problemi familiari di un dottore che si ritiene bravo, normale, sano e fortunato e che risolve i suoi problemi ignorandoli.

Il regista ci mostra il menage quotidiano di un brillante professionista, che lascia a casa una moglie insoddisfatta e figli che trascura. Ci potrebbe essere un tentativo del regista di incitare tutti ad una rivalutazione dell’unione familiare, ma, forse, chiediamo troppo.

Ripeto che il film è una commedia, che si vede benissimo, scorre piacevolmente e lascia scatenare la fantasia nel finale ad effetto: non chiediamogli di più e ci alzeremo dalla poltrona soddisfatti.

Gli attori sono bravissimi e si contendono la scena senza produrre un vincitore assoluto; ottime le interpretazioni secondarie dei malati mentali, fuori dai cliché; bella la fotografia e la sapiente regia.

La somma è un prodotto buono, che si vede con piacere.

Rispondete ad Angela

 

Commento di Antonio: K-Pax è una di quelle pellicole che lasciano l’amaro in bocca, perché avrebbero potuto dare molto di più e invece si limitano ad assolvere il “compitino” tipicamente americano, senza lasciare traccia di sé dopo la visione.

Poggia le basi su due bravi attori, Kevin Spacey in particolare, ma la sceneggiatura è così ricca di stereotipi da apparire di una superficialità disarmante in alcuni tratti. Ad un certo punto del film, durante i primi dialoghi tra lo psichiatra Jeff Bridges e il paziente-alieno Kevin Spacey, si toccano argomenti di una certa profondità (citando addirittura Buddha e Cristo, il concetto di bene/male e le leggi umane autoimposte) che mi hanno fatto sperare che il film proseguisse su quei binari, diventando così una specie di confronto tra quella che è la nostra civiltà/società e una pseudo/utopistica/filosofica diversa visione della vita.

Purtroppo, neanche due secondi dopo questo interessante dialogo, l’incanto svanisce e si torna ai soliti clichè americani di superficialità, cercando di giocare sull’ambiguità dell’alieno non-alieno saggio e diverso da noi che dispensa consigli e cerca di aggiustare le cose, aiutando persino il suo analista a riconquistare il figlio e i valori perduti della famiglia.

Già visto. Già sentito. Non se ne sentiva davvero il bisogno...

Lo sceneggiatore aveva in fondo trovato un buon punto di partenza, uno spunto interessante per trattare argomenti seri e profondi. Avrebbe potuto sviluppare con eleganza e decisione il tema dello “straniero” che si incontra/scontra con una civiltà differente, ponendosi in discussione in un confronto aperto. Una scusa come un’altra per porsi delle domande, per far riflettere lo spettatore e aprire scenari decisamente interessanti e stimolanti.

Invece tutto questo è andato perso in un filmetto che scorre sì via abbastanza veloce, è gradevole soprattutto se si vuol assistere ad una recitazione come si deve, ma che alla fine non lascia niente allo spettatore, se non la sensazione di aver trascorso quasi due ore senza aver “guadagnato” nulla.

Peccato, un’altra occasione sprecata.

Rispondete ad Antonio

 

Commento di Mafe: Certo e’ che anch’io, come i pazienti dell’ospedale psichiatrico in cui viene rinchiuso, avrei voglia di volare a velocità superiori alla luce fino a questo pianeta, dove la famiglia non esiste e quindi non può farci soffrire e imbrigliare con stupidi dettami, dove il sesso è doloroso e non scatena deleteri desideri e soprattutto dove il teletrasporto è una realtà.

Un pianeta dove magari Iain Softley fa il giardiniere, non il regista, un regista capace di sputtanarsi una storia intrigante e soprattutto un personaggio meraviglioso, perfettamente recitato da un Kevin Spacey sempre più bravo. Progressivamente meno interessante, ma non per questo poco godibile.

Rispondete a Mafe

 

Più informazioni sul film:

Più informazioni sulla versione in DVD: