Luci"o" in sala

Raccolta di critiche cinematografiche

 

Era mio padre
(Road to Perdition, 2002 - regia di Sam Mendes)

Trama: Tom Hanks è uno dei gangster che lavorano per il boss mafioso Paul Newman. Si ritrova con la moglie e uno dei due figli uccisi e decide di scappare con l’unico figlio rimasto e di vendicarsi.

 

Commento: Classico gangster movie senza alcun elemento di interesse, come ce ne sono a centinaia nella purtroppo vasta produzione americana del genere. La “famiglia” che viene prima di tutto, che da una mano prende e dall’altra toglie, il difficile legame tra padre e figlio, dovuto anche al fatto che nessuno dei due parla mai. Insomma, tutti gli stereotipi del genere sono presentati in lenta sequenza ed orchestrati senza cuore ma con una regia da cassetta. Piange il cuore a pensare che è lo stesso regista di quel piccolo capolavoro di American Beauty.

Grandissima prova d’attore per Tom Hanks: nessuno sarebbe riuscito a recitare per quasi due ore di film in evidente stato comatoso!

Ma cos’è successo al caro buon vecchio Tom? Una paresi? Un ictus? Io non sono un suo grande fan: mi piacevano le commedie leggere che interpretò negli anni ’80, ma non mando giù la sua seriosità strappalacrime. Sinceramente trovo facile far piangere interpretando un gay malato terminale (Philadelphia) o sorridere facendo il ritardato (Forrest Gump): provate a sorridere con gli Idioti di Lars von Trier!!!

Comunque, sebbene non sia il mio idolo, l’ho sempre rispettato come attore... finora!!!

In questo film dà veramente il peggio di sé: magari fosse solo inespressivo, ci sono momenti in cui è addirittura esilarante (come nella foto di seguito).

Le quattro parole biascicate che costituiscono la sua interpretazione dovrebbero delineare un personaggio criptico dal grande dolore interiore... invece sono un chiaro segno della pochezza della cinematografia americana.

Peccato poi per Jennifer Jason Leigh, brava attrice relegata qui al ruolo di moglie del protagonista, e quindi in una parte di pochi minuti.

Unico elemento degno di nota è la parte di Jude Law, bravissimo attore che dà mostra di sé una volta ancora: perché Jude è dieci volte più bravo di Tom Hanks ma non è considerato un dio come quest’ultimo?

 

Commento di Francesco: L’impressione generale è quella di un bel film, recitato splendidamente ma che, a parte un paio di sequenze intense, lascia distanti. Non riesco a capire come sia tra i primi 250 film di internet movie database: bah!

Rispondete a Francesco

 

Commento di Songohan: Mi aspettavo un bel film, insomma mio padre mia aveva detto che a lui ne avevano parlato bene ma a me non è piaciuto.

Primo perché non mi piace Tom Hanks come attore in quanto lo trovo troppo insespressivo e nella parte dell’assassino non ce lo vedo proprio, secondo perché le reazioni di padre e figlio alla tragedia mi sono sembrate fin troppo finte. Insomma il ragazzino che quasi sembra sorridere, che non
piange in maniera realistica.

Rispondete a Songohan

 

Commento di Pierpaolo: Tom Hanks, il killer, si conferma un attore poliedrico, qui particolarmente asciutto e dolente nei panni di un personaggio diviso a metà e non certo rassicurante, ma non offre certo di meno il vecchio leone Paul Newman, che impersona il boss tormentato tra il vero figlio, viziato e corrotto, e il dipendente fedele che in fondo ama e non vorrebbe perdere.

Eccellente anche la fotografia, dai toni spesso plumbei, e in generale la ricostruzione d’epoca, tra le strade fangose della provincia americana e le ville opulente dei più forti.

Rispondete a Pierpaolo

 

Commento di Max Max: Il film, forse non tutti lo sanno, è tratto da un fumetto giapponese: Kozure Okami di Kazuo Koike, dove si narra la storia di un samurai divenuto ronin errante con pargolo a carico dopo che la famiglia viene sterminata dal clan al quale aveva giurato fedeltà. La pellicola è invece ambientata nell’America degli anni trenta tra gangster, scontri a fuoco, rapine e regolamenti di conti.

Non c’è buonismo in questo film, nonostante la presenza del faccione trapezioidale di Tom Hanks (per una volta tanto doppiato con una voce
come Dio comanda) possa far pensare al contrario; anzi: gli unici valori sembrano quelli dell’onore, che comunque viene messo in discussione dal
cambio continuo di prospettiva (chi è il mio padrone? Per cosa sto combattendo?) e della vendetta...

Rispondete a Max Max

 

Commento di Antonio: Era mio padre è un classico gangster movie che fa il verso a tante altre pellicole che ci hanno fatto conoscere l’America del primo trentennio del Novecento.

La storia è tutt’altro che originale: un padre-padrone in declino, anziano, e un figlio non all’altezza destinato a ereditarne l’impero. Un figlio poco saggio, sanguinario, impulsivo (vi ricorda qualcosa? Sì, direi di sì. Vito Corleone e Sonny Corleone, proprio loro!) che finisce col rovinare tutto, agendo senza criterio.

Le scenografie e la fotografia sono perfette. Gli ambienti dell’epoca sono stati ricostruiti in modo impeccabile, così come l’uso delle luci e delle ombre dà al film quel sapore oscuro e malinconico che ogni gangster movie dovrebbe avere. Le musiche di Thomas Newman meritano un elogio particolare e sottolineano i – pochi – momenti significativi.

Tuttavia Era mio padre non decolla mai. Dà la continua impressione di essere un film sì attraente, sì ben congeniato, ma mai di essere “particolare”, di ritagliarsi un posticino nella storia con un’idea nuova, geniale, unica. Scorre abbastanza scontato, lineare, prevedibile. È un film molto curato, ma se si scava oltre la superficie del prodotto, se si scarta la confezione molto ben fatta e accattivante, si scopre che c’è ben poco da ricordare: la trama e la storia, come già accennato, sono scontate e stereotipate. I personaggi non hanno nulla di distintivo rispetto a quelli che li hanno preceduti.

Sembrano imbrigliati in una ragnatela di fatti, dialoghi, situazioni scontati dai quali non riescono a liberarsi. Proprio per questo si finisce col vedere il film apaticamente, con lo spirito del “quanto manca alla fine?” che non è esattamente il migliore per porsi davanti allo schermo.

Un capitolo a parte merita la recitazione di Tom Hanks. Una volta era un grande attore... come dimenticare le interpretazioni in Philadelphia e Forrest Gump?

In Era mio padre Tom Hanks si trasforma in una mummia egiziana. A memoria non rammento attore così inespressivo, a volte comico, a volte tristemente ridicolo. Non so se il copione l’abbia costretto a recitare così (ne dubito, ma lo spero), se non fosse in “forma”, se non abbia capito la parte o semplicemente non sia tagliato per i ruoli da cattivo. Fatto sta che sono rimasto più volte colpito dalla sua “assenza”. Ho finito perfino col ridere di alcune sue pose da attoruncolo di periferia... dov’è finito Tom Hanks? Prima che vedessi il film un amico mi aveva detto, commentando Era mio padre, che non solo il film non gli era piaciuto, ma che Hanks secondo lui era un attore finito. Ricordo d’aver pensato che stesse esagerando.
Ora non dico di essere d’accordo con lui, tuttavia il seme dell’incertezza sta cominciando a germogliare...

In definitiva Era mio padre, anzi Road to Perdition, titolo originale molto più bello e significativo, è un film consigliabile ai veri appassionati del genere, i quali resteranno senza dubbio incollati allo schermo per tutto il tempo, risucchiati dalla bellezza della ricostruzione storica, dalle scene, dalla fotografia e delle musiche.

Quanto agli altri, purtroppo il film scorrerà via in fretta, sarà come un temporale estivo che rinfresca l’aria soltanto per pochi minuti, destinato ad essere dimenticato nel breve giro di una sequenza di pensieri.

Rispondete ad Antonio

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