Luci"o" in sala

Raccolta di critiche cinematografiche

 

Io non ho paura
(2002 - regia di Gabriele Salvatores)

Commento di Antonio: Con Io non ho paura, tratto dal romanzo di Niccolò Ammaniti, Gabriele Salvatores dirige un film molto complicato e ambizioso; coraggiosa la scelta di rinunciare ad un film commerciale, a favore di una storia di difficile narrazione che rischia spesso di risultare noiosa o ripetitiva. Invece il grande regista italiano conferma tutta la sua bravura, aiutato nella sceneggiatura dallo stesso autore del romanzo; la regia non è mai monotona: segue un filo logico ben preciso al quale si affida dall’inizio alla fine, stabilendo un feeling chiaro con lo spettatore. La scelta dei paesaggi (questi immensi campi soleggiati che sembrano abitati solo dalle cicale), la musica assolutamente efficace e i giovani interpreti rendono questa pellicola godibile e, per certi versi, commovente.

Come al solito molto bravo Diego Abatantuono (stavolta nei panni del “cattivo”), la cui collaborazione col regista prosegue in maniera assai proficua, sebbene in questa pellicola abbia un ruolo marginale.

È infatti l’infanzia, l’innocenza, il tema che più viene approfondito con maestria. Il protagonista, un bambino di 10 anni, scopre per caso che un suo coetaneo è tenuto prigioniero in una buca, sequestrato da una banda di malviventi, della quale, scopre tristemente, fa parte anche suo padre.

Da principio è spaventato da quel bambino malnutrito, sporco, che non parla, avvolto da una coperta lurida. A poco a poco, i due fanno conoscenza e finiscono col non poter fare a meno l’uno dell’altro, nonostante tutto l’orrore che li circonda: il primo rapito, convinto di essere ormai morto; il secondo che si ritrova in una situazione più grande di lui, spaventosa e angosciante, ma che trova il coraggio per non abbattersi e cercare di “fare giustizia”, quella giustizia semplice e innocente che solo un bambino può immaginare.

Complimenti a Salvatores. Con Io non ho paura dimostra di essere un regista affermato, coraggioso, di talento, assolutamente meritevole di considerazione. La pellicola non è semplice, non è commerciale, non è per tutti. Proprio in questo sta la sua forza. E, nonostante tratti un argomento che può sfociare facilmente nel qualunquismo, riesce ad essere originale e coinvolgente mediante l’utilizzo della semplicità. Pura semplicità di narrazione, senza abbellimenti o inutili ghirigori.

Il film sa dove vuole arrivare e lo fa senza intoppi o incertezze.

Speriamo che Salvatores prosegua su questa strada: non può che migliorare. Grazie a Dio in Italia c’è ancora qualcuno che sa quello che fa...

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