Luci"o" in sala

Raccolta di critiche cinematografiche

 

Solaris
(Solyaris, 1972 - regia di Andrej Tarkovskij)

Trama: In un futuro prossimo la razza umana verrà a contatto con un’entità non meglio specificata (forse un pianeta...) che chiamerà Solaris. Dopo tanti anni anni, però, l’esplorazione e lo studio di quest’entità sono ad un punto morto: si suppone sia qualcosa di più di semplice materia, che sia cioè un’entità pensante, ma tutto si riduce a delle strane voci che girano da chi è stato nelle sue vicinanze.

Uno scienziato, Kris Kelvin, viene incaricato di andare sulla stazione spaziale che orbita intorno a Solaris e stabilire se è il caso di continuare le ricerche o prendere drastici provvedimenti. Al suo arrivo però Kelvin si accorge subito che nella stazione accadono cose strane: per esempio ci sono molte più persone di quante dovrebbero essercene... Chi sono? Da dove vengono? Perché uno scienziato si è suicidato in circostanze misteriose?

I problemi poi aumentano quando Kelvin si ritrova in stanza una donna che assomiglia incredibilmente alla moglie morta anni prima: è veramente lei o è un’allucinazione? In entrambi i casi, però, ritrovare una persona amata dopo tanto tempo confonderà lo scienziato, rendendogli difficile prendere quelle decisioni drastiche che è venuto a prendere: il potere di Solaris sembra più forte della ragione umana.


Commento di Lucio: Questo grande capolavoro di Andrej Tarkovskij è tratto dal romanzo omonimo di Stanislaw Lem ed esce tre anni dopo il più famoso 2001: Odissea nello spazio, inserendosi così in un periodo fertile per la fantascienza. Ma Solaris non è veramente un film di fantascienza: i russi non ne fanno! Gli americani sublimano determinate tematiche antropologiche fino a creare un’opera di fantascienza, mentre invece i russi sminuiscono le tematiche della fantascienza per farne un’opera “umana”.

La stazione spaziale del film è quanto di meno tecnologico ci possa essere: è sporca, disordinata e cade a pezzi. Così anche i suoi abitanti, sporchi, mal vestiti e derelitti, tutto l’opposto di un qualsiasi film di fantascienza occidentale.

Perché il vero protagonista di questo film è l’uomo, l’umanità e tutto quello che è legato a questa tematica. Non importa se i vestiti non sono futuribili o se la tecnologia è risibile: l’intento del film è capire perché l’uomo vuole spingersi nell’esplorazione quando tutto quello che troverà non farà altro che spaventarlo. Perché abbiamo questa volontà di conoscere, quando tutto ciò che è nuovo ci spaventa e vogliamo poi distruggerlo?

Uno dei protagonisti si chiederà infatti perché l’uomo voglia studiare l’universo quando non conosce nemmeno se stesso. E del pensiero razionale e scientifico? Come si pone questo tipo di pensiero di fronte a cose inspiegabili come la felicità o l’amore?

Il protagonista sembra una persona troppo razionale, ma invece si ritroverà ad essere fin troppo passionale quando ritroverà la felicità persa da tanti anni: riuscirà allora a mantenere un pensiero scientifico-razionale e a perdere di nuovo quella che sembra sua moglie?

Una nota. L’immenso amore russo per la letteratura e per tutti i “viaggi” che questa consente si ritrova anche qui. Gli astronauti, infatti, durante il film citano Dostoevskij, Tolstoj, Cervantes e Goethe... in quale film occidentale si può trovare una cosa simile?

Il film è lento e questo è innegabile: 2 ore e 45 minuti sono impegnativi come durata. Ma bisogna tener presente che Tarkosvkij non sta raccontando una storiella, non sta intrattenendo come un qualsiasi film commerciale. Sta cercando far capire un processo emotivo in continua mutazione, sta cercando di far immaginare il rumore del vento fra le foglie nella campagna russa, del potere di un ricordo e della disperazione di una separazione. Se tutto questo non vi interessa... vedetevi la versione americana del film di Steven Sodenbergh (che sconsiglio a tutti i cinefili!).

La versione su DVD è veramente ottima: audio e video completamente rimasterizzati (per quanto si possa rimasterizzare un audio del 1972!) e nella versione integrale di 165 minuti: la gran quantità di sequenze inedite è in lingua originale sottotitolata. Fra gli extra la scheda del regista, la spiegazione di come è stato rimasterizzata la pellicola ed un commento di Enrico Ghezzi.

 

Commento di Antonio: in poche, semplici, parole, ecco il perché Solaris mi ha lasciato una sensazione di incompiutezza dopo la visione. Per realizzare un capolavoro o per esprimere un concetto che si ritiene importante “non” è affatto necessario, anzi è sconsigliato, essere prolissi e pesanti. È la prima regola del buon scrittore, del buon sceneggiatore, del buon musicista...

Il concetto più profondo, più complicato, così come il più semplice, “deve” essere spiegato avendo sempre bene in mente che mai e poi mai bisogna deviare dal sentiero dell’essenzialità... che porta automaticamente ad avvicinarsi alla perfezione e di conseguenza a realizzare un prodotto di successo che non solo soddisferà il “cliente”, ma andrà assai vicino all’obiettivo che il regista/scrittore si era prefissato: esprimere il concetto/idea/immagine.

Ecco in cosa pecca questa pellicola, che ritengo tuttavia degna di nota e concettualmente interessante: il tema è snocciolato “troppo” lentamente, tanto che la visione è resa assai pesante e difficoltosa. Si tende a perdere attenzione. La legge matematica che bisogna sempre e comunque seguire è la seguente: “non” è lo spettatore a dover avere pazienza, semmai il contrario...

Il regista non deve mai mettere alla prova i propri spettatori. Essi hanno un’autonomia, proprio come una batteria, e quando questa si esaurisce lo spettatore spegne il televisore. Questa è la peggiore sconfitta per un artista: perdere un potenziale “cliente” perché non è riuscito a tenere unita una storia, diluendola troppo e perdendosi nella propria fantasia. Così il tema che si voleva trattare verrà sacrificato sull’altare dell’“arte”, e morirà subito.

Solaris avrebbe potuto essere molto di più di quello che è. Quasi tre ore di pellicola si possono riassumere in poco “meno” di due ore... se solo si diluisce la storia togliendo scene inessenziali (e ce ne sono), dialoghi infelici (e ce ne sono) e immagini che non assecondano il tema portante del film che è, tra l'altro, interessantissimo e seducente.

Ma si perde molto durante la visione, si sgretola a poco a poco; sembra che il regista avesse il timore di non essere compreso, di non aver spiegato abbastanza e per questo abbia allungato una storia che invece avrebbe funzionato benissimo snellita da tutte le sequenze che la appesantiscono.

Un esempio di film che arriva dritto al punto dove vuole arrivare, senza troppi giri inutili, è L’attimo fuggente: esprime concetti importanti, fondamentali, senza per questo risultare pesante o indigesto.

Un esempio di film “rovinato” dalla troppa bramosia dell'autore di spiegare ed enfatizzare è invece Il cielo sopra Berlino, per il quale vale lo stesso discorso di Solaris: un ottimo film che avrebbe potuto diventare un capolavoro se solo non risultasse pesante e prolisso.

Non sta scritto da nessuna parte che “film d’autore” debba essere sinonimo di “noioso” e “pesante”. Una buona storia è una storia ricca e snella, che funziona, che fila, che non dà tempo allo spettatore di chiedersi dov’è e cosa sta facendo.

Rispondete ad Antonio

 

Commento di Roberto76: Ma per favore!

Premetto che non ho visto la versione integrale del film ma solo quella italiana decurtata di molti minuti e doppiata/adattata in modo vergognoso sotto la supervisione, a suo tempo, di Dacia Maraini (al rogo!). Un doppiaggio orrendo che ha dell’incredibile, udire per credere.

Fatte queste precisazioni, dico che Solaris è insopportabile. Non per la lunghezza, non per la lentezza (di film “lenti” ne vedo a bizzeffe), non per la portata filosofica. Piuttosto, è insopportabile perché:

1) è fantascientificamente superficiale: chiunque abbia letto un minimo di fantascienza si è già trovato di fronte a speculazioni, temi e suggestioni analoghi, il più delle volte meglio affrontati e approfonditi;

2) è cinematograficamente inconsistente, e qui già mi vedo insogere i duri & puri del cinema d’autore, quello russo in particolare (battuta facile-facile: “russo” nel senso di « io russo, tu ronfi, egli dorme »...), con una regia (da telefilm anni ’60) vecchia e grezza. Sì, “grezza”, fatta di zoomate in avanti e/o all’indietro che già erano
improponibili cinquant’anni fa.

I set, per un film nemmeno tanto vecchio (è del ’73), sono indecorosi, nel mio garage potrei fare di meglio. E per
quanto riguarda gli effetti speciali, ebbene, dico solo che potrei fare di meglio addirittura nella mia vasca da bagno, con acqua, bagnoschiuma e flaconi di shampoo a simulare le astronavi. Basta piazzare le luci nel modo giusto e il gioco è fatto. Ma per favore.

Si salva la fotografia, è vero, ma per quello, se non sbaglio, c’è una figura specifica. Si chiama “direttore della fotografia”;

3) la recitazione è pedestre. Non “glaciale”, “trattenuta” o volutamente “sottotono”, come spesso si dice. Semplicemente pedestre, aggravata da un doppiaggio italiano clamorosamente brutto, il peggiore mai udito. Non che i dialoghi abbiano una particolare importanza, s’intende (ma vedi il punto 4);

4) l’afflato filosofico del film è pretenzioso e superficiale. La pellicola irrita non solo perché non dà risposte ma, di più, perché non pone interrogativi. Non c’è mistero, non ci sono dilemmi morali, non ci sono stimoli intellettuali.

Si accenna a possibili motivi d’interesse (lo scopo della scienza, la moralità della scienza, la memoria, la realtà). Ma è solo una serie di specchietti per le allodole, in realtà il film non parla di nulla, non significa nulla e non vuole essere interpretato perchè non c’è nulla da interpretare. Qualsiasi episodio di Star Trek pone maggiori interrogativi etici, (fanta)scientifici e morali di questa letale russata.

Come si può, dico io, solo “osare” di paragonare Solaris al 2001: Odissea nello spazio di Kubrick? Bestemmiatori!

Già prevedevo che il Solaris di Soderberg (regista che notoriamente trovo detestabile) sarebbe stato un bel film. Adesso ne ho la certezza.

Rispondete a Roberto76

 

Commento di Stefano (di risposta a Roberto76): No, non mi scandalizzo. Però devo dirti che a me è piaciuto moltissimo per alcuni temi che nella versione che hai visto tu non vengono trattati.

La prima parte, che mi è piaciuta di più, è un tentativo di Tarkovskij di raccontare per immagini l’idea del ricordo, il ricordo della madre, della casa. Questi momenti li conservo da sempre nella mia coscienza, come una poesia di Leopardi, come un’immagine o un odore provenienti direttamente dalla mia infanzia.

Questi ricordi cercheranno di essere seppelliti ma ritorneranno a causa di Solaris.

Poi la risoluzione finale, col processo al concetto di individualità, al diritto di non essere parte della comunità,
l’eterno scontro fra idealismo e realismo. Le parti migliori, quelle che mi hanno affascinato incredibilmente, sono appunto la prima e l’ultima: i ricordi nella casa, e il “processo”.

Nella versione che hai visto tu, la prima parte non c’è proprio, mentre l’ultima è accorciata e i dialoghi sono
stati cambiati. Parlano proprio di altre cose.

Quindi rispetto il tuo giudizio, ma ti invito a provare con la versione originale, perché stavolta non si parla di una versione accorciata ma proprio di un altro film.

[...]

Il film, nella versione italiana, fu tagliato di 40 minuti e quasi completamente riscritto nei dialoghi. Inoltre nel doppiaggio inserirono alcune voci dialettali.

I tagli, poi, si sono accaniti sulla parte iniziale e su quella finale (una specie di processo) che evidentemente suonava troppo critica nei confronti dell’URSS ai distributori italiani che spacciarono il film come “la risposta sovietica a 2001: Odissea nello spazio”.

Anche all’interno del film, per accorciare, furono eseguiti tagli abominevoli sui piani sequenza, rendendoli scene separate, e aggiungendo dialoghi inesistenti (per esempio quando l’attore era girato di spalle e non si vedeva la bocca) per riassumere quello che era successo.

In pratica la versione italiana è uno di quei casi in cui si tratta di un altro film rispetto all’originale, e non va presa in considerazione per le recensioni.

Rispondete a Stefano

 

Per leggere una recensione ancora più approfondita sul film
a cura di Achille Frezzato (da «Il Castoro - Tarkovskij»)

cliccate qui

 

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