Luci"o" in sala

Raccolta di critiche cinematografiche

 

Solaris
(Solaris, 2002 - regia di Steven Soderbergh)

Trama: Un giovane regista, Steven Soderbergh, in pochi anni ha raggiunto l’apice del successo, vincendo addirittura l’Oscar, con dei film molto ben fatti ma molto americani, cioè: molto ricchi nella confezione ma molto poveri nei contenuti. Andando avanti così avrebbe guadagnato soldi a palate e sarebbe diventato sempre più famoso...

Invece ad un certo punto, senza un motivo particolare, ha deciso di gettare fango su un capolavoro del cinea mondiale, Solaris di Andrej Tarkovskij, che se ne stava lì tranquillo senza far del male a nessuno.

Nelle prime interviste il regista affermò che il motivo del remake era perché l’originale era troppo lento... È strano però, visto che il risultato è un film dieci volte più lento!

Quindi mette insieme una troupe, ingaggia un attore famoso come George Clooney per catturare una grandissima fetta di pubblico (il quale andrebbe a vedere l’attore anche se interpretasse Pulcinella) e gli fa girare delle scene di nudo integrale per assicurarsi che la gente vada a vedere il film. Assume un tossicodipendente alcolizzato e gli fa scrivere una sceneggiatura, assume un lavavetri per strada e gli fa fare le scenografie, ed infine pone un suo sosia alla regia... perché è impossibile che un vero regista possa creare un’immondizia simile!

Il risultato: uno dei film più brutti e stupidi che abbiano mai solcato indegnamente gli schermi. L’unica scena veramente coinvolgente del film è l’arrivo dei titoli di coda, perché vuol dire che quell’agonia è finita.

Commento: Se veramente questo film è stato girato da Steven Soderbergh, vuol dire che il regista è seriamente malato e ha bisogno di cure immediate. Il film è brutto, la regia è brutta, gli attori sono brutti, la sceneggiatura è brutta, la fotografia è brutta, la scenografia, la musica, il montaggio... tutto è brutto!

Il film non è un’altra versione del libro di Stanislaw Lem, ma una ridicola brutta copia del film di Tarkovskij del 1972, con il solo particolare che Soderbergh non è Tarkovskij: visto il lavoro fatto con questo film il regista americano dovrebbe chiedere scusa pubblicamente per poi passare a fare gli spot per la carta igienica.

La sottile inquietudine tessuta dal regista russo nel film originale, la sofferenza del personaggio principale, il senso di smarrimento di fronte all’universo ignoto contrapposto ai ricordi teneri ma taglienti a cui tutti siamo legati... tutto viene ridotto ad un filmetto da quattro soldi basato tutto su lunghi ed estenuanti primi piani di George Clooney e del suo fondoschiena.

Gli altri attori sono pressoché assenti... e meno male!

Natascha McElhone, la protagonista femminile, già apprezzata nel bellissimo The Truman Show ed altri, sembra dare una caricatura di se stessa: la sua recitazione da pazza schizofrenica è veramente indegna (perché per metà film recita con gli occhi fuori dalle orbite?).

Jeremy Davies ha veramente stufato con la sua recitazione da cerebroleso. Andava bene in Million Dollar Hotel di Wim Wenders (che, parrà strano, non è Soderbergh), perché il ruolo lo consentiva e perché quel genio di Wenders ha saputo tenerlo a bada. In questo film la sua recitazione da matto infastidisce, cone le sue mezze frasi ridicole ed i suoi balbettii: una frase come « potrei dirti ciò che succede ma non spiegherebbe ciò che succede realmente » vorrebbe essere una frase d’effetto e pregna di significato, ma è solo la solita frase fatta che agli americani piace molto (per chi voglia approfondire consiglio Posse di Mario Van Peebles: ogni singolo dialogo del film è costituito da frasi fatte: manco la Zingara della
Rai!!!).

Posso capire che Soderbergh, come tutti gli americani, sia culturalmente infantile e che quindi creda che in un film d’autore si debbano dire cose strane, muoversi lentamente e avere molte pause, ma non è così. La differenza si vede all’inizio del film. Tarkovskij prima spiega cos’è Solaris, chi è Kris Kelvin e perché è stato chiamato sulla stazione orbitante... poi comincia il film. Soderbergh invece comincia con minuti e minuti di silenzio, lunghi primi piani di Clooney, gente che parlotta, poi il personaggio viene chiamato su Solaris... ma cos’è Solaris? Non verrà mai detto!

Si sa che la gente abituata a vedere Vacanze di Natale crede che una scena silenziosa faccia tanto film d’autore, ma, ripeto, non è così. Il silenzio viene solo quando la storia è tracciata, i personaggi spiegati e solo allora vengono messe in scena le loro emozioni, emozioni che molte volte non possono essere espresse a parole, e quindi subentrano delle belle scene silenziose. Inquadrare il faccione di Clooney per dieci minuti in silenzio non è fare un film d’autore.

Ne Il silenzio di Ingmar Bergman ci saranno sì e no dieci dialoghi in 100 minuti di film, eppure non esiste un solo minuto di film in cui lo spettatore non sappia che cosa la protagonista stia pensando o facendo!

La sceneggiatura poi è veramente il massimo del minimo: è veramente triste sentire tante stupidaggini in uno stesso film, anche se non è una cosa rara. Ma vediamo meglio, in 5 punti, perché lo sceneggiatore dovrebbe pubblicamente chiedere scusa:

1) La dottoressa Gordon, elencando i vari sintomi di malattie che prova da quando è arrivata alla stazione, dice di avere i sintomi dell’agorafobia, la paura degli spazi aperti... in un’astronave!!! Come cavolo fa ad avere l’agorafobia? Se era detto in senso sarcastico... allora è pure peggio!

2) al posto del bel discorso del dott. Gibarian del film originale, qui lo stesso scienziato si limita a sparare la frase « noi non vogliamo altri mondi, vogliamo degli specchi »: chissà come reputeranno profonda questa frase gli americani (questo perché loro non hanno i Baci Perugina, per cui non sono abituati alle citazioni zuccherose!). Che sia una citazione de Lo specchio, altro film di Tarkovskij?

3) le stanze dell’equipaggio della stazione spaziale hanno: un letto a due piazze, sanitari giganteschi e brillanti (ma chi li lava, visto che ci sono solo 3 persone nella nave?), specchi dappertutto, e tutto nella più delicata arte moderna... ma dove siamo, su un’astronave o al Grand Hotel?

4) ovviamente si parla di sfuggita di un’intelligenza superiore che ci guida tutti (forse che Solaris è quell’intelligenza?). Fossi in loro starei tranquillo: non vedo traccia di intelligenza da nessuna parte!

5) sempre riguardo all’intelligenza superiore, una prova di questa è il fatto che sulla Terra solo gli uomini hanno l’autocoscienza: perché? Eh, perché? Perché gli autori non hanno mai letto un libro di biologia evolutiva: lì c’è scritto perché!!! (E comunque anche l’ultimo degli scarafaggi ha coscienza di sé: la questione è posta in termini imprecisi)

Non parliamo poi dei termini tecnico-scientifici che vengono snocciolati in maniera esilarante (i bosoni usati per un raggio anti-X sono stati la ciliegina sulla torta!).

I detrattori del film originale dicono che questo manca di coerenza fantascientifica, di carenza di effetti speciali e di scenografia assurda (questo perché hanno completamente frainteso l’intento del regista!). Ebbene in questo prodotto americano la fantascienza è assente, gli effetti speciali sono assenti (l’intelligenza è assente, ma questo è un altro discorso) ma in compenso c’è una perizia particolare per la scenografia, anche se totalmente inutile ai fini del film.

Dov’è quell’oceano inquietante del pianeta Solaris? Dov’è il fruscio delle foglie nella steppa russa? Dov’è l’inquietudine di una presenza estranea vicino a noi? Dov’è il dolore di dover dire addio una seconda volta ad una persona amata? Però in compenso c’è il nudo integrale di Clooney...

Insomma, invito chiunque ami il cinema a ignorare il film di Soderbergh e a vedere e rivedere il capolavoro di Tarkovskij: ne uscirà sicuramente più ricco!

 

Commento di Magus: Intendevo solamente farti i complimenti per questa bellissima recensione!!! Proprio per i motivi da te elencati io ho scelto espressamente di non andare assolutamente a vedere l’insulso e pretenzioso tentativo americano di accostarsi a un’opera poetica come Solaris di Tarkovskij!

Rispondete a Magus

 

Commento di Deckard: Hai perfettamente ragione!

Rispondete a Deckard

 

Commento di Keaton: Io non sono d’accordo su nulla. Soderbergh non è un regista commerciale, è un “off” che ha avuto un grande successo, ma come ricostruisci tu la sua carriera lo accosti alla paccottiglia Hollywoodiana...

Solaris è lento come dici tu, lentissimo anzi, e per me al di là dei propositi di Soderbergh è un merito. La lentezza è insita in questa storia, introspettiva, riflessiva, fatta di sguardi e di sospiri.

È al contrario un film delicato, struggente, probabilmente inferiore all’originale (non l’ho visto), e questo è quasi un “must” dei remake. Ma non si può condannare il remake in quanto tale! A volte può essere un tentativo di sviluppare un lato dell’originale che ha colpito il regista del remake stesso, spesso è solo una merdata commerciale...

Sei troppo severo. Questo è un ottimo film, in cui Clooney forse ha fatto la sua migliore interpretazione!

Rispondete a Keaton

 

Commento di Ruggero (di risposta a Keaton): Questo può anche essere (anche se secondo me è stato più bravo in Dal tramonto all’alba), ma uno può anche sostenere una grande prova di recitazione in un film bruttissmo, e non c’è nessuna correlazione con la bellezza del film.

E devi ammettere che questo film è un po’ poverino... vorrebbe fare cento discorsi, aprire tematiche, ma alla fine si perde...

Rispondete a Ruggero

 

Commento di Antonio: Caro Steven, che occasione hai perso! Avevi a disposizione i mezzi economici che desideravi (ottenuti peraltro con merito, considerate le ottime pellicole dirette finora, su tutte Traffic), un cast rispettabile, una storia ottima ma soprattutto, e sottolineo soprattutto, la possibilità di ri-dirigere un ottimo film quale è Solaris di Tarkovskij rivedendolo e rintrepretandolo a distanza di trent’anni, coi mezzi e lo spirito giusto per creare un film “nuovo” ma “vecchio” al contempo, che riproducesse le atmosfere dell’originale sprigionando tuttavia energie fresche e moderne.

Caro Steven, avevi l’occasione di eliminare quelle che molti hanno considerato “imperfezioni” dell’originale, ossia la prolissità eccessiva a fronte di una storia ricchissima di spunti poetici/etici/morali e inoltre avevi l’occasione di far conoscere tutto questo ad un vasto e affezionato pubblico quale è quello americano.

Caro Steven, hai avuto a disposizione un sorprendente Clooney (davvero non me l’aspettavo così ispirato) che è riuscito a interpretare il ruolo con trasporto e in maniera del tutto convincente, addirittura mostrando diverse espressioni facciali... cosa inusuale per lui. Senza dubbio la sua migliore perfomance dai tempi di E.R.

Caro Steven, hai tu stesso dichiarato di aver deciso di dirigere il remake di Solaris per snellirlo e renderlo appetibile su larga scala... un intento difficile ma lodevole, alla tua portata.

Caro Steven, cosa diavolo hai combinato?

Se c’è una cosa sulla quale anche il più ostinato detrattore della pellicola originale non può aprire bocca è la coerenza: il Solaris del 1972 è una pellicola sì lenta, sì pesante ma ASSOLUTAMENTE coerente a se stessa! Niente è fuori posto. Niente è casuale. Niente è campato in aria o inspiegato o illogico. Tutto segue un filo ben preciso, che potrà non piacere, per carità, questione di pareri soggettivi, ma perlomeno è fedele alla propria immagine riflessa allo specchio.

Caro Steven, questo Solaris non è coerente: e questa è la più grossa pecca che qualunque film possa sopportare. Non c’è niente di peggio.
Niente.

Caro Steven, le cose positive del film sono poche, purtroppo:

1) la già citata interpretazione di Clooney (ma perché ci sono due scene di nudo? Servono? Servono davvero? Basta con questi abboccamenti tipicamente americani che in tutta onestà fanno ormai venire la nausea);

2) Natascha McElhone, apprezzata in The Truman Show e Ronin, crea un feeling verosimile col suo partner;

3) la regia, che ha un’impronta decorosa e significativa che avevamo imparato a conoscere nei film precedenti (Traffic e Ocean’s Eleven).

Veniamo alle note dolenti: la storia è snocciolata male e in maniera perfino frettolosa, come se non contassero nulla i particolari e le circostanze che portano il protagonista a recarsi su Solaris. Non si sa né all’inizio né mai cosa diavolo sia Solaris! Forse una città in Canada? Un albergo futuristico nel Nepal?

Nei primi trenta minuti Soderbergh ha già spiegato tutto. Il dramma è che non ha spiegato invece proprio niente. Tutto si srotola in maniera superficiale e affrettata; che il buon Steven avesse paura di lasciare lo spettatore per dieci minuti senza conoscere TUTTA la trama? Sappiamo che il pubblico americano è piuttosto “superficiale” e commerciale, ma qui stiamo esagerando...

Gli ambienti sono ridicoli. Ridicoli perché NON coerenti con la trama del film. Nell’originale l’astronave cadeva in rovina e questo aveva un senso, visto che erano rimasti due soli membri dell’equipaggio e certo non erano dediti alla pulizia e alla manutenzione delle stanze... mentre in questa astronave tutto è lindo e pinto, nonché nuovo di zecca e perfetto. Probabile che passi la donna delle pulizie ogni mattina.

Il film sfiora più volte la “profondità” d’argomenti, proprio la caratteristica che rende coerente l’originale. Ma ogni volta che si avvicina ad affrontare tematiche importanti (il senso della vita, l’esistenza di una energia/entità superiore, il dramma del distacco, il suicidio, il rivivere il passato, il dolore e il destino) ne sfugge quasi spaventato, confuso, come se Soderbergh avesse il timore di sconfinare nel film “impegnato” e pesante, di perfere una consistente fetta di pubblico a favore di argomenti considerati in maniera stereotipata “noiosi”.

Per tutte queste ragioni (e altre) Solaris non è un film coerente con se stesso. Manca di incisività, di un tema portante e importante, di un’anima. Scorre troppo veloce verso un finale di stampo hollywoodiano, si chiude in fretta e furia (finiti i soldi?) senza cercare di spiegare, approfondire, chiudere con dignità.

Caro Steven, hai perso un’occasione d’oro. Se è vero come molti affermano che il Solaris originale fosse troppo lungo e dispersivo, questo di certo è troppo corto e superficiale.

L’impressione finale è che se mai ci sarà un terzo Solaris, il regista di turno dovrà semplicemente trovare una via di mezzo tra la pellicola del 1972 e quella 2002 per dirigere un capolavoro.

Caro Steven, arrivederci alla prossima volta. Un consiglio (modesto): lascia scrivere la sceneggiatura a qualcun altro... e che sia originale!

Rispondete ad Antonio

La recensione su CinemAvvenire

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