Luci"o"
in sala 
Raccolta di critiche
cinematografiche
A torto o a ragione
(Taking Sides, 2001 - regia di István Szabó)
Trama: La Seconda Guerra Mondiale è finita da poco, e vari tribunali stanno giudicando, oltre ai generali nazisti, tutti quelli che hanno contribuito alla difesa o alla diffusione del pensiero nazista. Fra questi si trova il famoso direttore dorchestra Wilhelm Furtwängler, accusato non solo di essere stato iscritto al partito ma addirittura di aver esaltato, dirigendo la sua orchestra, gli uomini ed il pensiero nazista.
Il maggiore Steve Arnold è lufficiale americano incaricato di raccogliere le prove e formulare laccusa, ed è unoccasione che non vuole lasciarsi scappare, amareggiato comè da tutto quello che i tedeschi hanno fatto in quegli ultimi anni.
Furtwängler è stato veramente vittima di attenzioni da parte dei gerarchi nazisti di cui non poteva liberarsi, oppure ha preso parte attiva allinterno del partito nazista?
Gli interrogatori del maggiore Arnold saranno duri ed astiosi, e scoprire la verità sarà più difficile del previsto.
Commento di Lucio: Un altro capolavoro del grande
István Szabó, il regista ungherese specializzato in film che
parlano della storia, quella con la s minuscola, quella
che ha per protagonisti le persone comuni al posto degli eroi. Quella storia
che racconta come le guerre cambino le persone, più che le cartine
geografiche.
Mentre con Il colonnello Redl (1985) il regista ci ha raccontato gli albori della Prima Guerra Mondiale attraverso gli occhi di un colonnello intraprendente, con Mephisto (1981) ci ha catapultati in piena Seconda Guerra Mondiale, dove un giovane attore (sempre intraprendente) deve chiudere gli occhi davanti alla realtà nazista per poter continuare a lavorare.
A torto o a ragione, come se fosse il capitolo finale di una ideale trilogia di guerra, si svolge invece alla fine della Seconda Guerra Mondiale, quando il mondo si lecca le ferite e cerca di capire cosa diavolo sia successo.
Il fim è tratto da La torre davorio, una pièce teatrale di Ronald Harwood, il quale autore ha curato anche la sceneggiatura. Lanno successivo lo stesso Harwood curerà la sceneggiatura de Il pianista di Roman Polanski, film che, indipendentemente dalla qualità, ha avuto più successo del purtroppo trascurato A torto o a ragione.
Il film riprende ovviamente molti dei temi affrontati nelle opere precedenti di Szabó, ma su tutti prevale il tema del valore dellarte in questo mondo umano, per dirla con le parole de Lora del lupo di Ingmar Bergman. Altri autori infatti, come Woody Allen (in Stardust Memories) o Abel Ferrara (in Occhi di serpente), hanno affrontato questo tema spinoso, cercando di trovare una collocazione per larte in un mondo che è solo miseria e dolore.
Arnold, il personaggio magistralmente interpretato da Harvey Keitel, non crede nellarte, anzi ne è infastidito. Il pensiero di dover ascoltare della musica classica, visto che il suo inquisito è un direttore dorchestra, lo fa disperare. Per questo non riesce a comprendere le ragioni di Furtwängler. Il direttore infatti cerca in tutti i modi di far capire che anche dirigendo una sinfonia di Beethoven ci si sta ribellando allideale nazista, ma Arnold, che disprezza larte, vede solo il mondo umano che lo circonda, fatto di degradazione e di dolore, e questo fa crescere la sua rabbia sempre di più.
Il confronto fra i due protagonisti si fa sempre più acceso ad ogni interrogatorio, e stabilisce il ritmo del film, che non cede quasi mai a momenti di lirismo che non siano strettamente necessari alla storia, come è nello stile di Szabó. Anche gil esterni sono appena accennati, forse perché ricostruire la Germania distrutta (quasi come un macabro gioco di parole) del dopoguerra sarebbe stato troppo costoso, e comunque non avrebbe aggiunto nulla al centro focale del film, che rimane lincontro/scontro di due modi diversi di vedere la vita ed il mondo.
Accanto al bravissimo Harvey Keitel, che proprio quando si credeva in declino torna a stupire con un grande ruolo, troviamo il bravissimo attore svedese Stellan Skarsgård, irriconoscibile se si pensa al suo bellissimo ruolo da protagonista ne Le onde del destino di Lars von Trier. Lattore ha avuto molti ruoli in produzioni americane (come Will Hunting - Genio ribelle o il mediocre Prigione di vetro), ma resta sempre più famoso in Europa che oltreoceano. Suo è stato inoltre il ruolo di protagonista in Insomnia, lo stesso ruolo che ha ricoperto Al Pacino nel remake americano omonimo del film.
Simpatica ed apprezzabile poi la presenza, in un piccolo ruolo, dellattore russo Oleg Tabakov, lindimenticato Oblomov del film omonimo di Nikita Mikhalkov.
Commento di Angela: Questo è un processo alla cultura, perché non sia libera, ma al servizio del vincitore.
È colpevole il soldato che riceve lordine di sparare? Questo è sempre stato un dilemma per i vincitori ed unincognita per i vinti ma la cultura!!!
Se un dittatore
sceglie un uomo o un genere musicale affinché lo rappresenti, questi
è responsabile di fronte alla storia, agli uomini, al vincitore?
Io ritengo di no, così come Wilhelm Furtwängler, che invoca la
divisione fra cultura e politica di fronte agli americani che vogliono processarlo.
I russi, amanti della buona musica, supplicano linquisitore di risparmiarlo; ma il novello Torquemada, ex assicuratore, abituato a trattare con i truffatori, dà per scontata la sua colpevolezza e chiede una dimostrazione di innocenza.
Detestando la musica classica ed i privilegi dellalta borghesia, non comprende la venerazione che il direttore dorchestra suscita; le emozioni che questi riesce a trasmettere, laiuto che riesce a dare a persone sofferenti o tristi, la forza per continuare a vivere che trasmette con la musica, gli sono ignote.
Ricordo una foto fantastica che vidi sullassedio di Leningrado, che durò tre anni e portò la città allo stremo delle forze: un vecchietto camminava per strada con un violoncello più grande di lui, cibo per lanima che riusciva a sostituire il cibo per il corpo, che mancava.
Lorchestra di Leningrado suonò sempre, fino allultimo giorno dassedio, per dare conforto alla popolazione. Una cultura completamente diversa, non comprensibile agli americani, pragmatici e materiali.
Il direttore viene accusato di non aver abbandonato il proprio paese, la propria gente, la famiglia, la sua orchestra.
Con grande sensibilità, la stessa segretaria dellufficiale incaricato di incriminare il maestro, chiede le dimissioni: assistendo allinterrogatorio, non può fare a meno di identificare i modi usati dallamericano con quelli che la Ghestapo usò con lei.
La storia la scrivono i vincitori ed il concetto di bene e male è ad essi subordinato.
Con grande maestria, il regista ci guida in questa autopsia dellanima, dove non rusciamo ad identificare il buono ed il cattivo con i parametri usati negli altri film sul dopoguerra.
Fantastico film, recitato divinamente e doppiato in modo da trasmettere le emozioni in modo vivido: i doppiatori italiani sono formidabili.
Lo consiglio
vivamete come cibo per lanima a noi che siamo assediati dalla non cultura
ed annaspiamo in cerca di stimoli.
Rispondete ad Angela