Luci"o" in sala

Raccolta di critiche cinematografiche

 

Traffic
(Traffic, 2000 - regia di Steven Soderbergh)

Commento di Antonio: Eccolo il vero Soderbergh! Il regista che giustamente è stato premiato con diversi Oscar per la sua capacità di trasporre su pellicola sentimenti e situazioni particolari, fuori dai cliché americani (quasi sempre, perlomeno).

Traffic ha vinto 4 Oscar: miglior regia (meritatissimo), miglior attore non protagonista (uno splendido Benicio Del Toro), montaggio e sceneggiatura non originale. La storia, pur se narrata su diversi livelli e attraverso continui stacchi temporali/spaziali, è abbastanza lineare. Diversi personaggi sono i protagonisti, ma su tutti spicca Michael Douglas, giudice appena nominato nuovo Zar Anti-Droga, il quale si trova a dover combattere una guerra impossibile da vincere praticamente da solo.

Nel frattempo in Messico un generale (tale Tomas Milian! Proprio lui! Bravissimo e irriconoscibile, tra l’altro) combatte a sua volta una battaglia contro uno dei cartelli più importanti della droga... ma con scopi ben diversi dal suo alter-ego americano: è infatti d’accordo con un altro cartello per ottenere il monopolio del mercato.

In mezzo a questi due personaggi carismatici, ci sono almeno un’altra decina di pedine che giocano la loro partita, chi da una parte, chi dall’altra. Poliziotti americani impegnati nell’arresto prima e nella protezione poi di un trafficante americano. Poliziotti messicani che cercano di aiutare la comunità come meglio possono (talvolta corrotti, talvolta onesti). Uno dei maggiori trafficanti americani arrestato e la sua moglie (Catherine Zeta-Jones) che pur di non rinunciare alla vita agiata non solo accetta quasi di buon grado la notizia che il marito è un criminale, ma addirittura porta avanti gli affari di famiglia durante la sua detenzione...

E, figura assai importante, c’è la giovane figlia dello Zar Anti-Droga, Douglas. Giovane figlia che sembra una ragazza perfetta: massimo dei voti, tra le prime della classe, ricca, bella, intelligente (fa anche volontariato una volta la settimana...) ma che ha qualcosa che non va, quel vuoto esistenziale che colpisce tanti suoi coetanei che le fa prendere il sentiero della droga.

Così lo Zar dovrà non solo combattere loschi e potentissimi personaggi americani e messicani... ma perfino lottare nella sua stessa famiglia. Il nemico è diventato il suo parente più prossimo. Chi ama di più. A quel punto capirà che non solo la guerra contro la droga è persa in partenza, ma che se il suo peggior nemico è la sua stessa famiglia allora bisogna rivedere qualcosa... qualcosa che non va.

Film splendido. Magnificamente recitato e diretto. La fotografia è esemplare (le scene in Messico sono caratterizzate con maestria), i dialoghi e le situazioni perfettamente verosimili. Se si vuol capire molto di come funzioni il sistema americano/messicano del traffico di stupefacenti e le lotte intestine che lo caratterizzano, questo film è essenziale e imperdibile.

Questo è il Soderbergh che abbiamo imparato ad amare e apprezzare. Questo è il Soderbergh che vorremmo vedere sempre.

Questo è cinema.

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