Luci"o"
in sala 
Raccolta di critiche
cinematografiche
La sfida del samurai
(Yojimbo, 1961
- regia di Akira Kurosawa)
Trama (di Angela): Un samurai senza padrone vaga per la campagna giapponese in cerca di circostanze che gli permettano di realizzare i princìpi del suo codice.
Capita in un paese dilaniato da una lotta interna: due signorotti si contendono il predominio del potere e dei traffici, spalleggati da loschi figuri senza onore.
La sua vocazione lo spingerà a tramare per liberare il paese, mettendo le sue capacità allasta fra i due contendenti, scatenando una serie di situazioni, per cui ridarà dignità agli oppressi e disonore e distruzione ai malvagi.
La cosa non sarà indolore e per raggiungere il suo scopo sarà disposto a mettere a repentaglio la vita ed a subire un furioso pestaggio, aiutato, in extremis proprio da quei succubi per cui lotta.
Commento di Lucio: La storia non si svolge più nel XVI secolo giapponese, come molti dei film di Kurosawa, ma in unera più recente: la seconda metà dell800. Eppure le differenze non sono molte: i vestiti, le usanze, le strutture sociali... tutto è uguale ai secoli precedenti!
Andrej Konchalovskij nel suo Asja e la gallina dalle uova doro diceva che anche se il mondo cambia la campagna russa è rimasta identica a comera mille anni prima. E questo sembra calzare a pennello anche per la cultura giapponese. Sembra non esserci differenza tra al cultura feudale de Il trono di sangue, quella popolana de I sette samurai e questo film, anche se ci sono diversi secoli in mezzo.
Toshirô Mifune, lattore feticcio dei primi film di Kurosawa, interpreta un ruolo a lui congeniale e con cui lo si identificherà per molti anni a venire: il ronin, il samurai senza padrone.
Questa figura quasi mitologica per i giapponesi rappresenta quelleroe positivo che tutti avremmo voluto incontrare almeno una volta. Non è uno sceriffo solitario né tantomeno un killer umanitario come molte altre figure occidentali.
Il ronin vive secondo il bushido, il codice del samurai, un codice morale che rappresenta un vero e proprio stile di vita: nessun samurai segue il proprio concetto di giustizia, ma si rifanno tutti al bushido.
Una volta però decaduta la figura del samurai, sembra crearsi una spaccatura in quel mondo che sembrava perfetto, fatto di regole e di princìpi: ora i samurai si ritrovano a cercare il giusto dove giustizia non cè, a vivere secondo princìpi ormai decaduti.
Molti diventarono delle semplici guardie del corpo (che in giapponese si traduce Yojimbo, il titolo originale del film), ma la leggenda del ronin è legata a quei personaggi che, come il protagonista del film, continuavano a vivere secondo il bushido e perseguire la giustizia proprio dove più questa venga a mancare.
Contro tutto questo si pone invece Unosuke, il figlio del capo di una delle bande rivali che, dai suoi viaggi allestero, ha riportato una pistola. Nei film americani si sono viste milioni di pistole, ma in un film giapponese ambientato nell800 è invece molto raro.
La pistola qui sta a rappresentare la vigliaccheria delluomo che la impugna: chiunque è capace di sparare, non cè onore nellusare quellarma. La spada invece non è per tutti e soprattutto battersi ad armi pari è una regola importante che segna la distinzione fra lonore e il disonore.
Unosuke dichiara apertamente di sentirsi nudo senza la pistola, proprio come se fosse la katana di un samurai: ma lui non è un samurai, e nella pistola non cè la venerazione che viene riposta in una katana. La katana è lanima del guerriero, la pistola è solo uno strumento di morte.
Il paesino dove si svolge la vicenda è veramente minuscolo: tutto è a vista docchio, come se le case fossero tutte intorno alla piazza principale.
La gente è poca e la ricchezza di cui godono i signorotti locali è veramente ben poca cosa rispetto a quello che siamo abituati a vedere noi in Occidente: la casa del povero non è molto diversa da quella del ricco! Eppure anche su un minuscolo gruppetto di contadini finiscono per gravare le angherie dei prepotenti: nel paese ci sono addirittura due Yakuza, la nefanda mafia giapponese.
Il protagonista si chiama Sanjuro che letteralmente significa trentanni, cioè come a dire un nome qualsiasi, come il Nessuno di Omero.
Eppure questo Nessuno riscosse un enorme successo alluscita del film, tanto che Kurosawa venne spinto a farne un seguito (Sanjuro, 1962) che però non godette della stessa fortuna. La sfida del samurai piacque molto ai giovani, che focalizzarono solo le poche scene di combattimento, mentre Kurosawa voleva descrivere un personaggio furbo e scaltro, che risolveva i problemi con lintelligenza più che con la spada.
Il film ebbe così tanto successo anche allestero che lallora sconosciuto Sergio Leone ne fece un remake in versione spaghetti-western, contando sul fatto che il suo film (Per un pugno di dollari) non avrebbe avuto così tanto successo da dover pagare i diritti alloriginale.
Non fu così: Sergio Leone divenne un regista di fama mondiale, ed i suoi film proiettati ovunque, con il risultato che, anche se la casa discografica venne costretta a pagare, La sfida del samurai venne tolto dalle sale e rimpiazzato da Per un pugno di dollari...
Commento di Angela: Il regista Akira Kurosawa ci immerge stavolta nel XIX secolo giapponese, epoca di lotte di potere ed anarchia.
Il piú potente è il più arrogante e spietato; la legge è occupata ad individuare alla svelta da che parte tira il vento per potersi adeguare; i samurai senza padrone sono guerrieri il cui signore è morto e vagano per il paese cercandone un altro o qualche ingaggio. Dopo aver legato la vita al padrone, ora sono liberi e devono imparare a gestire questa libertà.
È così che il nostro eroe, Toshirô Mifune, subito dopo i titoli di testa, sceglie a caso la direzione dove andare ad un incrocio di sentieri, tirando in aria una freccia e seguendo la direzione stabilita dal destino. Guarda sfrontato la vita in cerca di avventura, con lo sguardo vivo ed il portamento eretto.
Se non fossero gli abiti a distinguerlo, basterebbe il suo atteggiamento fisico a distinguerlo, in contrapposizione al popolo, minuto ed ingobbito a forza di guardare in basso ed inchinarsi in segno di sottomissione. Per accentuare ancora di piú questa differenza, notiamo una differenza di altezza accentuata fra i samurai ed il popolo sottomesso.
Sarà proprio questultimo, nella persona delloste, ad assumere il ruolo di coro greco, narrando al samurai lantefatto che spiega la situazione nel paese al suo arrivo.
Le lotte nel villaggio si disputano per il predominio del mercato del sakè e della seta: pilastri delleconomia giapponese dellepoca, e di prostitute che, invece di gheishe, sembrano contadine pitturate.
In questa lotta di potere, i buoni non ci sono: ambedue i contendenti sono cattivi e, soprattutto, brutti: notiamo con disgusto la bruttezza e la malformazione che Kurosawa ha inflitto a questi simulacri di guerrieri, che lottano per soldi. È emblematico il fatto che il nostro samurai sia insensibile alle offerte, piú che generose, di denaro da parte dei contendenti per la sua protezione, e che lo accetti solo quando deve donarlo ad una povera famigliola, che subisce soprusi e che vuole liberare.
Appena arrivato al villaggio, egli sogna con loste un paese senza cattivi e sangue ma, mentre questultimo è incredulo, rassegnato ed inchinato ai soprusi della vita, il samurai guarda dritto verso un futuro luminoso, tramando soluzioni.
Da notare il coraggio e la capacità di sopportare del popolo, di questi piccoli uomini e donne, tormentati dai tifoni, dai terremoti, dai soprusi degli arroganti, che riescono a sopravvivere adattandosi: vedi il bottaio che ora costruisce bare a forma di botte, o il marito, a cui il signorotto ha rapito la moglie per farne la sua amante, che accudisce amorevolmente il loro figlio ed attende che il signore si stanchi.
In questo ambiente, il samurai è il deus ex machina che, installato su un alto sedile, guarderà, ridendo, le due bande di bruti che si battono senza coraggio, si distruggono senza onore, a causa delle sue trame per liberare il paese.
Il film affascinò anche Sergio Leone, che ne usò la sceneggiatura, adattandola al Far West, per il suo mondiale successo Per un pugno di dollari. Sfortunatamente il codice del samurai non lo contagiò e si rifiutò di pagare i diritti dautore ai legittimi proprietari, che ricorsero alle vie legali, ottenendo il dovuto e disonorandolo. Quale spreco di talenti!!!
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