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Altri pensieri d'amore - I -

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Il racconto del castello

Donna e Cavaliere - Knight and Woman - The Palma Collection - Protected by U.S. copyright law

C'era una volta un giovane e volitivo cavaliere abituato a governare i suoi possedimenti con fermezza e distacco. Il segreto del suo potere stava nella parsimonia con cui usava mostrarsi a parlare ai suoi sudditi. Così poco si sapeva di lui che fiorivano leggende e dicerie sulle sue qualità nascoste. Il popolo lo serviva con timore perché la sua sfuggente presenza rimandava a un potere oscuro di cui si paventavano i possibili effetti.
Un giorno il cavaliere incontrò una fanciulla sconosciuta che riuscì a incantarlo con le sue parole e a distrarlo per un attimo dalla sua costante opera di autocontrollo cui doveva il suo prestigio.
Iniziò allora per lui un periodo nuovo. Il cavaliere era così compiaciuto di ciò che di sé scopriva attraverso il rapporto con la bella fanciulla ma, al tempo stesso, così preoccupato di incrinare il suo potere che adottò uno stratagemma. Imprigionò la fanciulla in un piccolo castello agli estremi del suo regno, sicuro che le sue fuggevoli ma nobili attenzioni non le avrebbero fatto rimpiangere la sua libertà.
Col passare del tempo, però, il delicato equilibrio diventò difficile da mantenere. Il cavaliere, troppo preso dai suoi doveri, si dimenticò a poco a poco di ciò che di sé aveva scoperto e diradò le sue visite. La fanciulla si ammalò di nostalgia e sentì che le sue parole svanivano, i suoi pensieri non prendevano più forma e i suoi occhi non cercavano più la luce del giorno. Un mattino chiese finalmente udienza al cavaliere che, dopo averci pensato un po', decise di concedersi.
Il lungo e forzato silenzio a cui la fanciulla era stata per molto tempo costretta divenne all'improvviso un ruscello di parole che travolse il cavaliere, ormai incapace di capire. La fanciulla, approfittando del momentaneo stupore di lui, varcò a passi leggeri il portale del castello e si dileguò nel bosco.

Una canzone d'amore

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CIRANO: F.Guccini (D'amore, di morte e di altre sciocchezze)

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  I pensieri di Fata Morgana   

R.Magritte Les Amants (1925) - Copyright 2000 Charly Herscovici Brussels / Artists Rights Society (ARS) New York

Il cielo talvolta arrossisce per noi per le cose che non riusciamo a dire, talvolta piange gocce di pioggia per le lacrime che teniamo nascoste, talvolta si riempie di nubi impenetrabili per ricordarci la spessa coltre di cui rivestiamo i nostri pensieri perché non vogliamo ascoltarli, talvolta ospita la luce del sole per indicarci la direzione dei nostri sogni.  

Olaf il Vichingo

Edvard Munch Starry Night 1893 - Picture: postcard from the Getty Center 

Olaf abitava sulle rive di un fiordo. Pescava ogni giorno col suo
battello. Il vecchio motore tossiva un po' ma non l'aveva mai tradito. L'acqua era limpida, gelida come sempre, color degli abeti accanto alla riva, celeste profondo verso il largo. A luglio il sole
scaldava i prati. L'erba giallastra spuntava sotto le lingue di neve che il tepore dell'aria assottigliava all'infinito, come in nessun altro mese dell'anno.
Con il berretto di lana blu calato sulla fronte Olaf srotolava le reti nell'incavo della scia che
disegnava un lungo triangolo scuro in direzione dell'approdo.
'Quest'anno i gamberi hanno un buon prezzo. Vanno tutti all'estero.'
Pensava Olaf fra sé. 'E qui sono di prima scelta. Posso ben dire di alzarmi ogni mattina per
qualcosa.'
Riflettendo sulla tranquillità del suo mondo e sulla regolarità delle
cose che lo circondavano, il suo viso si distendeva in un sorriso e i suoi occhi azzurri
riflettevano la luce trasparente che illuminava la baia.
Lontano, sulla sponda opposta, ordinate file di tronchi si lasciavano
dolcemente trascinare dalla corrente, in lenta corsa verso la segheria.

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Dialogo fra due lucciole (1998)  

 La Via Lattea attorno alla Croce del Sud - © Copyright DeAgostini 2001  

Che giorno è domani?

  E’ il giorno in cui nascono i bambini senza cuore. Per loro portano via le stelle, le ultime ancora in cielo dopo la notte di S.Lorenzo, e non potranno mai più vederle.

Ma perché lo fanno?

Lo fanno per loro. Sai, in fondo sono bambini fortunati. Imparano ad essere forti, a sentirsi sempre a posto, a non perdersi in chiacchiere piagnucolose, a non avvertire sentimenti scomodi, a rispettare le regole e ad incasellare i comportamenti in un ordine prevedibile. Qualcosa forse li turberà quando, col naso in su, scruteranno il cielo in una notte d’estate. Sentiranno la nostalgia di qualcosa che non conoscono ma di cui, per un attimo, sentiranno la mancanza. A volte la loro stella s’intenerisce e lascia cadere qualche grammo di polvere magica. I granelli luminosi li rendono inquieti, i loro occhi cominciano a brillare e una corrente sottile risveglia sensazioni che non conoscono.

E, poi, cosa accade?

Non so. Sono storie misteriose. A noi lucciole non le raccontano.

Night with her Train of Stars, Robert Edward Hughes

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