Relazione  al Convegno

“Antenne ed Elettrosmog. Più profitti meno salute. Telecomunicazioni: regole democratiche e salute dei cittadini”,

30 novembre 2000

 

I giochi finanziari delle imprese di telecomunicazione

di

Luciano Vasapollo

 

 

 

L'intenso dinamismo dei processi di innovazione tecnologica, con le connesse rapide evoluzioni nei sistemi di comunicazione che hanno caratterizzato questi ultimi dieci anni interessando tutti i  paesi a capitalismo avanzato, pongono una serie di questioni da risolvere sia di carattere politico-economico sia per le complessive ricadute sociali.

Se si analizza in particolare il settore dell'informatica e della telematica il discorso diventa ancora più complesso. Basta osservare che le grandi innovazioni tecnologiche che hanno caratterizzato questi ultimi decenni hanno rivoluzionato tutti i processi produttivi. Si può dire, infatti, che ormai il moderno di oggi è diventato obsoleto già domani; una economia stupidamente definita new economy, che nel giro di brevissimo tempo assume la "normale" forma di old economy.

Il flusso comunicazionale elettronico è ormai una delle più evidenti rappresentazioni del potere, risorsa chiave e determinante dei profondi mutamenti socio-economici che hanno caratterizzato questi ultimi anni, influenzando nel contempo notevolmente l’ambiente territoriale e sociale; un ambiente nel quale ogni sistema di produzione ha profondamente modificato il modo di essere, di presentarsi e di agire[1].

Un modello di crescita quantitativo incentrato  sempre più sulle risorse comunicazionali in un ambito di ricerca di forme di accumulazione flessibile, basate cioè, su forme di flessibilità produttiva, del lavoro, dell'intero vivere sociale a partire dalla valorizzazione dei nuovi modelli comunicazionali capaci di imporre nel territorio il dogma culturale del mercato, del profitto, del vivere secondo i principi d'impresa.

In sintesi si può sostenere che, in una accezione larga e generale del termine, è il capitale informazione, e di conseguenza i modelli comunicazionali ad esso associati, che va a costituire la risorsa chiave del capitale intangibile, e in questo senso lo si può definire capitale dell'astrazione. Si può, anzi, sostenere che tutte le risorse che direttamente o indirettamente derivano dall’informazione sono capitale dell'astrazione, cioè insieme di risorse invisibili, che si rivelano sempre più in grado di far acquisire vantaggi competitivi e a valenza strategica nella moderna impresa cosiddetta postfordista. E' questo assemblaggio comunicazionale che caratterizza la composizione di un modello per il sociale, punto di riferimento istituzionale soprattutto per le modalità attuative del controllo sociale generalizzato, delle forme del dominio e della coercizione a partire dal contesto della fabbrica sociale generalizzata, che deve imporre i nuovi ritmi dell'accumulazione flessibile.

E' così che si spiega perché negli anni novanta si è imposta una accelerazione dei processi di ristrutturazione e trasformazione dello stesso modello di sviluppo capitalistico spingendo verso una crescita vertiginosa del settore delle telecomunicazioni e dell'informatica; infatti ad esempio nel periodo 1991-1996 si è avuto un tasso medio annuo di crescita delle imprese in questi settori pari al 6,7% in confronto del 2,5% dell'intero aggregato di servizi e industria.

E' importante ricordare che il mercato delle telecomunicazioni oggi  è (come volume) preceduto solo da quello dei servizi sanitari e dei servizi finanziari ; va però detto che questo mercato cresce  ad un tasso doppio rispetto a quello totale dell'economia (le previsioni parlano per il 2010 di un fatturato che arriva a  quasi 1000 miliardi di dollari). Si tratta di un mercato con un potenziale economico enorme. Infatti " Il processo in atto, su scala planetaria, conduce ad una situazione per cui chi controlla gli accessi all'informazione è anche colui che fornisce i contenuti; e i detentori di questo doppio potere sono un  numero sempre più limitato di società, fortemente integrate orizzontalmente e verticalmente"[2].

Si sono avute, sempre in questi anni, un numero elevato di acquisizioni e fusioni tra le grandi imprese produttrici  di hardware  per costruire nuove reti telematiche, per la creazione di nuovi software; ad esempio nel 1998-1999 la società americana AT&T (prima società mondiale di telefonia) ha comprato la Tele-Communication (sempre americana) con un'operazione del valore di oltre 45 miliardi di dollari); la Lucent Technologies prima produttrice mondiale di centrali e reti telefoniche (controllata dalla AT&T) ha acquisito la società Ascend (che si occupa di trasmissione dati) con un'operazione di oltre 20 miliardi di dollari.

Anche in Europa si è avuto un grande fermento : in Italia ad esempio  l'Olivetti con un'operazione di 57,9 miliardi di dollari (prima operazione per valore in Europa) ha  avuto controllo di Telecom e di TIM cedendo però ad una società tedesca,  la Mannesmann, il controllo di Infostrada ed Omnitel. Nell'anno 1999, poi, si è avuto un aumento molto elevato dei consumi legati alle nuove tecnologie. Il rapporto del Censis  del 1999 indica, infatti, che in Italia nel settore delle telecomunicazioni e dell'informatica il volume di affari negli ultimi due anni è aumentato del 23,4% (ossia da 43.520 a 53.720 miliardi di lire e si stima che nel 1999 arriverà a 63 mila miliardi); il commercio elettronico ha registrato nel 1999 un giro di affari tre volte superiore a quello del 1998  (nel 1999  si è avuto un giro di affari pari a 2.400 miliardi e dovrebbe arrivare nel 2000 a 6.400 miliardi) mentre l'occupazione è cresciuta del 13,9%.

Il mercato della  telefonia cellulare in Italia, che presentava un  numero di abbonati nel 1996 di 6,4 milioni, è arrivato ad oltre 28 milioni nel 1998; ed ancora il volume di affari ha avuto nel periodo 1996 - 1999 una variazione pari al 159% (si passa da 9.450 a 24.463 miliardi di lire).(cfr. tabella 1, 2)

Se si guarda, al mercato degli investitori che utilizzano l'on line e trading (ossia la  contrattazione di prodotti finanziari attraverso internet) si può notare l'incredibile crescita registrata ; dai 3000 conti on line del 1998 si è passati a 30.000 nel 1999 e le previsioni sono di una crescita ancora più vertiginosa (90.000 conti per il 2000, 270.000 per il 2001 e 1.320.000 per il 2002).

 

Tab.1. I mercati di Telecomunicazioni e Informatica in Italia

 

 

1996

1997

1998

1999

Variazione 1996-1999

TELECOMUNICAZIONI

di cui

Telefonia mobile

43.520

 

9.450

48.400

 

13.360

53.720

 

18.440

62.726*

 

24.463*

44,4

 

158,9

INFORMATICA

di cui

software e servizi

23.050

 

12.590

24.452

 

13.500

26.535

 

14.740

28755*

 

16.402*

24,8

 

30,3

TOTALE

66570

72.852

80.250

91.481*

37,4

Totale occupati

di cui

produzione di software e servizi

413.612

 

186.436

428.700

 

190.800

 

448.670

 

210.300

 

471.000

 

229.200

13,9

 

22,9

N. abbonamenti telefonia mobile

 

6.415.000

 

11.739.000

 

20.500.000

 

28.500.049*

 

344,3

N. personal computer

1.270.000

1.595.000

1.950.000

2.400.000*

89,0

*dati stimati

Fonte Elaborazione Censis su dati Assinform

 

 

Tab.2. Mercato mondiale della telecomunicazione per gli anni 1997-1999 (valori in miliardi di dollari USA)

 

1997

1998

1999

Servizi di comunicazione mobile

 

126,2

 

162,5

 

201,8

Servizi di rete fissa

470,5

509,3

545,7

 

Per quanto riguarda, poi, il mercato delle telecomunicazioni nel nostro Paese  da un'indagine condotta dalla società Assinform nel 1999 risulta che "Nei primi sei mesi dell'anno in corso, il mercato delle telecomunicazioni ha generato un volume d'affari pari ad oltre 30.080 miliardi. Alla crescita sul corrispondente periodo dell'anno prima (18 per cento) hanno contribuito quasi in egual misura entrambe le componenti in cui usualmente viene articolato il settore: i servizi e gli apparati. I primi sono passati dai 19.300 miliardi del primo semestre 98 ai circa 22.950 del primo semestre 1998, con una crescita del 19 %; i secondi, e cioé gli apparati, sono passati dai 6200 miliardi dei primi sei mesi dell'anno scorso ai 7.130 del periodo corrispondente dell'anno in corso, mostrando un incremento del 15 per cento. Alla dinamica complessiva, come già accennato, hanno contribuito sia l'avvio di nuovi servizi, sia gli investimenti effettuati dai nuovi gestori. ….."[3].

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Sempre analizzando alcuni dati dell'Assinform sull'andamento del mercato italiano delle telecomunicazioni, si ha che il confronto dei dati rilevati nel primo semestre del 1999 con quelli relativi al prmo sementre del 2000 confermano quanto già detto in precedenza :ossia la strabiliante crescita di questo settore nel nostro Paese (dal 1998 al 1999 si è avuta una percentuale di crescita di +18% mentre nel primo semestre del 2000 rispetto al 1999 del 19,6%). (cfr. grafici).


 


 


 


 

 

 

 

 


Va ricordato che la grande crescita del mercato delle telecomunicazioni è anche legata alla vendita da parte di molti governi europei delle licenze UMTS  (Universal Mobile Telecommunications System), la terza generazione di servizi di telefonia mobile. Il nuovo sistema di comunicazione, che prevede una velocità di trasferimento dei dati quasi 200 volte maggiore a quella attuale, consentirà di navigare in Internet, accedere alla posta elettronica e addirittura di effettuare acquisti e pagare introducendo il bancomat nel telefonino. Si tratta di una tecnologia talmente avanzata che, oltre ad essere in competizione con la telefonia fissa, potrebbe in alcuni casi addirittura sostituire quest'ultima; alcune stime ci dicono che nel 2005 almeno il 70% della popolazione europea avrà un telefonino UMTS (vedi Tab.3).

Tab.4. UMTS: ipotesi di mercato

Anni

Totale Utenti mercato Italia

2002

2.876

2003

4.462

2004

6.215

2005

7.277

2006

8.284

2007

9.052

2008

10.557

2009

11.898

2010

12.707

Ø       L'analisi dei dati demografici è stata effettuata ipotizzando diversi profili d'uso

Ø       Il numero total dei clienti considera sia net addiction sia churning da gsm

Ø       Si ipotizza che l'Umts abbia un target di clientela definito, caratterizzato da necessità sofisticate

Ø       Con costi minori si potrebbe avere una penetrazione maggiore

Ø       La copertura Umts prevista è progressiva e completata entro il 2006

Fonte: Caboto SIM -Gennaio 2000I dati sul numero di utenti sono espressi in migliaia

 

 

 

 

Paesi quali la Germania, la Spagna, la Finlandia, il Regno Unito e i Paesi Bassi hanno già concluso le vendite delle licenze; mentre in Spagna e Finlandia i ricavi sono stati di piccola entità o quasi nulli,  nel Regno Unito si è avuto un ricavato pari al 2,4% del PIL, in Germania al 2,5% del PIL e nei Paesi Bassi si è avuto un'entrata pari allo 0,6% del PIL.

Mentre in Italia  le previsioni puntano su TIM, in Europa le ipotesi più accreditate sono per le società quali la British Telecom e la Hutchinson Wampoa (Taiwan).

Va in ogni caso rilevato che le gare UMTS per le licenze hanno rafforzato il processo di concentrazione e fusione in atto tra le varie imprese di telecomunicazioni (ad esempio in Italia Omnitel è controllata da Vodafone Airtouch mentre Wind è partecipata per oltre il 40% da France Telecom), aumentando i ricorsi ai giochi borsistici specialmente quelli a carattere speculativo.

 

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A questo proposito è utile ricordare che "Gli operatori di telefonia mobile spenderanno circa 150, 200 miliardi di euro nella costruzione delle nuove infrastrutture", spiega Daniele Bottolo, gestore per l'Europa del fondo Gestielle Worldcommunication, "investimenti che andranno dritti dritti nelle tasche dei produttori di hardware e software telefonico, in Europa Alcatel e Marconi in primis". Perché proprio queste società , piuttosto che Nokia ed Ericsson ? "Il colosso francese ha perseguito negli ultimi anni una chiara strategia di focalizzazione sulle telecomunicazioni, dismettendo da un lato partecipazioni in attività non core e acquisendo, dall'altro, diverse società' ", afferma Bottolo, "oggi il suo fatturato deriva quasi interamente dalle tlc, e il 60% di esso e' generato in Europa". E' in prima fila, quindi, per aggiudicarsi un' importante fetta degli investimenti per le reti Umts". Allo stesso modo Marconi ha cambiato identità negli ultimi anni, e oggi le tlc rappresentano due terzi del suo fatturato", aggiunge Bottolo. Più prudente Patrizio Pazzaglia, responsabile gestioni patrimoniali di Nusa sim, secondo il quale "gli operatori di telefonia mobile potrebbero cercare di limitare gli investimenti in infrastrutture facendo pressione sui prezzi offerti dalle società di hardware telefonico, per controbilanciare l' elevato costo delle licenze". I titoli più colpiti dal recente calo delle vendite dei telefoni mobili sono stati Nokia ed Ericsson. Mentre per la prima i telefonini rappresentano quasi il 70% del fatturato, la seconda soffre di margini ridotti. "Ma nel lungo termine siamo positivi anche sulla parte handset", aggiunge Pazzaglia, "perchè con l'Umts ci sarà un completo ricambio di apparecchi, anche se ciò non avverrà di colpo". Buy quindi su Ericsson ("forte nelle infrastrutture") con target price a 12 mesi di 220 230 euro, outperform su Nokia (55 euro il target price), Marconi e Alcatel, che ha un prezzo obiettivo di 115 euro. "Il titolo francese vanta risultati semestrali superiori alle stime, un management aggressivo e un buon posizionamento sulle infrastrutture, l'unico neo e' il fatto che non ha mai avuto una battuta d'arresto, e per questo abbiamo ridotto il rating a outperform, da strong buy", afferma Pazzaglia[4].

C'è comunque da dire che i titoli telefonici rappresentano per il nostro Paese più del 40% del listino dei titoli quotati a Piazza Affari. E' chiaro, quindi, come esista uno stretto legame fra crescita del settore delle telecomunicazioni e sviluppo di una "New Economy" in cui prioritaria è la riduzione dei costi del lavoro (disoccupazione, flessibilità, telelavoro, precarizzazione) e come questa sia sostenuta da una Net Economy la cui volatilità borsistica dei titoli incide profondamente sui processi di finanziarizzazione e sugli equilibri economico-sociali complessivi.

Per capire l'entità complessiva dei processi di finanziarizzazione dell'economia bastano pochi dati : dal 1980 al 1992 la crescita lorda di capitale fisso nei paesi dell'OCSE  è stata intorno al 2,3% mentre quella del capitale finanziario è arrivata al 6%; le transazioni finanziarie sono cresciute in modo impressionante, prova è il fatto che ormai appena il 2% dei movimenti di beni e capitali equivale agli scambi di beni e servizi. In tutto ciò i giochi borsistici riconducibili alle imprese del settore delle telecomunicazioni assumono un peso e un ruolo strategici, incidendo profondamente nei nuovi meccanismi di controllo dell'intero vivere sociale.

Il processo di sostituzione della raccolta di mezzi finanziari tradizionali con titoli di credito, quali azioni e obbligazioni, facilmente negoziabili sul mercato, quindi, favorendo la speculazione e i giochi borsistici, divenuti strategici nella New Economy e in particolare nella Net Economy, ha cambiato negli ultimi anni lo stesso modo di comunicare e le regole generali dell'economia.

 Se nel rapporto banca-impresa le informazioni devono essere immediate, nel rapporto con il mercato dei capitali diventa indispensabile fornire delle informazioni anche completamente illusorie, quanto più possibile basate su un rapporto di fiducia estorta, e spesso incentrata su false informazioni dirette fra impresa e finanziatore, che è spesso anonimo e facente parte di una massa indistinta di risparmiatori, la maggior parte delle volte piccoli risparmiatori. Un sistema, anche qui, di comunicazione coercitiva che scambia illusione di potere con denaro fresco, addomesticato, che non reclama comando, e quindi funzionale ai giochi dei veri potenti  del sistema finanziario.

La comunicazione finanziaria diventa elemento strategico per gli operatori e le istituzioni finanziarie favorendo i processi di speculazione e facendo assumere alla rendita finanziaria un ruolo fondamentale. Ogni fase, ogni accordo, ogni speculazione nella trasformazione finanziaria, infatti, necessita di capitali di rischio e di prestito; è quindi indispensabile per l’impresa che gioca in Borsa, e ciò in particolare per il settore delle telecomunicazioni e per i titoli della Net Economy, attuare comunicazione deviante per rastrellare furbescamente grandi entità di denaro fresco, in un contesto di azionariato diffuso in cui i nuovi finanziatori sempre più devono essere anche i propri lavoratori, i piccoli risparmiatori, in un'ottica di azionariato popolare controllato, con l'unico scopo di garantire sempre al meglio il reperimento di mezzi finanziari indispensabili per meglio opprimere gli stessi lavoratori che in veste di finanziatori si fanno strumento del loro sfruttamento. Nel contesto della finanziarizzazione dell'economia la comunicazione assume, allora, sempre più connotati finanziari in forma diretta e indiretta, comunque con una forte valenza informativa a carattere sociale. Una informativa finanziaria, in sostanza, riguardante tutti i processi comunicazionali che in qualche modo consentono di  influenzare direttamente non solo, ad esempio, il prezzo delle azioni emesse dall’impresa, ma principalmente, di veicolare, anche se spesso in chiave indiretta, tutti i soggetti del territorio verso la finanziarizzazione dell'economia. Si attua così una rincorsa, anche da parte dei ceti popolari, alla sottoscrizione di titoli azionari e obbligazionari, ad un falso ed illusorio azionariato popolare che fa sentire il soggetto "padrone di qualcosa", ma che nella realtà è "servo dei padroni finanzieri".

Uno degli obiettivi principali della finanziarizzazione dell'economia, nel cui ambito le imprese di telecomunicazione svolgono un ruolo prioritario, è, infatti, quello di coinvolgere  gli strati popolari, i piccoli risparmiatori, in qualità di fondamentali operatori economici che incidono sulle evoluzioni e sui mutamenti dell’assetto finanziario complessivo in modo da influenzare l’andamento dei titoli emessi e dei titoli acquisiti in portafoglio, in chiave utile, così, al grande capitale in questa determinata fase economico-borsistica.

Si arriva così a determinare, e non solo a condizionare, le idee politiche, sociali, culturali, a creare forze economiche e politiche figlie assolute dei media, a coercizzare l'intero vivere sociale. E' un vero totalitarismo dell'informazione e della comunicazione deviante, figlia e allo stesso tempo rigeneratrice del potere assoluto del profitto, della cultura competitiva d'impresa.

 

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[1] Per approfondimenti su questi argomenti si veda : R. Martufi, L. Vasapollo: "Comunicazione deviante", Mediaprint, Roma, 2000.

[2] Cfr.V. Giacchè, "L'Etere e il cielo. I telefonini, il ritorno del Papa Re e il problema del potere", in "La Contraddizione", n.80, settembre,ottobre2000, pag.8

[3] Per la diffusione e l’impiego del cellulare, l’indagine ASSINFORM non si limita a fatti come la crescita generalizzata dell’utenza (raddoppiata nel solo 1998) o l’incremento della quota dell’utenza giovanile, passata al 27 per cento dal 24 dell’anno prima), ma va oltre; ad esempio, rilevando che il cellulare è utilizzato in media 5 volte la settimana, soprattutto per relazioni personali; che è in atto una tendenza all’equilibrio fra utenza femminile e maschile (rispettivamente il 56 e il 44 per cento, contro il 60 e il 40 dell’anno prima) più marcata ancora che nel caso dell’home computing. E ancora, rilevando una distribuzione per categorie che, oltre scontare la prevalenza di categorie “prevedibili” - imprenditori, dirigenti e professionisti (10 %), di impiegati, insegnati e quadri (29%) - rileva una quota modesta di commercianti (10 %), contrapposta a quote importanti di operai (12%), studenti (17%), casalinghe e pensionati (22%)" Cfr. www.assinform.it

[4] Cfr. www. borsaonline.it