MARX:
RICOMINCIO DA…TE!
di
L.Vasapollo[1]
1. Davanti ad un
volto fortemente aggressivo della competizione globale, che si esprime
come offensiva dell'imperialismo nelle sue diverse configurazioni attuative,
non rimane certo fuori l'attacco diretto marxisti, ai comunisti anche con il
tentativo di demolirne i riferimenti teorici basilari. Continua infatti l'opera
di oscurantismo culturale, di "liquidazionismo" della storia del
movimento comunista a partire dalla messa in discussione della teoria e dell'analisi
marxiana. Al grido "fuori Marx dalla scienza", "fuori gli
studiosi marxisti dalla cittadinanza scientifica e accademica" si porta
avanti un disegno per la sconfitta globale dei comunisti e del loro
pensiero-azione. Ciò non avviene
soltanto da parte dei mass-media
e degli intellettuali del regime
neo-liberista, ma l'attacco parte anche
da sinistra, dai "pentiti" del marxismo.
Ecco perché è stato molto importante il convegno che
il Laboratorio per la Critica Sociale ha tenuto il 21 maggio u.s. all'Università
di Roma "La Sapienza" in occasione della presentazione del libro "Un
vecchio falso problema . La trasformazione dei valori in prezzi nel capitale di
Marx" (curato da chi scrive e
con saggi di Carchedi, Freeman, Kliman, Giussani e Ramos, Ed. Mediaprint,
2002).
L'importanza è
prima di tutto nel luogo: i marxisti non accetteranno mai di essere estromessi
dall'Università pubblica perché questa è il luogo del sapere critico, luogo di
battaglia contro l'oscurantismo culturale e di costruzione del pensiero
critico, in cui gli intellettuali marxisti hanno dato e continuano a dare
molto per la costruzione della
democrazia reale, e non solo culturale,
contro ogni forma di "Apartheid" socio-politico-culturale.
Inoltre è stato importante in tale convegno mettere a
confronto marxisti di diversa provenienza universitaria internazionale e anche
con diverse linee culturali- interpretative. Erano infatti presenti, oltre a chi scrive, altri studiosi di università
italiane (Screpanti, Mazzetti, Petri), Carchedi (Olanda), Freeman e De Angelis
(Inghilterra), Ramos (Costa Rica), Kliman, Mongiovi, Foley e Callari (USA) a
cui vanno aggiunti gli interventi al dibattito di Tortorella e Di Siena
(dell'Associazione Rinnovamento della Sinistra) e di A.Gianni di Rifondazione Comunista.
2. Uno dei principali obiettivi , sicuramente
riuscito, di tale giornata di
studio è stato quello di riattivare un
circuito internazionale di studiosi che anche nelle loro diversità di
impostazione ed interpretazione, hanno scelto di mantenere la teoria e
l'analisi marxiana al centro dell'azione politica (non a
caso il giorno prima molti degli stessi
studiosi hanno dato vita ad un
interessante dibattito sempre all'Università "La Sapienza" dal titolo
: "Afghanistan, Argentina,
Palestina…. E dopo!? Il ruolo dei
movimenti internazionali di opposizione).
L'argomento chiave in cui si è snodata la
giornata di studio ha riguardato la critica della teoria classica del valore,
il superamento delle interpretazioni mistificanti della teoria del plusvalore,
la ricostruzione scientifica (fondata sul metodo dialettico) del modo in cui la
contraddizione capitale-lavoro si configura nelle condizioni attuali e
l’utilizzo di questa nella prassi. Sembra si tratti di elementi ormai acquisiti
da chiunque abbia affrontato lo studio di questi argomenti. Ma così non è!
Grande è la confusione sotto il cielo dell'analisi del post-fordismo… e la
situazione non è certo eccellente. I cambiamenti più recenti nella struttura
della classe lavoratrice stessa indicano l'estrema importanza della categoria
dell'operaio "collettivo", introdotta e analizzata nel Capitale. Tale categoria comprende gli
operatori del lavoro fisico e intellettuale che partecipano direttamente alla
fabbricazione di un prodotto e sono comunque, rispetto al capitale, dei
lavoratori salariati, lavoratori subordinati. Il cosiddetto ciclo post-fordista
della fabbrica sociale generalizzata realizza oltre a disoccupazione
strutturale, anche le mille forme del lavoro atipico e flessibile che si
accompagnano, però, a forte crescita di
ricchezza sociale dovuta a significativi incrementi di produttività; una
ricchezza sociale però che non ritorna in alcun modo al fattore lavoro.
3. E' così che nonostante il passaggio dall'era fordista
alla cosiddetta era post-fordista, dall'operaio massa all' "operaio
sociale", dalla centralità d fabbrica alla fabbrica sociale generalizzata,
dalle "tute blu" ai colletti bianchi, dal lavoro manuale a lavoratori
della conoscenza e dell'intelligenza, anche nei paesi a capitalismo avanzato
permane e vive sempre più il lavoro salariato con forme sempre più sofisticate
e sempre più incisive di sfruttamento.
Ciò che è caratteristico del modo capitalistico di produzione, quindi
ancor oggi e a maggior ragione oggi, non è il fatto che ci sia sfruttamento di
una parte della popolazione da parte di un’altra, quanto la forma che tale
sfruttamento assume, cioè la produzione di …
”plusvalore, per il quale il capitalista non paga nessun
equivalente. E’ su questa forma di scambio tra capitale e lavoro che la
produzione capitalista, o il sistema del lavoro salariato, è fondata, e che
deve condurre a riprodurre continuamente l’operaio come operaio e il capitalista come capitalista.”
Nel “Capitale”
Marx sottolinea come il capitalista non ottenga questa eccedenza soltanto
attraverso l’allungamento della giornata lavorativa. Accanto a questa forma di plusvalore, che chiama assoluto, analizza il plusvalore detto relativo, in quanto dipende dall’introduzione di macchine,
dall'introduzione dell'innovazione tecnologica, dall’incremento dei ritmi,
dalla riduzione dei cosiddetti “tempi morti”, dall'aumento della produttività.
Le nuove tecnologie, infatti, aumentando la produttività del lavoro,
abbreviando il tempo lavorativo necessario per remunerare il salario, aumentano
corrispondentemente, ferma restando la durata della giornata lavorativa, la
parte di plusvalore intascata dal capitalista e, quindi, aumenta il pluslavoro rispetto al lavoro
necessario.
Ne consegue che la liberazione della classe operaia
dallo sfruttamento capitalistico è possibile soltanto mediante il superamento
del modo di produzione capitalistico. Questa deduzione aveva ed ha tuttora
un'importanza molto grande poiché pone decisamente in discussione ogni sorta di
illusione circa il superamento della contraddizione capitale-lavoro all’interno
del modo di produzione capitalistico per mezzo di finte riforme, quali che
siano.
4. E' per tutto quanto scritto sopra che gli Autori di "Un vecchio
falso problema" hanno affrontato ancora una volta i cosiddetti
"critici" con pazienza, con serietà, con rigore scientifico, anche
nella scelta di un linguaggio e di un approccio divulgativo, per riaffermare un
punto di vista di correttezza formale e sostanziale dell'intero impianto
dell'analisi di Marx. In effetti da quando uscì postumo il III Libro del Capitale si è aperta la corsa di
economisti di varie scuole, anche marxiste che mettono in evidenza una supposta
contraddizione nella teoria di Marx che sarebbe tale da invalidare del tutto le
fondamenta della stessa. Va precisato che le critiche sono partite addirittura
dal problema di che cosa è il valore e di come si misura, fino ad arrivare alla
critica cosiddetta della "circolarità". Si tratta della critica più
dura verso l'analisi di Marx e proposta originariamente da Böhm-Bawerk, da von
Bortkiewicz e diffusa anche dall'economista marxista Paul Sweezy. In effetti tali
argomentazioni sono anche quelle che ho sentito a questa giornata di studio. All'impostazione
fondamentale dell'analisi di Marx della trasformazione del valore in prezzi
hanno risposto nel libro e nel convegno,
alcuni studiosi che da anni si occupano di questo problema (come G.Carchedi, A.
Freeman, A.Ramos e A. Kliman), smontando completamente tali critiche
semplicemente rispondendo che si tratta di un problema inesistente, in quanto
la trasformazione dei valori in prezzi è stata risolta già da Marx nel III
Libro del Capitale. In questa
prospettiva di grande aiuto è il confronto con il manoscritto originale di Marx
pubblicato per la prima volta nel 1992 nella MEGA2.
Se si procede ad una coerente ricostruzione filologica
dei testi marxiani, cosa adesso possibile grazie ai testi della MEGA2,
si può sostenere che molte delle interpretazioni tradizionali della
“trasformazione” siano legate ad un’incomprensione di alcuni snodi teorici
fondamentali (se non addirittura, in certi casi, a letture interessate).
Le risposte di Kliman, Freeman, Carchedi, Ramos oltre
quelle di Callari e De Angelis sono
state molto puntuali, e alcune di queste possono essere lette in maniera
approfondita sul libro presentato. Comunque, alle critiche i nostri Autori
rispondono con la loro Temporal Single-System Interpretation (TSSI). In pratica
ed estrema sintesi, si sostiene che il prezzo ricevuto dal venditore e pagato
dal compratore dei mezzi di produzione è ovviamente lo stesso. Tuttavia, i
mezzi di produzione comprati e venduti all’inizio di un processo non sono gli
stessi mezzi di produzione comprati e venduti alla fine dello stesso
processo, e quindi non vi è nessuna ragione di supporre che abbiano lo stesso
prezzo. La critica della circolarità, d’altra parte, sostiene che i mezzi di
produzione comprati a t1 sono gli stessi di quelli venduti a t2; e ciò
significa sovrapporre i due momenti t1 e t2 abolendo la variabile tempo. Se si
introduce invece la dimensione temporale, sostengono i nostri Autori, la
questione diventa semplice e si toglie qualsiasi incoerenza alla teoria di
Marx.
5. La risposta di questi studiosi nel libro e come
ampiamente sostenuto nella giornata di studio, alla supposta contraddizione
nell'economia marxista è molto importante perché rimette al centro il
meccanismo di creazione del profitto nel modo di produzione capitalistico
basato sullo sfruttamento del lavoro
salariato, dimostrando nel contempo che la categoria dello sfruttamento non è valida e vera
soltanto per un principio logico ed etico, ma l'intera teoria economica di Marx
regge perché è spiegabile da un punto di vista quantitativo e quindi è nella
sua essenza fortemente scientifica.
In conclusione, se i vari critici, compresi quelli
presenti alla giornata di studio avessero "sgonfiato" la loro
modellistica e impiegato un differente formalismo in cui i prezzi degli input e
quelli degli output non siano determinati simultaneamente, se avessero cioè
tenuto conto della variabile tempo, allora non solo i risultati della
trasformazione dei valori in prezzi si sarebbero dimostrati in modo formalmente
rigoroso e scientifico ma avrebbero ben capito che il problema della
trasformazione è un "problema inesistente". I lavori dell'
"approccio temporale" vengono per la prima volta introdotti
sistematicamente nel dibattito italiano e così si riempie una lacuna che aiuta
i marxisti, ma soprattutto il mondo accademico italiano ad uscire anche dal suo
provincialismo. Non vi è più "scusa" per continuare ad ignorare i
contributi dell' "approccio temporale" e chi lo farà non potrà più
appellarsi alla propria ignoranza ma dovrà, in molti casi, ammettere la propria
interpretazione interessata.
6. E' per questo che compito degli studiosi scrupolosi, onesti e coerenti
è quello di affermare con forza la validità scientifica e l'attualità del
pensiero di Marx e, se marxista, anche della sua attuazione pratica concreta.
Si può così riprendere un dibattito in positivo e non soltanto attuare
un'operazione politica e culturale dei marxisti in termini difensivi.
Lanciando, in definitiva, una vera e propria "offensiva" scientifica,
culturale che sappia riappropriarsi con forza, anche se con elementi di critica
ma sempre in positivo, della teoria marxiana, della sua validità scientifica,
ripercorrendo al contempo le esperienze di tutti quei movimenti culturali, ma
anche politici e sindacali, che hanno affrontato e ancora affrontano la critica
scientifica, anche radicale in chiave di superamento del capitalismo.
Solo
così si realizza un processo di profondo rinnovamento e superamento, in senso
economico, politico e quindi sociale, totalmente fondato sul terreno di una
possibile alternativa al capitalismo. Questa deve essere la linea guida della
trasformazione, il compito fondamentale dell'onesto studioso marxista.
A me sembra che, come ci ha insegnato la gloriosa
storia del movimento operaio, solo dalla stretta simbiosi fra teoria e prassi si può realizzare quell'
"intellettuale collettivo", quella completa scienza che sia in grado di esprimere una funzione
guida per tutti i movimenti di opposizione
antiglobalizzazione liberista in modo
tale che possano muoversi lungo
la linea strategica della lotta contro
la competizione globale per poli e con
essa per il superamento del modo di
produzione capitalistico.