26 Settembre

L'aria fresca sale dall'Oceano ed insieme ad un timido sole ci offre il benvenuto al nuovo giorno. Percorriamo a ritroso per qualche chilometro la N2 per raggiungere l'ingresso dello Tsistsikamma National Park. Qui scendiamo lungo una stradina che conduce allo Storms River Rest Camp, punto di partenza del famoso Otter Trail, un cammino che attraversa la costa per qualche decina di chilometri, da effettuarsi in cinque giorni. Lasciamo la macchina al parcheggio e ci muoviamo lungo il sentiero, il cui primo tratto fino alla cascata è percorribile da tutti. Un cartello avverte che il percorso è difficile e riservato a persone allenate, e noi lo siamo, o meglio ce ne autoconvinciamo! In effetti, il primo tratto in mezzo al bosco è piuttosto tranquillo, con incredibili intrecci di radici dalle quali scaturiscono enormi fusti sui quali sono appese lunghe liane. Nel buio della vegetazione ci fanno compagnia bruchi neri e millepiedi dalle spropositate dimensioni, per lasciare poi il posto ad eleganti farfalle e simpatici volatili quando il sentiero si apre di nuovo sulla costa, dove la flora cresce spontanea e rigogliosa. All'improvviso, la pista si apre su un'ampia scogliera e la via sembra procedere lungo uno stretto cunicolo, dove un verme marrone, brutto e bavoso ci sconsiglia di inoltrarci. Finalmente, dopo un momento di smarrimento, scorgiamo un'orma gialla disegnata su uno scoglio, la quale ci suggerisce il giusto percorso da affrontare comunque con qualche attenzione. Dopo circa un'ora e mezza giungiamo alla cascata, dove sostiamo un po' prima di fare ritorno lungo la stessa via.

Ci spostiamo in seguito verso il centro visitatori, da cui parte un nuovo sentiero, decisamente più frequentato, che conduce ad un ponte sospeso, il quale si affaccia su una gola scavata nei millenni dalla forza delle acque. Il ponte è costituito da una passerella in legno alta 7 metri e lunga 77 che traballa allegramente al nostro passaggio; ad attenderci all'altro capo una foca che sonnecchia placidamente su uno scoglio.

Ci fermiamo a mangiare un boccone al ristorante del parco per poi riprendere poco dopo la macchina e proseguire il nostro viaggio. Torniamo sulla N2 facendo una tirata fino a Port Elizabeth e proseguendo poi verso Nord in direzione dell'Addo Elephant Park. Lasciata la costa, la vegetazione si fa decisamente più arida ed i colori vivaci che abbiamo ammirato fino a un paio di ore fa, lasciano il posto a tonalità più spente; le strade sembrano meno curate e non a caso anche il sole si spegne per lasciare posto ad un velo grigiastro. Nel tardo pomeriggio arriviamo al Cosmos Cuisine, una sistemazione piuttosto lussuosa nel mezzo di Sunland, un paesino attraversato da una ferrovia che sembra sprizzare malinconia da tutti i pori. Dopo una rinfrescante doccia restiamo all'interno di questa struttura ricettiva per consumare la cena. Prima di sederci al tavolo assaggiamo un aperitivo nel cortile interno della casa, sul quale si affacciano anche gli enormi impianti di condizionamento, che ci ricordano che tra qualche mese qua si supereranno i cinquanta gradi. La cena è di ottima qualità e di modesta quantità, ma dopo le performance di ieri sera va bene anche così.

27 Settembre

Anche questa mattina abbiamo la sorpresa di trovare la nostra macchina pulita, togliendoci così la soddisfazione (si fa per dire) di fotografarla alla fine del viaggio per mostrare le pessime condizioni in cui l'avremmo consegnata. E comunque la vettura è pronta per sporcarsi nuovamente, se è vero che tra pochi minuti saremo all'Addo Elephant Park, dove anche oggi transiteremo sulle gravel road, le strade sterrate. Come da copione il primo animale avvistato è uno struzzo, di casa ovunque in Sudafrica. Poi, in lontananza, scorgiamo tra i cespugli una sagoma il cui colore varia dal grigio al marroncino. Ci aiutiamo con il binocolo per scoprire di avere fatto conoscenza anche con il facocero, mai visto in precedenza. Questo esemplare è piuttosto grande e se ne sta solo con le sue grandi zanne e gli enormi baffi in bella evidenza.

Sulle stradine del parco ogni tanto si intravede qualche antilope, ma la giornata dovrebbe essere dedicata agli animali a cui il parco è intitolato. Ad un certo punto notiamo una fila di macchine ferme dietro una camionetta. Attendiamo un po', ipotizzando che in zona ci dovrebbe essere qualcosa di interessante. Infatti. Da dietro la camionetta fanno la loro comparsa i primi enormi elefanti che attraversano la strada tranquilli e indisturbati (e vorrei vedere che fosse altrimenti). L'emozione è enorme; la bellezza e l'imponenza di queste bestie è qualcosa che puoi valutare ed apprezzare solamente dal vivo. Peccato solo che tutta la gente che si è fermata non ci consente di effettuare con la dovuta calma il nostro reportage. Poco male. Infatti, come ci è stato spiegato, i migliori avvistamenti si hanno in corrispondenza delle pozze d'acqua nelle quali gli elefanti vanno ad abbeverarsi. Finalmente troviamo una di queste pozze, a cui si accede da un sentiero che attraversa un piccolo boschetto. Qui, mentre cammino, vedo penzolare qualcosa da un ramo di un albero. Alzo lo sguardo e mi trovo di fronte ad una scimmietta, una vervet monkey, tutta intenta ad osservare la gente che passa. Dopo pochi metri la stradina termina e ci troviamo dinanzi ad una recinzione lignea con poche fessure, che funge da punto di avvistamento. Immediatamente ci accaparriamo una di queste aperture, dalle quali osserviamo affascinati lo show. Intorno alla pozza tre elefanti giocano con l'acqua, la cercano con la proboscide e poi la soffiano in alto creando una pioggia sotto la quale si rinfrescano. Noi e gli altri visitatori rimaniamo in religioso silenzio, apprezzando ancor di più gli sciabordii ed i barriti che ogni tanto gli animali rilasciano. Improvvisamente, da dietro un cespuglio, anche un kudu sembra voler entrare in scena; il suo muso rimane immobile per alcuni minuti, probabilmente nella speranza che gli elefanti se ne vadano, lasciandogli così via libera. La sua attesa è però vana; gli elefanti monopolizzano lo specchio d'acqua ed un rumore, ma forse è un loro movimento troppo rapido, gli consigliano una veloce fuga. Lo seguo con il binocolo per qualche metro, fino a che la savana non torna ad inghiottirlo. Le macchine fotografiche scattano ad un ritmo frenetico: alla fine della giornata ci accorgeremo di avere consumato almeno un paio di rullini solo per foto ad elefanti!

 

Elefante all'Addo National Park

Non per niente, dopo questa prima pozza, ne troviamo un'altra con un numero ancora maggiore di esemplari; inoltre cammin facendo un altro gruppo ci attraversa la strada, facendoci ulteriormente constatare quanto è bello vedere da vicino ed in libertà questi splendidi animali. Dedichiamo tutta la mattina alla perlustrazione del parco e nel nostro cammino incontriamo anche tartarughe giganti, altri facoceri, le solite antilopi, ed un altro animale non ben identificato, forse uno sciacallo, il quale gira con fare circospetto ai margini di una stretta mulattiera. Usciamo dalla riserva decisamente soddisfatti ed ancora emozionati per le immagini che ancora a lungo albergheranno nella nostra testa. Però è di nuovo ora di spostarsi.



La N10 ti sbatte in faccia il Karoo così come è. Arido, spoglio, deserto. Anche il termometro della macchina ne è testimone, indicando sei gradi in più di quelli che segnava solo un'ora fa. Accendiamo pure l'aria condizionata. Solo qualche manciata di cactus, intervallati da superbe piante di aloe con il loro caratteristico fiore rosso sulla sommità, ci separano ormai da Cradock. Qui veniamo presto circondati da ragazzini, intenti a vendere riproduzioni di mulini a vento ed altri oggetti fatti con fili di ferro intrecciati. Il nostro albergo per questa sera è il Victoria Manor, decisamente demodè e piuttosto kitsch. Tra l'altro, a ben vederlo, sembra più un vecchio bordello pieno di cose antiche di dubbio gusto che fanno bella mostra di sé: quadri di donna, arazzi, vasi di fiori e argenteria varia, in mezzo ai quali spiccano coppie di coperchi di portata appesi al muro che sembrano voler riprodurre un generoso seno femminile. Prima di cena, la gestrice di questa vecchia casa ci invita ad un concerto presso la chiesa locale. Accettiamo di buon grado, accorgendoci poi presto di essere finiti in una rappresentazione acchiappa turisti, dove due giovanotti locali, che comunque se la cavano egregiamente, eseguono per un'oretta canti in inglese ed afrikaan.

Una caratteristica che spesso abbiamo osservato nei ristoranti sudafricani è la presenza di un numero esagerato di camerieri. Questa sera è quasi esasperante vederne tanti che quasi si pestano i piedi. La cosa che ci fa sorridere sta nel fatto che poi la cena è a buffet! Ogni minuto passa un cameriere che ci chiede se tutto è a posto; chiedono anche se vogliamo ordinare immediatamente il dessert oppure attendere qualche attimo. La seconda, pensiamo noi, ma non è così facile! Infatti quando per la terza volta un diverso cameriere ci chiede la stessa cosa, ormai per sfinimento rispondiamo "Okay, let's have dessert!".

Cradock, ore 23.00
Alessandra: Ma l'hai visto l'elefante con tre zampe?
Marco: Mah, da quanto mi risulta l'elefante ha quattro zampe!
Alessandra: Ma no, tre zampe posteriori!
Marco: Mah, da quanto mi risulta l'elefante ha due zampe posteriori!
Alessandra: Mmh, TRE zampe posteriori, capisci cosa intendo?
Marco: Okay, posso immaginare, e comunque non l'ho visto!
Alessandra: Ma era enorme!
Marco: Fammi capire, Alle. E` un velata lamentela sulle mie dimensioni "normali"?
Alessandra: Ma no! Facevo così per dire!
Marco: Ah, okay. Buonanotte.
Alessandra: Buonanotte.

28 Settembre

Lasciamo Cradock per arrivare dopo poca strada al Mountain Zebra National Park. Intorno a noi il Karoo ci offre paesaggi con montagne prive di vegetazione alternate a vallate ugualmente deserte e brulle, dove solo alcuni cespugli, unitamente a qualche ciuffo d'erba appassita, si intravedono qua e là. L'ingresso del parco ci conduce su una strada sterrata nel cuore di questi paesaggi finalmente africani, con le solite antilopi che ogni tanto si intravedono nascoste tra i rovi secchi. Il sole troneggia sul cielo terso ed un'aria fresca rende la temperatura decisamente sopportabile. Conduciamo la macchina su tutte le stradine che attraversano il parco, ma stranamente solo in un paio di occasioni riusciamo a scorgere in lontananza qualche zebra. Comunque non importa, la bellezza del paesaggio è sufficiente a giustificare una visita a questa riserva. Una breve sosta al centro visitatori per un panino, poi ancora in macchina, destinazione Graaf Reinet. Imbocchiamo la R61, intorno a noi il deserto; solo qualche coraggiosa scimmietta ogni tanto attraversa la strada segnalando la propria presenza.

Arriviamo a Graaf Reinet a metà pomeriggio. Dato che domani vorremmo partire di buon'ora per l'avvicinamento a Cape Town, decidiamo di proseguire immediatamente per la Valley of Desolation, pochi chilometri oltre la città, la quale presenta un'insieme di formazioni rocciose decisamente spettacolari, risultato delle forze erosive e vulcaniche che la natura ha prodotto nel corso di milioni e milioni di anni. Si sale per una stradina asfaltata ed avanzando sembra che invece il tempo scorra all'indietro rivelando scenari preistorici; anche uno strano animale, a cavallo tra una lucertola ed un coccodrillo, segnala la sua presenza attraversando improvvisamente la strada e dileguandosi prima che lo scatto della macchina fotografica lo possa immortalare. Scoprirò poi in seguito che il suo nome è Pseudocordylus microlepidotus fasciatus, per gli amici East Cape Crag Lizard. Prima di fermare la macchina presso un punto di osservazione chiamato Toposcope, da cui si ammira la forma circolare di Graaf-Reinet, incastonata tra le aride montagne del Karoo, il mio occhio cade preoccupato sulla spia accesa della benzina. Avrei giurato che fino a dieci minuti fa ci rimanesse ancora una tacchetta prima di quella indicante lo zero, invece ora la lancetta è sovrapposta proprio a quest'ultima! Vorrei non informare della questione Alessandra, ma sono costretto a farlo, in quanto le devo chiedere di percorrere a piedi l'ultimo tratto di strada asfaltata - circa un chilometro - prima dell'inizio del sentiero che si affaccia sulla valle, al fine di preservare anche il minimo goccio di benzina. Lo sguardo di Alessandra è un concentrato di stupore e incredulità e sono sicuro che nella sua testa sta pensando giustamente "Marco, sei grullo o mi stai prendendo in giro?", e purtroppo non la sto prendendo in giro. Mi chiede il perché del mancato rifornimento in paese, ma sono quelle domande a cui non sai dare una risposta logica e sensata, perché non c'è, e allora le propongo di non preoccuparsi e di godere di questi scenari incantevoli.

Ed effettivamente, inoltrandoci lungo il percorso, appare presto ai nostri occhi un'ampia vallata deserta e silenziosa su cui si ergono enormi colonne di pietra, rivelando per questo luogo un impatto scenografico degno di un'ambientazione cinematografica. La Lonely Planet lo dice, in un posto così ci si vorrebbe trasformare in un'aquila, volando nel cielo alla ricerca di magia, silenzio e libertà, assaporando il gusto di avere il mondo ai tuoi piedi. Proseguiamo lungo la via sterrata, ben segnata ed evidenziata da cartelli che riportano anche la vegetazione presente, affacciandoci ogni tanto sugli alti dirupi per ammirare, non senza paura, il panorama sottostante. Ma è ora di tornare alla realtà, così percorriamo a ritroso la strada incamminandoci verso la macchina. Mi siedo un po' preoccupato nel posto di guida e giro la chiavetta di accensione facendo rombare il motore. "Beh, almeno la macchina si è avviata!", penso io, innestando la prima e muovendo la macchina verso i primi tornanti della discesa. Da questo punto in poi ha inizio un abile gioco di folle, freno, alternanza tra marce alte e basse che fortunatamente ci permette di arrivare fino al primo distributore della città.

La Valley of Desolation

Passata la paura, andiamo verso il bed and breakfast che avevamo riservato in mattinata, l'Avondrust Guest House, carino ed accogliente. Facciamo due chiacchiere davanti ad una tazza di te con una coppia di ragazzi tedeschi, anch'essi ospiti della struttura, e con i padroni di casa, importunati dal loro enorme cane, il quale tenta di convincere qualcuno a passargli un biscotto, talvolta con occhi dolci altre volte con un implorante brontolio. Per la cena facciamo riferimento all'unico ristorante aperto in città, è domenica sera e molte strutture sono chiuse. Qui troviamo un'atmosfera molto soft, anche per il fatto che lo sbadato ristoratore è anche l'unico cameriere; è anche simpatico con quel suo bel faccione sempre disposto al sorriso, ma la precisione non è il suo forte, se è vero che per ben due volte ci serve una portata sbagliata.

29 Settembre

Dato che la padrona di casa ci ha parlato bene della riserva naturale di Graaf Reinet, ci dirigiamo di buon'ora verso questa tenuta ad ingresso gratuito. In realtà, noi speriamo di riuscire finalmente ad osservare abbastanza da vicino le zebre di montagna, che fino ad ora abbiamo visto più volte, ma sempre da una certa distanza. Purtroppo anche oggi la nostra aspettativa va delusa. La riserva ha un'estensione territoriale piuttosto limitata, soprattutto se confrontata con i grandi parchi che abbiamo visitato in questi ultimi giorni, e questo dovrebbe deporre a favore di un agevole avvistamento degli animali. Purtroppo, per noi non è così. Infatti riusciamo a scorgere qualche antilope, una coppia di bufali in lontananza, ma della zebra neanche l'ombra. Probabilmente anche la fretta non ci aiuta, in quanto oggi dobbiamo comunque percorrere molti chilometri per avvicinarci a Cape Town. Siamo quasi alla fine del nostro viaggio, ed il silenzio che alberga all'interno della nostra vettura ne è buon testimone, rivelando da una parte la nostra tristezza, dall'altra anche un po' di stanchezza accumulata. Percorriamo strade poco trafficate, cercando alla radio qualche canzone che ci tenga un po' di compagnia: oggi però le uniche musiche che vengono diffuse sono le sigle dei notiziari trasmessi in Afrikaan. Così, in silenzio, attraversiamo posti il cui nome probabilmente scorderemo ben presto, Aberdeen, Willowmore, De Rust, fino ad arrivare all'ora di pranzo alla più famosa città di Oudtshoorn, resa celebre dalle sue fattorie dove, probabilmente più di ogni altra parte, si allevano gli struzzi. Buona parte dell'economia locale è basata su questo enorme volatile, di cui si possono mettere in commercio le piume, le uova, la carne ed anche i polmoni, se è vero come è vero che esistono anche vere e proprie corse in sella agli struzzi. In realtà la nostra sosta è più che altro fisiologica, consentendoci di spezzare il lungo viaggio odierno per potere fare due passi e per mettere nello stomaco un po' di carne, di struzzo naturalmente.

 

La nostra tappa prosegue lungo la Route 62, strada che collega Oudtshoorn a Robertson, reclamizzata nei depliant locali come la strada dei vini più lunga del mondo. Questa via percorre il Little Karoo, affiancando dapprima brulle e secche montagne, ed in seguito gentili e verdeggianti colline. Effettivamente in pochi chilometri di strada, i colori aridi e asciutti che abbiamo ammirato negli ultimi giorni, lasciano di nuovo spazio a sfumature brillanti e vivaci in cui spiccano i fiori gialli nei verdi prati e la vite con gli altri alberi da frutto impazienti di mostrare le loro splendide fioriture. Prima di arrivare a Montagu, ci fermiamo a scattare una foto al Ronnie's Shop, niente più che un isolato pub di campagna, divenuto però famoso dopo che gli amici burloni di Ronnie si divertirono a verniciare la parola Sex in mezzo alle altre due, fornendo al turista di passaggio un invitante richiamo. A Montagu facciamo sosta all'Airlies Guest House, una bella casa sulla via principale della città, dove siamo gli unici e riveriti ospiti.

Fioriture sulla R66

 

30 Settembre

A colazione Tielman, il baffuto padrone di casa, ci accoglie nel soggiorno con le note di "Besame mucho". "Ho voluto darvi il buongiorno con una melodia italiana!", dichiara tutto contento, palesando una limitata cultura musicale che non avrei sospettato, con quella faccia da professore che si ritrova. Invece ai fornelli Tielman, o chi per lui, ci sa fare, servendoci una deliziosa e abbondante colazione a base di uova, funghi, bacon e frutta fresca.

Salutiamo il nostro amico e montiamo di nuovo in macchina. Ci resta ormai da percorrere solo l'ultimo tratto della R62; incontriamo quasi subito, dopo l'uscita da Montagu, il tratto di strada che prevede il passaggio sotto un arco di roccia, immortalato su vari depliant che illustrano questa strada. Ormai stiamo per abbandonare il Karoo per tornare nelle vicinanze di Città del Capo, che abbiamo lasciato ormai una decina di giorni fa. Prima però del nostro rientro in città, decidiamo di fare una breve sosta nelle Winelands, una delle zone di maggiore produzione vinicola in Sudafrica. Ci sono diversi centri con cantine aperte alle visite dei turisti, Paarl, Franschoek, Wellington tra le altre. Noi decidiamo di fermarci a Stellenbosch. Dopo una breve passeggiata in centro, ci dirigiamo verso la cantina Spier. Questa, come molte altre dei dintorni, è assolutamente organizzata per intrattenere il visitatore. C'è un enorme parco dove rilassarsi e fare picnic; ci sono ristoranti, pub, negozi d'artigianato con donne che lavorano al telaio e producono bellissimi e coloratissimi tappeti; c'è anche un'area zoo dove alcuni ghepardi si lasciano accarezzare e coccolare come veri gattoni d'appartamento. Ah, tra le altre cose c'è anche la cantina, dove decidiamo di comprare qualche bottiglia. D'altronde ci sembra d'obbligo, dopo averli gustati più volte, offrire al nostro rientro un assaggio di questi splendidi vini, magari accompagnati da carne di struzzo per ricordare fino in fondo questa nostra luna di miele sudafricana. Tra tutti, quello che ci è piaciuto di più è il sauvignon blanc, piuttosto leggero e leggermente aromatizzato. Dopo avere acquistato un paio di confezioni, guardiamo l'orologio e sconsolati ci convinciamo a salire per l'ultima volta in macchina a percorrere l'ultimo tratto di strada.

Arriviamo in aeroporto troppo velocemente. Sistemiamo i bagagli sui carrelli, chiedendoci se ci consentiranno di trasportare tutto quel peso sull'aereo. Consegniamo la macchina, facciamo il check-in, compriamo un po' di ricordini per non scontentare nessuno ed attendiamo l'imbarco sull'aereo. "Non ci faranno mai passare!", mi lamento con Alessandra, sicuro che qualche perfida hostess noti i nostri mille fagotti, da cui spuntano bottiglie, ceste in legno, binocoli e chi più ne ha più ne metta. "Tranquillo, Marco, sistemo tutto io!", mi rassicura Alessandra che, in un batter d'occhio, fa scomparire tutte queste cianfrusaglie all'interno del suo zaino, facendomi stupire per l'ennesima volta della sua capacità organizzativa. Com'è come non è, alla fine ci imbarcano entrambi sull'aereo, che poco dopo decolla verso Londra.

1 Ottobre

Arriviamo a Londra e qui dobbiamo attendere qualche ora per la coincidenza per Bologna. Cerchiamo di ingannare il tempo un po' dormicchiando, un po' girando per i vari duty-free, fino a che non viene annunciato il nostro volo. Si torna veramente a casa. All'arrivo all'aeroporto ritiriamo i bagagli e tristemente ci avviamo verso l'uscita, nulla da dichiarare ovviamente. Distrattamente getto in un cestone una cartaccia che mi era rimasta in mano.

Bologna, ore 17.00
Addetto Alla Termodistruzione: Pensa di fare il furbo lei?
Marco: Io in realtà ho solo gettato via una cartaccia!
Addetto Alla Termodistruzione: Ma non vede che questo è il bidone per i rifiuti che vanno alla termodistruzione?
Marco: In realtà mi sembra un comunissimo cestone di colore blu per i rifiuti!
Addetto Alla Termodistruzione: Ma se c'è una scritta grande come una casa!
Marco: Ah, la vedo adesso! Effettivamente la scritta c'è, ma è rivolta verso la parete! Non posso certo immaginarmi che sia un contenitore per rifiuti speciali!
Addetto Alla Termodistruzione: Ah, allora vuole avere ragione, lei. Lasciamo stare, valà!
Marco: No, non si preoccupi, non voglio avere ragione. Ho solo capito una cosa, sono tornato in Italia!

All'uscita dall'aeroporto un tassista si scaglia con mille invettive verso un automobilista che a sua detta stava procedendo troppo lentamente. Forse più di altre volte il rientro è traumatico. Comunque, la vacanza, viaggio di nozze o luna di miele, che dir si voglia, è decisamente finita. Viene un po' da sorridere, pensando che adesso inizia un viaggio ben più lungo…