Enrico Janin - Come nacque la moneta genovese
Da "A Compagna" anno XXV n.3 Maggio/Giugno 1993 - Art. n.2


Come nacque la moneta genovese

Può sembrare strano, ma fino agli inizi del XII secolo (cioè verso il 1100) Genova, che era ormai fra i più importanti centri di attività commerciali nel Mediterraneo, non disponeva ancora di moneta propria. Questo stato di cose continuò anche dopo la importantissima partecipazione di Genova alla prima Crociata, fonte indubbia di notevoli benefici commerciali ed economici.

In tale epoca, tutte le contrattazioni si svolgevano con l'impiego di monete straniere. A Genova circolavano abbondantemente, per usi correnti, i denari pavesi coniati a Pavia dalla autorità imperiale (cioè a nome dei vari imperatori Ottone I, II, III etc.) denominati a Genova anche "bruni" o "bruneti" per il colore scuro dovuto al basso contenuto in argento e alla conseguente facilità di inscurimento.

Nell'esemplare fotografato si nota il nome "OTTO" e al rovescio la leggenda "PAPIA" circondata da "IMPERATOR". Per trattative di maggiore importanza venivano usate monete d'oro straniere, come i "solidi" di Bisanzio e i "tareni" (o "dirhem") arabi, detti anche, a seconda dell'origine e dei tipi, "marabottini" o "massamutini".

Verso la fine dell'anno 1138 la svolta. Una delegazione genovese, della quale fa parte Caffaro, cronista ufficiale della Repubblica e certamente il più illustre annalista genovese, si reca a Norimberga, dove viene ricevuta da Corrado II di Svevia, Re dei Romani (visto che si tratta di Sacro Romano Impero della Nazione Germanica). Notare che Corrado, salito al trono nello stesso anno, non aveva ufficialmente il titolo di Imperatore, non essendo stato ancora incoronato con tale titolo dal Pontefice.

Corrado, dopo aver notato con piacere che della delegazione, oltre Caffaro, faceva parte un certo Oberto "fidelem nostrum" (cioè di lui Imperatore) e "concivem suum" (cioè di Genova), concede ai Genovesi il privilegio di battere moneta, con apposito diploma munito di sigillo d'oro. Vorrei far notare forse un po' malignamente che gli Imperatori facevano spesso per così dire "cadere dall'alto" queste concessioni ai liberi Comuni, ma ne erano in fondo ben contenti, dal momento che le delegazioni dei Comuni stessi non arrivavano mai a mani vuote, ma ben fornite di oro e argento, metalli molto ben accetti ai sovrani che avevano sempre chi più chi meno da pagare le proprie truppe, mercenarie o meno che fossero.

Il diploma originale, che venne recapitato a Genova dal Cancelliere del Re, è purtroppo andato perduto, ma oltre la trascrizione integrale dello stesso nel Codice Diplomatico della Repubblica di Genova esiste anche l'autenticazione del notaro Simone Donato, che afferma di avere esaminato il documento originale nel 1229 e di averlo ricopiato esattamente. Occorre fare una precisazione riguardante la data di concessione del privilegio. Sul diploma di Re Corrado viene specificata la data del 1138, mentre Caffaro nei suoi Annali afferma che il privilegio venne concesso nel 1139.

La contraddizione è in effetti solo apparente: Corrado II concesse il privilegio di zecca a Genova negli ultimi giorni del 1138, ma in quel tempo (in cui usanze, disposizioni, leggi, consuetudini etc. erano anche molto diverse da città a città) a Genova l'anno nuovo iniziava il 25 dicembre. Perciò ha ragione anche Caffaro quando afferma che il privilegio di battere moneta venne concesso a Genova nel 1139. Nello stesso anno i Genovesi aprirono la Zecca, posta nei pressi della Chiesa metropolitana di S. Lorenzo, ed iniziarono la coniazione delle prime monete.

La prima moneta battuta dalla Zecca di Genova è il denaro: una piccola e sottile moneta, del diametro medio di 15 millimetri, di un peso che è di regola poco meno di un grammo, in argento di lega molto bassa (circa 300 millesimi). Al diritto, appare il "Castello" genovese a tre torri (ne riparleremo) circondato dalla scritta "IANVA", antico nome di Genova. Al rovescio, la Croce (simbolo che ricorre nella quasi totalità delle monete medievali) e la scritta CVNRADI REX, a ricordo di Corrado II.

Diritto e rovescio di denaro imperiale pavese Diritto e rovescio del primo denaro genovese

 


Ultimo aggiornamento Nov.2000

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