Enrico Janin - IL QUARTARO, la più modesta moneta di Genova
Da "A Compagna" anno XXVI n.1 Gennaio/Febbraio 1994 - Art. n.4


IL QUARTARO, la più modesta moneta di Genova

Salvo rarissime eccezioni, il Castello stilizzato a tre torri, di cui abbiamo già parlato, costituisce il soggetto delle monete genovesi sistematicamente e ininterrottamente per ben cinque secoli, e cioè fino al 1637, portando ad una indiscutibile monotonia dei soggetti delle stesse.

Va però detto che il notevole credito goduto sui mercati mediterranei dalle monete genovesi, fin dal loro primo apparire, ha indubbiamente favorito questo fatto, ben visto perciò anche dalle maggiori autorità della Repubblica.

Foto 1

Una rarissima eccezione è costituita dai quartari, o quarti di denaro, argomento di queste note: in essi infatti, a un certo punto al posto del Castello compare il Grifo.

Il quartaro è il più umile degli spiccioli, una piccola moneta in rame e argento, a tenore di argento bassissimo, quasi trascurabile. Esso viene indifferentemente denominato quartaro, griffone o clapucino, termine questo derivato dal nome (vagamente dispregiativo) usato per definire gli antichi lavoranti del rame. Ancor oggi a Genova si usa il termine "ciapûsso" per definire un oggetto di valore trascurabile. A parte il nome, usato solo dalla zecca genovese e solo per questa moneta, è caratteristica l'indicazione del nome, prima con la sola lettera "Q", poi a tutte lettere (QVARTARO). Nessun'altra moneta di quest'epoca porta l'indicazione del valore, che per la monetazione genovese apparirà solo sulla lira del 1643, cioè dopo circa cinquecento anni.

Il primo tipo di quartaro è parecchio simile (a parte l'aspetto caratteristico di una moneta di rame) al denaro primitivo genovese, ma di fattura più rozza. Diametro circa 15 mm., peso che raramente raggiunge il grammo, Castello genovese a tre torri e scritta Q. IANVA entro doppio cerchio di piccole perline. Al rovescio, la Croce che interseca la leggenda, la quale perciò risulta divisa così: CV RA DR EX (anche qui a ricordo di Re Corrado). (Foto n. 1)

È ipotizzabile che la coniazione dei quartari di questo tipo abbia avuto inizio poco dopo l'apertura della Zecca, comunque prima della fine del XIII Secolo. Non ci sono notizie sufficienti per precisare esattamente il tenore in argento: un controllo fatto eseguire anni fa dal sottoscritto ha rivelato un tenore di circa il 2 % di argento, da prendere con beneficio di inventario dato il poco materiale a disposizione, i pochi controlli sul titolo fatti nei tempi passati e le ancor più rare comunicazioni scritte sull'argomento.

Foto 2

Approssimativamente verso la metà del XIII Secolo (per alcuni forse intorno al 1220) il soggetto del quartaro cambia: appare, al posto del Castello, il mitico Grifo, che darà addirittura il nome alla moneta. Dopo la breve apparizione di un tipo con la raffigurazione del Grifo e la parola IANVA sul lato della Croce, si ha la comparsa di quello che i patiti di numismatica chiamano il quartaro "del terzo tipo", caratterizzato dal Grifo rampante volto a destra, e con intorno la leggenda QVARTARO. Al rovescio, la Croce e la leggenda CVNRADVS.

Questo tipo di quartaro è certamente il più diffuso (anche se adesso i quartari non si trovano molto facilmente sul mercato). Dato che era certamente ancora battuto nel 1339, anche per il quartaro (come già detto per il denaro) vennero indubbiamente incisi molti conii, con le conseguenti varietà sia nei particolari della figura del Grifo e della foggia della Croce come e soprattutto nella forma delle lettere, nel tipo di interpunzioni e nei numerosi segni di zecca. (Foto n. 2). Accenniamo ai più notevoli: nelle interpunzioni, si va da punti più o meno grandi a trifoglini, anellini, crocette o rosette; nei cosiddetti segni di zecca si hanno trifoglini nel campo della Croce, oppure tre, quattro o cinque trattini affiancati, o anellini e trifoglini alle quattro estremità della Croce. Anche il cerchio (o i cerchi) che racchiudono le leggende possono essere perlinati o rigati o mancare del tutto. Come vedete, per l'appassionato c'è veramente da divertirsi, se la monetina è appena decifrabile, il che succede piuttosto di rado. (Foto n. 2).

Il contenuto in argento o titolo dei quartari col grifo si aggirerebbe sull' l %. Prendendo per buono il titolo del 2 % per i quartari col Castello, e che quindi l'argento contenuto in uno di essi serviva per fabbricarne due col Grifo, si spiegherebbe la scarsità dei quartari del tipo Castello con la rifusione degli stessi per la produzione dei nuovi quartari col Grifo.

Foto 3

Anche i quartari hanno il loro lato misterioso: sono noti alcuni esemplari di quartari col Grifo nei quali al rovescio (lato Croce) la parola CONRADUS è sostituita dall'enigmatica dicitura TOMAINVS. I tentativi di interpretazione hanno fatto scorrere i metaforici fiumi d'inchiostro (e di parole), ma senza risultati convincenti, e non è qui il caso di dilungarci sulla questione, tuttora insoluta. (Foto n. 3). Sta di fatto che fra i patiti di numismatica genovese chi possiede il "Tomaino" è abbastanza invidiato.

Foto 4

Ma non è finita: esistono (rari almeno come i "Tomaini") alcune monetine, indubbiamente quartari con Grifo e Croce, ma di fattura piuttosto rozza e con leggende totalmente incomprensibili e almeno apparentemente senza senso, come VIVEN, CPISV, UICETO, VNVIAV e simili (Foto n. 4).

Questo per quanto riguarda l'aspetto prevalentemente numismatico dei quartari. Ma stendendo queste note, mi sono accorto che riguardo ai quartari e ad argomenti ad essi collegati c'è ancora parecchio da dire. Rimandiamo l'argomento alla prossima puntata.

 


Ultimo aggiornamento Nov.2000

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