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.CHE LA "BATTAGLIA" DI FINI FOSSE FARLOCCA LO SI SAPEVA BENISSIMO: I finiani prendono tempo e si preparano ad approvare il documento del presidente del Consiglio per non rimanere con il cerino in mano, OVVERO PER NON RIMANERE SENZA SCRANNI PREBENDE ED ALTRA MERDA ASFALTATA. D'ALTRA PARTE SI STA PER SCATENARE UNA SECONDA ONDATA DA 130-150 MILIARDI DI EURO IN SCADENZA CHE L'ITALIA DEVE ONORARE ATTRAVERSO MANOVRE DI "AGGIUSTAMENTO" DA 300.000 MILIARDI DI VECCHIE LIRE !!! QUESTO SOLO PER PARARE UNA PROBABILE ESPULSIONE DALLA UE UNA VOLTA CHE VERRANNO LASCIATI ANDARE AL LORO DESTINO DI MERDA IRLANDA E PORTOGALLO. PER I PAPPONI AL PARLAMENTO DELINQUENZIALE ITALIOTA E' CHIARO CHE UNA CADUTA ANTICIPATA FINIREBBE PER PREGIUDICARE LA PAPPATOIA NEL MOMENTO PIU' BUIO DEL PAESE. ALTRESI' LA PATTA , SI NON PATATA, perchè per i nostri Papponi è la Patta dei pantaloni ad essere al centro delle loro attenzioni, BOLLENTE DA 300.000 MILIARDI DI VECCHIE LIRE CHE SI STA PER SCATENARE NELLA PANCIA MOLLE DI UN PAESE MESMERIZZATO:Edmondo Berselli chiude il suo ultimo libro, L’economia giusta (Einaudi). E uno studio dell’Ires, il centro studi della Cgil, conferma che la diagnosi del giornalista scomparso pochi mesi fa si sta già rivelando corretta. Negli ultimi dieci anni i salari reali, cioè al netto dell’inflazione, si sono ridotti di oltre 5 mila euro. Per la precisione di 5.453 euro. Il conto è semplice: per ogni anno si considera l’aumento del salario a cui va sottratto l’aumento dell’inflazione (che diminuisce il valore reale, perché con gli stessi soldi si comprano meno cose). Poi si considera il cosiddetto fiscal drag, cioè l’effetto per cui un aumento di salario fa scattare un’aliquota Irpef più elevata e quindi il beneficio si riduce di molto o scompare.

Nonostante le apparenze, la tabella sui salari sembra quasi invitare all’ottimismo: il grosso della perdita dei salari è da attribuire al passaggio all’euro (-3.364 euro nel 2003), mentre negli anni della crisi si notano aumenti. I problemi veri si intravedono in filigrana: le prospettive e le disuguaglianze.

I prossimi anni Se consideriamo il triennio 2008-2011, scrive la Cgil basandosi su dati Eurostat e del Fondo monetario, si nota la gravità della situazione: il Pil dell’Italia diminuisce, nel complesso, del 4,4 per cento. Nello stesso arco di tempo quello della Francia arretra solo dell’1,2, quello della Spagna dopo lo scoppio della bolla immobiliare del 2,5. L’epicentro della crisi finanziaria, cioè gli Stati Uniti, ha addirittura il segno positivo, +3,4 per cento. Ancora peggio se si guarda alla produttività, che è l’altro parametro – assieme al livello dei salari – per misurare quanto sono competitivi i lavoratori italiani. L’Italia è sostanzialmente allo stesso livello di produttività del 1995: in quindici anni è cresciuta soltanto dell’1,8 per cento. E questo mentre i lavoratori inglesi diventavano più produttivi del 32,2 per cento, quelli francesi del 24,8 per cento e quelli tedeschi del 27 per cento. Proprio il caso della Germania è interessante. Mentre la produttività aumentava, dice sempre la Cgil, i salari crescevano meno che in Italia. Confrontando gli aumenti delle retribuzioni di fatto lorde (considerando cioè l’inflazione ma non le tasse), si vede che tra il 2000 e il 2008 mentre in Italia si assisteva a una crescita del 2,3 per cento, in Germania i salari diminuivano dell’1,20 per cento. È chiaro che è difficile risultare competitivi in queste condizioni. Anche perchè l'Italia retta dai voti del FLI di Fini è un protettorato statunitense colonizzato dalla Libia, con una produttività da Terzo Mondo, il cui debito è in mano A Francia, Germania e Gran Bretagna.

 

 

LA LIBIALIA DEL GRAN VISIR

HO IN MANO PIU' DEL 20% DI MEDIOBANCA, OVVERO SONO DENTRO IL BUCO DEL CULO DI VOLTA DELL'INTERA ECONOMIA D'ITALIA, UN PAESE ORMAI DEINDUSTRIALIZZATO,DELOCALIZZATO E FINANZIARIZZATO (Ocse: "Cala il Pil italiano"Il nostro Paese ultimo del G7

La nostra è l'unica tra le sette maggiori economie mondiali che nel terzo trimestre del 2010 ha registrato, con un -0,3% su base annua, una variazione negativa del Prodotto interno lordo,numeri poi smentiti dall'ISTAT per la gioia di Tremorti. Non è solo il paese a tracollare: sentite questa storia. Tre anni fa le azioni Rcs quotavano in Borsa intorno ai 4 euro. Adesso viaggiano vicino a 1,20, dopo essere scese fino a 0,5 euro a marzo 2009. Questo terremoto ha finito per avere conseguenze pesanti per il povero (si fa per dire) Rotelli. Rotelli è un nobile che con 350 milioni di euro si è comprato l'11% di RCS quando le azioni valevano 4 euro. Oggi perde 150 milioni a botta.... Ma anche altri protagonisti della vicenda, a cominciare dai soci più influenti del patto di sindacato, si sono trovati in bilancio azioni acquistate a quotazioni di gran lunga superiori rispetto a quelle correnti. E allora, nel tentativo di limitare i danni, gli azionisti di comando hanno escogitato le soluzioni più diverse. Giochi contabili, peraltro perfettamente legali, per attutire l’effetto Rcs sui conti delle loro aziende. Il trucchetto si chiama "valore d'uso". Cioè: l'azione vale in borsa 1,20 euro?? Si, ma siccome il marchio RCS è unico, ovvero CorSer, vale di più. In questo modo limiamo le perdite.  Ecco qualche esempio. La Pirelli di Tronchetti già nel 2008 ha svalutato per 65 milioni la sua quota nel Corriere (il 5,3 per cento). La perdita sarebbe stata ancora maggiore se si fosse mantenuta la quotazione di Borsa come criterio di valutazione. La Pirelli, però, ha sfoderato una perizia che fissa in 1,7 euro per azione il cosiddetto “valore d’uso” della partecipazione. E questo basta per evitare di allineare la voce di bilancio al prezzo di Borsa. Un fatto, quest’ultimo, che avrebbe obbligato la Pirelli a contabilizzare una perdita maggiore. L’Italmobiliare di Pesenti si è mossa nello stesso modo. Nel 2008 il gruppo del signore del cemento ha perso 55 milioni su Rcs (7,7 per cento del capitale). Ma questa volta il valore d’uso è inferiore: 1,6 euro. Anche questo calcolo è certificato da una perizia ad hoc. A Mediobanca invece sono ottimisti. Per loro la società del Corriere vale 1,9 euro per azione. Ovviamente anche qui è tutta questione di valore d’uso. Nel bilancio al 30 giugno 2009, l’ultimo disponibile, gli amministratori della banca all’epoca guidata da Cesare Geronzi spiegano una valutazione tanto distante dalla quotazione di Borsa con “l’unicità di taluni asset posseduti” da Rcs. Come dire: di Corriere ce n’è uno solo e il marchio di per sé fa la differenza. C’è poco da festeggiare, però. Mediobanca, primo azionista con una quota del 14,3 per cento, l’anno scorso ha perso più di 90 milioni sulla sua partecipazione editoriale. Intesa invece ha bruciato 78 milioni.

Anche Ligresti viaggia in rosso, almeno a giudicare dai bilanci. La sua Fondiaria infatti è in crisi e passa da un piano di ristrutturazione all’altro. Poco male. Le ambizioni di Ligresti di dire la sua nella gestione del Corriere hanno causato perdite supplementari per 109 milioni nel bilancio 2008 della compagnia. Probabilmente i piccoli azionisti del gruppo assicurativo ne avrebbero fatto volentieri a meno. Nei conti della Fiat, invece, la voce Corriere vale 131 milioni. In Borsa la quota del 10,1 per cento in mano agli Agnelli costerebbe circa 90 milioni. Svalutare? Nemmeno per sogno, perchè, come si legge nella relazione degli amministratori, “la misurazione in base ai valori borsistici è poco significativa”.
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,CONTANO SOLO I SOLDI  NON LA PRODUZIONE(ormai non produciamo niente ad eccezzione di megamiliardi di debiti che riusciamo a vendere all'estero. Germania, Gran Bretagna e persino la Cina hanno in pancia fette del nostro debito, ecco perchè ci lasciano in piedi, perchè se cadiamo noi, loro si ritrovano con qualche tonnellata di carta da culo...) E CON I SOLDI DI GHEDDAFI, E DI QUALCHE ALTRO MAMELUCCO, SONO DENTRO IN UNICREDIT E SONO AD UN SOFFIO DALL'ESSERE IL PRIMO AZIONISTA DI RIFERIMENTO DELL'INTERA NAZIONE CONTROLLANDO L'ASSE MEDIOBANCA-GENERALI-UNICREDIT. HO IN MANO IL MINISTERO CHIAVE PER BLINDARE TOTALMENTE IL DOMINIO ASSOLUTO DELLE MIE TELEVISIONI NEL DITALINO TERRESTRE E LANCIARE L'OPA AL RIBASSO E SENZA CONCORRENTI SULLA CONNESSIONE INTERNET A BANDA LARGA, EPPURE NON E' SUFFICIENTE. DEVO SBATTERE FUORI LA MIA SERVA CHE SI E' RIVOLTATA MA NON SO COME FARE PERCHE' IL MIO ALLEATO PRINCIPALE STA CRESCENDO A DISMISURA E PUO' VANIFICARE IL MIO SOGNO IMPERIALE DI DOMINIO TOTALE, ALTRESI' NON CONOSCO UN CAZZO DELLA COSTITUZIONE, MENTRE LEI NE CONOSCE I PUNTI E LE VIRGOLE. DEVO MANTENERE IL BASTONE POLITICO IN MANO PER CHIUDERE DEFINITIVAMENTE TUTTI I MIEI PROCESSI PENALI E PROCEDERE ALL'OCCUPAZIONE IN MASSA DEL PAESE SENZA LIMITI: DEVO LEGALIZZARE LA PEDERASTIA, LA COPROFILIA,LA PROSTITUZIONE ( "Non escludo che senatrici o deputate siano state elette dopo essersi prostituite. Purtroppo può essere vero e questo porta alla necessità di cambiare l'attuale legge elettorale. E' chiaro che, essendo nominati, se non si punta sulla scelta meritocratica, la donna spesso è costretta, per avere una determinata posizione in lista, anche a prostituirsi o comunque ad assecondare quelle che sono le volontà del padrone di turno". Non lo ho detto io, ma la deputata Angela Napoli, una delle firmatarie delle 19 querele presentate contro di me da deputate e senatrici attraverso lo Studio Legale Bongiorno e respinte dal Tribunale di Roma per aver pronunciato la frase: "Sei persone hanno deciso i nomi di chi doveva diventare deputato o senatore, Hanno scelto 993 amici, avvocati e, scusate il termine, qualche zoccola, e li hanno eletti". Incredible Italy!" ma non è finita:Non solo Ibrahimovic e Robinho per i tifosi del Milan (24 milioni il primo, 18 milioni il secondo secondo la formula del PRESTITO':CIOE' COMPRI OGGI E PAGHI DOMANI, MA SEMPRE DI PAGARE SI TRATTA...). Il Cavaliere spende e spande anche per garantire una degna dimora alle sue preferite. Investendo centinaia di migliaia di euro. Francesca Pascale (VIDEO trash da TeleCapri), già fondatrice, nel 2006, del comitato "Silvio ci manchi" e habituée di Villa La Certosa, occupa a Roma un mini appartamento del premier in zona Trionfale, pagato 470mila euro. Altri 380mila euro se ne sono andati, invece, per una casa sulla Cassia che, una volta ristrutturata, sarà abitata da Adriana Verdirosi, la ragazza che in tv diceva di essere raccomandata da un politico chiamato, in privato, "Cicci" (VIDEO). Non è finita. Oltre 2 milioni di euro è costato (nel 2006) l'immobile di Campo dei Fiori dove viveva l'annunciatrice Rai Virginia Sanjust. Mentre grazie a uno sconto del 50% nel 2004 una società di Silvio Berlusconi versò solo 900mila euro per un attico in cui ora risiede la conduttrice della tv di Stato, Sonia Grey (LEGGI). Insomma, avere buoni rapporti con il Capo conviene: se non si entra in politica ci scappa almeno un bilocale )E TUTTI GLI ISTINTI PIU' BESTIALI E RECONDITI,IMPASTARE TUTTO CON LE GROSSE MAFIE CHE VOGLIO QUOTARE IN BORSA (vedere sotto)

 

L'antiracket chiude
per colpa della mafia
e della politica

 

Capita a Milano, nuova capitale della 'ndrangheta. L'ennesima minaccia costringe Frediano Manzi, presidente dell'associazione Sos racket e usura, a oscurare il proprio sito. Eppure le istituzioni rimangono in silenzio.....

, CREARE UNA CERNIERA DI CENTRALI ATOMICHE PER FORMARE UN INDOTTO DA 20 MILIARDI DI EURO, UNA FINANZIARIA,PER TENERE IN PIEDI CIO' CHE RESTA DELL'INDUSTRIA ITALIOTA RASTRELLANDO INVESTIMENTI ANCHE DAL COMPARTO FARMACEUTICO VISTO CHE I LIVELLI DI CANCEROSITA' ARRIVERANNO ALL'EMERGENZA SANITARIA. TUTTAVIA NON POSSO FARLO SE MI VENGONO A MANCARE I NUMERI NEL PARLAMENTO CHE DOVREBBE SEMPLICEMENTE, IN FUTURO, RATIFICARE TUTTO  CIO' CHE SMERDO ED APPLAUDIRE TUTTO IL CAZZO CHE FACCIO, PARLAMENTO CHE DOVRA' ESSERE TRASFERITO NEGLI STUDI DI CANALE 5 E DIRETTO DAL MARITO DI COSTANZO IN MEZZO A SGUALGE, PAPPONI,UNTORI,SEMIDEFICENTI,

GERONTOCRATI,DELINQUENTI,L'INTERA DIVISIONE DIRLEWANGLER (*).... DUE MESI FA ERO SICURO DI VINCERE LE ELEZIONI, MA ORA,NONOSTANTE LA FARAONICA CAMPAGNA ACQUISTI SIA IN PARLAMENTO, SIA NEL MONDO DELLO SPETTACOLO TIPO IL CALCIO - CHE MI PORTA UN BEL 3% DI VOTI...TUTTE LE TESTE DI CAZZO CHE FANNO IL TIFO PER IL MERDAN - , I SONDAGGI MI DICONO PICCHE. DEVO PRENDERE TEMPO, DEVO INCASINARE ANCORA DI PIU' LE COSE, DEVO AMMORBARE, ASFISSIARE, CONFONDERE, METTERE ZIZZANIA, DEVO PORTARE IL VOMITO ALL'ENNESIMA POTENZA...

 

ALL'INTERNO DI QUESTO IMPASTAGGIO SPAVENTOSO ABBIAMO ANCHE UN DISCENDENTE DEGLI AZTECHI: DOPO GAUCCI CANDIDATO PREMIER PER L'ARMATA DELLE TENEBRE, ECCO SORGERE DALL'INFINITO MONTEZUMA-MONTEZEMOLO PER L'ARMATA AZTECA ANTI TESTA D'ASFALTO: il confine tra pubblico e privato è stato disegnato negli ultmi vent'anni da TESTA D'ASFALTO e verrà riempito per i prossimi vent'anni da MONTEZUMA-MONTEZEMOLO. Ma chi è questo imperatore ancestrale?

Luca Cordero di Montezemolo nasce già con il caratteristico ciuffo da gentiluomo. Da bambino fa il testimonial per lo shampoo "Libera e bella", soprannome che gli rimarrà per tutta la vita. A cinque anni incontra su una spiaggia di Montecarlo Gianni Agnelli che gli regala un modellino di FIAT 500. Non lo dimenticherà mai. Da ragazzo in coppia con l'amico Cristiano Rattazzi, gareggia in tutta Italia a bordo di una Fiat 500 color corallo. Fa il navigatore, ma la sua indecisione di fronte a ogni bivio gli è fatale, accumula sempre giornate di ritardo. Lascia la carriera di pilota per la FIAT dove vede persone, fa cose e soprattutto organizza incontri di gruppo con l'Avvocato. Cesare Romiti ne premia l'intraprendenza mandandolo alla Cinzano.
Luca fa il secondo incontro della sua vita in un cinema di periferia guardando il film: "
Quel gran pezzo dell'Ubalda tutta nuda e tutta calda". Lo spettatore seduto al suo fianco è il famoso attore Alvaro Vitali che si offre di presentargli Edwige Fenech. Nasce un grande amore. Montezemolo non si scorderà di Vitali e gli affiderà la Ferrari sotto lo pseudonimo di Jean Todt. Vitali vincerà tutto grazie all'applicazione del motto che tira più un pelo di f..a che quattro Ferrari, insegnamento in seguito applicato anche da Briatore. I Mondiali di Italia '90 sono per Montezemolo la grande occasione per lanciare un nuovo modello di edilizia, gli stadi e le strutture fatiscenti e i gli appalti a costi crescenti faranno scuola nei decenni successivi. Gianni Agnelli si ricorda ancora di lui e gli affida la Juventus che si classifica settima e viene esclusa da tutte le competizioni internazionali, un fatto che non si verificava dal dopoguerra. La politica lo tenta, ma lui tentenna e si consola fondando "Charme" un fondo finanziario imprenditoriale per l'investitore che non deve chiedere, ma solo dare.
Montezemolo è una risorsa del Paese, quando nessuno sa che pesci pigliare tutti pensano a lui. Lui riflette, si inalbera, dichiara, si indigna, si guarda allo specchio e poi si ispira ai Savoia serviti dalla sua famiglia per generazioni. Da Vittorio Emanuele III, il re sciaboletta fuggito a Pescara, a Carlo Alberto, detto il re Tentenna. "
Al Re Travicello/ piovuto ai ranocchi/ mi levo il cappello/ e piego i ginocchi/ Lo predico anch'io/ cascato da Dio:/ oh comodo, oh bello/ un Re Travicello!/ Calò nel suo regno/ con molto fracasso;/ le teste di legno/ fan sempre del chiasso:/ ma subito tacque,/ e al sommo dell'acque/ rimase un corbello/ il Re Travicello." Montezemolo, il Galleggiante della Repubblica.

 

Il tradimento di Fini:sdoganato da Berlusconi nel 1993,con il suo appoggio sorse AN, ministro degli esteri nel 2001 durante la Battaglia di Genova per il G8, con un morto e migliaia di feriti,ideatore con Bossi della Legge contro l'immigrazione, del 2002,sostenitore della legge elettorale di merda del 2005, cofondatore del PDL (Partito del Predellino), l'ex cameriera, ex fascista del MSI,si ribella al Lato GerontoMediaset e tradisce.

Casini, perché attaccare Berlusconi solo dopo averlo abbandonato? La domanda di Mentana sullo speciale de La7 al termine del discorso di Mirabello è legittima e illuminante. L’imbarazzo di Casini – “Ci siamo sbagliati”, ha spiegato,”pensavamo che alla lunga il suo agire si sarebbe normalizzato”. Ricorda qualcosa? E il mea culpa di Fini sulla legge elettorale? “Ho contribuito anch’io alla porcata” – ammetteva – queste ammissioni tradiscono l’opportunismo dei due, tanto che Di Pietro può dire a Fini di “non fare il furbo”.
D’altronde, a detronizzare i leader di regimi autoritari ci pensano solitamente, in mancanza o prima delle rivoluzioni, gli ex alleati; che però difficilmente sanno fornire spiegazioni convincenti, a posteriori, del perché si siano accorti così tardivamente degli errori compiuti. E lo stesso Fini, che pure ringrazia B. per aver sdoganato l’Msi trasformatosi in An, ha ricordato un solo motivo che possa spiegare l’abbraccio mortale con colui che oggi lo espelle dal partito: fermare, nel ’94, la “gioiosa macchina da guerra” di Occhetto. Certo, sulla macchina non c’era il centro guidato da Martinazzoli, che però avrebbe dato vita all’Ulivo di lì a due anni; ma davvero il pericolo (quale, poi?) della gioiosa macchina da guerra giustifica il regime di B.?
Difficile che un partito come quello di Casini, abituato a votare in base alla convenienza politica, possa ricordare di essere stato parte di un progetto politico-ideale, e per questo scusiamo l’incapacità di fornire una risposta sensata al perché della tragica alleanza. Ma lo stesso Fini non ha voluto ricordare alcun risultato positivo del suo (ex) governo, e si è limitato a dire che l’esecutivo si è comportato bene (?) in merito alla crisi economica per poi sparare a zero, come notava giustamente Travaglio, sull’essenza dei principali provvedimenti presi dai ministri di B. – in primis la sciagurata riforma di scuola e università che di certo non fa nulla per risolvere il male che Fini sente al cuore per quel giovane disoccupato ogni quattro.
Un governo senza politica industriale, che ha tradito il suo orientamento liberale, e ha promosso politiche insensate, come spiega lo stesso Fini (federalismo, riforma della giustizia, ecc.), e che anzi ha di fatto favorito il sorgere di cricche e illegalità di ogni tipo. Fini non può certo ricordare con merito, alla luce delle sue posizioni attuali, la legge Bossi-Fini sull’immigrazione e quella Fini-Giovanardi sulla droga. Ma allora cosa?
Nulla. Resta solo la distruzione della macchina da guerra, l’unico risultato dell’impegno politico di B. che resterà negli annali. Vent’anni bruciati, oltre ai danni irreparabili subiti dalla democrazia. Un paese mancato, come direbbe Guido Crainz. E a subirne le conseguenze sono proprio i giovani che preoccupano il cuore di Fini. Lo sguardo di Bersani era giustamente sconsolato, ieri sera. Ora però anche Bersani sa che il governo non sa giustificare il suo operato, e che fare peggio è impossibile. L’occasione è irripetibile: il vuoto da riempire è fortunatamente enorme. Se solo il Pd dedicasse un po’ del tempo che ha perso per difendere i diritti di Schifani (ma l’opinione pubblica non ha il diritto d’interrogare la seconda carica dello stato sulle accuse che gli sono state rivolte?) a costruire un programma e un’alleanza, la gioiosa macchina, non da guerra ma da governo, potrebbe finalmente vincere la sua corsa. Ma qual'è il retroterra ideologico di Fini?? Oggi appare oscuro, ma non è proprio così. Ecco i suoi figliastri rinnegati:

Contrariamente alla crisi ideologica del mondo che si rifaceva al marxismo, liquefattosi soprattutto per il tracollo economico della nazione di riferimento principale,ovvero l’URSS, il mondo che a vario titolo si è rifatto al nazi-fascismo ha goduto paradossalmente di un mito che sembra eternarlo: ovvero dal fatto che l’Asse (Nero) sia stato distrutto totalmente sul campo,morendo combattendo fino all’ultimo. Questa tensione all’autodistruzione ha finito per avvolgere i sinistri protagonisti di un alone mefitico irresistibile,surreale, cosa che il mondo sovietico, con la sua liquidazione,non ha lasciato ai posteri. Tuttavia l’esistenza di questo mondo nero sotterraneo non si lega solo a fattori psicologici, ideologici e filosofici. Si tratta di un magma scomposto che si decompone e ricompone in numerose salse e sigle tenuto in vita anche dalla politica internazionale degli Stati Uniti d’America all’indomani della fine della Seconda Guerra Mondiale. Nel biennio 1947-1949 infatti gli USA iniziarono una accelerazione della conclusione del processo di denazificazione, fretta dovuta alla crescita incontrastata del comunismo internazionale. Gli analisti statunitensi realizzarono che le condizioni economiche regredite dalla guerra e dalla successiva occupazione erano agenti di crescita comunista, così imposero una sostanziale modifica della politica americana aiutando l’Europa ed il Giappone a divenire partner economici pro statunitensi di primissimo piano. In questo modo quando Mao nell’ottobre del 1949 dichiarava conclusa la guerra civile in Cina con la definitiva vittoria comunista, in Europa gli statunitensi procedevano alla realizzazione dell’OECE, l’Organizzazione Economica Europea per la Cooperazione, del Patto Atlantico, l’alleanza politica tra Europa ed USA (4 aprile 1949), ed al Consiglio d’Europa ( 5 maggio 1949) che doveva coordinare l’attività dei vari stati d’Europa che erano entrati nell’alleanza Atlantica. All’interno dei vari passaggi il ritiro delle forze di occupazione alleate dalla Germania dava vita alla Repubblica Federale Tedesca. La parte occidentale della Germania quindi ritornava sovrana chiudendo nel 1949 la denazificazione che era iniziata col processo ai vari gerarchi nazisti. Insomma di fronte alla nuova dottrina del contenimento comunista, l’opera di pulizia fu lasciato incompiuto, incompleto permettendo, ad esempio, a qualcosa come 80.000 nazisti di riparare in altri lidi, come il Sud America e l’Africa, mantenendo vivo, come detto, questo magma sotterraneo oscuro.

 

Pomeriggio del 01 maggio 1945. I cadaveri di Hitler, Eva Braun, Joseph e Magda Goebbels bruciavano a Berlino, ma in parecchi si erano scavati una fuga in grande stile dall’ultimo bunker del Fuhrer. Il giornalista argentino americano Uki Goni ha recentemente rintracciato la rete d’uscita nazista spulciando nella filiale di Marktgasse a Berna, in Svizzera. Gli elvetici giocarono per tutto il conflitto su una miriade di tavoli. Da una parte chiudevano il conflitto in Italia attraverso l’avvicinamento del generale SS Wolff,comandante in capo dell’Italia occupata dalla Germania nazista, dall’altra accompagnavano i nazisti all’uscita. Nella rete purtroppo rientrava anche lo stato di Dio in terra, una commistione che la curia naturalmente tiene ben nascosta nei suoi millenari archivi. D’altra parte anche il demonio è, teologicamente, una creatura di Dio. Così nella cattolicissima Argentina, una delle sedi d’arrivo principali per i nazisti in fuga, il presidente Peron dissertava amabilmente col “dottor morte” Mengele sopra vivisezione e mutazioni artificiali dei caratteri esteriori che il “dottore” aveva cercato di creare ad Auschwitz tra il 1943 ed il 1944. L’importante colonia ivi stanziata non diede seguito ad una deriva ideologica esplicita nazistoide. Il peronismo certamente non si presentava e non si presenta come una ideologia. Esso è più che altro un guazzabuglio di tante anime tenute insieme da una figura carismatica. Più attive in Europa le ex SS radunatesi intorno alla figura di Thiriart che fondava la Jeune Europe, una delle internazionali nere che in Italia radunò formazioni come Ordine Nuovo e Quaderni Neri che avevano tra le loro file personaggi come Gaudenti, futuro fondatore di Rinascita Nazionale e , Claudio Orsi, nipote di Cesare Balbo, nonché Marcantonio Bezichieri, dirigente di Fiamma Tricolore. Questa sezione vide poi la fuoriuscita dei cosiddetti Nazimaoisti, infiltratisi nella sinistra extra parlamentare entro l’ampia cornice della strategia della tensione italiana. In Jeune Europe a sua volta sorse il filone comunitarista, una sorta di idea mondialista euro asiatica, un guazzabuglio di idee sociali pseudo sinistrorse che in Italia presero piede all’interno del Fronte Nazionale di Adriano Tilgher che andò a realizzare la rivista Rosso è Nero affiliata al Partito Comunitarista Nazional Europeo sorto in Belgio nel 1984. Definitisi comunitari, propugnavano una preservazione dell’identità radicata sul territorio anche attraverso l’intervento sociale dello stato. Un razzismo patinato, meno cruento: al posto delle camere a gas e dello Zyclon B, muri sopra i mari, schedature dei migranti, ghettizzazione, scorporo delle identità, giustapposizione: “Noi andiamo a vivere presto in comune la nostra vita e la nostra rivoluzione! Una vita comunitaria per la pace, per la prosperità spirituale, per il socialismo.” ( 107, Da un discorso di Adolf Hitler al Reichstag del 1937)   La deriva ideologica nazi fascista sembra incanalarsi entro la liquidazione del mondo sovietico avvenuta nel 1989. La disintegrazione della contrapposizione per blocchi ha dato spazio a nuove interpretazioni storiche ed ideologiche nelle quali tutto si confonde soprattutto entro gli schieramenti politici post democratici sempre più espressione di marketing  sociali tesi a raccogliere i consensi più disparati saccheggiando l’intero spettro politico da sinistra a destra. A livello teorico tuttavia la commistione tra socialismo in un solo stato e nazional socialismo non sembra un assurdo come dimostrò lo stesso Hitler quando scelse il suo vessillo ( 108, cfrt. A. Hitler, Mein Kampf ) Dalle teorizzazioni anti imperialiste di Rathenau, in Germania circolavano parecchi libelli nazional comunisti come quelli di Laufenberg ( 109, cit. in G. Buonfino, Teatro Totale, Massenspiel, Chorspiel in AA.VV. Avanguardia Dada Weimar, Venezia, 1978, pag. 36-37) ritenuti responsabili, da parte di una certa storiografia, di quella cesura di opposti estremismi responsabile del crollo di Weimar. In realtà in Germania le opposte fazioni si  fronteggiavano con violenza ed alla social democrazia si deve semmai il fallimento della costruzione di un socialismo di stato in grado di eliminare le contraddizione tra capitale e lavoro. Contraddizione che i nazisti seppero occultare grazie all’opera di elementi filo sovietici: i fratelli Strasser, come visto nel secondo capitolo del presente libro, e Muchow ( 110, cfrt. D. Diotti, I Momenti del Nazismo, Roma, 2006) ( 111, Muchow leader della Nationalsozialistiche betriebs Zellen Organization, morì in circostanze oscure nel settembre 1933) che seppero sfruttare ampiamente una composizione sociale dell’NSDAP costituita per ¾ da operai dequalificati, lavoratori industriali ed agricoli. Un nucleo molto forte e sfuggevole,tanto che in parecchi casi avveniva il balzo dall’altra parte. (112, cfrt. Sergio Bologna, Nazismo e classe operaia, 1933-1993, Milano 1994) Hitler naturalmente aveva pianificato un’altra direzione per l’NSDAP ed una volta giunto al potere spazzò via tutte quelle teste che andavano in direzione opposta:”Fra le SA, le camicie brune, il cui capo era Ernt Rohm, si era fatta largo l’dea di una “seconda rivoluzione” , si denunciava il sussistere nel Reich di gruppi reazionari, che erano quelli della destra, e una combutta di Hitler con i baroni dell’esercito e dell’industria. Ebbene il 30 giugno 1934 valse essenzialmente  come troncamento di questa corrente radicalista del partito e di un suo supposto complotto.” ( 113, cit. in J. Evola, Note sul III Reich, appendice in AAVV., il fascismo visto dalla destra, Roma, pag. 160-161) La commistione destra sinistra ci  riporta alle dichiarazioni di P. Drieu La Rochelle: “ Quando la vittoria non toccasse al tripartito, i più dei fascisti veri che scampassero al flagello passerebbero al comunismo, con esso farebbero blocco. Sarebbe allora varcato il fosso che separa le due rivoluzioni.” ( 114, cfrt. P. Drieu La Rochelle,Italia e civiltà, 1944) Thiriart, come visto, riprese il discorso negli anni sessanta. Il suo social nazionalismo allargato all’idea di una Europa anti americana si frammischiava con stalinismo, titismo, maoismo fino a giungere alla realizzazione del Partito Comunitarista Europeo. La corsa sfrenata di questa ibrida ex SS terminò nel 1970, quando vennero meno i finanziamenti economici per la realizzazione sul campo di una falange armata. In Italia la spinta social nazionale fu una diretta diramazione della socializzazione voluta da Mussolini. Questo filone prendeva quota anch’esso negli anni sessanta col fallimento del tentativo dell’MSI di entrare nel governo ( n.d.r. Il disastroso governo Tambroni). L’ala social nazionale si ricollegava al concetto di Europa come bastione anti americano presagendo uno svincolo dalla Nato, un riarmo, una moneta unica, un sistema economico dai forti accenti autarchici. Durante la visita in Italia di Nixon, i social nazionalisti diffondevano questo volantino: “ La civiltà europea, la nostra nazione, non ha bisogno di bandiere stellate. Se la democrazia puttaniera ha accettato una volta la liberazione, adesso è ora di finirla. Diamo il benservito all’alto protettore americano. Dimostriamo che l’Europa, da Brest a Bucarest, è in grado di difendersi da sola con le sue forze economiche e militari e, quel che più conta, di riprendere con energie morali e rinnovata coscienza politica il suo posto alla guida del mondo”. L’azione dei social nazionalisti si doveva comunque trasformare col riflusso e la fine delle agitazioni del 1968-69. Erano sorti agli estremi ideologici collusioni con apparati di stato ultra conservatori e filo americani e con la nascita del Partito Quadri Armato social-nazionale la deriva era verso la delinquenza al più alto livello. In mezzo si pose Lotta di Popolo. Franco Freda così li stigmatizzò: “La formula paradossale del Nazi Maoismo , non del tutto falsa, ma anche non del tutto giustificata, permette di scindere i suoi elementi costitutivi, perché i comunisti mirano a rilevare l’aspetto nazi per terrorizzare i compagni e i neofascisti mirano ad evidenziare gli aspetti maoisti per impaurire i camerati.” Lotta di Popolo social nazionale usciva dalla decisione di farsi movimento ( di contestazione) all’interno dell’eterno nostalgismo dell’MSI. Gli elementi estremisti dell’MSI erano stufi dell’immobilismo post repubblichino e volevano riplasmarsi sopra la nuova realtà che andava formandosi. Deus ex Machina di tutto ciò era l’eterno Thiriart che proprio in Italia ebbe numerosi seguaci. Giovane Nazione di Antonio De Bono e Spartaco Paganini, Movimento Politico Ordine Nuovo e Quaderni Neri di Salvatore Francia risulteranno essere i recapiti italiani di Jeune Europe. I militanti di Lotta di Popolo raccontano di scontri di piazza contro gli stessi picchiatori dell’MSI, tuttavia il fenomeno social nazionale sembrava non aver avuto particolare rilevanza a causa della profonda ambiguità, cosa che tuttavia non impedì la realizzazione di una organizzazione sfruttando il terreno ideologico prodotto dalla rivoluzione culturale in Cina: “ Il mondo si muove e noi non stiamo fermi. Ovviamente non è solo un nome che cambia ma è tutta una prassi che si va perfezionando …”. ( 115, da un volantino di Lotta di Popolo rinvenuto a Pisa il 27 aprile 1969) Il grimaldello maoista veniva abbandonato nel 1971: “ Occorre che i pochi elementi lucidi dei gruppi marxisti leninisti si scrollino dalla testa le proprie illusioni e le proprie superficialità…E’ ormai un dato di fatto che la maggior parte degli operai è del tutto integrata nella borghesia e ne ha accettato completamente la concezione mercantile e consumistica della vita. La realtà è ben diversa e lontana dalle analisi di classe tanto di moda in questi tempi: lo stesso comunismo ha dimostrato in ogni tempo che le proprie possibilità di consolidarsi si sono sempre identificate con i potenti imperativi di un popolo:  lo capì per primo Stalin sia russificando il comunismo malgrado l’opposizione subito stroncata di Trotzky, sia ricorrendo agli istinti nazionali del popolo russo…E’ proprio questo potente richiamo alla comunità nazionale di un popolo che è riuscito a modellare delle incerte istanze di libertà dallo sfruttamento economico o razziale, in lotta armata contro gli oppressori.” Poi si precisa:” Bisogna abituare le masse ad una lotta permanente ed alla diffidenza sistematica nei confronti di tutto ciò che è ufficiale e tipico di questa società e di questa cultura…La lotta rivoluzionaria pertanto, contro ogni giudizio negativo basato sul metro del costume borghese o sull’interpretazione borghese del diritto e della morale, possiede un alto contenuto etico”. Lotta di Popolo Social Nazionale cedeva il fronte ideologico all’ulteriore riflusso del 1977. I fuoriusciti ed i “cani sciolti” . Tra questi “cani sciolti” abbiamo Walter Maggi,scomparso per overdose nel maggio 2007. Al cospetto di qualche parente infastidito dai simboli pagani e dai saluti fascisti, a Milano, il 30 maggio 2007, di pomeriggio, presso la camera mortuaria dell’obitorio di via Ponzio, in zona Città Studi, una piccola folla di un centinaio di camerati si è ritrovata per rendere l’estremo saluto a Walter Maggi, quarantaduenne figura di rilievo del variegato panorama del neofascismo milanese, già dirigente del Fronte sociale nazionale di Tilgher, poi del Movimento dei socialisti nazionali(ex Lotta di popolo social nazionale). A rendere omaggio al feretro, prima della traslazione della salma al cimitero di Lambrate, dove sarebbe stata cremata, anche Adriano Tilgher, il segretario del Fronte sociale nazionale, giunto appositamente da Roma, e persino Stefano Delle Chiaie, il “grande vecchio” del neofascismo italiano, attorniato da alcuni amici calabresi. Il Fronte sociale nazionale, una specie di reincarnazione di Avanguardia nazionale (insieme a Ordine nuovo la maggiore organizzazione dell’estremismo di destra fra gli anni Sessanta e Settanta, sciolta nel 1976 per ricostituzione del partito fascista), al di là dalle apparenze, è tuttora diretto da Stefano Delle Chiaie, detto “caccola” per la sua bassa statura, inquisito e assolto per la strage di piazza Fontana e alla stazione di Bologna, ma soprattutto al servizio, in ben 17 anni di latitanza, del franchismo spagnolo, del generale Augusto Pinochet in Cile e di altre svariate dittature sudamericane. Spalla a spalla con Tilgher e Stefano Delle Chiaie: Marco De Rosa e l’italo-argentino Attilio Carelli, storici esponenti della Fiamma tricolore; l’onorevole Paola Frassinetti, deputata di Alleanza nazionale; Marco Clemente e sua moglie, Roberta Capotosti, entrambi dirigenti di An; Fabrizio Fratus ( 1b- “Fabrizio Fratus, ex Fiamma tricolore, molto legato a Lino Guaglianone ,tra gli uomini simbolo di questa destra dura che vuole tornare a farsi sentire a Roma contro il rientro nei ranghi imposto da Alemanno. Lino Guaglianone, ex terrorista dei Nar (Nuclei armati rivoluzionari), ora ricco commercialista e imprenditore, proprietario della palestra Doria in via Mascagni a Milano, una figura importante di raccordo fra la destra radicale e gli “istituzionalizzati” aennini e ora tornato nei ranghi di An. «Non mi riconosco in Cuore nero - spiega Fratus - ma colpendo loro hanno colpito tutta la destra.”(Fratus si riferisce alla distruzione del Centro Sociale di Roberto Jonghi Lavarini sito in Viale Certosa a Milano, non più tardi di un anno fa ancora segretario dell’onorevole Daniela Santanchè; Roberto Jonghi Lavarini, chiamato il “Barone nero”, già presidente per Alleanza nazionale al Consiglio di zona 3 : Jonghi Lavarini fondatore di Cuore Nero a Milano. «Tra i simpatizzanti di Cuore nero ci sono giovani borghesi della Milano bene e proletari figli del popolo, uniti dall´appartenenza alla comunità ideale della destra»). L´autoritratto sconfina in una retorica un po´ comica: «Siamo giovani romantici, arditi, futuristi, dannunziani, pazzi e poeti: avanguardia e tradizione, siamo come i 300 spartani delle Termopili, una falange formidabile, una testuggine invincibile».

Dice cose così, il trentaquattrenne Jonghi Lavarini, e le dice da quando stava ancora in An: dieci anni fa, da presidente del consiglio di Zona 3, teneva in bella mostra nel suo ufficio un ritratto di Mussolini in uniforme col braccio destro teso nel saluto romano. Una delle tante intemperanze, neppure la più tosta, che gli costò l´allontanamento dal partito. Adesso si fa chiamare "Barone nero", senza più imbarazzi. Ed è senz´altro a se stesso che Jonghi Lavarini pensa quando traccia le coordinate della galassia dell´estrema destra milanese raccolta attorno al centro culturale devastato  da un´esplosione. Lui è un (ex) «giovane borghese della Milano bene», mentre a rappresentare i «proletari figli del popolo» dovrebbe essere l´altro partner della strana coppia che si è messa in testa di riunificare tutte le anime del neofascismo in questo negozio a un passo dal Monumentale: Alessandro Todisco, per tutti Todo,l’ultras dell’Inter.

Poi abbiamo il nobile Tommaso Staiti di Cuddia delle Chiuse, segretario della federazione missina fra la fine degli anni Settanta e l’inizio negli anni Ottanta, più volte deputato oggi capo del Movimento NazionalPopolare, e Marco Valle, storico dirigente del Fronte della gioventù, poi nella Fiamma tricolore e nel Movimento sociale europeo, oggi nella commissione di garanzia cittadina di Alleanza nazionale. Stefano Di Martino, vice presidente del Consiglio comunale milanese e dirigente nazionale di An, non potendo intervenire, aveva inviato un suo messaggio, ricordando la lunga militanza in comune con lo scomparso. Più che un funerale, quasi un’istantanea dell’estrema destra milanese, in bilico tra una miriade di gruppi, Alleanza nazionale, ma anche frange della malavita organizzata. Dal saluto a Walter Maggi si dipana tutta la storia fisica del sottobosco neofascista che nel 1995 Pino Rauti cercò di coagulare in Fiamma Tricolore all’indomani della svolta di Fini a Fiuggi dell’anno precedente. Lo spazio di una breve stagione presto naufragata in furibondi litigi, espulsioni e scissioni. Anche a Milano. Nel capoluogo lombardo sono due le aree di riferimento: da un lato, Forza nuova con un patto d’alleanza con Azione sociale di Alessandra Mussolini, il Fronte sociale nazionale di Tilgher(ex Avanguardia Nazionale) e il Movimento sociale-lista Rauti(ex Ordine Nuovo) fuoriuscito da Fiamma Tricolore, dall’altro, la Fiamma tricolore. Capo indiscusso di Forza Nuova in Milano è Duilio Canu, ex fondatore e leader di Azione skinhead,il cui striscione campeggiava in Curva Nord interista negli anni ottanta, organizzazione sciolta d’autorità nel 1993 per istigazione all’odio razziale. Con lui anche il vecchio Sergio Gozzoli, a 14 anni nella Rsi, e Don Giulio Tam, prete fascista ordinato a suo tempo dallo scismatico monsignor Lefebvre(Recentissima la feroce polemica interna alla Chiesa Cattolica in relazione al pacchiano errore di Papa Benedetto XVI di riaccogliere i preti scismatici lefebreviani negazionisti dell’Olocausto). Azione sociale, l’ultima creatura di Alessandra Mussolini, è invece guidata da Roberto Giacomelli, “maestro” di arti marziali in una nota palestra, la Bulldog’s Gym, situata in una traversa di viale Monza. Poche decine di elementi. Con loro, comunque, candidato alle ultime elezioni politiche, anche Lino Guaglianone, ex terrorista dei Nar (visto in precedenza con Fratus). Il Fronte sociale nazionale, venti militanti in tutto, dal canto suo, non si è ancora ripreso dalla pesantissima vicenda dell’assassinio di Alessandro Alvarez, un giovane neofascista cresciuto nell’organizzazione, freddato con tre colpi di pistola a Cologno nel marzo del 2000, sullo sfondo di non mai chiariti traffici con la malavita organizzata. Praticamente inesistenti, infine, i fedelissimi dell’ex capo di Ordine nuovo Pino Rauti, appena una decina,raggruppati intorno al Movimento Sociale lista Rauti. In forte ascesa, invece, sull’altro versante, la Fiamma tricolore, solo un centinaio di iscritti, ma con forti intrecci ormai consolidati con alcuni gruppi giovanili legati al circuito Hammerskins. Da qualche tempo questa formazione sta tentando di importare anche a Milano l’esperienza romana delle Onc (Occupazioni non conformi) e delle Osa (Occupazioni a scopo abitativo, ovviamente “solo per italiani”), lanciando a livello locale temi come il “mutuo sociale”. L’immaginario utilizzato è di tipo movimentista, fortemente aggressivo e violento. Forti i legami con alcune frange ultras delle curve, sia dell’Inter che del Milan, di cui parleremo (Nel corso del 2008 tuttavia forti dissidi interni porteranno ad un progressivo ridimensionamento di Fiamma Tricolore: la fuoriuscita di Cuore Nero, di Blocco Studentesco e dell’area Hammer…). In mezzo, per così dire, gli aderenti al Movimento nazionalpopolare di Tommaso Staiti di Cuddia, un piccolo gruppo con buone risorse economiche situato presso la sede degli ex repubblichini dell’Unione nazionale combattenti in via Rivoli; il Movimento dei socialisti nazionali, a cui ultimamente era approdato anche Walter Maggi, nell’orbita del quotidiano Rinascita Nazionale e dell’omonimo gruppo (animati da Ugo Gaudenzi, inizialmente utilizzando lo stesso stemma delle Ss italiane), e della rivista Uomo Libero di Piero Sella, conosciuta per le sue tesi razziste e antisemite. Non più di trenta, comunque, i militanti di questo raggruppamento, su posizioni marcatamente antimperialiste e filo-islamiche. A fare da ponte tra queste sigle e Alleanza nazionale, la cosiddetta “Destra per Milano” di Roberto Jonghi Lavorini fondatore del Centro Sociale Cuore Nero assieme all’ultras dell’Inter Todisco, ancora una volta nella lista di An alle ultime elezioni comunali. Jonghi Lavarini, aderente alla “Fondazione internazionale generale Augusto Pinochet”, per anni collaboratore dell’agenzia investigativa Tom Ponzi, per la quale si è occupato soprattutto di “infedeltà e devianze”, da anni si vanta di intrattenere relazioni con i neonazisti tedeschi dell’Npd. A tenere i contatti fra tutte le diverse famiglie dell'estrema destra, il Comitato per Sergio Ramelli, alias “I camerati”, dicitura con cui solitamente si firmano i manifesti. Una sorta di coordinamento milanese, ora presieduto, dopo la morte di Nico Azzi, da Luca Cassani detto “Kassa”, inquisito nel 1997 per l’accoltellamento di un consigliere comunale del Prc, poi successivamente prosciolto,attualmente uno dei capi bastone dei milanisti Guerrieri Ultras Curva Sud. A questa struttura di collegamento continuano a dare il proprio contributo anche altre storiche figure dell’estremismo nero: Remo Casagrande, notissimo picchiatore degli anni Settanta, Cesare Ferri, accusato e poi assolto per la strage di piazza della Loggia a Brescia, e Maurizio Murelli, condannato in concorso con Vittorio Loi per aver ucciso nel 1973 un poliziotto a Milano, colpito al petto dal lancio di una bomba a mano durante i disordini seguiti a una manifestazione dell’Msi. Nico Azzi, per la cronaca, apparteneva al gruppo de La Fenice, la sezione milanese di Ordine nuovo. Rimase ferito dall’esplosione del detonatore, il 7 aprile 1973, nella toilette del treno Torino-Roma mentre tentava di innescare un ordigno a tempo, composto da due saponette di tritolo da mezzo chilo l’una, che avrebbe certamente fatto una strage. Le modalità di svolgimento dei suoi funerali, nel gennaio scorso, suscitarono più di qualche protesta, soprattutto per il luogo dove fu officiato il rito funebre: la basilica di Sant’Ambrogio, dedicata al patrono della città, dove tra fasci littori e croci celtiche Nico Azzi fu accompagnato nel suo ultimo viaggio, presente il vicepresidente di Alleanza nazionale Ignazio La Russa, da due schiere di camerati intenti a salutarlo romanamente. Da questo crogiuolo, di storie e percorsi, ha preso corpo anche il nuovo progetto di “Cuore nero”. L’inaugurazione di “Cuore nero” era stata a lungo preparata, anche con ripetuti incontri, in particolare con Gabriele Adinolfi, uno dei fondatori di Terza posizione, gruppo eversivo della seconda metà degli anni Settanta, ed oggi mente pensante di casa Pound a Roma, il principale centro sociale dell’estrema destra capitolina. Non a caso, in questi ultimi mesi, Adinolfi era stato più volte visto a Milano, insieme al figlio Carlomanno, ospite a casa di Maurizio Murelli a Cusano Milanino. In prima fila a gestire l'operazione erano stati chiamati Roberto Jonghi Lavarini e soprattutto Alessandro Todisco (già condannato per istigazione all’odio razziale nell'ambito dello scioglimento a Milano di Azione skinhead e coinvolto in diverse aggressioni), in grado di mobilitare il giro degli Hammer e degli ultras: la vera massa di manovra. LA SETTA DEGLI HAMMER

 

Gli Hammer, non più di un centinaio fra Lombardia, Veneto e Lazio, si considerano l’elite del movimento naziskin. Strutturati quasi come una setta segreta, in modo gerarchico e piramidale, appartengono alla rete internazionale degli “Hammer Skin White Nation” in lotta nel mondo per la supremazia della “razza bianca”. Più difficile di quanto si pensi potervi entrare. Gli aspiranti sono costretti ad una gavetta di almeno quattro anni e, successivamente, se ammessi, a riti di iniziazione. Si parla di pestaggi di immigrati o di lotta con il coltello contro cani da combattimento. Solo alla fine si potrà essere “marchiati” da un grosso tatuaggio con due martelli incrociati in una parte visibile del corpo, collo o avambraccio. Uscirne è difficilissimo. Chi l’ha fatto ha dovuto cancellare o bruciare i tatuaggi e subire per anni minacce e ritorsioni.

 

Già sciolti dalla magistratura, una prima volta nel 1998, “per istigazione all’odio razziale, etnico e religioso”, gli Hammer a Milano saranno una ventina, ma con altrettanti “novizi” in cerca dei due agognati martelli. Attorno a loro ruotano anche altri gruppi, come gli “Ambrosiana skinhead”, una ventina di giovanissimi ragazzi di periferia, sempre con il coltello in tasca, assidui frequentatori di pub, tra via Ripamonti e il Ticinese, con più di qualche legame “di strada” con la malavita locale. Nella galassia delle teste rasate, anche cani sciolti. Tra gli altri, la banda capitanata dal fratello di Alessandro Todisco, Franco, detto “Lothar”, esperto in arti marziali e plurigiudicato anche per furto e stupefacenti, nonché per rissa allo stadio in occasione di Inter-Basilea dell’agosto 2004, alla perenne ricerca di scontri e risse unitamente a un giro ristretto di amici tra cui spiccano “il Pirata”, “Fanter” e “Darietto”. Oggi “Lothar” si guadagna da vivere facendo il buttafuori, grazie all’interessamento di Marco Clemente di Alleanza nazionale, già in Forza nuova ed attualmente esponente della corrente di Alemanno, di cui cura i finanziamenti a Milano e in Lombardia.    Si raggrumarono agli inizi degli anni ottanta nella rivista Orion andando a creare due fazioni: Nuova Azione di Marco Battarra (*2a) e Forza Nuova a sua volta confluita nel Movimento Antagonista Sinistra nazionale con all’interno il musulmano Claudio Mutti, fanatico cultore della 13° divisione SS costituita da musulmani erzegovini che combatterono contro i partigiani di Tito. Una buona componente social nazionale fuoriusciva dai ranghi di Rauti e del suo Movimento Sociale Fiamma tricolore grazie all’opera di Tilgher(Fronte Sociale Nazionale). Dalla testata Fronte nazionale un editoriale veniva titolato: Rosso è Nero. Il richiamo era il primigenio fascismo socialista poi ripreso nei 600 giorni di Salò, nonché tutta l’esperienza dei fratelli Strasser e di Rathenau ( ndr. Già citati in precedenza). La deriva tuttavia  era dietro l’angolo: “ La legione di Osama ( Bin Laden) raccoglie elementi da tutte le nazioni arabe, così come le SS da tutte le nazioni ariane. L’esaltazione della spiritualità semita ricorda l’interesse nazionalsocialista per la spiritualità ariana, soffocata nel sangue dall’intollerante eresia giudaica, trionfante nella confusione razziale a Roma negli ultimi anni dell’Impero.” Con l’approssimarsi delle elezioni politiche del 2001 e sotto il pesante incalzo della ricerca di danari, Tilgher si avvicinava a Rauti e di conseguenza rientrava nell’alveo del danaro forzitaliota-alleanzino berlusconiano. Rosso è Nero non ci stava e nei suoi editoriali inaugurava un corposo mix di riferimenti disparatissimi: da Stalin a Mussolini, dal subcomandante Marcos a Cafiero. I social nazionali si ribattezzavano nuovamente entrando nel Partito Comunitarista Nazional Europeo. La tesi si fa esplicita: “Il comunitarismo è contrario alla lotta di classe…Il lavoro sarà il criterio di valore per stabilire le nuove gerarchie. Ai lavoratori migliori non verranno dati maggiori guadagni ma posizioni di potere.” Torna così a riaffacciarsi il concetto nazista di “sangue e suolo”.

 

(* 2°a- link: http://www.micciacorta.it/articolo.php?id_news=472 )

 

 

Il breve percorso storico riportato ci è servito per porre in risalto quel frammischiarsi, quell’impastarsi di idee e persone che contraddistinguono un sotto mondo illuminato dal pallore di luci sotterranee. Doppia,tripla militanza, opposti che si intersecano. Così, ad esempio, i destrorsi ultras dell’Inter di Alessandro Todisco, per tutti Todo, (Ha 35 anni, la testa rasata, il corpo tappezzato da tatuaggi e una fama conquistata sugli spalti di San Siro come capo degli Irriducibili dell´Inter. Todo, da sempre legatissimo agli ambienti della destra oltranzista, è stato coinvolto nell´inchiesta giudiziaria che portò allo smantellamento di Azione skinhead, sulle cui ceneri sono nati gli Irriducibili. Da qualche anno ha aperto un negozio, gadget e abbigliamento a uso degli ultrà, proprio nella zona attorno al Monumentale, dandogli un nome molto politicamente scorretto, "Calci e pugni", a parodiare il "Baci e abbracci" di Vieri e Maldini. Come tutti i piccoli astri di questa galassia nera, Todo era un assiduo frequentatore della Skinhouse di via Cannero, alla Bovisa. Da lì, una sera d´estate del 2003, partì la spedizione punitiva che contro alcuni giovani del centro sociale Conchetta. Ma il locale è stato chiuso  per cause di forza maggiore: i lavori della metropolitana. «Ci si andava per una birra, ed era finita lì», racconta Todo. «Alla Skinhouse non si faceva politica e anche per questo abbiamo pensato che fosse arrivato il momento di proporre qualcosa di nuovo a Milano; abbiamo visto giusto, dopo quello che è successo l´altra notte: la cosa che ha più dato fastidio sono stati gli inviti spediti a tutti quelli che stanno a destra, da An a Forza nuova».) si confondono con i “camerati” del Milan grazie agli interessi incrociati di Giancarlo Capelli, “il barone” delle Brigate Rossonere, e di Franco Caravita,leader dei Boys Ultras nerazzurri. E’ solo la punta di un Iceberg: mentre sul fronte interista si sono mantenute, anche sotto la dirigenza Moratti, influenze e connotazioni spiccatamente destroidi, attraverso il gruppo degli Skins prima e degli Irriducibili e Viking oggi, sul fronte milanista da tempo sia le Brigate Rossonere che ancor di più i Commandos Tigre hanno dato una svolta di tipo razzista al tifo. La situazione è andata peggiorando da quando, nell’ottobre 2005 si è sciolta la storica Fossa dei Leoni, ultimo baluardo di un modello ultras che non ammetteva compromessi con i vertici societari e, seppur composta principalmente da ragazzi di sinistra, non consentiva si “politicizzasse” il tifo. Da allora uno scontro senza esclusione di colpi ha iniziato a insanguinare la “lotta per il potere” della curva milanista costellandola anche di aggressioni e agguati a pistolettate. Diversi i procedimenti giudiziari attualmente in corso.

 

Molti i nomi degli ultras interni alla destra radicale: il già citato Luca Cassani, ex Fossa dei Leoni ed oggi esponente di spicco dei Guerrieri; l’ex assessore di Opera e responsabile locale dell’Associazione culturale Area COMITATO PER SERGIO RAMELLI (legata alla corrente di Alemanno, nonché come visto collettore finanziario per il sostegno di tutta la galassia d’estrema destra), Alessandro Pozzoli, detto “Peso”, anche lui già attivo nella Fossa, poi con i Guerrieri, indagato per le “guerre intestine” nella curva milanista e parente di quell’Alberto Pozzoli, ex esponente di spicco della curva interista e consigliere comunale di Alleanza nazionale a Opera, accusato insieme al collega Ettore Fusco della Lega per l’incendio, nel dicembre 2007, delle tende destinate ai Rom. Nelle scorse elezioni comunali i Guerrieri Ultras del Milan hanno sostenuto due candidati di Alleanza nazionale: Carlo Fidanza, attuale capogruppo a Palazzo Marino e Roberto Jonghi Lavarini, primo dei non eletti,come visto fondatore di Cuore Nero,legato a doppio filo agli Irriducibi dell’Inter. Un “guerriero”, Carlo Lasi, finito nei guai per un tentato omicidio (ha sparato al suo datore di lavoro per futili motivi), è stato persino candidato in An nei consigli di zona 3 e 4. Questa alleanza tra curve e fascisti si è anche consolidata grazie a Giancarlo Capelli, storico leader delle Brigate Rossonere, e Giancarlo Lombardi, detto “Sandokan”, dei Guerrieri Ultras, in rapporti di strettissima amicizia con Alessandro Todisco, leader insieme al fratello Franco “Lothar” degli Irriducibili interisti. Ultimamente hanno entrambi partecipato ad una festa per la fine dei suoi arresti domiciliari e prima ancora ai funerali di Nico Azzi,il predecessore di Cassani alla cura del COMITATO PER SERGIO RAMELLI. I vertici delle curve dello stadio milanese si frammischiano spesso e volentieri sia con i vertici dell’estrema destra che con collettori delinquenziali di medio livello, il cui fulcro rimane ancora il quartiere dormitorio di Quarto Oggiaro. Si parla di cameratismo, ma non si vede in loro una effettiva base ideologica se non quella di tutelarsi “il territorio” per la difesa di interessi specifici (da cui la scazzottata del derby ad esempio, tipica mossa per saggiare il terreno e vedere se è possibile una “espansione”….).( http://www.osservatoriodemocratico.org/page.asp?ID=2884&Class_ID=1004 )

RECENTISSIME (http://infolaspinta.blogspot.com/2009/02/foto-di-gruppo-in-nero-dalla-nuova.html )

il 30 gennaio 2009/

Il capannone è basso e grigio, delimitato da un muro, tra due palazzine. Fino a qualche tempo fa ospitava una carrozzeria. La via è senza uscita. Poco oltre i prati. Siamo alla periferia di Bollate (Novate-Quarto Oggiaro,questo è il percorso), a Madonna in Campagna, in via Alfieri 4. È qui che il 18 ottobre scorso è stata inaugurata la nuova Skinhouse. La precedente esperienza, in via Cannero a Milano, nel quartiere Bovisa, si era conclusa dopo dodici anni a metà ottobre del 2006, causa i lavori per l´apertura della stazione di Dergano della linea tre della metropolitana. Anche in quel caso lo spazio era stato messo a disposizione da un privato, una costruzione inserita nell´area di un'ex officina, e a nulla erano valse le proteste dei cittadini che si erano costituiti in comitato per chiederne la chiusura a seguito dei concerti fino a tarda notte, con naziskin provenienti da diverse città, anche dalla Svizzera,con il contorno di inni fascisti cantati a squarciagola e montagne di lattine di birra ovunque. Eppure proprio da via Cannero il 7 agosto 2004 era partita una spedizione di teste rasate, con magliette nere con svastiche e aquile naziste, diretta ai Navigli dove aveva accoltellato sei giovani dei centri sociali, uno dei quali rimasto per giorni tra la vita e la morte. Lo stesso pubblico ministero Luisa Zanetti nella sua richiesta di custodia cautelare nei confronti dei partecipanti al raid squadristico aveva sottolineato come la "Skinhouse di Milano" fosse una "base per ritrovarsi, per organizzarsi, per riunirsi, per pianificare e decidere gli atti aggressivi e intimidatori  (quali risse, lesioni,danneggiamenti, furti, devastazioni, incendi)", un "luogo di partenza per le spedizioni punitive e per rifugiarsi al termine delle stesse" .Il 13 dicembre dello stesso anno, nel corso di una perquisizione erano anche stati sequestrati coltelli, bastoni, mazze da baseball e catene.

 

*THE HAMMERSKIN NATION*

Ad animare la nuova realtà di Bollate, come la precedente, la setta degli Hammer, una sorta di circuito internazionale neonazista, con sedi anche in Europa in Inghilterra, Spagna, Francia, Olanda, Svizzera e Italia, originata da una costola del Ku Klux Klan nella seconda metà degli anni Ottanta a Dallas nel Texas. Gli Hammerskins sono da sempre uno dei più pericolosi e violenti gruppi dediti al perseguimento della "supremazia della razza bianca", i cui militanti negli Stati Uniti sono stati più volte accusati e condannati non solo per aver assaltato sinagoghe ebraiche o per aver compiuto brutali pestaggi, ma anche per l´assassinio di alcuni ragazzi di colore. Così è stato nel giugno 1991 ad Arlington nel Texas, dove tre aderenti alla Hammerskin nation (Hsn) uccisero a fucilate un ragazzino che aveva avuto il solo torto di incrociarli, e a Natale dello stesso anno, a Birmingham in Alabama, quando un senzatetto nero fu finito a colpi di mazza da baseball e di stivali ferrati. Dopo l´ennesimo accoltellamento di un giovane afro americano nel 1999 in California un tribunale penale li definì "una gang di strada". Ma l´elenco dei delitti da citare sarebbe molto più lungo.

 

*IL DOPPIO MARTELLO*

In Italia la "fazione madre" degli Hammerskin è da sempre quella milanese. Ora ha anche riaperto la sede. Una cinquantina i militanti,compresi gli aderenti ad Ambrosiana skinheads e a Brianza skin, due gruppi locali ora federati agli Hammer. Agli Ambrosiana skinheads fa ancora riferimento quel Riccardo Colato, detto "Riki", già condannato per un raid a Bari, il 3 gennaio 2006, dove si trovava in vacanza,contro un pub frequentato da gay. Denunciato per discriminazione razziale e danneggiamenti, assieme ad altri cinque, ebbe il foglio di via con l´ordine di non tornare più nel capoluogo pugliese per tre anni. Ogni "fazione" deve essere composta da almeno sei membri, ma per diventare Hammerskin, e cioè entrare in quella che i suoi promotori considerano "l´élite dell´élite" del movimento naziskin, è necessario seguire una lunga trafila: essere presentato da un altro membro e prestarsi a un periodo di prova che dura almeno quattro anni. Successivamente si è sottoposti a riti iniziatici. Si parla di pestaggi ai danni di immigrati e di lotte con il coltello contro cani da combattimento. Solo alla fine si potrà ricevere la toppa e tatuarsi su una parte visibile del corpo, collo o avambraccio, il simbolo con i due martelli in marcia mutuato dal film, di cui si rovesciano il senso e le intenzioni, di Alan Parker, The Wall, del 1982, basato sulle musiche dell'omonimo album dei Pink Floyd. Il doppio martello nell'immaginario degli Hammerskin rappresenterebbe l'arma per abbattere i muri che proteggerebbero le minoranze etniche e religiose. Surreali, in questo contesto, le dichiarazioni di alcuni esponenti della Skinhouse rilasciate a un giornale locale: "Noi non siamo assolutamente nazisti e nessuno di noi ha mai avuto denunce per aggressioni". Ma è sufficiente entrare nella sezione eventi del loro sito per imbattersi subito nell´effige di un manifesto del 1944 utilizzato per il reclutamento nelle Ss italiane, seguito da una locandina dedicata agli"Eroi della Rsi" che invita a un pellegrinaggio al Campo X del Cimitero Maggiore a Milano, dove sono stati sepolti alcuni dei più importanti gerarchi del fascismo, tra gli altri Alessandro Pavolini e Francesco Maria Barracu.È possibile poi visionare un poster a firma "Italia Hammer Skinheads"con tanto di saluti romani, ma anche una foto scattata in occasione dell´Hammerfest del 2007, il più importante raduno internazionale del gruppo, con la bandiera di guerra del Terzo Reich con il doppio martello al posto della svastica. Fino a qualche tempo fa compariva anche l´istantanea di uno striscione esposto allo stadio di San Siro in favore della liberazione di "Norberto", cioè Norberto Scordo. La storia è questa: la scorsa estate, essendo rimasta ancora vacante la carica dicapo degli Hammer, dopo la scelta del vecchio leader Alessandro Todisco,detto "Todo", di impegnarsi a tempo pieno in Cuore nero, si era deciso di affidare temporaneamente le redini del gruppo a un triumvirato. Tra loro anche Norberto Scordo, già condannato insieme ai due fratelli Todisco, Alessandro e Franco, per aver aggredito a martellate nel 1992 due giovani, un ragazzo e una ragazza di 18 anni, usciti dal Centro sociale Leoncavallo. Neanche il tempo di insediarsi che Scordo, a seguito di un´altra aggressione ai danni di alcuni punkabbestia, il 19 luglio, alle colonne di San Lorenzo, è finito dietro le sbarre,processato e condannato a sei mesi per direttissima. È uscito solo qualche settimana fa.

 

*CUORE NERO BREWERY*

L´apertura della nuova Skinhouse a Bollate non è la sola novità nel panorama neofascista milanese. Il 6 settembre scorso era stata anche inaugurata la nuova sede di Cuore nero a Milano, in via Pareto angolo via San Brunone, a pochi passi da viale Certosa. In realtà si era trattato solo dell´allargamento dell´ex negozio Il sogno di Rohan,passato da una a due vetrine, con relativo cambio di insegna. Una dellesocietà dell´ex Nar Lino Guaglianone, da sempre uno dei finanziatori diCuore nero, aveva infatti acquistato e messo a disposizione di Nicoletta Cainero, moglie di Alessandro Todisco, i locali attigui. I muri divisori erano stati abbattuti e si era provveduto a montare vetri antisfondamento. Nella palazzina di fronte, al primo e al secondo piano,erano state anche installate alcune telecamere di sicurezza. L´idea di costituire una casa comune per tutte le sigle del neo fascismo milanese è comunque da tempo tramontata. Prima l´incendio doloso, l´11aprile 2007, dello spazio ben più capiente affittato in viale Certosa,quasi sul piazzale antistante il Cimitero Maggiore, poi una serie di contrasti interni, hanno ridimensionato il progetto. Particolare peso hanno avuto in questo senso le spaccature intervenute nella Fiamma tricolore con l´uscita a livello nazionale di Gianluca "Boccia" Iannone,di Casa Pound e del Blocco studentesco, ma anche, sul fronte opposto, di una corrente, capitanata dall´ex commissario della federazione romana Giuliano Castellino, vogliosa di far subito parte, senza anticamere, del cosiddetto Popolo delle libertà. A Milano ciò ha significato, da un lato, l´entrata di Cuore nero nel circuito di Casa Pound, ma anche, dall´altro, la fuoriuscita di Matteo"Stizza" Pisoni, il vice di Alessandro Todisco, e del suo gruppo,rientrati nell´orbita di Alleanza nazionale attraverso la formazione di Area identitaria Lombardia, vicina a Carlo Fidanza, il capogruppo di Anin Consiglio comunale. Gli Hammer, dal canto loro, anche in polemica con Alessandro Todisco, si erano già precedentemente resi autonomi. Forse troppa politica per loro. A seguito di questi avvenimenti sono state anche in parte ridisegnate le gerarchie. Alessandro Todisco e sua moglie ora si occupano quasi solo della gestione del bar-negozio di via Pareto e della vendita delle magliette e dei gadget, mentre si è fatta largo una nuova figura emergente. Si tratta di Francesco Cappuccio, detto "Doppio malto", ex addetto stampa de La Destra. Prima curava una rubrica sul sito del partito di Francesco Storace, adesso la fanzine di Cuore nero, appunto Doppio malto, una pubblicazione che nel giugno scorso ha messo in prima pagina uno skin con tanto di boccale di birra in mano, nell´atto di brindare all´entrata del campo di sterminio di Auschwitz, dove, grazie a un fotomontaggio, al posto della famigerata scritta "Il lavoro rende liberi", compariva "Cuore nero brewery", letteralmente "Birrificio Cuorenero".A oggi Cuore nero non raccoglie più di cinquanta militanti, tra skin,ultras delle curve e balordi di periferia, soprattutto provenienti da Quarto Oggiaro. Tra loro anche Franco Todisco, il fratello di Alessandro, detto "Lothar", sempre presente allo stadio, sponda Inter,ma anche gran bevitore, rintracciabile, dopo una certa ora, con il suo giro di amici in alcuni bar di Brera.Il 20 gennaio scorso le abitazioni di ambedue i fratelli, insieme a quelle di altri sette ultras dell'Inter, sono state perquisite. Così il magazzino di proprietà di Franco Caravita, leader dei Boys. Sequestrati qua e là coltelli, tirapugni, noccoliere, palle chiodate, manganelli con l'effige del Duce, bandiere con la croce celtica e la svastica. Nella casa di Michael Maron, un'appartenente agli Irriducibili, la faccia da stadio di Cuore nero, anche cocaina e un bilancino di precisione."Todo" e "Lothar" sono ora sottoposti all'obbligo di firma giornaliero. Al centro delle indagini i disordini dell'11 novembre 2007 (*) a Milano,seguiti all'uccisione nei pressi di Arezzo del tifoso laziale Gabriele Sandri. Nell'occasione si tentò di assaltare il commissariato di San Siro, la caserma dei carabinieri di via Vincenzo Monti e la sede Rai di corso Sempione.

 

*DIASPORE*

Il piccolo arcipelago dell´estrema destra milanese vive comunque una fase di stallo. Forza nuova di Duilio Canu,ex Skinhead, vivacchia con le solite iniziative che si tengono al cosiddetto Presidio di piazza Aspromonte 31, a metà tra una sede e un pub. Pochi gli appuntamenti culturali: uno dei più pubblicizzati qualche mese fa, in marzo, riguardava una "serata in onore" di Leon Degrelle, l´ex generale belga comandante ,e poi fuggitivo una volta che le cose si misero male, di una Divisione delle Waffen Ss. È qui, comunque, che il 17 maggio scorso gli Hammer hanno potuto tenere un loro concerto di nazirock dopo il divieto, giunto a seguito delle numerose proteste, di suonare alla palazzina Liberty. Forza nuova a Milano ha fatto ultimamente parlare di sé solo per alcuni volantini e striscioni minacciosi nei confronti degli extracomunitari,distribuiti a fine settembre al liceo linguistico Manzoni di via Rubattino, in zona Ortica, confinante con un dormitorio di proprietà dei"Martinitt", ospitante una ventina di ragazzi magrebini e kossovari fra i 14 e i 18 anni. Ma il gruppo, ormai composto solo da una trentina di fedelissimi guidati da Duilio Canu, continua a perdere pezzi. L´ultimo ad andarsene, per far ritorno, sembrerebbe, alla Lega nord, è stato Remo Casagrande, uno dei più famosi squadristi di Milano negli anni Settanta. La Fiamma tricolore e La Destra, nella quale sta confluendo a livello nazionale il Fronte sociale nazionale di Adriano Tilgher, a Milano città praticamente non esistono più, anche se ufficialmente sono ancora rappresentate rispettivamente da Attilio Carelli (presente alle esequie di Maggi) e Roberto Perticone. In particolare La Destra, nel giro di pochi mesi, ha subito un vero tracollo. A sbattere la porta per prima è stata, agli inizi di marzo,Carla De Albertis, ex assessore comunale alla Salute, in quota ad An,silurata nel novembre 2007 dal sindaco Moratti per la sua opposizione all´Ecopass, poi Barbara Ciabò, consigliera comunale passata in novembre a Forza Italia. In ottobre ad abbandonare il partito, con un durissimo comunicato, era stata invece l´intera organizzazione giovanile de LaDestra, Gioventù italiana, con l´ex responsabile Vincenzo Sofo in testa. Presenze solo virtuali sono al momento anche quelle formatesi a seguito di questa diaspora, dal Movimento per l´Italia di Daniela Santanchè, che aveva lasciato il partito di Francesco Storace ancor prima del congresso di novembre, a La vera destra del Nord di Carla De Albertis, per arrivare a Destra federale, animata da Carmelo Lupo, consigliere circoscrizionale di zona 4.Così dicasi per Destra libertaria di Luciano Buonocore, uno dei leader della cosiddetta Maggioranza silenziosa nei primi anni Settanta, che nelle ultime elezioni politiche, pur essendo tra i dirigenti nazionale de La Destra, improvvisamente dopo un incontro con Ignazio La Russa lanciò un appello di voto in favore del Pdl al Senato. Qualcuno, come Roberto Jonghi Lavarini, mai smentito, parlò in un blog d´area di una somma di 35 mila euro finita nelle tasche di Buonocore e di un appalto di MilanoSport a uno dei figli. Comunità in movimento, la sigla dietro la quale si sono aggregati Lino Guaglianone e il suo gruppo, dal canto suo, risulta inattiva dal 28 maggio, giorno della sua presentazione.

 

*PATRIA E LIBERTÀ*

Maggiore attivismo mostra, invece, Destra per Milano di Roberto Jonghi Lavarini, il "Barone nero", che dopo il fallimento delle liste de LaDestra con la Fiamma tricolore, ha ufficialmente aderito al Pdl. Lo stesso Jonghi ha presenziato nell´ottobre scorso al Lido di Milano alla festa del Popolo delle libertà, partecipando alla cena di gala con Silvio Berlusconi, al quale ha anche regalato un libro apologetico sulla storia della Rsi. Mille euro a testa per esserci, cifra non indifferente per chi come lui solo nel 2005 dichiarava al fisco un reddito pari allo zero assoluto.Roberto Jonghi Lavarini, tra l´altro, è stato nominato vice presidente di uno pseudo centro studi denominato Patria e libertà (esattamente come l'organizzazione paramilitare di estrema destra cilena che, al soldo della Cia, nel settembre 1973 sostenne il colpo di Stato del generale Pinochet), a sua volta presieduto da tale conte Ferdinando Crociati Baglioni, storico patrizio romano di fede fascista, segretario personale di Guido Mussolini, figlio di Vittorio e nipote di Benito. Non solo, Jonghi si è pure incontrato in via riservata sia con Ignazio La Russa sia con Piergianni Prosperini. Una delle ragioni: le tensioni interne a Destra sociale, di Paola Frassinetti e Carlo Fidanza, e ad Azione giovani, che continuano a perdere consensi proprio in favore del"Barone nero", vissuto ormai come pericoloso concorrente interno, tanto più dopo le ripetute dichiarazione "antifasciste" sia di Gianfranco Fini che del sindaco di Roma Gianni Alemanno.

 

*SENZA CONFINI*

L´estrema destra milanese, in conclusione, continua ad essere assai frastagliata e divisa, ma soprattutto utilizzata, in alcuni casi, come ben esemplificato dalla vicenda Buonocore, letteralmente comperata a suon di euro, dalla destra di governo, in primis Alleanza nazionale. Molti i fili che legano ancora questi due mondi. Legami incentrati a volte su interessi di modesto cabotaggio come i voti di preferenza per entrare in consiglio comunale, forniti ad alcuni candidati di An da quei piccoli serbatoi elettorali che spaziano dagli ultras agli ambienti di Cuore nero. Carlo Fidanza docet. Ma non solo. Nonostante le impegnative dichiarazioni di Gianfranco Fini per cui "chi è democratico è antifascista", nell´arco degli ultimi mesi, tra settembre e ottobre, i rappresentanti di An a Milano sono riusciti a proporre di intestare una via a Giorgio Almirante, storico leader missino, già firmatario nel 1944 di bandi per fucilare alla schiena i renitenti alla leva dell´esercito repubblichino, nonché ex segretario di redazione de La Difesa della razza, ad avanzare la richiesta di traslare al famedio le spoglie di Carlo Borsani, uno dei gerarchi milanesi che non esitava a mettere la propria firma sul giornalino delle Ss italiane Avanguardia, a presentare come gruppo consiliare nella sede della provincia un libro dedicato alla Legione Muti, provocando, causa proteste, la sospensione del consiglio in corso. Proprio a Bollate, invece, dove ha aperto la nuova Skinhouse, due consiglieri comunali, sempre di An, si sono presentati a una seduta con le magliette dell´Italia campione del mondo 1938, nere, con stemma sabaudo e fascio littorio. A superare tutti, comunque, il sindaco di Forza Italia di Buccinasco,Loris Cereda, che aveva organizzato per fine novembre, con il patrociniodel Comune, un convegno su Julius Evola, il massimo riferimento teorico per il neonazismo italiano. Solo le pressioni del prefetto Gian Valerio Lombardi avevano alla fine fatto saltare l'iniziativa. I confini tra tutte le destre a Milano sono spesso invisibili.

 
NAZIONALISMI ED ULTRADESTRA CRESCESI
 

Ivan il TERRIBILE serbo: tifo e tatuaggi. "Ce l'ho con la mia squadra"

Ivan serbo

 

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Ivan Bogdanov con i suoi tatuaggi, i suoi gesti, le cesoie, il passamontagna. E' lui l'uomo simbolo di questa disfatta, calcistica e politica, che è Italia-Serbia. Le forze dell'ordine lo hanno cercano tutta la notte e lo hanno catturato mercoledì mattina alle 2.40. Si era nascosto nel vano bagagli in prossimità del motore.

Dall'istituto penitenziario di Marassi Ivan il serbo, esponente di una tifoseria ultranazionalista in cui dominante è la componente politica, è stato trasferito nel carcere feminile di Genova per evitare che fosse attaccato dai detenuti albanesi.  Ora trapelano alcune frasi, pronunciate ai secondini: "Non ho niente contro l'Italia, ce l'ho con la mia squadra. Amo la mia patria". E proprio questa guerra personale, nello stadio Luigi Ferraris, avrebbe avuto la valenza di un rito di iniziazione. Una sorta di cerimonia dalla prepotente componente simbolica per promuoversi al rango di capo negli ambienti della tifoseria estrema della Stella Rossa.

Ha la licenza media, è disoccupato. Come una larga fetta dei giovani serbi. “Primitivo e ritardato”, secondo un sito web locale. Ma proprio tra le giovani generazioni, il rischio di un ritorno a un nazismo rivisto. Quel tatuaggio, poi, 1389 che rimanda una precisa battaglia e sconfitta di forte pregnanza richiama movimenti ideologizzati chiaramente antidemocratici. Organizzazioni come Movimento popolare 1389 e Obraz (“guancia” o “orgoglio”), sono dietro ai responsabili della morte del tifoso inglese Brice Taton a Belgrado nel 2009. E secondo l'autorevole sito Stratfor, sarebbero proprio loro a manovrare i tifosi, fornendogli base ideologica e soldi. 

 

 

 

 

La strada per l'inferno è lastricata di buone intenzioni

 

Dai giornali borghesi traspare - magnifica per noi - la preoccupazione della classe al potere per la propria... impotenza. E' la volta del Financial Times che a settembre stima per il mercato azionario una sopravvalutazione del 30-40%. Di fronte a un fatturato industriale che non cresce, è difficile prendere per buono l’auspicio degli economisti per una ripresa che riporti i livelli del PIL al 2007 entro il 2014. Perciò il giornale inglese non fa che riconoscere una rinnovata corsa alla collocazione del capitale fittizio, insomma, un'altra bolla finanziaria, alla faccia delle buone intenzioni produttivistiche dei governanti. Secondo CreditSights, una società di ricerca americana, le grandi banche USA salvate dal disastro e praticamente nazionalizzate stanno rimettendosi in sesto e marciando verso un'altra bolla. Il guaio è che esse rappresentano solo la punta dell'iceberg, il resto per adesso non fa notizia. Dall'inizio del 2008 sono fallite in USA 118 banche sulle 8.200 esistenti. Ma secondo la suddetta società altre 1.100 banche potrebbero aver bisogno di essere salvate. Dicono che sia a causa dei titoli tossici di ogni tipo che continuano ad essere sul mercato. Sarà, ma intanto non arrivano segnali da quella che chiamano economia reale, dove si produce il plusvalore. Nel frattempo la curva ascendente della produzione cinese di automobili ha appena incrociato quella discendente della produzione americana. Nel 2001 Cina e Stati Uniti producevano rispettivamente 2,5 e 19 milioni di automobili; oggi entrambi i paesi ne producono 12 milioni. L'incrocio dell'intera produzione industriale si era già verificato nel 2003. Il prossimo incrocio sarà quello delle produzioni ad alta tecnologia e fra una dozzina di anni, se le cose continuano così, ci sarà quello dell'intero prodotto nazionale. Già oggi la Cina possiede 2.000 miliardi di dollari in titoli di stato americani e riserve monetarie, vale a dire un settimo del PIL americano: fra dodici anni possiederà virtualmente gli interi Stati Uniti. E' evidentemente in corso una sfida al possibile. Interessante. Le cannonate non mancano, ma per il momento la guerra preventiva degli USA al resto del mondo si configura come guerra economica per il controllo dei flussi di valore. Difficile però condurla sul piano valutario come al tempo della supremazia totale del Dollaro. Oggi la valuta americana viene lasciata cadere a 1,50 contro l'Euro. Si avvantaggiano le esportazioni USA e si svaluta anche un poco il debito americano. Ma gli Stati Uniti sono un paese importatore netto, con un deficit commerciale intorno ai 3-400 miliardollari all'anno, quindi pagano caro quel che producono altri. Inoltre i paesi asiatici, Cina e Giappone in testa, hanno forti crediti e riserve in dollari, quindi mal sopportano giochetti su quel terreno. Così spingono - specie la Cina - per un'alternativa, magari una moneta internazionale al posto del Dollaro. Equilibrii delicatissimi: il maggiore paese imperialista collasserebbe se la sua non fosse più la moneta di riserva mondiale.Anche l’Europa Unita non se la passa molto bene: di fronte ai 27 ministri dell'agricoltura dell'Unione Europea riuniti, cinquemila contadini hanno gridato: "Cambiare il sistema del latte o sarà guerra". Questa volta le sovvenzioni (280 milioni di euro, circa 1.000 euro a produttore) garantite dall’Unione non sono bastate a fermare la protesta. Al contadino europeo produrre latte costa mediamente 40 centesimi al litro, ma sul mercato egli ne spunta solo 28. Il resto lo paga lo Stato, come avviene per altri prodotti agricoli, con un trasferimento di valore dal resto della società al contadiname, al fine di calmierare il prezzo del cibo (un po' come se ci fosse la "mutua" per gli alimenti, di cui paghiamo solo il ticket). Questo valore è per definizione profitto, salario e rendita; quando la crisi esplode proprio per carenza di valore reale, lo scontro si acuisce. In Italonia poi la NON crisi esposta dalla stampa pagata dallo stato si inventa una pseudo opposizione di zombie che raccolgono con le primarie all’americana 15 milioni di euro per eleggere una stronzata: con le primarie per l'elezione del capo del PD(meno elle, solo una consonante per distinguersi ) la farsa elettorale si è ripetuta e aggravata. Il proletario in veste di elettore "libero e sovrano" non solo è chiamato a scegliere ogni cinque anni i rappresentati di chi lo sfrutta (Lenin); adesso dovrebbe anche votare per la scelta di chi lo chiamerà... a votare. Siamo al delirio. Niente programmi, niente proposte, neanche in ambito beceramente riformista. Neanche un minimo di pragmatismo stalinista residuo. Solo puro parlamentarismo clownesco, ma con effetti dolciastri da pubblicità del Mulino Bianco. Se i sinistrati mendicano briciole sventolando la pseudo difesa del “liberalismo-democratico”, parolone nel quale ficcarci di tutto, i “destrati” rispondono con il loro ministro delle Piramidi Tremorti: questa volta, forse memore del suo passato "socialista", s'è lanciato in difesa del posto fisso e di tutti i valori collegati, compreso il welfare, che c'entra con il mettere su casa e famiglia, garanzia di stabilità sociale. Impossibile dargli torto: con Mussolini funzionò benissimo. Berlusconi approva. Marcegaglia, capa della Confindustria, ingrana la protesta automatica. I sinistri sono spiazzati. I sindacalisti prendono in parola il ministro "nemico". Intanto fuori dalla sala, lontano dalle chiacchiere, milioni di senza riserve agognano un salario che non avranno mai. Caro ministro, il posto fisso col welfare vi converrebbe un sacco, ma è acqua passata. Come la stabilità sociale.

 

 

 

 

 

 

COME ANTICIPATO UN PAIO DI ARTICOLI FA, TESTA D'ASFALTO GOVERNA IN ASSENZA DI OPPOSIZIONE: IL SOGNO DI VIDELA, PINOCHET, NORIEGA, SALAZAR, BATISTA, KIM IL SUN, NIXON. Le nostre affermazioni sono suffragate da fatti precisi e scritti: D'Alema e la soluzione un per cento

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Se il cane è il più fedele amico dell'uomo, D'Alema lo è, da sempre, dello psiconano. Da ogni punto di vista. Politico con la bicamerale. Giudiziario con il mantenimento del conflitto di interessi. Ed economico, con l'un per cento da corrispondere annualmente per la concessione governativa delle frequenze nazionali delle tre reti televisive di Mediaset. Il grande imprenditùr di Arcore paga allo Stato italiano per le concessioni solo l'un per cento del fatturato della sua azienda. Grazie a chi? A Massimo D'Alema, a quello che il burro lo porta lui. Alla sua legge 488 del 1999, pagina 32, articolo 27, comma 9. Testa d'Asfalto paga 24 milioni di euro all'anno allo Stato su un incasso di 2,4 miliardi. La famosa opposizione del menga del PDmenoelle. E NON FINISCE QUI'. IL BIS LO FA L'EX SEGRETARIO DEI DS, EX PDS, EX PCI, tutta una storia di ex: "Fassino, basta la parola!

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Fassino ha quel viso un po' così che abbiamo noi quando ci danno un calcio nei coglioni. Un signore che farebbe la felicità dei pubblicitari di lassativi. Eppure ha una sua verve comica che induce al riso, alla sganasciata senza controllo. Il PDmenoelle ha regalato le televisioni allo psiconano, come ha dichiarato Violante in Parlamento, ma Fassino si batte per la libertà di stampa, "la stampa è una forma di controllo del potere". Per il lodo Alfano non si pronuncia, aspetta di vedere le motivazioni della Corte Costituzionale, poi deciderà sul da farsi. Il confetto Fassino dal dolce sapore di prugna regola l'organismo, basta la parola! Mentre GLI ALLEATI SCODINZOLANTI DI TESTA D'ASFALTO AFFILANO LE ARMI PER LA PROSSIMA GENUFLESSIA, all'interno del PDL tenta di uscire dal coma J.F. Fini, non accorgendosi DI AVER GIA' LIQUIDATO IL SUO PARTITO. Gli rimangono le querele allo SCAGNOZZO FELTRI, suo ex picchiatore. Che i sinistrati di sinistra avevano commesso danni da 10 anni a questa parte lo dice anche la NOSTRA SIGNORA FETISH GELMINI:

 

 

Bocciata. La riforma dell'università voluta dal ministro Luigi Berlinguer, che ha istituito le lauree 3+2 "non ha prodotto i risultati attesi". Lo sostiene il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini in un documento che è stato recapitato ai rettori degli atenei nei giorni scorsi. Come riportato da La Stampa, nella lettera il ministro sottolinea il calo del numero dei diplomati che si iscrivono all'università e sottolinea il "costante aumento" dei fuori corso, mentre un giovane su cinque abbandona alla fine del primo anno. Una situazione di grave difficoltà, alla quale si aggiunge un altro problema: "Sono invece fortemente aumentate - scrive Gelmini - le dimensioni dell'offerta formativa e i costi, anche a causa della proliferazione delle sedi decentrate, un numero estremamente levato e difficilmente sostenibile". Il ministro punta di nuovo il dito contro le sedi poco efficienti: "In oltre 70 sedi è attivo un solo corso, in 30 due. [...] Appare difficile sostenere che questo aumento costituisca una risposta efficiente alle esigenze di miglioramento dell'offerta e della sua attrattività. Sembra anzi che risponda a logiche interne degli atenei o di diffusione territoriale". Ad aumentare non sono solo le sedi, ma anche i docenti, cresciuti del 20 per cento in dieci anni, "pari a due volte e mezzo l'aumento delle immatricolazioni. Si è inoltre verificato - aggiunge il ministro - un sensibile aumento del numero dei professori a contratto, esterni ai ruoli universitari, cresciuti del 67%". Come rispondere a questa situazione? Il ministro Gelmini invoca "una partecipazione molto incisiva del sistema universitario statale agli obiettivi di contenimento della spesa pubblica". Il che significa riduzione dei corsi di laurea e pieno utilizzo dei docenti. "I corsi con un numero di immatricolazioni inferiore ai valori minimi - ha ripetuto Gelmini - vanno disattivati". NEL FRATTEMPO, DA UNA PARTE TUTTI PARLANO CHE LA CRISI E' FINITA: "Disoccupazione, l'allarme dell'Ocse
'In Italia il peggio deve ancora venire'

La Fiat: incentivi o sarà un disastro .

L'Organizzazione dedica uno studio alle ricadute della crisi sull'occupazione. 15 milioni i senza lavoro nell'area. Nel nostro Paese erano 1,1 milioni nei primi tre mesi del 2009. Marchionne preoccupato chiede nuovi interventi. I conti del terzo trimestre in linea con le previsioni, confermati gli obiettivi per l'anno. Fiat, da sola con Chrysler, raggiungerà l'obiettivo di 5,5-6 milioni di vetture

Marchionne: "Rinnovare incentivi Altrimenti sarà un disastro"

FRANCOFORTE - "Spero che gli incentivi verranno rinnovati, altrimenti sarà un disastro". Lo ha dichiarato l'amministratore delegato della Fiat Sergio Marchionne al Salone dell'Auto di Francoforte. Marchionne ha sottolineato l'importanza degli incentivi per il mercato dell'automobile in Italia anche nel 2010 "per il bene del paese".

Fiat, da sola con Chrysler, raggiungerà l'obiettivo di 5,5-6 milioni di vetture, ha aggiunto. Il piano industriale di Chrysler sarà presentato a novembre: la ristrutturazione del gruppo americano è un processo lento ma sono attesi miglioramenti significativi nel 2010. Sul fronte Opel, "io ho chiuso totalmente", è stata la risposta di Marchionne ai cronisti.

Quanto ai conti, "I target del terzo trimestre sono in linea, alla virgola, con quanto previsto", ha dichiarato l'a. d. del Lingotto, che ha anche confermato gli obiettivi per l'intero 2009. Marchionne non ha voluto fornire indicazioni sull'andamento del mercato dell'auto italiano a settembre: "Non voglio portare jella", ha affermato scherzando.

ALL'INIZIO DI QUESTO PERIODO ESTIVO AVEVAMO PARLATO DEI 5 PROBLEMINI DI TESTA D'ASFALTO:"IL PRIMO E' IL LODO ALFANO-SCHIFANI. QUESTA PSEUDO LEGGE E' AL VAGLIO DELLA CORTE COSTITUZIONALE: PER RENDERLA LECITA DEVE CORROMPERE I GIUDICI DELLA SUDDETTA CORTE. IL SECONDO E' IL DIVORZIO: L'EX MOGLIE VUOLE UNA MONTAGNA DI SOLDI. IL TERZO SONO LE PUTTANE D'ALTO BORDO CHE HA PAGATO: NON SI SONO ACCONTENTATE E VOGLIONO DECISAMENTE DI PIU'. IL QUARTO SONO I DANARI CHE DEVE A LOMBARDI, DELL'MPA, PER NON CREARE UNA OPPOSIZIONE INTERNA AL SUO INVOLUCRO ASIATICO. IL QUINTO E' IL RISARCIMENTO CHE DEVE A DE BENEDETTI PER IL FURTO DELLA MONDADORI DEL 1990, BEN UN MILIARDO DI EURO. Le cose si sono allargate nel frattempo: abbiamo la dirittura d'arrivo dell'inchiestina MEDIATRADE, il solito rigonfiaggio dei prezzi fatto da società occulte estere berlusconiane allo scopo di intascarsi "la cresta" in nero IN CONTI OCCULTI ESTERI OVVIAMENTE...L'affare Mediatrade si spacca in due trance: da una parte quella che dagli anni novanta si sposta fino al 2001, dall'altra quella che dal 2001 si spinge fino ai nostri giorni. Infine arriviamo a PALERMO: quì CIANCIMINO JUNIOR sta parlando, con lettere alla mano, dei legami di PROVENZANO CON TESTA D'ASFALTO...

il killer della televisione italiana annuncia alla Nazione alcune buone notizie.

La prima è che non siamo ancora tecnicamente una dittatura perché “un dittatore di solito prima attua la censura e poi chiude i giornali” e lui s’è fermato per ora al primo punto del programma: i giornali, bontà sua, non li ha ancora chiusi. Anzi, “in questi giorni in Italia si è dimostrato che c'è stata la libertà di mistificare, calunniare e diffamare”, come dimostra il Giornale. Che naturalmente non è suo, ma del fratello Paolo: lui ne è soltanto l’utilizzatore finale.

La seconda è che le Procure di Milano e di Palermo “cospirano contro di noi. Ora, che in questo povero paese ci sia ancora qualcuno che cospira contro il padrone di tutto, mentre la cosiddetta opposizione se ne guarda bene, è una notizia che induce all’ottimismo. Ormai si disperava che potesse ancora accadere. Si spera soltanto che sia tutto vero. Certamente Silvio Berlusconi è persona informata sui fatti e, se lo dice lui, bisogna credergli. Lui sa, per esempio, che la Procura di Milano sta chiudendo non una cospirazione,
ma un’indagine giudiziaria che lo vede indagato dall’aprile del 2007 per appropriazione indebita (con conseguente evasione fiscale) insieme al presidente Mediaset Fedele Confalonieri e ad altre sette persone. L’indagine, di cui lui e i suoi legali hanno ricevuto copia della richiesta di proroga nell’ottobre del 2007 e che è “scaduta” alla vigilia delle ferie, è uno stralcio del processo che vede imputati Berlusconi e altri dinanzi al Tribunale di Milano per le “creste” sugli acquisti di diritti televisivi e cinematografici in America da parte di una miriade di società offshore del gruppo Fininvest-Mediaset. In quel processo (congelato dal lodo Alfano in attesa che dal 6 ottobre la Consulta si pronunci sulla costituzionalità o meno del Salva-Silvio) il premier è imputato per appropriazioni indebite da 276 milioni di dollari, evasioni fiscali per 120 miliardi di lire fino al 1999 e relativi falsi in bilancio.

L’inchiesta-stralcio che sta per chiudersi, invece, riguarda l’accusa - come ha scritto Luigi Ferrarella sul Corriere il 25 giugno scorso - di avere “mascherato la formazione di ingenti fondi neri” dirottati dalle casse Fininvest-Mediaset su “conti esteri gestiti dai suoi fiduciari”. Il tutto attraverso la solita compravendita di diritti sui film, negoziati - secondo l’accusa - a prezzi gonfiati con operazioni fittizie tra agenti (fra i quali il produttore egizian-americano Frank Agrama e l’italiano Daniele Lorenzano) e società riconducibili a Berlusconi ma occultate ai bilanci consolidati del gruppo. Un replay della vicenda già approdata in Tribunale, solo che quella si riverbera sui bilanci del gruppo fino al 2001, mentre questa si spinge anche negli anni successivi per via dell’ammortamento pluriennale dei diritti tv.
Qui il Cavaliere è indagato per appropriazione indebita a proposito di 100 milioni di euro nascosti in Svizzera e lì sequestrati dai giudici milanesi nell’ottobre del 2005: un tesoretto occulto intestato al produttore Agrama sui conti di una sua società con sede a Hong Kong, la Wiltshire Trading. Secondo l’accusa, quei soldi non sarebbero di Agrama, ma di Berlusconi del quale il produttore non sarebbe altro che un prestanome o un “socio occulto”. L’inchiesta-stralcio prende nome da Mediatrade, cioè dalla società berlusconiana che dal 1999 è subentrata alla maltese Ims per l’acquisto dei diritti tv, e riguarda una serie di conti esteri dai nomi variopinti (“Trattino”, “Teleologico”, “Litoraneo”, “Sorsio”, “Pache” e “Clock”). Il Cavaliere sa bene che, scaduti in estate i termini per indagare, la Procura sta per depositare alle difese “l’avviso di conclusione delle indagini e deposito degli atti”: una mossa che, in mancanza di una richiesta di archiviazione, prelude alla richieste di rinvio a giudizio che lo trasformeranno da indagato a imputato.

Poi c’è Palermo. Qui il presidente del Consiglio ha voluto essere più preciso: “E' una follia che ci siano frammenti di Procura che da Palermo a Milano guardano ancora a fatti del '92, del '93, del '94”. In realtà non c’è niente di folle a indagare sulle stragi politico-mafiose che hanno insanguinato l’Italia fra il 1992 e il 1993. L’unica follia è che, a 17 anni dalle bombe di Palermo, Milano, Roma e Firenze, non se ne siano ancora smascherati e ingabbiati i mandanti occulti, nonché gli autori e gli ispiratori delle trattative fra pezzi dello Stato e Cosa Nostra. Ora le indagini paiono a buon punto, grazie alle rivelazioni di persone molto informate sui fatti, come il mafioso pentito Gaspare Spatuzza (dinanzi alle procure di Caltanissetta, Firenze, Milano e Palermo) e il figlio dell’ex sindaco mafioso di Palermo, Massimo Ciancimino. L’altro giorno, su Libero, Gianluigi Nuzzi parlava di importanti acquisizioni da parte di Ilda Boccassini, che indaga sulla strage di via Palestro del 27 luglio 1993, e della possibile riapertura del filone investigativo che aveva portato all’iscrizione di Marcello Dell’Utri (ma anche di Silvio Berlusconi) per concorso in strage.

Intanto, la prossima settimana, riparte per il rush finale davanti alla Corte d’appello di Palermo il processo di secondo grado a carico di Dell’Utri, condannato in primo grado a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa: la Corte dovrà decidere se ammettere nel fascicolo processuale la lettera che - secondo Ciancimino jr. - Provenzano inviò a Berlusconi tramite Vito Ciancimino e Dell’Utri nei primi mesi del 1994, in cui prometteva appoggi politici in cambio della disponibilità di una rete televisiva, e in caso contrario minacciava un “triste evento” (forse il sequestro o l’uccisione di Piersilvio Berlusconi). Una possibile prova regina del ruolo di cerniera fra Cosa Nostra e Berlusconi svolto per decenni da Dell’Utri, rimasta finora nei cassetti della Procura grazie alla “distrazione” dei suoi vecchi dirigenti, ora fortunatamente sostituiti da gente più sveglia.

Nulla di segreto: tutto noto e stranoto, almeno nelle segrete stanze (giornali e telegiornali non si occupano di certe quisquilie). Noto, soprattutto, al Cavaliere. Il quale ha deciso di giocare d’anticipo. Così quando gli atti di Mediatrade saranno depositati a Milano e quelli di Palermo saranno acquisiti al processo Dell’Utri, lui potrà dire: ve l’avevo detto che stavano cospirando. Quella di oggi è un’esternazione preventiva. A orologeria.

 

 

I DIOSSINI DI SINISTRA, MAFIOSI ULTRATERRENI, IMMOBILIARISTI FUGGITI IN INGHILTERRA "COL RITO ABBREVIATO" da Marco Travaglio

"In autunno avremo probabilmente, almeno entro la fine dell’anno, la sentenza del processo Dell’Utri, che in primo grado era stato condannato a nove anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa: fortuna ha voluto che i Pubblici Ministeri trovassero proprio in extremis quelle lettere di Provenzano a Berlusconi, di cui Dell’Utri avrebbe dovuto fare da postino e quindi, se il Tribunale, anzi se la Corte d’Appello accetterà questo versamento di nuovi atti in extremis fatto a luglio, i giudici avranno un elemento in più per giudicare il ruolo che era stato ritenuto, dimostrato dai giudici di primo grado di Dell’Utri di trait d’union tra la mafia e il gruppo Berlusconi ai tempi in cui il gruppo Berlusconi era soltanto un gruppo editoriale, imprenditoriale e poi, invece, nei tempi in cui si era trasformato in un partito politico."
 

"Avremo la conclusione, probabilmente, almeno di una tranche, ossia quella a carico degli imputati che hanno chiesto il rito abbreviato, come l’ex numero uno della Juventus Antonio Giraudo nel processo Calciopoli di Napoli, che sta andando avanti anche a carico di Moggi e di tanti altri dirigenti di squadre di calcio, sia ex dirigenti come nel caso di Moggi, sia nel caso di attuali dirigenti come Diego Della Valle della Fiorentina, come Claudio Lotito della Lazio, come i vertici del Milan etc. etc.."
 

C’era stato raccontato che, a differenza della scalata di Fiorani e della Popolare di Lodi all’Antonveneta, invece la scalata della Unipol alla Banca Nazionale del Lavoro era tutta regolare: col cavolo! La Procura di Milano, in un’udienza preliminare che sta durando da più di un anno, vuole che venga processato e conseguentemente rinviato a giudizio un bel po’ dei processati inizialmente ipotizzati. Sono stati esclusi da responsabilità penali e quindi sono stati chiesti i proscioglimenti per tredici figure che, inizialmente, erano indagate per concorso nell’aggiotaggio, che avrebbe commesso Consorte, ossia nella turbativa del mercato nel momento in cui Consorte intestava occultamente a prestanomi suoi le quote della Banca Nazionale del Lavoro, che non poteva permettersi, almeno subito, di comprare in proprio: il tutto, avendo ormai raggiunto una quota superiore al 30%, che avrebbe dovuto imporgli immediatamente di lanciare l’offerta pubblica, in modo da fare alzare il prezzo delle azioni dei piccoli risparmiatori e poter consentire loro di vendere le loro azioni, nel caso avessero saputo di questo suo interessamento e invece l’accusa è quella che Consorte abbia fatto tutto aumm aumm, in segreto, per non dover pagare tutte le azioni che, evidentemente, non poteva permettersi di pagare. Questo è l’aggiotaggio ipotizzato dalla Procura di Milano, se ne stanno occupando, coordinati dal Procuratore aggiunto Francesco Greco, i Pubblici Ministeri Luigi Orsi e Gaetano Ruta in quest’udienza preliminare, che è davanti al G.I.P. Luigi Varanelli. I tredici che sono stati chiesti di archiviazione, di proscioglimento, sono il Credit Swisse Fest Boston, la banca giapponese Nomura, le cooperative Talea, Estense, Nova e Adriatica con i loro dirigenti, il finanziere bresciano Emilio Gnutti, il costruttore Marcellino Gavio e l’immobiliarista Alvaro Pascotto, questi dovrebbero uscire dal processo. Chi rimane invece? Rimangono i big: rimangono intanto Giovanni Consorte, già Presidente dell’Unipol, rimane l’ex governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio, il suo capo della vigilanza Francesco Frasca, il braccio destro di Consorte e braccio sinistro, ossia Sacchetti e Cimbri, banchieri italiani del BPV Zonin e Ivo Gronchi, il banchiere della BPR Leoni, il banchiere della Carige Berneschi e poi Giampiero Fiorani, che ha già chiesto di patteggiare la pena anche in questo processo. Questi, secondo l’accusa, erano il nocciolo duro della scalata Unipol alla BNL illegale, secondo l’accusa.
E poi c’è quel patto parasociale, ossia c’è il fronte dei furbetti del quartierino: gli immobiliaristi legati a Francesco Gaetano Caltagirone, che avevano sostanziose quote della BNL e che si erano impegnati, più o meno segretamente, a girarle a Consorte, quindi stiamo parlando di Francesco Gaetano Caltagirone, ma anche del quartetto dei furbetti del quartierino, ossia Ricucci, Statuto, Coppola più Vito Bonsignore che, oltre a fare l’affarista, fa anche l’Europarlamentare del Popolo della Libertà. Quelli avrebbero costituito, secondo l’accusa, la sponda indispensabile a Consorte per la scalata: senza le loro quote Consorte non avrebbe potuto conquistare così agevolmente la maggioranza della grande banca romana, Banca Nazionale Del Lavoro, appunto.

Poi c’è il cotè politico e questo è molto interessante, perché con l’aprirsi del processo, del dibattimento, li vedremo sfilare questi politici: non sono potuti sfilare come imputati, perché si sono salvati - adesso vediamo come - grazie a vari tipi di immunità italiani e europei e dovranno quindi sfilare come testimoni, verranno citati come testimoni, dovranno giurare di dire la verità e poi dovranno dirla, perché se non la diranno rischieranno un’incriminazione per falsa testimonianza.

Sapete che i politici coinvolti in quella scalata erano almeno tre: erano Piero Fassino, segretario dei DS, Massimo D’Alema, sostegno forte a Giovanni Consorte e poi Nicola Latorre, l’uomo di mano di D’Alema...questo terzetto di dirigenti dei DS fu beccato al telefono con Giovanni Consorte nei giorni caldi della scalata, a scambiare informazioni anche riservate, illegali secondo i Pubblici Ministeri, almeno nel caso di D’Alema e di Latorre. Fassino ha una posizione diversa, perché Fassino fu avvertito a cose fatte, era un po’ l’ultimo a sapere poveretto, era il segretario del partito e non gli dicevano mai niente. Quindi, secondo la Procura, non solo Fassino non ha commesso reati, ma anche nelle telefonate con Fassino Giovanni Consorte non ha commesso reati.

Invece ci sono le telefonate di Consorte con Latorre e con D’Alema e spesso era Latorre a passare il telefono a D’Alema:Consorte in quelle telefonate non è così vago: anzi, il 6 e 7 luglio offre a Latorre informazioni che non stanno sui giornali e il 15 luglio - siamo nel 2005 - ribadisce di avere già il 51, 5% della Banca Nazionale Del Lavoro”, notizia che effettivamente non era pubblica, anche perché sopra il 30% avrebbe dovuto lanciare l’Opa e qui aveva già il 51% e l’Opa pare che non l’avesse ancora lanciata. Conseguentemente la notizia non solo non era pubblica, ma era la notizia di un reato che si stava commettendo. Consorte ha chiesto di essere interrogato di nuovo, perché sostiene che il quadro accusatorio è stato ridimensionato, perché non ci sono, insieme a Consorte, gli ipotetici concorrenti nel reato di insider trading? Cioè perché non ci sono Latorre e D’Alema? Ricorderete che la Procura di Milano aveva intenzione di indagare anche loro per concorso nel reato commesso da Consorte: aveva chiesto alla Forleo, la quale aveva inoltrato al Parlamento quelle telefonate, per avere l’autorizzazione a utilizzarle in base alla legge Boato. Il Parlamento aveva fatto il pesce in barile per un bel po’, aveva massacrato di botte la Forleo, la quale è stata poi cacciata da Milano da un Consiglio Superiore supino e obbediente agli ordini politici, l’inchiesta però è andata avanti comunque: la Procura di Milano ha reiterato, attraverso un altro G.I.P., al Parlamento la richiesta dell’utilizzo delle telefonate di Latorre e il Senato ha risposto picche per la seconda volta. Intanto D’Alema se l’era svignata, sostenendo che all’epoca delle telefonate lui non era parlamentare italiano, ma era parlamentare europeo e che quindi la richiesta di autorizzazione all’utilizzo delle telefonate andasse inoltrata al Parlamento europeo. Anche lì il Parlamento europeo, con il contributo fattivo dei Deputati italiani di centrodestra e di centrosinistra, compreso Bonsignore, che ha votato per salvare D’Alema, il Parlamento europeo ha deciso che non bisognava autorizzare l’utilizzo di quelle telefonate e conseguentemente, senza la prova contenuta in quelle telefonate, non si possono processare, ovviamente, i due politici. Questo per quanto riguarda l’aspetto penale dovrebbe metterli al riparo da qualunque conseguenza di quelle telefonate intercettate: rimane l’aspetto politico, ovvero rimane l’aspetto di una scalata bancaria per la quale stanno per essere rinviate a giudizio una ventina di persone, banche, banchieri, dirigenti, affaristi, finanzieri etc. etc., ritenuta illegale, ritenuta viziata da reati di aggiotaggio e insider trading, alla quale contribuivano addirittura, in telefonate che costituiscono reato a carico di Consorte, perché nei suoi confronti quelle telefonate possono essere utilizzate, due dirigenti dell’attuale Partito Democratico, che praticamente se, come pare, Bersani vincerà il congresso, saranno i veri azionisti di maggioranza del Partito Democratico, visto che Bersani è uomo di D’Alema, appoggiato ventre a terra da Massimo D’Alema e dal suo entourage, Latorre in primis.
 

 

Berlusconi e il mancato election day
«La Lega era pronta alla crisi». IL MOMENTO DEGLI UOMINIMERDA. Dopo aver elargito a titolo "ignoto" 5 miliardi di dollari alla Libia, dopo aver svenduto Alitalia, dopo aver tagliato del 74% i fondi alla Protezione Civile (ed i risultati si sono visti in Abruzzo),dopo aver tagliato 8 miliardi di euro all'Istruzione ( ed i risultati anche in questo caso si stanno vedendo),con un debito pubblico oltre i 1700 miliardi di euro,con 1 miliardo di euro di finanziamento pubblico ai giornali,con 300 milioni di euro di finanziamento ai partiti, con Casse Integrazioni del 900% in più rispetto al 2008 (e poi si magnifica la Fiat che si accorda con Crysler proprio grazie alla C
assa Integrazione...)ecco 400 milioni di euro dati alla lega "della Roma ladrona"per boicottare un Referendum in ritardo di 2 anni....

Silvio Berlusconi (a sinistra) con Umberto Bossi (Inside)

Silvio Berlusconi (a sinistra) con Umberto Bossi (Inside)

L'AQUILA - «Sul referendum arrivano polemiche fuori luogo, la Lega avrebbe fatto cadere il governo se fosse passato l'election day». All'indomani dell'intesa tra Pdl e Lega contro l'accorpamento tra referendum ed europee, e dopo i dubbi espressi a riguardo dal presidente della Camera Gianfranco Fini, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi torna sull'accordo con il Carroccio e sul mancato election day. «Abbiamo scelto di non inseguire - precisa -, quanto al referendum, una situazione per noi favorevole e molto positiva come il raggiungimento del sistema bipolare, facendo cadere il governo. Mi spiace che altri interpretino come una debolezza del premier e del Pdl aver ceduto ad una precisa richiesta di un partito della maggioranza che, ove non accolta, avrebbe fatto cadere il governo in un momento come questo, producendo una situazione irresponsabile» ha anche detto Berlusconi inaugurando la tenda-scuola a Poggio Picenze in provincia dell'Aquila e confermando la data del 21 giugno per il referendum.

LA PRECISAZIONE - In seconda battuta dal premier è arrivata la precisazione sulle «polemiche fuori luogo»: «Non parlavo a Fini - ha detto il presidente del Consiglio -, rispondevo all'opposizione. Ho spiegato perché ho ritenuto di non mettere in crisi il governo, in questo momento: con la crisi economica, l'emergenza Abruzzo ed il G8 sarebbe stato irresponsabile. E mi sono rivolto all'opposizione - ha aggiunto - che ci ha accusato di disperdere i fondi dello Stato»SPRECHI - Già in precedenza, proprio in merito alle critiche sul mancato election day e gli sprechi di risorse che avrebbero potuto essere destinate all'Abruzzo, Berlusconi aveva assicurato che il governo ridurrà «al minimo indispensabile gli sprechi, andando al voto nel giorno dei ballottaggi per le amministrative. Ma la cifra è lontanissima da quella circolata di 400 milioni». «Bisognava scegliere tra una cosa e l'altra - ha aggiunto -, tutto il resto sono polemiche che veramente non mi toccano, la decisione di votare il 21 giugno è stata presa e spero che sia confermata stasera dall'ufficio politico del Pdl».MARCEGAGLIA - Le polemiche sul mancato accorpamento tra referendum e europee non accennano comunque a placarsi. «Prima di parlare di un aumento delle tasse per aiutare le popolazioni colpite dal terremoto vorrei vedere uno sforzo vero per la riduzione della spesa pubblica improduttiva: non accettiamo che si decida di non accorpare la data delle elezioni e del referendum spendendo 400 milioni dei cittadini» ha detto il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia. «Si tratta - ha aggiunto - di una cosa assolutamente inaccettabile».

 

YouTube3GPiPod Video LA SOCIALAVIDITA' . "L'avidità è valida (?) chiarifica, penetra e cattura l'essenza dello spirito evolutivo". La battuta di un film famoso (Wall Street di Oliver Stone), è il credo di ogni liberista doc. Ma quando l'avidità produce disastri, lo stesso liberista chiama lo Stato al salvataggio. Eppure la vera essenza del capitalismo non si spiega con categorie morali. Gli animal spirits del mercato e lo statalismo hardcore, l'avidità e il rattoppo in sala di rianimazione sono fenomeni secondari rispetto alla crescente autonomia del Capitale nei confronti dei suoi possessori privati. L'essenza del capitalismo, dice Marx, è quella di rivoluzionare in continuazione il proprio assetto interno, quindi i rapporti sociali; e ciò significa soppressione del Capitale come proprietà privata nell'ambito stesso dell'economia di mercato.Come nel '29, ritornano in America le tendopoli e le code per la minestra pubblica. Ai margini delle maggiori città, migliaia di disoccupati "vivono" nelle nuove bidonville. Obama reagisce con sdegno: "E' inaccettabile che in una nazione ricca come la nostra, bambini e famiglie si trovino in queste condizioni". Dietro alle lacrime da coccodrillo c'è il terrore per una situazione sociale che potrebbe rivelarsi fuori controllo. Nelle scorse settimane la classe dirigente americana s'è spaventata per un picchetto volante di cinquanta senza-casa seguiti da duecento giornalisti come in un film "on the road"; bande armate farneticano sul diritto di secessione; esperti militari si dedicano a una superproduzione di articoli sulla guerra controinsurrezionale. Per un paese dove i cittadini sono degli sfegatati moralisti e posseggono 280 milioni di armi personali non è forse prudente metterla sulla morale. I meccanismi capitalistici di produzione e distribuzione che determinano l'enorme accumulo di valore in pochissime mani, nello stesso tempo sono causa della crescente miseria a scala planetaria. Minacciati da disoccupazione, fame, epidemie, un numero crescente di disperati è spinto ad assaltare i maggiori paesi capitalistici. Dall'Europa agli USA, moderni lager aspettano quelli che riescono ad arrivare. Per i meno fortunati c'è l'annegamento in mare, l'asfissia nei container, la morte per sete nei deserti. L'impossibilità di trovare soluzioni all'interno di questa società si vede nell'offerta massiccia di garitte, di filo spinato, di sbirri con fucili spianati e, negli States,  persino di asettici forni crematori. L'odio - scrive Engels - è l'unico sentimento con cui "l'operaio possa continuare ad essere uomo", ed è "necessario" ai fini della sua liberazione dallo sfruttamento economico e dalla schiavitù politica. Nelle ultime settimane un po' di questo odio s'è manifestato spaventando persino la redazione del "Sole-24 Ore": in Francia operai incazzati hanno sequestrato dirigenti e, nelle banlieues, improvvisato scontri con la polizia; in Scozia hanno assaltato ville di banchieri; in Grecia hanno fracassato negozi di lusso. Contro questa CONTRO-RIVOLUZIONE STRISCIANTE

il G20 di Londra ha deciso un controllo sui cosiddetti paradisi fiscali.  Troppi "speculatori" che imboscano troppo denaro per sé sarebbero pericolosi per la tenuta complessiva del sistema. Ma davvero siamo in "crisi di liquidità"? Con un milione(1.000.000.000.000.000) di miliardollari sul solo mercato dei derivati? Non sarà invece che siamo in sovrapproduzione di merci, che vuol sempre dire sovrapproduzione di capitali? Mettiamo pure che sia "colpa" degli speculatori:  ahimè, per neutralizzarli occorrerebbe un miracolo, cioè centralizzare in un governo unico mondiale le forze centrifughe delle innumerevoli borghesie nazionali, irrimediabilmente concorrenti. Ci stanno ugualmente provando:governi liberali arrivano ad attribuire l'allocazione del credito ai poteri amministrativi delle prefetture, sottraendola alla libera attività aziendale, caposaldo del vangelo capitalistico. Finirà che vedremo gli sbirri nelle banche non per allontanare i rapinatori ma per dispensare i crediti? La fine del LIBERISMO arriva tramite le pontificazioni degli organi di stampa omologati: per contrastare la "crisi finanziaria" i governi hanno creato ulteriore finanza per 23.000 (23.000.000.000.000) miliardollari aumentando il loro debito pubblico. Si tratta di meno della metà del capitale fittizio cancellato solo nelle borse in un anno (50.000 miliardollari). Il Sole 24 Ore scrive che "l'inseguimento del denaro con il denaro... è diventato metafora di un'aspirazione al potere infinito e autodistruttivo." Una settimana prima Repubblica aveva dovuto constatare che "non esistono istituzioni in grado di guidare il mondo verso il futuro. Sarà la crisi a determinarlo". La crisi e non i potenti governi determineranno il futuro del capitalismo? Dov'è finito l'entusiasmo per il libero mercato, eterno e progressivo? Fuori è l'inferno,e dentro? Come reagire ad un sostanziale disfacimento fisico?? La risposta ci viene dalla Svizzera: Home, il primo lungometraggio dell'elvetica Ursula Meier, è una favola nera incentrata sulla duplice ossessione borghese casa-automobile. C'era una volta una famigliola che viveva in armonia nella propria casa ai bordi di un'autostrada mai messa in funzione. Un giorno questa venne inaugurata e l'esistenza della famigliola si tramutò in un incubo: traffico, caos, inquinamento, ecc., insomma, il mondo. La famigliola tentò di difendersi dall' "aggressione" esterna murando porte e finestre, ma la chiusura entro il "proprio" universo esasperò i rapporti interni fino a condurre tutti i suoi componenti sull'orlo della pazzia. La casa fu necessariamente riaperta sul mondo. Il quale, pur orrendo com'è, è meno peggio di un mondo-famiglia.


Non ci sono molte parole, ovviamente, per commentare quello che è successo questa notte: è un evento naturale drammatico. Non si possono fare speculazioni politiche, non si può dare la colpa a nessuno: i terremoti non sono colpa di nessuno, i terremoti vengono. Per sapere dove vengono con più frequenza ci sono studi, mappe.
Noi ci siamo collegati via internet con un sito che potete visionare anche voi subito:
http://zonesismiche.mi.ingv.it/mappa_ps_apr04/italia.html. Voi ci andate e trovate l'Italia suddivisa in varie zone colorate che vanno da quella grigio-chiara, la meno pericolosa, a quella blu scura che è la più pericolosa e che, se non erro, si concentra nel cuore della Calabria e nella zona della Sicilia sud orientale.
Questa lingua di fuoco rossa e viola che segnala le zone immediatamente più pericolose sotto quelle blu attraversa il Friuli, dove infatti abbiamo avuto il devastante terremoto del 1976 con mille morti, e poi attraversa l'estremo sud est dell'Umbria, la parte centrale dell'Abruzzo e il punto d'intersezione tra il sud est del Lazio, la parte occidentale del Molise e, longitudinalmente, tutta la parte orientale della Campania fino ad andare a investire mezza Basilicata, gran parte della Puglia e un pezzettino della Sicilia.
Diciamo che questa lingua si conclude sulla punta dello stivale e va a lambire anche ciò che un tempo era collegato e che oggi è separato dallo stretto di Messina, e cioè l'inizio della provincia di Messina; e infatti anche Messina fu teatro, nel 1908, di un terremoto devastante....Non se lo meritavano gli Abruzzesi, questo terremoto. Nessuno si merita un terremoto, e soprattutto un terremoto che si poteva prevedere. Non lo so. Giuliani dice che si poteva prevedere. Aveva fatto delle rilevazioni con il gas, con il Radon che veniva fuori. Ci sono forse i sistemi per prevedere. Non lo so. Non so chi ha ragione. So che non serve la protezione civile dopo, serve la prevenzione, prima. Siamo un Paese allo sfacelo. Lo vediamo così. Piangiamo i morti, ora piangiamo i morti. Ma porca puttana, il 75% degli edifici che abbiamo costruito dal Dopoguerra ad oggi non sono a norma anti-sismica. E facciamo la norma per ampliare del 20% le ville e le villette. Del 20%! E non mettiamo a norma gli edifici. E vogliamo fare in Abruzzo – perché la Regione ha messo all’ordine del giorno una mozione per mettere una centrale nucleare in Abruzzo. Bertolaso che denuncia questo scienziato per procurato allarme, adesso bisognerebbe denunciare lui per procurato omicidio. È così. La violenza non è solo nelle cose, è già nella nostra natura. E allora me lo vedo già questo psiconano senza trattamento sanitario obbligatorio che gira per le macerie. Gira e dirà “il Governo è già pronto. Sarà priorità del nostro Governo ricostruire le case …”. È sempre la stessa storia. Una violenza che sta nascendo dentro. Se voi non la sentite, io la sto sentendo sulla pelle. Sembra normale. A Strasburgo fanno la riunione della NATO e fuori migliaia di persone che si picchiano coi celerini. È una cosa normale, secondo voi? Londra, riunione dei G20. Fuori, casino. Gente che si picchia coi celerini. È normale secondo voi? Adesso si prevede che per il G8 in Italia, di nuovo folle contro i celerini. Che cosa i celerini il nostro riferimento, i nostri referenti per la democrazia in Italia?

Il governo cede sulle ronde e va ko sui Cie
Maroni: «Votato l'indulto ai clandestini»

Accordo con l'opposizione: un ddl specifico sui cittadini vigilantes. Poi l'esecutivo battuto anche sulle banche

Il ministro della Difesa Ignazio La Russa (a sinistra) con il ministro dell'Interno Roberto Maroni (Markanews)

Il ministro della Difesa Ignazio La Russa (a sinistra) con il ministro dell'Interno Roberto Maroni (Markanews)

ROMA - Passa il decreto sicurezza, ma senza ronde - congelate dopo un accordo tra il centrosinistra e il governo - e senza l'aumento del periodo di detenzione nei Cie, i nuovi Centri di identificazione e di espulsione che hanno preso il posto dei Cpt. In questa forma il testo ha ottenuto 397 voti favorevoli e sei contrari. E ha portato all'esplosione di un caso politico all'interno della maggioranza, con la Lega Nord che vede completamente snaturato un testo che il Carroccio aveva fortemente voluto e sostenuto. «Sono furibondo, per usare un eufemismo», dice non a caso il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, dopo il colpo di scena alla Camera. SCRUTINIO SEGRETO - I leghisti non solo hanno dovuto accettare la scelta dell'esecutivo di stralciare dal testo la parte relativa alle ronde (in cambio dell'impegno del centrosinistra di interrompere l'ostruzionismo). Ha dovuto anche subire lo smacco della sconfitta del Pdl sull'articolo che prevedeva la detenzione fino a sei mesi degli immigrati trasportati nei Centri di identificazione. Montecitorio ha approvato a scrutinio segreto gli emendamenti del Pd e dell'Udc che sopprimono l'articolo sull'esecuzione dell'espulsione degli immigrati. Maroni, con amarezza, ha parlato di «indulto per i clandestini» votato dalla Camera. Secondo il ministro, la bocciatura «mette in discussione tutto l'impianto delle politiche di contrasto all'immigrazione. Oggi è una bella giornata per i 1.038 clandestini che il 26 aprile torneranno in libertà. Chiederò chiarimenti a Berlusconi e se intende reintrodurre la norma al Senato. Se non ci saranno queste garanzie, mi regolerò di conseguenza».INSORGE LA LEGA - Le molte assenze e 17 franchi tiratori dalle fila della maggioranza hanno portato il governo a soccombere alla Camera facendo infuriare la Lega. «Quello lì (Berlusconi, ndr) ha messo la fiducia su tutti i decreti che ha voluto e poi su questo ha preferito evitare», ha gridato un deputato leghista dopo la votazione. La rabbia dei deputati del Carroccio era palpabile. «Almeno venti del Pdl hanno votato con l'opposizione. Si tratta di una scelta politica precisa», ha detto Marco Reguzzoni. Non appena il governo è andato sotto sul decreto che conteneva la legalizzazione delle ronde, tutti i deputati leghisti sono usciti dall'Aula accusando gli alleati di «tradimento». Ma la rabbia è evidente anche contro il governo, che ha deciso di non mettere la fiducia sul provvedimento che conteneva la legalizzazione delle ronde, la permanenza degli stranieri nei Cie e misure anti-stupro. E forse non è un caso che poco più tardi il governo sia stato battuto su una mozione del Pd legata alle iniziative sul sistema creditizio, passato con 165 voti a favore e 157 contrari: al momento del voto i deputati leghisti non erano in Aula. «SONO 12 SCEMI» - Chi non accetta il dito puntato della Lega è Ignazio La Russa, coordinatore del Pdl: «Ho detto a Maroni che sono arrabbiato più di lui perché non mi avevano detto che c’era oggi questo pericolo». Oggi infatti La Russa è stato in visita in Abruzzo, mentre avrebbe potuto essere presente in Aula. In ogni caso La Russa rileva che anche la Lega contava oggi «8 assenti», e che sui franchi tiratori, che secondo l'ex reggente di An sono solo 12, nessuno deve scagliare la prima pietra: «E’ più probabile che siano del Pdl, ma non si può escludere che ci sia qualcuno della Lega. Indaghiamo in tutte le direzioni, ma si tratta di 12 scemi, che hanno usato utilizzato, un modo che non fa loro onore, il voto segreto». Il nervosismo però è palpabile: «Fra cinque minuti - ha detto La Russa dopo il risultato negativo sui Cie - chiamo Berlusconi per dirgli che voglio una norma che sia dura il doppio». L'MPA E IL VOTO CONTRARIO - L'Mpa si assume una parte significativa della sconfitta della maggioranza alla Camera sul provvedimento sicurezza. Il suo leader Raffaele Lombardo, governatore della Sicilia, ha affermato: «Non sono d'accordo né con le ronde né con i centri di espulsione».UN DDL SULLE RONDE - La parte relativa alle ronde sarà in ogni caso inserita in un apposito disegno di legge in discussione dal 27 aprile. La decisione è arrivata dopo che l'ostruzionismo dell'opposizione aveva di fatto reso impossibile l'approvazione del decreto e costretto a un accordo. Sulle ronde fino all'ultimo minuto il governo aveva minacciato il ricorso al voto di fiducia, possibilità che era stata ventilata dal ministro della Difesa, Ignazio la Russa. LA BOCCIATURA DEI CIE - Quanto ai Cie, l’emendamento è passato a scrutinio segreto con 232 voti a favore e 225 contrari. Dodici gli astenuti, di cui dieci dell’Italia dei valori (su 22 presenti). Gli altri due sono Paolo Guzzanti e Americo Porfidia. Secondo i calcoli del Pd sui tabulati della votazione, sarebbero 17 i deputati del Pdl che hanno votato con l’opposizione per sopprimere la norma che prolungava fino a sei mesi la permanenza degli immigrati nei Cie in attesa di espulsione. Dai tabulati emerge anche che il gruppo del Pdl era quello con più assenze: oltre il 30%.

OPPOSIZIONE SODDISFATTA - Alla proclamazione del risultato, l'opposizione ha esultato. «È una vittoria del Parlamento e della sua serietà», ha detto Pier Ferdinando Casini. «Quando vince la ragionevolezza», ha commentato il capogruppo del Pd, Antonello Soro, «vinciamo tutti. È stata accolta con favore da tutti la decisione del governo di utilizzare il disegno di legge e non il decreto per quanto riguarda le ronde, e ci impegniamo a fare il possibile per approvare il resto del decreto sicurezza in giornata».

IL CINEMA E' LA PROFESSIONE DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO ITALIOTA. LA RAPPRESENTANTE ELITARIA DELL'ORGANISMO CHE RADUNA IL FIOR FIORE DEL CETO PRODUTTIVO ITALIOTA, SECCATA DELL'ATTEGGIAMENTO DA ATTORE DEL PRESIDENTE, HA SBOTTATO:"BASTA CON GLI SPOT, VOGLIAMO I SOLDI CAZZO!!!" ALLARMATO DALLA PESSIMA SCENEGGIATURA, IL PRESIDENTE SI E' SUBITO AFFANNATO NEL RASSICURARE LA REGINA DEGLI INDUSTRIALOTTI. DOPODICHE' LA STESSA REGINA SE NE ESCE CON UN BELLO SPOT PUBBLICITARIO....NEL FRATTEMPO LA CINA CAPITAL-COMUNISTA MINACCIA GLI USA.

"C'era una volta l'esuberante capitale americano. Oggi la Cina presta agli Stati Uniti 700 miliardi di dollari della sua riserva formata con il surplus commericale( La stessa cifra usata dal governo americano per tenere a galla i rifiuti tossico nocivi delle banche...). Gli americani possono comprare cinese, indebitandosi, proprio perché i cinesi comprano americano. Ma i primi comprano merci, i secondi buoni del tesoro, cioè dei "pagherò" di carta il cui valore poggia soltanto sulla "parola" di Washington. I primi mangiano e consumano, i secondi si ammazzano di lavoro. Gli uni sono complementari agli altri. La crisi ridimensiona questo abbraccio mortale: 27 milioni di operai cinesi sono già tornati alla campagna, visto che nei distretti industriali c'è meno lavoro. E il governo di Pechino ha avvertito: se gli USA non risanano l'economia, la Cina non impiegherà più le sue riserve in bond americani,NEI PAGHERO', ma nello sviluppo interno e nell'acquisto di terreni agricoli e siti minerari all'estero.(Ad esempio nel SUDAN,da tempo "colonia" cinese per le sue risorse, così come il MADAGASCAR è divenuto colonia agricola della COREA...) E' una minaccia inaudita, quasi una dichiarazione di guerra."Per gli USA i problemi non finiscono quì. Il loro ruolo di centro del mondo vacilla ed ecco che, allevati nel mito della libera opportunità individuale, gli americani incominciano a sentirsi prigionieri dello Stato. Una parte di America si sente colonizzata dall'altra parte. Per adesso fioriscono forme di ribellione minoritarie anarco-naziste, ma Dennis Blair, nuovo direttore dell'intelligence nazionale di Washington, ha detto che il crollo dell'economia è una forte minaccia alla sicurezza nazionale. Il suo evolversi potrebbe riportare all'"estremismo violento" degli anni '20 e sarebbe "il più grave in decenni, se non in secoli". Dato che gli americani hanno negli armadi 280 milioni di armi portatili, e 400.000 di loro sono organizzati in gruppi eversivi armati, tale paura non è certo priva di fondamento. C'è comunque l'altra parte del ferro di cavallo:Gli Stati Uniti sono all'avanguardia in tutto, anche nel rifiuto di sé stessi: i downshifters sono uomini e donne che scelgono di spendere, lavorare e guadagnare di meno, vivendo in modo più umano. Si tratta di uno stile di vita che senza troppe teorizzazioni mette in discussione nella pratica il consumismo esasperato. Il loro motto è: "ogni cosa che possiedi finisce per possederti". Sono ormai milioni e sembra che stiano aumentando. Il vero problema è che economisti e governi sembra non riescano a comprendere la natura della crisi e non sanno più che pesci pigliare. Hanno le idee chiare solo sulle sue ricadute in termini di ordine pubblico. Francia e Grecia insegnano. Di qui i vari progetti di "controllo totale", che si vorrebbe ottenere installando ovunque telecamere e sistemi di video-sorveglianza, magari collegati a una centrale unica di monitoraggio, con nodi sparsi in tutto il territorio. Tecnologie biometriche permetterebbero il riconoscimento di chiunque, previa schedatura, s'intende. L'Unione romana degli Industriali ha fiutato il business e parteciperà al progetto con 600 milioni di euro(come per magia i soldi saltano fuori sempre....).Tecnologie biometriche per il controllo totale della popolazione a scapito dell'espansione militare però, qualcosa bisogna sacrificarla. Tutto sommato per i paesi che hanno subito 6-7 anni di occupazione la crisi sembra un tocca sana:il segretario della Difesa statunitense, Robert Gates, ha bruscamente ridimensionato gli obiettivi della missione occidentale in Afghanistan. Non può trattarsi più "di creare un qualche Valhalla asiatico", giacché per "ricostruire" il paese nessuno al mondo ha abbastanza soldi, specialmente di questi tempi. È dunque tempo di concentrare tutti gli sforzi sulla guerra vera e propria, e perciò il distruttore-pacifista Obama è subentrato al costruttore-guerrafondaio Bush rinforzando di dodicimila unità il contingente a stelle e strisce. L'Afghanistan non sarà dunque la immensa stanza d'oro dove i guerrieri erano accompagnati dalle Valkirie al cospetto di Odino, ma il solito luogo da sporca guerra,nemmeno una passeggiata quindi  tutto sommato. Ci domandiamo infatti come si possa controllare un paese totalmente montuoso di 700.000 kmq con un Corpo d'Armata... L'occupazione del territorio da una parte.  L'organizzazione statale dell'economia, del lavoro e della vita degli uomini  tipica del fascismo dall'altra. Che ha perso la guerra ma ha vinto la politica, come ormai ammettono persino alcuni democratici. Quindi: nazionalizzazioni dirette o indirette, riduzione dello sciopero a manifestazione virtuale, prefetti nelle banche, sensori elettronici ovunque, ronde popolari, incremento delle pene per reati contro lo Stato, denuncia degli immigrati irregolari malati, poteri prefettizi ai sindaci per questioni di ordine pubblico, repressione dei social-network che inneggino all'eversione e alla violenza, ecc. ecc. La vera democrazia moderna è questa, baby, l'altra, quella degli illuministi, te l'hanno solo data a bere. Nel capitalismo tutto è merce, anche ciò che ai suoi albori non sembrava vendibile, come il cosiddetto "prodotto dell'intelletto", oggi la merce più fetente di tutte. Persino Il Sole 24 Ore annota che la "proprietà intellettuale" compare molto tardi. Naturalmente per il quotidiano della Confindustria "la bellezza del capitalismo è che tutto può diventare proprietà"; ed è proprio questa che ci stiamo "godendo" in pieno. Un momento, però: il capitalismo ultra-socializzato d'oggi nega materialmente la "proprietà" proprio nel momento in cui ideologicamente la esalta; ha ridotto il capitalista a un tagliatore di cedole azionarie demandando le sue funzioni a impiegati di lusso e soprattutto allo Stato. In un mondo che vede fluttuare un milione di miliardi di dollari virtuali in confronto a un valore prodotto che è venti volte meno, il Capitale è "di tutti" cioè "di nessuno". Figuriamoci la proprietà intellettuale, che milioni di ragazzi sfottono già allegramente. Non esiste la proprietà intellettuale e non esiste la proprietà del corpo:il corpo è della specie, e società antiche, non ancora corrotte dalla proprietà, riuscivano benissimo a mettersi in armonia con la natura. Non mettevano i corpi in vendita sul mercato della politica, non avevano il concetto di prezzo né tantomeno quello (infame) di proprietà.

 In dieci anni nel sistema bancario mondiale tutto è cambiato. Tranne l'Africa. Nel 1999 dominavano le banche americane e inglesi. Quattro nei primi quattro posti per capitalizzazione. Le banche americane valevano in borsa circa la metà delle banche esistenti.

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Oggi al primo, secondo e terzo posto vi sono
banche cinesi: Industrial & Commercial Bank of China, China Construction Bank e Bank of China. Le banche statunitensi e inglesi hanno perso due terzi del loro valore. Sono nati nuovi poli bancari, prima quasi inesistenti: il Brasile, il Canada, la Russia. l'India, l'Australia. Le banche si sono espanse in ogni continente (tranne uno), da fenomeno in prevalenza occidentale e anglosassone a una distribuzione planetaria.

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Il capitale è arrivato ovunque, ma non in Africa. Un continente senza capitali e con
enormi risorse. Chi ha il capitale compra le risorse, ma chi le vende rimane senza capitale e senza risorse. Dov'è il trucco? L'Africa ha subito il colonialismo, poi lo sfruttamento delle sue materie prime e oggi l'esproprio del suo territorio
. La Corea e la Cina fanno shopping di immensi terreni agricoli africani, equivalenti a Stati europei. Il governo del Madagascar è saltato dopo una tentata vendita di parte del suo territorio alla Daewoo.
I soldi non si mangiano. sono un bene immateriale, metafisico, che si può creare dal nulla. Il denaro si crea, le risorse si distruggono e l'Africa è un bene di consumo. Si ipotizza che il
30% delle riserve minerarie e metallifere del pianeta siano in Africa. Se fino ad ora dal continente africano sono stati depredati oro, diamanti, uranio, manganese, nichel e cobalto, in futuro si prenderanno
mais, soia, grano per sfamare il mondo e lasciar morire di fame gli africani. Si compra la terra o la si affitta grazie a un governo corrotto, gli indigeni la lavorano, gli stranieri mangiano i suo i prodotti. Chi ha la terra e l'acqua vivrà solo se ci sarà una banca nazionale nei paraggi. Il capitale non si può mangiare ma è ottimo per affamare il prossimo.
Alle frontiere non è più necessario schierare gli eserciti, basta la capitalizzazione delle banche nazionali. Per combattere la guerra mondiale i
titoli tossici di esportazione valgono più delle bombe atomiche. Li immetti nelle banche estere e lo Stato fallisce come è successo in Islanda, come sta per succedere in Ucraina. Solo il capitale può difenderci dal capitale in un sistema capitalista. Forse è il caso di cambiare sistema. In Italia mangeremo cemento
, stiamo distruggendo la nostra agricoltura. in compenso non abbiamo capitali, ma debiti. Moriremo di fame, ma con le centrali nucleari, il Ponte di Messina e una stanza in più. Vuoi mettere la soddisfazione?


«Gli scioperi vanno regolamentati inizialmente e poi eliminati totalmente anche con l'uso della forza.»

Fini: «Non soffocare il diritto, va armonizzato con altri, ovvero schiacciato a favore dei ricchi e ricchissimi». Brunetta: è più importante la mobilità dei cittadini, ed è per questo che stiamo imponendo la schiavitù legalizzata in puro stile medioevale. Ormai è rimasta solo la CGIL a rompere i coglioni, gli altri sindacati hanno calato le braghe da secoli. La popolazione poi è troppo rincoglionita di merda consumistica e di puttanate televisive per rendersi conto che non conta più un cazzo

Gianfranco Fini (Ap)

Gianfranco Fini (Ap)

ROMA - «Non si tratta di soffocare il diritto di sciopero, ma di armonizzarlo con l'esercizio degli altri diritti di tutti i cittadini in un'opera di bilanciamento che deve tener conto dell'evoluzione sociale». Lo ha detto il presidente dell'assemblea di Montecitorio, Gianfranco Fini, aprendo la presentazione alle Camere della relazione della Commissione di garanzia per l'attuazione della legge sullo sciopero, che ha evidenziato tra l'altro come nel corso del 2008 quelli proclamati siano stati più di 2 mila e 856 quelli realizzati. Per la terza carica dello Stato il diritto di sciopero «non può compromettere oltre misura il godimento di altri diritti della persona ugualmente garantiti in Costituzione, come il diritto alla salute, alla sicurezza, all'istruzione, all'assistenza e previdenza sociale, alla libertà di circolazione e di comunicazione, alla effettiva tutela giurisdizionale delle proprie ragioni».

Il ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta (Lapresse)

Il ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta (Lapresse)

«DIRITTO ALLA MOBILITÀ» - L'intervento dell'ex vicepremier arriva all'indomani dell'annuncio del governo di una possibile stretta nelle regole sugli scioperi nei trasporti pubblici. Il provvedimento dovrebbe essere discusso nella riunione del Consiglio dei ministri di venerdì. Stando a quanto ha precisato il ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta, intervistato da Canale 5, nel prossimo futuro non sarà più possibile fare scioperi selvaggi nei servizi pubblici: «È nel testo di legge che probabilmente approveremo domani nel consiglio dei ministri presentato dal collega Sacconi che ha perfettamente ragione - ha detto l'esponente del governo -. Non è possibile che una minoranza tenga in ostaggio una maggioranza. Anche qui bisogna essere molto chiari. Lo sciopero è un diritto tutelato dalla Costituzione ma anche la mobilità, la vita, il lavoro sono valori tutelati dalla Costituzione. Quando ci sono due valori tutelati dalla Costituzione che entrano in conflitto, cosa che può succedere, serve la regola, la regolazione, la legge e la legge deve definire la priorità. In questo caso la priorità è la vita, la mobilità, l'economia dei cittadini rispetto al diritto di sciopero che potrà essere comunque espletato secondo regole tali da non incidere nella libertà degli altri». La Cgil ha già annunciato un parere negativo, ma Brunetta non sembra preoccuparsene: «Ce ne faremo una ragione».EPIFANI: NIENTE FORZATURE - Oggi dal fronte Cgil è intervenuto direttamente il segretario generale, Guglielmo Epifani. «Il governo stia attento - ha detto il leader sindacale - perchè in materia di libertà del diritto di sciopero costituzionalmente garantito bisogna procedere con molta attenzione. Se c'è qualcosa da aggiustare rispetto a una normativa già rigida eventualmente lo si può veder. Ma se si vogliono introdurre forzature che limitano poteri e prerogative è altra questione». SACCONI: UNANIMITÀ NON ESISTE - Il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi si dice «confortato» per la richiesta di intervento legislativo sulla normativa che regolamenta gli scioperi. «Credo che ci sia una larga convergenza con la gran parte delle organizzazioni sindacali e dei datori di lavoro. Temo però che manchi la Cgil - ha detto -. L'unanimità non è di questo mondo, appartiene al mondo del nulla, del non fare».

 

VERSO IL MEDIOEVO ESTREMO ED OSCURO SENZA FERMARSI !!!

 

Nel 1987 un referendum sanciva l'uscita dell'Italia dal gruppo di paesi produttori di energia nucleare: attraverso l'abolizione di tre articoli di legge, noi, Popolo italiano, sentenziavamo il rifiuto alla presenza di centrali nucleari sul territorio nazionale. Oggi torniamo sui nostri passi: Silvio Berlusconi e Nicolas Sarkozy hanno siglato un'intesa che prevede la cooperazione tra Francia e Italia sulla produzione di energia nucleare,SENZA CURARSI DI QUELLO CHE PENSA LA POPOLAZIONE IN RELAZIONE A QUESTO BALZO ALL’INDIETRO,VERSO IL GIURASSICO TECNOLOGICO. Il vertice italo-francese a Villa Madama, in cui si è parlato anche di Tav, di Afghanistan, di Libano e, naturalmente, della crisi finanziaria, inaugura così la vecchia-nuova stagione energetica italiana: verranno costruite, da una joint-venture Enel-Edf, quattro centrali nucleari di terza generazione, la prima delle quali sarà accesa nel 2020. Insieme avranno una potenza di 6400 Mw, vale a dire il 25 per cento dei consumi di energia nel nostro Paese. (percentuali tutte estremamente aleatorie:nel 2020 le centrali di terza generazione saranno CERTAMENTE già obsolete. I costi stratosferici di gestione per cadaveri tecnologici andranno ad inficiare pesantemente quel cazzo di 25% che si sono inventato come consumo. OGGI L’ITALIA DALLA FRANCIA IMPORTA ENERGIA PRODOTTA DALL’ATOMO DI NOTTE AD 1/3 DEL COSTO PER CONVOGLIARLA NELLE POMPE IDROVORE DEI LAGHI DEL NORD ITALIA PER SPINGERE A 1000 METRI D’ALTEZZA L’ACQUA PER POI FARLA RICADERE ED AZIONARE LE DINAMO PER PRODURRE ENERGIA ELETTRICA DIURNA FACENDOLA PAGARE AGLI UTENTI IL TRIPLO DI QUELLO CHE COSTA, ECCO A COSA SERVE IL NUCLEARE DI MERDA CHE VOGLIONO….La scelta dei siti che le ospiteranno ed il quadro normativo di riferimento sono rinviati all'approvazione del ddl del ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola, ormai a tre quarti del proprio iter parlamentare. Con esso, tra l'altro, verrà istituita l'Agenzia per la sicurezza nucleare e ad essa spetteranno tutti i poteri sui progetti, limitando al minimo le capacità d'intervento degli enti locali nei territori coinvolti. L'accordo firmato da Berlusconi e Sarkozy prevede, inoltre, lo sviluppo della cooperazione industriale tra le imprese della filiera nucleare dei due Paesi, "in particolare tramite la realizzazione di partenariati strategici industriali tra imprese italiane e francesi competenti per l'ingegneria e la realizzazione di ogni tipo di apparecchiature per le centrali elettronucleari". Inoltre, prevede "partenariati in materia di ricerca e di sviluppo tecnologico, in particolare tra gli organismi pubblici Enea e il suo omologo francese Cea, compresi i progetti definiti come reattori di quarta generazione e i reattori di ricerca". Infine il protocollo fissa la "volontà di eliminare gli ostacoli che possono limitare la cooperazione bilaterali nel campo industriale e commerciale". La politica del nucleare rispolverata dal governo Berlusconi appare in PESANTE controtendenza rispetto agli altri paesi occidentli (Obama sta perseguendo la strada delle energie verdi, la Germania e i Paesi scandinavi stanno passando alle fonti rinnovabili e a localizzazioni degli impianti energetici) e contraria agli impegni assunti con l'UE.

Le politiche europee prevedono il piano "20-20-20", secondo cui gli Stati aderenti prendono l'impegno di produrre il 20% del proprio fabbisogno energetico mediante fonti rinnovabili, di ridurre il 20% della propria produzione di CO2, e di ridurre i consumi energetici del 20% entro il 2020. Tuttavia, il nucleare non è una fonte rinnovabile. Per energia "rinnovabile", tecnicamente, si intende qualcosa che può essere prodotta mediante un ciclo produttivo, come la produzione di idrogeno, la riqualificazione della CO2, il teleriscaldamento; un esempio è il combustibile brasiliano ottenuto dalla canna da zucchero fermantata che, bruciato, genera una quantità di CO2 pari a quella che il campo di canna da zucchero elabora per sopravvivere. MA NON E’ FINITA Qui: TESTA D’AFALTO ALLA FIRMA DEGLI ACCORDI DEL PIANO 20-20-20 IMPOSE PESANTI VETI ALLINEANDOSI AI PAESI ARRETRATI DELL’EX CORTINA DI FERRO, COME POLONIA, ROMANIA. Il RISULTATO DI TUTTA QUESTA FOGNA E’ STATA CHE L’ITALIA ,ASSIEME AI PAESI D’OLTRE CORTINA CHE SONO ENTRATI NELLA UE,HA OTTENUTO UN ALLUNGAMENTO DEI TEMPI DI ADEGUAMENTO ALLA RIDUZIONE DEL 20% DELLE IMMISSIONI NOCIVE MANTENENDO UN IMPIANTO PRODUTTIVO GENERALE ITALIOTA OBSOLETO E FORTEMENTE INQUINANTE. Le Centrali al carbone cinese e/o al carbone “verde” SOLO NELLA FANTASIA SONO SOSTENIBILI. Gli indici di inquinamento delle polveri è altissimo, ma non solo. Anche il solare e l'eolico, da un punto di vista tecnico, non sono rinnovabili ma "sostenibili".Tuttavia la legge dà delle definizioni autonome che confondono i concetti tecnici di "rinnovabile", "sostenibile" e "alternativo". Eolico e solare sono, per esempio, "alternativi" al petrolio e in questa definizione, secondo l'intenzione del Governo italiano, sarebbero equiparabili al nucleare. Il nucleare, ad oggi, non ha neanche gli standard tecnici di sostenibilità, dal momento che gli scarti di uranio radioattivo rappresentano ancora un grave problema produttivo. Tuttavia il governo asfaltato italiano con il solito trucchetto delle parole ha equiparato SOSTENIBILE AD ALTERNATIVO, quando in realtà il significato E’ BEN DIVERSO.

Mentre l'Italia, dunque, s'incammina di nuovo lungo la strada del nucleare, abbandonata con una scelta popolare ventuno anni fa e riproposta oggi con un vertice internazionale, apprestandosi fra "appena" dieci anni ad usufruire dei vantaggi - relativi - di questa fonte di energia, non rinnovabile, né sostenibile, ma solo alternativa al petrolio, molti paesi occidentali imboccano strade nuove, come la "localizzazione degli impianti" o l'avanzamento tecnologico delle fonti verdi o si mettono alla ricerca di soluzioni diverse. Fra dieci anni non possiamo sapere quali grandi scoperte avranno cambiato il mondo, ma sappiamo per certo che l'Italia avrà "finalmente" il nucleare, IN UN PAESE GIA’ OGGI TRA I PIU’ INQUINATI D’EUROPA.

400 MILIONI DI EURO IL COSTO DEL REFERENDUM SUPPLETIVO SULLA LEGGE ELETTORALE FOGNA PER LO SPARTIMENTO AB ETERNO DI FONDI PUBBLICI IN RIMBORSI ELETTORALI ANCHE PER CHI NON SUPERA LO SBARRAMENTO IMPOSTO DALLA STESSA LEGGE FINO ALLA FINANZIARIA DEL 2011, 300.000 EURO DI MULTA QUOTIDIANA PER TENERE RETE4 ABUSIVA IN SPREGIO ALLE SENTENZE DEFINITIVE DELL'EUROPA,1000 MILIONI DI EURO PER FINANZIARE LA DISINFORMAZIONE, 5 MILIARDI DI DOLLARI PER "RISARCIRE" LA LIBIA DI NON SI SA BENE CHE COSA,TAGLIO DI 8 MILIARDI DI EURO DI FONDI ALLO STUDIO E RICERCA PER COPRIRE I 3 MILIARDI DI EURO DI DEBITI ALITALIA SVENDUTA ALLA FRANCIA,400 MILIONI DI EURO DATI ALLE TESSERE ANNONARIE FASCISTE ATTRAVERSO IL SACCHEGGIO DEI "CONTI DORMIENTI",TESSERE ALTRESI' IN PARECCHI CASI VUOTE,5 MILIARDI DI MANOVRA ECONOMICA CHE SE NE ANDRANNO PER FINANZIARE L'AUMENTO DEL 700% DI CASSAINTEGRAZIONE A CUI SI UNISCONO LE GRANDI INFRASTRUTTURE INUTILI COME IL CORRIDOIO 5, IL PONTE DI MESSINA E LA TAV,TAGLIANDO QUALSIASI FORMA DI INVESTIMENTO SULLO SPOSTAMENTO ALTERNATIVO,IL TELELAVORO,IL LANCIO DI ECONOMIE SOSTENIBILI CAPACI DI ASSORBIRE LAVORATORI,FINANZIANDO ALTRESì PER LA QUARTA VOLTA IN 10 ANNI LA FIAT CON LA TRUFFA COLOSSALE DEGLI INCENTIVI ALLA ROTTAMAZIONE,PER NON PARLARE DI SPERPERI INFINITI SUGLI INCENERITORI CANCRONISTICI,CONVERSIONI DI CENTRALI AD OLI CON CARBONE DETTO "VERDE",ED E' PASSATO SOLO UN ANNO.....DI ASFALTATURA:

17000000000000 DI EURO DI PERDITE CDO SOLO IN EUROPA....

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Non so voi, ma io sono preoccupato. C'è un numero che gira per l'Europa: 17.000 miliardi di euro di titoli tossici nelle banche. Dieci volte il debito pubblico italiano. Se è vero i sacchetti di sabbia alle finestre non basteranno. Bisognerà murarle. Lo psiconano ha prima negato la crisi, poi ha dato la colpa ai consumatori e infine ha accusato i media. Uno statista. Le aziende cadono come un castello di carte per mancanza di commesse e di liquidità. La soluzione per Testa d'Asfalto è di nazionalizzare le banche, ovvero metterle sotto il suo controllo. Dopo le sue farneticazioni i titoli bancari sono crollati. Gli azionisti delle banche ringraziano, in particolare quelli di Unicredit. Per fortuna che Silvio c'è.

«Bisognava nazionalizzare le banche fin dall’inizio della crisi. Questo avrebbe avuto un effetto-fiducia. Poi si sarebbe potuto riprivatizzarle. Farlo ex post significa perdere un sacco di soldi e forse peggiorare la crisi». Lo ha detto Giulio Tremonti, ministro dell’Economia, nel corso del suo intervento a un convegno, tenutosi oggi a Cremona, sulla globalizzazione, riferendosi alla nazionalizzazione di Citigroup. Tremonti ha poi ricordato che «Berlusconi ha infranto un tabù: quello della nazionalizzazione delle banche. Ma non si riferiva a quelle italiane», ha sottolineato il ministro. Sulla nazionalizzazione degli istituti bancari, Tremonti, ha spiegato che «era il caso di fare scelte più radicali e non fare le cose un pò alla volta». Sulla presenza degli Stati nel capitale degli istituti, il ministro dell’Economia ha detto che «ai governi stare nelle banche nuoce gravemente alla salute e nuoce anche alla salute del potere democratico».

ULTERIORE CROLLO DELLE BORSE:

Tokyo chiude in ribasso, Nikkey a -1,46%

Attesa per le borse europee dopo la giornata negativa di lunedì e il crolli di Wall Street

In calo anche la borsa di Hong Kong (Ap)

In calo anche la borsa di Hong Kong (Ap)

TOKYO - La Borsa di Tokyo chiude gli scambi in ribasso dell'1,46%, in scia alle forti perdite segnate martedì a Wall Street (-3,4%) per i timori sul sistema bancario, a partire da Citigroup e Bank of America. L'indice Nikkei scende a 7.268,56 punti, 107,60 in meno della chiusura di lunedì. In forte calo anche l'apertura della borsa di Hong Kong -3,40%.

LE BORSE EUROPEE - Dopo il brutto scivolone di venerdì, in molti si aspettavano almeno un rimbalzo nella prima seduta della settimana delle Borse europee e invece è arrivata un'altra giornata negativa. Nonostante una partenza in rialzo, i listini continentali nel pomeriggio di lunedì hanno improvvisamente accusato una forte corrente di vendite legata anche all'avvio chiaramente pessimistico di Wall Street, malgrado la buona intonazione di Citi, dopo i timori sulla nazionalizzazione, e di Bank of America. Ma il colpo definitivo è giunto con il peggioramento del giudizio di Moody's sul debito di Fiat e di Renault, giunto a mercati ancora aperti: le Borse di Stoccolma e Amsterdam hanno chiuso in perdita di oltre due punti, livello sfiorato da Francoforte. Debole Zurigo, mentre gli altri principali listini continentali hanno contenuto le perdite di poco al di sotto del punto percentuale.

(Emblema)

(Emblema)

MILANO - Bancari sotto i riflettori sulle due sponde dell'Atlantico. In Europa, i titoli delle maggiori banche i bancari hanno trascinato in avvio i listini continentali, dopo le positive indicazioni del vertice dei capi di Stato e di governo europei, che si sono detti intenzionati a interventire per regolamentare e sostenere le società finanziarie dopo i rovesci dei mesi scorsi. Al tempo stesso, negli Stati Uniti Wall Street apre in rialzo con il Dow Jones che guadagna 50,98 punti (+0,69%), a quota 7.416,65 punti, dopo le indiscrezioni che vorrebbero il governo federale vicino all'acquisto di una fetta rilevante del colosso bancario Citigroup: in mani pubbliche dovrebbe finire il 25% del capitale, anche se il Wall Street Journal ritiene si possa arrivare fino al 40% per cento. In pratica una nazionalizzazione del gruppo. In apertura il titolo sale del 16%. Secondo il quotidiano finanziario americano, infatti, una fetta importante dei 45 miliardi di dollari in azioni privilegiate detenute dal governo - pari oggi al 7,8% del capitale - potrebbe essere convertita in ordinarie.«PARZIALE NAZIONALIZZAZIONE» - Il governo Usa ha quindi ammesso di essere aperto all'ipotesi di una «parziale nazionalizzazione» del colosso finanziario Citigroup. Un portavoce del Tesoro, secondo quanto riferisce il Financial Times, «è aperto a considerare la richiesta» di trasformare in azioni ordinarie le azioni privilegiate attualmente detenute dall'amministrazione di Washington. Il portavoce del Tesoro spiega che il nuovo piano di stabilizzazione finanziaria del sistema finanziario, varata due settimane fa dal segretario al Tesoro, Timothy Geithner, prevede la possibilità di trasformare in azioni ordinarie le azioni privilegiate attualmente detenute dal Tesoro Usa. AIUTI «TEMPORANEI» - Le autorità finanziarie Usa hanno comunque assicurato che le maggiori banche americane sono ben capitalizzate, allontanando così la prospettiva di una nazionalizzazione. In un comunicato congiunto, Federal Reserve, Tesoro Usa e altre autorità americane, si sono dette convinte che le banche resteranno in mani private e che un eventuale aiuto finanziario pubblico sarà «temporaneo». FRENATA - Era cominciata bene, nel frattempo, la settimana borsistica a Piazza Affari, trascinata al rialzo dai bancari. Il Mibtel segnava dopo poco dall'apertura un rialzo del 2,09% a 13.071 punti. Successivamente tendeva a ridimensionarsi l'ondata di ottimismo che aveva investito nella mattinata il listino milanese. Piazza Affari, dopo l'apertura di Wall Street, è tornata tonica e guadagna attualmente poco meno dell'1 per cento; ancora meglio si comporta l'S&P/Mib. Unicredit guadagna attorno al 10%, mentre Intesa Sanpaolo guadagna il 5%. E restano sospese Alleanza e Generali in attesa di un comunicato dopo che i rispettivi consigli di amministrazione convocati nel pomeriggio per esprimersi sulla fusione.

LE ALTRE PIAZZE EUROPEE - La tendenza iniziale al rialzo di Milano trovava riscontri anche nelle altre principali piazze finanziarie europee. Londra guadagnava nelle prime contrattazioni l'1,32%, Parigi l'1,67%, mentre Francoforte era in rialzo dell'1,84%. Rimbalzi anche in questo caso ridimensionati dopo metà giornata con Londra a +0,13%, Parigi a +0,58% e Francoforte a +0,65%. Anche qui a farla da padrone erano i titoli bancari ed assicurativi spinti dal future sullo S&P500 sugli Usa in crescita dopo le indiscrezioni relative ad una possibile imminente nazionalizzazione di Citigroup e Bank of America. Sugli scudi inizialmente in Europa soprattutto Rbs (+19,69%), che potrebbe, secondo le indiscrezioni, annunciare tagli nei costi operativi per 1 miliardo di sterline. Acquisti poi su Natixis (+9,21%), Barclays (+9,87%) e Lloyds (+7,99%). In campo assicurativo salgono Swiss Life (+7,35%), Aviva (+4,99%) e Axa (+4,86%) e Allianz (+4,71%).

(Markanews)

(Markanews)

ROMA - Via libera del Senato alla fiducia posta dal governo sul maxiemendamento al decreto legge Milleproroghe: il provvedimento ha ottenuto 162 sì, 126 no e nessuna astensione. Il testo, che scade il primo marzo, è stato dunque approvato e ora passa all'esame della Camera.

EDITORIA - Tra le principali novità del pacchetto editoria, la conferma dei contributi ai giornali di partito e l'estensione della cassa integrazione anche ai giornalisti dei periodici. Per quanto riguarda i giornali di partito, in particolare, il requisito della rappresentanza parlamentare «non è richiesto per le imprese e per le testate di quotidiani o periodici che risultan essere giornali o organi di partiti o movimenti politici che, alla data del 31 dicembre 2005, abbiano già maturato il diritto ai contributi». È poi abrogata la norma che escludeva i giornalisti dei periodici dai benefici degli ammortizzatori sociali. Per quanto riguarda le crisi aziendali, è stabilito che il sostegno che si accolla lo Stato per i prepensionamenti è integrato di altri 10 milioni di euro per il 2009, rispetto ai 10 già stabiliti nel decreto anticrisi, per un massimo di 7 annualità. Nel caso però gli editori presentino piani di esodo con effetti finanziari superiori ai 20 milioni di euro, dovranno versare all'Inpgi uno specifico contributo per il finanziamento dell'onere eccedente. Modificata, infine, la norma sulla titolarità delle imprese: le azioni possono essere intestate a società per azioni e la partecipazione di dette società può essere intestata a persone fisiche ma anche a società direttamente o indirettamente controllate da persone fisiche.

Secondo la Uil Scuola sarebbero circa 40mila le cattedre d'insegnamento nella scuola tagliate negli ultimi due anni: 20mila lo scorso anno ed altrettante, a seguito dei decreti di risparmio e degli annunciati pensionamenti, nel 2009. Il dato emerge da una ricerca del sindacato sull'andamento del personale non di ruolo della scuola, relativa agli ultimi cinque anni, in base alla quale risulta che tutti posti di lavoro scomparsi hanno fatto o faranno perdere l'attività di insegnamento esclusivamente a docenti precari. Le previsioni negative non risparmiano il personale non docente: sempre in base ai tagli imposti dalla finanziaria di fine 2008 e alle 'cessazioni' lavorative bisogna infatti aggiungere un segno negativo anche per 8mila lavoratori precari. Tutti amministrativi, tecnici ed ausiliari che non verranno confermati. Secondo i dati resi noti ieri dal sindacato confederale risulta che nel 2007 circa 8.600 insegnanti non sono stati confermati nelle nomine, nel 2008 sono state 11.628. Per il prossimo anno scolastico la riduzione di organico prevista dalla legge 133/08 è di circa 43.000 docenti. Le proiezioni dello studio Uil ipotizzano poi, sulla base delle serie storiche, circa 23.000 pensionamenti, il numero di chi non conseguirà alcuna nomina potrà arrivare a 20.000 persone (con forti variazioni nelle diverse regioni dovute alla presenza o meno di precari). Nella scuola - si legge nel rapporto finale - la percentuale di precari che rischia di perdere il posto di lavoro è pari al 15% del totale. Di fatto, in poco meno di tre anni, si sono ridotti gli effetti delle ultime immissioni in ruolo del 2006 e oggi lavorano nella scuola oltre 130 mila insegnanti precari. Di questi un quinto lavora con un contratto a tempo determinato annuale (per l'intero anno scolastico) mentre la stragrande maggioranza (quasi 110 mila) lavora con un contratto fino al termine delle lezioni ( da settembre a giugno) ". Per quanto riguarda il personale Ata, la percentuale di precariato è molto alta (le stime ufficiali indicano che non è di ruolo almeno un lavoratore su tre): pertanto tutti i tagli diventano inevitabilmente persone in meno che lavorano. In base alla legge 133/08 - continua la Uil Scuola - si prevede, per l'anno prossimo, un taglio di 15.000 posti in organico: ipotizzando, sulla serie storica, 7.000 pensionamenti, ci saranno almeno 8.000 persone che non troveranno più un posto di lavoro". E' decisamente amaro il giudizio di Massimo Di Menna, segretario generale della Uil scuola, sui tagli del personale primari stimati che si concretizzeranno entro la fine del 2009: si abbatteranno su "un precariato 'specifico': persone che hanno vinto un concorso, che insegnano da anni, hanno esperienze che sono state verificate, e spesso hanno un'età avanzata", ha commentato il sindacalista. Il leader sindacale del comparto scuola si sofferma anche sul personale Ata: "siamo di fronte ad una percentuale di personale precario che ha raggiunto livelli molto alti: quasi la metà del personale ha contratti che vengono rinnovati. La contrazione di organico, in questo settore della scuola, rischia di tagliare un numero inaccettabile di posti di lavoro". Di Menna confida però nella contrattazione: su una possibile assunzione di personale a tempo indeterminato, ed in generale sul precariato, venerdì scorso si è infatti aperto un confronto specifico al ministero dell'Istruzione: "come da impegni presi a palazzo Chigi - sottolinea - questo confronto mira a dare maggiore stabilità alle scuole e al personale". Questa la linea indicata dal sindacato a seguito della ricerca sui precari: "per prima cosa - chiarisce il leader dalla Uil scuola - occorre quantificare con precisione il numero delle persone che a seguito della contrazione di organico rischia di non avere confermato l'incarico. L'analisi territoriale è importantissima perché la distribuzione tra personale di ruolo e personale precario è diversa nelle varie province: la situazione di Caserta, ad esempio è diversa per numeri e materie da quella di Milano". Per il sindacato occorre in pratica sapere quali sono le concrete ricadute dei provvedimenti e tirar fuori il numero preciso delle persone. "Non si possono fare generalizzazioni - conclude il segretario - e vanno individuate rapidamente misure a tutela del lavoro e del reddito". Questa la proposta: immissioni in ruolo e contratti pluriennali, finché ci sono posti disponibili; utilizzo del personale che rischia di non venire confermato in tutte le attività in ambito provinciale; utilizzo del personale nell'ambito dei progetti regionali, con parte delle risorse che le regioni destinano alle attività scolastiche; favorire il turn over attraverso meccanismi incentivanti i pensionamenti.

Il Tesoro: slitta il pareggio di bilancio

«Ma l'obiettivo resta confermato». Pil in discesa dello 0,6%, calano anche i consumi delle famiglie

ROMA - Il pareggio di bilancio è un impegno che «viene confermato». Tuttavia, «il raggiungimento dell'obiettivo si sposta sull'asse del tempo, per effetto della crisi straordinaria sopravvenuta dopo l'assunzione del relativo impegno da parte del Paese». A sostenerlo è il ministero dell'Economia, nell'Aggiornamento al Programma di stabilità italiano. «Indipendentemente dalla correzione per il ciclo, in termini di saldo nominale, nonostante l'aggravarsi della crisi economica e il conseguente peggioramento delle condizioni di finanza pubblica - è scritto nel documento del Tesoro - l'indebitamento netto rimane al di sotto del limite del 3% del Pil nel 2008, eccede questo limite nel 2009 arrivando al 3,7%, ma riprende una tendenza alla diminuzione nel biennio 2010-2011».PIL E CONSUMI - Nel 2008, il Pil «è atteso ridursi dello 0,6%. I consumi delle famiglie, già in difficoltà nel primo semestre, mostrerebbero una riduzione (-0,5 %). «A seguito del calo della fiducia e dell'indebolimento della fase congiunturale, gli investimenti in macchinari mostrerebbero una contrazione del 2,5 per cento - scrive il Tesoro -. La crisi avrà ripercussioni sul mercato immobiliare, nonostante i riflessi siano stati finora inferiori rispetto ad altri paesi europei. Gli investimenti in costruzioni si ridurrebbero dell'1,1 per cento. Dal lato dell'offerta, nel terzo trimestre la produzione del settore si è ridotta per il secondo trimestre consecutivo (-1,6 per cento rispetto al periodo precedente). La domanda di mutui da parte delle famiglie ha continuato a calare nel novembre scorso rispetto allo stesso mese del 2007».IL DEFICIT - Se l'economia italiana dovesse rallentare nel 2009 più del -2% stimato attualmente dal governo, il deficit potrebbe schizzare oltre il 4%. Invece, se la contrazione del Pil dovesse essere «solo» del'1,5% il deficit si attesterebbe comunque al 3,5%, poco lontano del 3,7% previsto. L'ipotesi è contenuta nell'Analisi di Sensitività inserita nell'aggiornamento, che serve a prevedere l'eventuale impatto sui conti di una maggiore o minore crescita di mezzo punto rispetto alle stime «centrate». In pratica rispetto al -2% del Pil del 2009, che comporterebbe un deficit del 3,7%, una maggiore contrazione della crescita, pari a -2,5%, porterebbe l'indebitamento netto a quota 4,1%. Al contrario, un calo più contenuto, -1,5%, consentirebbe di accelerare la riduzione del deficit, ma solo di 2 decimi di punto.L'OCCUPAZIONE - I l Tesoro prevede infine per l'anno in corso una contrazione dell'occupazione che si ridurrebbe dell'1%. Nell'aggiornamento del Patto di Stabilità il tasso di disoccupazione mostrerebbe così un aumento per il secondo anno consecutivo, attestandosi all'8,2%. Si segnala inoltre che il costo del lavoro risulterebbe in sensibile decelerazione rispetto al 2008 per effetto della moderazione salariale.

Digitale terrestre, prime sconfitte

Gli esperti tv: «Tecnologia costosa, limitata, obsoleta» Esperienza difficile in Sardegna. E si guarda al satellite

 

Un dubbio, un forte dubbio, sta serpeggiando fra gli operatori del settore: a Mediaset qualcuno non ci dorme la notte; in Rai dicono che non è colpa loro, che se non ci fosse stata di mezzo l'imposizione dell'Unione europea…; al ministero rassicurano, non potendo fare altro. Il dubbio nasce dal fatto che, dopo infiniti rimandi, il digitale terrestre incontra più difficoltà del previsto e che, alla fine, rischia di rivelarsi per quello che è: una tecnologia obsoleta, costosa, limitata. Quello che l'ex ministro Gasparri presentava come il Paradiso terrestre delle comunicazioni pare ogni giorno di più un inferno. La messa in opera del Dtt è in sofferenza, come testimonia la Sardegna, dopo lo switch off di ottobre, lo spegnimento della tradizionale tv analogica e il passaggio coatto alla nuova tecnologia. In molte zone ci sono seri problemi di ricezione: non si vede ancora il nuovo ma non si vede più neanche il vecchio. Della nuova situazione ha approfittato Sky, aumentando il normale trend dei propri abbonamenti sull'isola. Che il passaggio da una tecnologia di vecchio tipo a una nuova comportasse una serie di problemi lo si sapeva, succede in tutti i campi. C'è molta confusione sui decoder (quelli comprati a minor prezzo non danno garanzie di affidabilità, alcuni non hanno nemmeno gli standard europei e quindi non riescono a captare le frequenze Vhf, su cui trasmette la Rai), la sintonizzazione dei canali non è impresa facile, molte antenne vanno sostituite o ripuntate e comunque liberate dei vecchi filtri. Nei centri urbani i risultati cominciano a dare i loro frutti e dove prima si vedevano 20 o 25 canali adesso se ne possono vedere 80, con una migliore qualità dell'immagine. Ma i veri problemi di fondo sono altri, due in particolare. La tecnologia del Dtt è una tecnologia pesante, ha bisogno di molti trasmettitori, più potenti e più capaci dei mille e mille vecchi tralicci con cui, in cinquant'anni di storia, la Rai è riuscita a «illuminare» l'intero Paese.

È vero, come sostiene qualcuno, che anche altri Paesi europei hanno avuto problemi nel passaggio dall'analogico al digitale ma nessun Paese europeo ha la struttura orografica dell'Italia. C'è tutto un fiorire di aneddoti e di leggende sulla straordinaria bravura dei tecnici Rai nel portare il segnale nelle più sperdute e inaccessibili zone delle valli alpine e della dorsale appenninica. Adesso il problema si ripropone, più grande ancora. Come dimostra appunto il caso dell'esperimento Sardegna. E quando, fra poco, toccherà alla Valle d'Aosta, al Piemonte, al Trentino, alla Campania cosa succederà? A fronte di questi intoppi, per altro prevedibili, c'è da registrare un'aggiunta importante: per mantenere attivi i trasmettitori ci vuole un enorme impiego di energia in un paese dove l'energia si compra a caro prezzo. Se si spegnessero tutti i trasmettitori si potrebbe tranquillamente alimentare una città, contribuendo a diminuire l'inquinamento elettromagnetico. Senza contare, al contrario, che il segnale via satellite ha bisogno di minore energia. Il secondo grande problema è questo: il Dtt è la conseguente evoluzione del segnale analogico; si pensava quindi, ragionevolmente, che il passaggio fosse più naturale, meno traumatico, specie in regioni pianeggianti. Con un semplice decoder l'utente trasforma il vecchio televisore in una macchina delle meraviglie. Il che è vero, ma solo in parte. Senza entrare troppo nello specifico, il Dtt è una tecnologia limitata, perché riesce a fornire un numero alto ma pur sempre contenuto di frequenze. Un esempio: in questo momento va in onda il Grande Fratello, un programma la cui caratteristica principale è che le telecamere nella casa romana sono accese 24 ore su 24. Su Sky c'è un canale apposito (Sky Show, 116) per vivere in diretta questa discussa esperienza. Il Dtt ne propone addirittura due, di canali: Extra1- Premium ed Extra 2-Premium. Il Dtt è più ricco del satellite? No, per niente. Su Sky Show c'è un tasto verde con cui si possono scegliere, senza cambiare canale, ben quattro inquadrature differenti, con i rispettivi sonori. Il Dtt, per fornire due inquadrature differenti, deve impiegare non uno ma due canali. Il Grande Fratello può apparire un esempio poco significativo («E chissenefrega di vedere il GF!») ma se noi ragioniamo sul futuro della tv le cose si complicano non poco. La tendenza in tutto il mondo, a partire dagli Stati Uniti, è quella di offrire anche programmi in Alta Definizione. Che è uno strabiliante modo di vedere la tv in grado di cambiare radicalmente le nostre abitudini, non solo per lo sport o per il cinema.

Ma se, per ipotesi, si cercasse di portare l'HD sul Dtt i canali si ridurrebbero drasticamente, perché l'Alta Definizione occupa molto spazio. E poi non si era detto che l'etere bisognava riservarlo alla telefonia? L'Italia non è un paese cablato come gli Stati Uniti, o lo è solo parzialmente. A New York, con circa cento dollari al mese, ci si può collegare al cavo ed avere, contemporaneamente, i servizi televisivi (un'infinità di canali, a secondo del tipo di abbonamento) e quelli telefonici, compreso Internet. L'ideale per l'Italia sarebbe l'introduzione del WiFi, per poter usufruire dei vantaggi della Rete in ogni situazione, per facilitare l'integrazione fra televisore, pc e palmare. O la banda larga via satellite. C'è infine un problema di investimenti: impiantare il Dtt terrestre costa. Bisogna comprare nuove frequenze, bisogna alimentare i trasmettitori, bisogna programmare nuovi decoder interattivi, bisogna… ma in Rai non c'è una lira. Non a caso lo sviluppo del Dtt è asimmetrico, sia dal punto di vista tecnologico che da quello della programmazione. A parte il piccolo miracolo di Rai4, Mediaset è molto più avanti, è come se, paradossalmente, si dovesse tirare dietro il suo competitor (o presunto tale, visto che nel frattempo il posto è stato occupato da Sky). Mediaset sul Dtt ha tre ottimi canali (Mya, Joy e Steel) ma fatica a dare loro la visibilità che meritano. Quanto tempo ci vorrà ancora perché questi tre canali entrino nelle nostre abitudini visive? Per questo, l'invito a pranzo di Fiorello da parte del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi va letto in maniera meno folcloristica di come è stato fatto. Per questo, Mediaset sta pensando di coinvolgere la Rai in una nuova avventura satellitare, Tivù Sat (48% Mediaset, 48% Rai, 4% La7). Eutelsat ha già pronto un satellite con nuovi trasponder, non bisognerà nemmeno spostare la parabola di Sky. A quel punto che fine farà il «vecchio» e costoso digitale terrestre?

Bce taglia i tassi dello 0,5%, ora sono al 2%
Trichet: turbolenze finanziarie più forti

Il presidente della Bce: significativo rallentamento dell'economia dei 16 che durerà a lungo

FRANCOFORTE (GERMANIA) - Colpo di scena. La Bce ha deciso con una mossa a sorpresa di tagliare i tassi dello 0,50%, portandoli al 2%, il minimo storico dalla nascita dell'euro. La Banca centrale europea ha anche deciso di tagliare i tassi sui depositi di un punto portandoli all'1%.

CALO - Nell’ultima riunione del 2008 la Bce aveva varato la più consistente riduzione dei tassi mai decisa in un colpo solo, 0,75 punti in meno che ha seguito altri due tagli, in entrambi i casi da mezzo punto percentuale.
 

 Il presidente della Bce Jean-Claude Trichet (LaPresse)

Il presidente della Bce Jean-Claude Trichet (LaPresse)

Lo scorso 8 ottobre, in reazione all’aggravarsi della crisi finanziaria - ora chiaramente estesa a tutta l’economia reale - la Fed, la Bce, la Bank of England e altre delle maggiori banche centrali mondiali avevano deciso un taglio simultaneo dei rispettivi tassi di riferimento per mezzo punto percentuale. Da allora hanno proseguito in ordine sparso. Negli Stati Uniti la Federal Reserve ha proseguito a ridurli aggressivamente, fino ad azzerarli quasi del tutto, da alcune settimane mantiene una forchetta di fluttuazione simbolica tra zero e 0,25 punti. La scorsa settimana si è nuovamente mossa la Banca d’Inghilterra, anch’essa molto decisa in precedenza, con un taglio da mezzo punto che ha portato i tassi per la sterlina all’1,5 per cento, segnando un nuovo minimo sugli oltre tre secoli di storia di questa istituzione.

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TRICHET - « Gli ultimi dati disponibili relativi ai mesi di novembre e dicembre indicano un ulteriore peggioramento dell'economia di Eurolandia. Le pressioni inflazionistiche di Eurolandia sono scese ulteriormente, anche se i rischi per la stabilità dei prezzi nel medio e lungo termine continuano ad essere bilanciati. Non è nostra intenzione ritrovarci in una trappola della liquidità» ha dichiarato il presidente della Bce, Jean-Claude Trichet. Le statistiche recenti indicano un «significativo rallentamento» per l'economia di Eurolandia dovuto ad una «intensificazione dell'instabilità finanziaria», e ciò «durerà per un periodo prolungato» ha spiegato Trichet. « «Le pressioni inflazionistiche sono diminuite» ha detto ancora il presidente della Bce secondo il quale però «i tassi d'inflazione fluttueranno fortemente» e «ci aspettiamo che l'inflazione riprenda a salire nel secondo semestre dell'anno».
Poi Trichet si è soffermato sulla possibilità di un ulteriore taglio dei tassi nei prossimi mesi: «Oggi i tassi sono al 2%. Non abbiamo mai detto che sia il limite e che non li ridurremo ulteriormente». Le stime diffuse in dicembre dalla Bce sulla crescita dell'eurozona sono «troppo ottimistiche» e, per quanto riguarda la crescita «saranno probabilmente sottoposte a una consistente revisione al ribasso in marzo», quando saranno diffuse le proiezioni aggiornate ha poi aggiunto Trichet.

 

Ing taglia 7000 posti di lavoro
Philips licenzierà 6000 dipendenti

Riduzioni di personale in tutto il mondo per il gruppo bancario e assicurativo e il big dell'elettronica

Un'immagine di una celebre campagna pubblicitaria della Ing (Archivio Corsera)

Un'immagine di una celebre campagna pubblicitaria della Ing (Archivio Corsera)

L'AJA (OLANDA) - Il gruppo bancario e assicurativo olandese Ing ha annunciato oggi per il 2009 il taglio di 7.000 posti di lavoro in tutto il mondo, nell’ambito di un piano di riduzione dei costi di un miliardo di euro. Stando ai risultati provvisori, nel 2008 il gruppo ha registrato una perdita netta di un miliardo di euro. Ing aveva ricevuto nel dicembre scorso un prestito di dieci miliardi di euro dal governo olandese.

 

PHILIPS - Tagli di personale in vista anche per il colosso dell'elettronica Philips, che licenzierà 6000 dipendenti in tutto il mondo. La ristrutturazione, ha aggiunto un portavoce, permetterà di risparmiare circa 400 milioni l'anno, a partire dal secondo semestre del 2009, e tutte le divisioni del gruppo verranno coinvolte. Nel 2008 Philips ha registrato una perdita netta di 186 milioni di euro, contro l'utile di 4,16 miliardi del 2007. I ricavi annui sono stati pari a 26,39 miliardi di euro, in calo dell'1,5% rispetto all'anno precedente. Nell'ultimo trimestre del 2008 Philips ha perso 1,5 miliardi di dollari.

CATERPILLAR - Cattive notizie per l'occupazione anche da oltreoceano dove sono in arrivo drastici tagli a Caterpillar, il colosso americano di veicoli industriali e per l’edilizia. Il gruppo ha annunciato che intende tagliare 20 mila posti la sua forza lavoro globale, ritrutturazioni necessarie a far fronte a un anno che si annuncia "molto difficile", secondo quanto riporta un comunicato, e in cui il gruppo prevede una contrazione del 20% sul fatturato.

SPRINT - Anche la compagnia telefonica Sprint Nextel ha annunciato il taglio di 8000 posti di lavoro.

THUN - Anche il rinomato marchio di porcellana ceca Thun, che ha la fabbrica di produzione a Karlovy Vary, licenzierà questa settimana 1.100 dei 1.800 dipendenti, secondo quanto annunciato dal direttore generale Vlastimil Argman. A suo dire, l'industria, che è in stato di crisi dal 10 dicembre, potrebbe essere salvata solo mettendola in vendita. Nonostante la dichiarazione di fallimento dal 10 dicembre, la produzione nell'impianto andrà avanti fino a fine a marzo.

Le Borse chiudono in calo
Mibtel -1,78 per cento

Wall Street in rally con il Dow Jones che chiude a +3,46 per cento
di VITTORIA PULEDDA

Le Borse chiudono in calo Mibtel -1,78 per cento


MILANO - Giornata sull'ottovolante per le Borse europee. Dopo un'apertura in deciso calo (ad un paio d'ore dall'avvio le perdite erano superiori ai due punti percentuali) le cose sono sembrate migliorare in corrispondenza peraltro con i primi segnali della pre-apertura positiva a Wall Street: gli indici hanno così ritrovato il segno positivo, in particolare Francoforte, su dell'1,5% (mentre Piazza Affari ha giocato tutta la seduta con la maglia nera e anche nel momento migliore