Casini, perché attaccare
Berlusconi solo dopo averlo
abbandonato? La domanda di
Mentana sullo speciale de La7
al termine del discorso di
Mirabello è legittima e
illuminante. L’imbarazzo di
Casini – “Ci siamo sbagliati”,
ha spiegato,”pensavamo che
alla lunga il suo agire si
sarebbe normalizzato”. Ricorda
qualcosa? E il mea culpa di
Fini sulla legge elettorale?
“Ho contribuito anch’io alla
porcata” – ammetteva – queste
ammissioni tradiscono
l’opportunismo dei due, tanto
che Di Pietro può dire a Fini
di “non fare il furbo”.
D’altronde, a detronizzare i
leader di regimi autoritari ci
pensano solitamente, in
mancanza o prima delle
rivoluzioni, gli ex alleati;
che però difficilmente sanno
fornire spiegazioni
convincenti, a posteriori, del
perché si siano accorti così
tardivamente degli errori
compiuti. E lo stesso Fini,
che pure ringrazia B. per aver
sdoganato l’Msi trasformatosi
in An, ha ricordato un solo
motivo che possa spiegare
l’abbraccio mortale con colui
che oggi lo espelle dal
partito: fermare, nel ’94, la
“gioiosa macchina da guerra”
di Occhetto. Certo, sulla
macchina non c’era il centro
guidato da Martinazzoli, che
però avrebbe dato vita
all’Ulivo di lì a due anni; ma
davvero il pericolo (quale,
poi?) della gioiosa macchina
da guerra giustifica il regime
di B.?
Difficile che un partito come
quello di Casini, abituato a
votare in base alla
convenienza politica, possa
ricordare di essere stato
parte di un progetto
politico-ideale, e per questo
scusiamo l’incapacità di
fornire una risposta sensata
al perché della tragica
alleanza. Ma lo stesso Fini
non ha voluto ricordare alcun
risultato positivo del suo
(ex) governo, e si è limitato
a dire che l’esecutivo si è
comportato bene (?) in merito
alla crisi economica per poi
sparare a zero, come notava
giustamente Travaglio,
sull’essenza dei principali
provvedimenti presi dai
ministri di B. – in primis la
sciagurata riforma di scuola e
università che di certo non fa
nulla per risolvere il male
che Fini sente al cuore per
quel giovane disoccupato ogni
quattro.
Un governo senza politica
industriale, che ha tradito il
suo orientamento liberale, e
ha promosso politiche
insensate, come spiega lo
stesso Fini (federalismo,
riforma della giustizia,
ecc.), e che anzi ha di fatto
favorito il sorgere di cricche
e illegalità di ogni tipo.
Fini non può certo ricordare
con merito, alla luce delle
sue posizioni attuali, la
legge Bossi-Fini
sull’immigrazione e quella
Fini-Giovanardi sulla droga.
Ma allora cosa?
Nulla. Resta solo la
distruzione della macchina da
guerra, l’unico risultato
dell’impegno politico di B.
che resterà negli annali.
Vent’anni bruciati, oltre ai
danni irreparabili subiti
dalla democrazia. Un paese
mancato, come direbbe Guido
Crainz. E a subirne le
conseguenze sono proprio i
giovani che preoccupano il
cuore di Fini. Lo sguardo di
Bersani era giustamente
sconsolato, ieri sera. Ora
però anche Bersani sa che il
governo non sa giustificare il
suo operato, e che fare peggio
è impossibile. L’occasione è
irripetibile: il vuoto da
riempire è fortunatamente
enorme. Se solo il Pd
dedicasse un po’ del tempo che
ha perso per difendere i
diritti di Schifani (ma
l’opinione pubblica non ha il
diritto d’interrogare la
seconda carica dello stato
sulle accuse che gli sono
state rivolte?) a costruire un
programma e un’alleanza, la
gioiosa macchina, non da
guerra ma da governo, potrebbe
finalmente vincere la sua
corsa. Ma qual'è il retroterra
ideologico di Fini?? Oggi
appare oscuro, ma non è
proprio così. Ecco i suoi
figliastri rinnegati:
Contrariamente alla crisi ideologica del mondo che
si rifaceva al marxismo,
liquefattosi soprattutto per
il tracollo economico della
nazione di riferimento
principale,ovvero l’URSS, il
mondo che a vario titolo si è
rifatto al nazi-fascismo ha
goduto paradossalmente di un
mito che sembra eternarlo:
ovvero dal fatto che l’Asse
(Nero) sia stato distrutto
totalmente sul campo,morendo
combattendo fino all’ultimo.
Questa tensione
all’autodistruzione ha finito
per avvolgere i sinistri
protagonisti di un alone
mefitico
irresistibile,surreale, cosa
che il mondo sovietico, con la
sua liquidazione,non ha
lasciato ai posteri. Tuttavia
l’esistenza di questo mondo
nero sotterraneo non si lega
solo a fattori psicologici,
ideologici e filosofici. Si
tratta di un magma scomposto
che si decompone e ricompone
in numerose salse e sigle
tenuto in vita anche dalla
politica internazionale degli
Stati Uniti d’America
all’indomani della fine della
Seconda Guerra Mondiale. Nel
biennio 1947-1949 infatti gli
USA iniziarono una
accelerazione della
conclusione del processo di
denazificazione, fretta dovuta
alla crescita incontrastata
del comunismo internazionale.
Gli analisti statunitensi
realizzarono che le condizioni
economiche regredite dalla
guerra e dalla successiva
occupazione erano agenti di
crescita comunista, così
imposero una sostanziale
modifica della politica
americana aiutando l’Europa ed
il Giappone a divenire partner
economici pro statunitensi di
primissimo piano. In questo
modo quando Mao nell’ottobre
del 1949 dichiarava conclusa
la guerra civile in Cina con
la definitiva vittoria
comunista, in Europa gli
statunitensi procedevano alla
realizzazione dell’OECE,
l’Organizzazione Economica
Europea per la Cooperazione,
del Patto Atlantico,
l’alleanza politica tra Europa
ed USA (4 aprile 1949), ed al
Consiglio d’Europa ( 5 maggio
1949) che doveva coordinare
l’attività dei vari stati
d’Europa che erano entrati
nell’alleanza Atlantica.
All’interno dei vari passaggi
il ritiro delle forze di
occupazione alleate dalla
Germania dava vita alla
Repubblica Federale Tedesca.
La parte occidentale della
Germania quindi ritornava
sovrana chiudendo nel 1949 la
denazificazione che era
iniziata col processo ai vari
gerarchi nazisti. Insomma di
fronte alla nuova dottrina del
contenimento comunista,
l’opera di pulizia fu lasciato
incompiuto, incompleto
permettendo, ad esempio, a
qualcosa come 80.000 nazisti
di riparare in altri lidi,
come il Sud America e
l’Africa, mantenendo vivo,
come detto, questo magma
sotterraneo oscuro.
Pomeriggio del 01 maggio 1945. I cadaveri di Hitler,
Eva Braun, Joseph e Magda
Goebbels bruciavano a Berlino,
ma in parecchi si erano
scavati una fuga in grande
stile dall’ultimo bunker del
Fuhrer. Il giornalista
argentino americano Uki Goni
ha recentemente rintracciato
la rete d’uscita nazista
spulciando nella filiale di
Marktgasse a Berna, in
Svizzera. Gli elvetici
giocarono per tutto il
conflitto su una miriade di
tavoli. Da una parte
chiudevano il conflitto in
Italia attraverso
l’avvicinamento del generale
SS Wolff,comandante in capo
dell’Italia occupata dalla
Germania nazista, dall’altra
accompagnavano i nazisti
all’uscita. Nella rete
purtroppo rientrava anche lo
stato di Dio in terra, una
commistione che la curia
naturalmente tiene ben
nascosta nei suoi millenari
archivi. D’altra parte anche
il demonio è, teologicamente,
una creatura di Dio. Così
nella cattolicissima
Argentina, una delle sedi
d’arrivo principali per i
nazisti in fuga, il presidente
Peron dissertava amabilmente
col “dottor morte” Mengele
sopra vivisezione e mutazioni
artificiali dei caratteri
esteriori che il “dottore”
aveva cercato di creare ad
Auschwitz tra il 1943 ed il
1944. L’importante colonia ivi
stanziata non diede seguito ad
una deriva ideologica
esplicita nazistoide. Il
peronismo certamente non si
presentava e non si presenta
come una ideologia. Esso è più
che altro un guazzabuglio di
tante anime tenute insieme da
una figura carismatica. Più
attive in Europa le ex SS
radunatesi intorno alla figura
di Thiriart che fondava la
Jeune Europe, una delle
internazionali nere che in
Italia radunò formazioni come
Ordine Nuovo e Quaderni Neri
che avevano tra le loro file
personaggi come Gaudenti,
futuro fondatore di Rinascita
Nazionale e , Claudio Orsi,
nipote di Cesare Balbo, nonché
Marcantonio Bezichieri,
dirigente di Fiamma Tricolore.
Questa sezione vide poi la
fuoriuscita dei cosiddetti
Nazimaoisti, infiltratisi
nella sinistra extra
parlamentare entro l’ampia
cornice della strategia della
tensione italiana. In Jeune
Europe a sua volta sorse il
filone comunitarista, una
sorta di idea mondialista euro
asiatica, un guazzabuglio di
idee sociali pseudo
sinistrorse che in Italia
presero piede all’interno del
Fronte Nazionale di Adriano
Tilgher che andò a realizzare
la rivista Rosso è Nero
affiliata al Partito
Comunitarista Nazional Europeo
sorto in Belgio nel 1984.
Definitisi comunitari,
propugnavano una preservazione
dell’identità radicata sul
territorio anche attraverso
l’intervento sociale dello
stato. Un razzismo patinato,
meno cruento: al posto delle
camere a gas e dello Zyclon B,
muri sopra i mari, schedature
dei migranti, ghettizzazione,
scorporo delle identità,
giustapposizione: “Noi andiamo
a vivere presto in comune la
nostra vita e la nostra
rivoluzione! Una vita
comunitaria per la pace, per
la prosperità spirituale, per
il socialismo.” ( 107, Da un
discorso di Adolf Hitler al
Reichstag del 1937) La
deriva ideologica nazi
fascista sembra incanalarsi
entro la liquidazione del
mondo sovietico avvenuta nel
1989. La disintegrazione della
contrapposizione per blocchi
ha dato spazio a nuove
interpretazioni storiche ed
ideologiche nelle quali tutto
si confonde soprattutto entro
gli schieramenti politici post
democratici sempre più
espressione di marketing
sociali tesi a raccogliere i
consensi più disparati
saccheggiando l’intero spettro
politico da sinistra a destra.
A livello teorico tuttavia la
commistione tra socialismo in
un solo stato e nazional
socialismo non sembra un
assurdo come dimostrò lo
stesso Hitler quando scelse il
suo vessillo ( 108, cfrt. A.
Hitler, Mein Kampf ) Dalle
teorizzazioni anti
imperialiste di Rathenau, in
Germania circolavano parecchi
libelli nazional comunisti
come quelli di Laufenberg (
109, cit. in G. Buonfino,
Teatro Totale, Massenspiel,
Chorspiel in AA.VV.
Avanguardia Dada Weimar,
Venezia, 1978, pag. 36-37)
ritenuti responsabili, da
parte di una certa
storiografia, di quella cesura
di opposti estremismi
responsabile del crollo di
Weimar. In realtà in Germania
le opposte fazioni si
fronteggiavano con violenza ed
alla social democrazia si deve
semmai il fallimento della
costruzione di un socialismo
di stato in grado di eliminare
le contraddizione tra capitale
e lavoro. Contraddizione che i
nazisti seppero occultare
grazie all’opera di elementi
filo sovietici: i fratelli
Strasser, come visto nel
secondo capitolo del presente
libro, e Muchow ( 110, cfrt.
D. Diotti, I Momenti del
Nazismo, Roma, 2006) ( 111,
Muchow leader della
Nationalsozialistiche betriebs
Zellen Organization, morì in
circostanze oscure nel
settembre 1933) che seppero
sfruttare ampiamente una
composizione sociale dell’NSDAP
costituita per ¾ da operai
dequalificati, lavoratori
industriali ed agricoli. Un
nucleo molto forte e
sfuggevole,tanto che in
parecchi casi avveniva il
balzo dall’altra parte. (112,
cfrt. Sergio Bologna, Nazismo
e classe operaia, 1933-1993,
Milano 1994) Hitler
naturalmente aveva pianificato
un’altra direzione per l’NSDAP
ed una volta giunto al potere
spazzò via tutte quelle teste
che andavano in direzione
opposta:”Fra le SA, le camicie
brune, il cui capo era Ernt
Rohm, si era fatta largo l’dea
di una “seconda rivoluzione” ,
si denunciava il sussistere
nel Reich di gruppi
reazionari, che erano quelli
della destra, e una combutta
di Hitler con i baroni
dell’esercito e
dell’industria. Ebbene il 30
giugno 1934 valse
essenzialmente come
troncamento di questa corrente
radicalista del partito e di
un suo supposto complotto.” (
113, cit. in J. Evola, Note
sul III Reich, appendice in
AAVV., il fascismo visto dalla
destra, Roma, pag. 160-161) La
commistione destra sinistra
ci riporta alle dichiarazioni
di P. Drieu La Rochelle: “
Quando la vittoria non
toccasse al tripartito, i più
dei fascisti veri che
scampassero al flagello
passerebbero al comunismo, con
esso farebbero blocco. Sarebbe
allora varcato il fosso che
separa le due rivoluzioni.” (
114, cfrt. P. Drieu La
Rochelle,Italia e civiltà,
1944) Thiriart, come visto,
riprese il discorso negli anni
sessanta. Il suo social
nazionalismo allargato
all’idea di una Europa anti
americana si frammischiava con
stalinismo, titismo, maoismo
fino a giungere alla
realizzazione del Partito
Comunitarista Europeo. La
corsa sfrenata di questa
ibrida ex SS terminò nel 1970,
quando vennero meno i
finanziamenti economici per la
realizzazione sul campo di una
falange armata. In Italia la
spinta social nazionale fu una
diretta diramazione della
socializzazione voluta da
Mussolini. Questo filone
prendeva quota anch’esso negli
anni sessanta col fallimento
del tentativo dell’MSI di
entrare nel governo ( n.d.r.
Il disastroso governo Tambroni).
L’ala social nazionale si
ricollegava al concetto di
Europa come bastione anti
americano presagendo uno
svincolo dalla Nato, un
riarmo, una moneta unica, un
sistema economico dai forti
accenti autarchici. Durante la
visita in Italia di Nixon, i
social nazionalisti
diffondevano questo volantino:
“ La civiltà europea, la
nostra nazione, non ha bisogno
di bandiere stellate. Se la
democrazia puttaniera ha
accettato una volta la
liberazione, adesso è ora di
finirla. Diamo il benservito
all’alto protettore americano.
Dimostriamo che l’Europa, da
Brest a Bucarest, è in grado
di difendersi da sola con le
sue forze economiche e
militari e, quel che più
conta, di riprendere con
energie morali e rinnovata
coscienza politica il suo
posto alla guida del mondo”.
L’azione dei social
nazionalisti si doveva
comunque trasformare col
riflusso e la fine delle
agitazioni del 1968-69. Erano
sorti agli estremi ideologici
collusioni con apparati di
stato ultra conservatori e
filo americani e con la
nascita del Partito Quadri
Armato social-nazionale la
deriva era verso la
delinquenza al più alto
livello. In mezzo si pose
Lotta di Popolo. Franco Freda
così li stigmatizzò: “La
formula paradossale del Nazi
Maoismo , non del tutto falsa,
ma anche non del tutto
giustificata, permette di
scindere i suoi elementi
costitutivi, perché i
comunisti mirano a rilevare
l’aspetto nazi per
terrorizzare i compagni e i
neofascisti mirano ad
evidenziare gli aspetti
maoisti per impaurire i
camerati.” Lotta di Popolo
social nazionale usciva dalla
decisione di farsi movimento (
di contestazione) all’interno
dell’eterno nostalgismo
dell’MSI. Gli elementi
estremisti dell’MSI erano
stufi dell’immobilismo post
repubblichino e volevano
riplasmarsi sopra la nuova
realtà che andava formandosi.
Deus ex Machina di tutto ciò
era l’eterno Thiriart che
proprio in Italia ebbe
numerosi seguaci. Giovane
Nazione di Antonio De Bono e
Spartaco Paganini, Movimento
Politico Ordine Nuovo e
Quaderni Neri di Salvatore
Francia risulteranno essere i
recapiti italiani di Jeune
Europe. I militanti di Lotta
di Popolo raccontano di
scontri di piazza contro gli
stessi picchiatori dell’MSI,
tuttavia il fenomeno social
nazionale sembrava non aver
avuto particolare rilevanza a
causa della profonda
ambiguità, cosa che tuttavia
non impedì la realizzazione di
una organizzazione sfruttando
il terreno ideologico prodotto
dalla rivoluzione culturale in
Cina: “ Il mondo si muove e
noi non stiamo fermi.
Ovviamente non è solo un nome
che cambia ma è tutta una
prassi che si va perfezionando
…”. ( 115, da un volantino di
Lotta di Popolo rinvenuto a
Pisa il 27 aprile 1969) Il
grimaldello maoista veniva
abbandonato nel 1971: “
Occorre che i pochi elementi
lucidi dei gruppi marxisti
leninisti si scrollino dalla
testa le proprie illusioni e
le proprie superficialità…E’
ormai un dato di fatto che la
maggior parte degli operai è
del tutto integrata nella
borghesia e ne ha accettato
completamente la concezione
mercantile e consumistica
della vita. La realtà è ben
diversa e lontana dalle
analisi di classe tanto di
moda in questi tempi: lo
stesso comunismo ha dimostrato
in ogni tempo che le proprie
possibilità di consolidarsi si
sono sempre identificate con i
potenti imperativi di un
popolo: lo capì per primo
Stalin sia russificando il
comunismo malgrado
l’opposizione subito stroncata
di Trotzky, sia ricorrendo
agli istinti nazionali del
popolo russo…E’ proprio questo
potente richiamo alla comunità
nazionale di un popolo che è
riuscito a modellare delle
incerte istanze di libertà
dallo sfruttamento economico o
razziale, in lotta armata
contro gli oppressori.” Poi si
precisa:” Bisogna abituare le
masse ad una lotta permanente
ed alla diffidenza sistematica
nei confronti di tutto ciò che
è ufficiale e tipico di questa
società e di questa cultura…La
lotta rivoluzionaria pertanto,
contro ogni giudizio negativo
basato sul metro del costume
borghese o
sull’interpretazione borghese
del diritto e della morale,
possiede un alto contenuto
etico”. Lotta di Popolo Social
Nazionale cedeva il fronte
ideologico all’ulteriore
riflusso del 1977. I
fuoriusciti ed i “cani
sciolti” . Tra questi “cani
sciolti” abbiamo Walter
Maggi,scomparso per
overdose nel maggio 2007. Al
cospetto di qualche parente
infastidito dai simboli pagani
e dai saluti fascisti, a
Milano, il 30 maggio 2007, di
pomeriggio, presso la camera
mortuaria dell’obitorio di via
Ponzio, in zona Città Studi,
una piccola folla di un
centinaio di camerati si è
ritrovata per rendere
l’estremo saluto a Walter
Maggi, quarantaduenne figura
di rilievo del variegato
panorama del neofascismo
milanese, già dirigente del
Fronte sociale nazionale di
Tilgher, poi del
Movimento dei socialisti
nazionali(ex Lotta di popolo
social nazionale). A
rendere omaggio al feretro,
prima della traslazione della
salma al cimitero di Lambrate,
dove sarebbe stata cremata,
anche Adriano Tilgher, il
segretario del Fronte sociale
nazionale, giunto
appositamente da Roma, e
persino Stefano Delle
Chiaie, il “grande
vecchio” del neofascismo
italiano, attorniato da alcuni
amici calabresi. Il Fronte
sociale nazionale, una
specie di reincarnazione di
Avanguardia nazionale (insieme
a Ordine nuovo la maggiore
organizzazione dell’estremismo
di destra fra gli anni
Sessanta e Settanta, sciolta
nel 1976 per ricostituzione
del partito fascista), al di
là dalle apparenze, è tuttora
diretto da Stefano Delle
Chiaie, detto “caccola” per la
sua bassa statura, inquisito e
assolto per la strage di
piazza Fontana e alla stazione
di Bologna, ma soprattutto al
servizio, in ben 17 anni di
latitanza, del franchismo
spagnolo, del generale Augusto
Pinochet in Cile e di altre
svariate dittature
sudamericane. Spalla a spalla
con Tilgher e Stefano Delle
Chiaie: Marco De Rosa e
l’italo-argentino Attilio
Carelli, storici esponenti
della Fiamma tricolore;
l’onorevole Paola Frassinetti,
deputata di Alleanza
nazionale; Marco Clemente e
sua moglie, Roberta Capotosti,
entrambi dirigenti di An;
Fabrizio Fratus ( 1b-
“Fabrizio Fratus, ex Fiamma
tricolore, molto legato a
Lino Guaglianone ,tra gli
uomini simbolo di questa
destra dura che vuole tornare
a farsi sentire a Roma contro
il rientro nei ranghi imposto
da Alemanno. Lino
Guaglianone, ex terrorista dei
Nar (Nuclei armati
rivoluzionari), ora ricco
commercialista e imprenditore,
proprietario della palestra
Doria in via Mascagni a
Milano, una figura importante
di raccordo fra la destra
radicale e gli
“istituzionalizzati” aennini e
ora tornato nei ranghi di An.
«Non mi riconosco in Cuore
nero - spiega Fratus - ma
colpendo loro hanno colpito
tutta la destra.”(Fratus si
riferisce alla distruzione del
Centro Sociale di Roberto
Jonghi Lavarini sito in Viale
Certosa a Milano, non più
tardi di un anno fa ancora
segretario dell’onorevole
Daniela Santanchè; Roberto
Jonghi Lavarini, chiamato il
“Barone nero”, già presidente
per Alleanza nazionale al
Consiglio di zona 3 : Jonghi
Lavarini fondatore di Cuore
Nero a Milano. «Tra i
simpatizzanti di Cuore nero ci
sono giovani borghesi della
Milano bene e proletari figli
del popolo, uniti
dall´appartenenza alla
comunità ideale della
destra»). L´autoritratto
sconfina in una retorica un
po´ comica: «Siamo giovani
romantici, arditi, futuristi,
dannunziani, pazzi e poeti:
avanguardia e tradizione,
siamo come i 300 spartani
delle Termopili, una falange
formidabile, una testuggine
invincibile».
Dice cose così, il trentaquattrenne Jonghi Lavarini,
e le dice da quando stava
ancora in An: dieci anni fa,
da presidente del consiglio di
Zona 3, teneva in bella mostra
nel suo ufficio un ritratto di
Mussolini in uniforme col
braccio destro teso nel saluto
romano. Una delle tante
intemperanze, neppure la più
tosta, che gli costò
l´allontanamento dal partito.
Adesso si fa chiamare "Barone
nero", senza più imbarazzi. Ed
è senz´altro a se stesso che
Jonghi Lavarini pensa quando
traccia le coordinate della
galassia dell´estrema destra
milanese raccolta attorno al
centro culturale devastato da
un´esplosione. Lui è un (ex)
«giovane borghese della Milano
bene», mentre a rappresentare
i «proletari figli del popolo»
dovrebbe essere l´altro
partner della strana coppia
che si è messa in testa di
riunificare tutte le anime del
neofascismo in questo negozio
a un passo dal Monumentale:
Alessandro Todisco, per tutti
Todo,l’ultras dell’Inter.
Poi abbiamo il nobile Tommaso Staiti di Cuddia
delle Chiuse, segretario
della federazione missina fra
la fine degli anni Settanta e
l’inizio negli anni Ottanta,
più volte deputato oggi capo
del Movimento
NazionalPopolare, e
Marco Valle, storico
dirigente del Fronte della
gioventù, poi nella Fiamma
tricolore e nel Movimento
sociale europeo, oggi nella
commissione di garanzia
cittadina di Alleanza
nazionale. Stefano Di
Martino, vice presidente
del Consiglio comunale
milanese e dirigente nazionale
di An, non potendo
intervenire, aveva inviato un
suo messaggio, ricordando la
lunga militanza in comune con
lo scomparso. Più che un
funerale, quasi un’istantanea
dell’estrema destra milanese,
in bilico tra una miriade di
gruppi, Alleanza nazionale, ma
anche frange della malavita
organizzata. Dal saluto a
Walter Maggi si dipana tutta
la storia fisica del
sottobosco neofascista che nel
1995 Pino Rauti cercò di
coagulare in Fiamma Tricolore
all’indomani della svolta di
Fini a Fiuggi dell’anno
precedente. Lo spazio di una
breve stagione presto
naufragata in furibondi
litigi, espulsioni e
scissioni. Anche a Milano. Nel
capoluogo lombardo sono due le
aree di riferimento: da un
lato, Forza nuova con
un patto d’alleanza con
Azione sociale di
Alessandra Mussolini, il
Fronte sociale nazionale di
Tilgher(ex Avanguardia
Nazionale) e il
Movimento sociale-lista
Rauti(ex Ordine Nuovo)
fuoriuscito da Fiamma
Tricolore, dall’altro, la
Fiamma tricolore. Capo
indiscusso di Forza Nuova in
Milano è Duilio Canu, ex
fondatore e leader di Azione
skinhead,il cui striscione
campeggiava in Curva Nord
interista negli anni ottanta,
organizzazione sciolta
d’autorità nel 1993 per
istigazione all’odio razziale.
Con lui anche il vecchio
Sergio Gozzoli, a 14 anni
nella Rsi, e Don Giulio Tam,
prete fascista ordinato a suo
tempo dallo scismatico
monsignor
Lefebvre(Recentissima la
feroce polemica interna alla
Chiesa Cattolica in relazione
al pacchiano errore di Papa
Benedetto XVI di riaccogliere
i preti scismatici
lefebreviani negazionisti
dell’Olocausto). Azione
sociale, l’ultima creatura di
Alessandra Mussolini, è invece
guidata da Roberto Giacomelli,
“maestro” di arti marziali in
una nota palestra, la
Bulldog’s Gym, situata in una
traversa di viale Monza. Poche
decine di elementi. Con loro,
comunque, candidato alle
ultime elezioni politiche,
anche Lino Guaglianone, ex
terrorista dei Nar (visto in
precedenza con Fratus). Il
Fronte sociale nazionale,
venti militanti in tutto, dal
canto suo, non si è ancora
ripreso dalla pesantissima
vicenda dell’assassinio di
Alessandro Alvarez, un
giovane neofascista cresciuto
nell’organizzazione, freddato
con tre colpi di pistola a
Cologno nel marzo del 2000,
sullo sfondo di non mai
chiariti traffici con la
malavita organizzata.
Praticamente inesistenti,
infine, i fedelissimi dell’ex
capo di Ordine nuovo Pino
Rauti, appena una
decina,raggruppati intorno al
Movimento Sociale lista Rauti.
In forte
ascesa, invece, sull’altro
versante, la Fiamma tricolore,
solo un centinaio di iscritti,
ma con forti intrecci ormai
consolidati con alcuni gruppi
giovanili legati al circuito
Hammerskins.
Da qualche tempo questa
formazione sta tentando di
importare anche a Milano
l’esperienza romana delle Onc
(Occupazioni non conformi) e
delle Osa (Occupazioni a scopo
abitativo, ovviamente “solo
per italiani”), lanciando a
livello locale temi come il
“mutuo sociale”. L’immaginario
utilizzato è di tipo
movimentista, fortemente
aggressivo e violento. Forti i
legami con alcune frange
ultras delle curve, sia
dell’Inter che del Milan, di
cui parleremo (Nel corso del
2008 tuttavia forti dissidi
interni porteranno ad un
progressivo ridimensionamento
di Fiamma Tricolore: la
fuoriuscita di Cuore Nero, di
Blocco Studentesco e dell’area
Hammer…).
In mezzo, per
così dire, gli aderenti al
Movimento nazionalpopolare di
Tommaso Staiti di Cuddia,
un piccolo gruppo con buone
risorse economiche situato
presso la sede
degli ex
repubblichini dell’Unione
nazionale combattenti in via
Rivoli; il Movimento dei
socialisti nazionali, a cui ultimamente era approdato anche Walter
Maggi, nell’orbita del
quotidiano Rinascita Nazionale
e dell’omonimo gruppo (animati
da Ugo Gaudenzi, inizialmente
utilizzando lo stesso stemma
delle Ss italiane), e della
rivista Uomo Libero di Piero
Sella, conosciuta per le sue
tesi razziste e antisemite.
Non più di trenta, comunque, i
militanti di questo
raggruppamento, su posizioni
marcatamente antimperialiste e
filo-islamiche. A fare da
ponte tra queste sigle e
Alleanza nazionale,
la cosiddetta
“Destra per Milano” di Roberto
Jonghi Lavorini fondatore del
Centro Sociale Cuore Nero
assieme all’ultras dell’Inter
Todisco, ancora una volta nella
lista di An alle ultime
elezioni comunali. Jonghi
Lavarini, aderente alla
“Fondazione internazionale
generale Augusto Pinochet”,
per anni collaboratore
dell’agenzia investigativa Tom
Ponzi, per la quale si è
occupato soprattutto di
“infedeltà e devianze”, da
anni si vanta di intrattenere
relazioni con i neonazisti
tedeschi dell’Npd. A tenere
i contatti fra tutte le
diverse famiglie dell'estrema
destra, il Comitato per Sergio
Ramelli, alias “I camerati”,
dicitura con cui solitamente
si firmano i manifesti. Una
sorta di coordinamento
milanese, ora presieduto, dopo
la morte di Nico Azzi, da
Luca Cassani detto “Kassa”,
inquisito nel 1997 per
l’accoltellamento di un
consigliere comunale del Prc,
poi successivamente
prosciolto,attualmente uno dei
capi bastone dei milanisti
Guerrieri Ultras Curva Sud.
A questa struttura di
collegamento continuano a dare
il proprio contributo anche
altre storiche figure
dell’estremismo nero: Remo
Casagrande, notissimo
picchiatore degli anni
Settanta, Cesare Ferri,
accusato e poi assolto per la
strage di piazza della Loggia
a Brescia, e Maurizio
Murelli, condannato in
concorso con Vittorio Loi
per aver ucciso nel 1973 un
poliziotto a Milano, colpito
al petto dal lancio di una
bomba a mano durante i
disordini seguiti a una
manifestazione dell’Msi.
Nico Azzi, per la cronaca,
apparteneva al gruppo de La
Fenice, la sezione
milanese di Ordine nuovo.
Rimase ferito dall’esplosione
del detonatore, il 7 aprile
1973, nella toilette del treno
Torino-Roma mentre tentava di
innescare un ordigno a tempo,
composto da due saponette di
tritolo da mezzo chilo l’una,
che avrebbe certamente fatto
una strage. Le modalità di
svolgimento dei suoi funerali,
nel gennaio scorso,
suscitarono più di qualche
protesta, soprattutto per il
luogo dove fu officiato il
rito funebre: la basilica di
Sant’Ambrogio, dedicata al
patrono della città, dove tra
fasci littori e croci celtiche
Nico Azzi fu accompagnato nel
suo ultimo viaggio, presente
il vicepresidente di Alleanza
nazionale Ignazio La Russa, da
due schiere di camerati
intenti a salutarlo
romanamente. Da questo
crogiuolo, di storie e
percorsi, ha preso corpo anche
il nuovo progetto di “Cuore
nero”. L’inaugurazione di
“Cuore nero” era stata a
lungo preparata, anche con
ripetuti incontri, in
particolare con Gabriele
Adinolfi, uno dei fondatori di
Terza posizione, gruppo
eversivo della seconda metà
degli anni Settanta, ed oggi
mente pensante di casa Pound a
Roma, il principale centro
sociale dell’estrema destra
capitolina. Non a caso, in
questi ultimi mesi, Adinolfi
era stato più volte visto a
Milano, insieme al figlio
Carlomanno, ospite a casa di
Maurizio Murelli a Cusano
Milanino. In prima fila a
gestire l'operazione erano
stati chiamati Roberto Jonghi
Lavarini e soprattutto
Alessandro Todisco (già
condannato per istigazione
all’odio razziale nell'ambito
dello scioglimento a Milano di
Azione skinhead e coinvolto in
diverse aggressioni), in grado
di mobilitare il giro degli
Hammer e degli ultras: la vera
massa di manovra. LA SETTA
DEGLI HAMMER
Gli Hammer, non
più di un centinaio fra
Lombardia, Veneto e Lazio, si
considerano l’elite del
movimento naziskin.
Strutturati quasi come una
setta segreta,
in modo gerarchico e
piramidale, appartengono alla
rete internazionale degli
“Hammer Skin White Nation” in
lotta nel mondo per la
supremazia della “razza
bianca”. Più difficile di
quanto si pensi potervi
entrare. Gli aspiranti sono
costretti ad una gavetta di
almeno quattro anni e,
successivamente, se ammessi, a
riti di iniziazione. Si parla
di pestaggi di immigrati o di
lotta con il coltello contro
cani da combattimento. Solo
alla fine si potrà essere
“marchiati” da un grosso
tatuaggio con due martelli
incrociati in una parte
visibile del corpo, collo o
avambraccio. Uscirne è
difficilissimo. Chi l’ha fatto
ha dovuto cancellare o
bruciare i tatuaggi e subire
per anni minacce e ritorsioni.
Già sciolti dalla magistratura, una prima volta nel
1998, “per istigazione
all’odio razziale, etnico e
religioso”, gli Hammer a
Milano saranno una ventina, ma
con altrettanti “novizi” in
cerca dei due agognati
martelli. Attorno a loro
ruotano anche altri gruppi,
come gli “Ambrosiana
skinhead”, una ventina di
giovanissimi ragazzi di
periferia, sempre con il
coltello in tasca, assidui
frequentatori di pub, tra via
Ripamonti e il Ticinese, con
più di qualche legame “di
strada” con la malavita
locale. Nella galassia delle
teste rasate, anche cani
sciolti. Tra gli altri, la
banda capitanata dal fratello
di Alessandro Todisco, Franco,
detto “Lothar”, esperto in
arti marziali e plurigiudicato
anche per furto e
stupefacenti, nonché per rissa
allo stadio in occasione di
Inter-Basilea dell’agosto
2004, alla perenne ricerca
di scontri e risse unitamente
a un giro ristretto di amici
tra cui spiccano “il Pirata”,
“Fanter” e “Darietto”. Oggi
“Lothar” si guadagna da vivere
facendo il buttafuori, grazie
all’interessamento di Marco
Clemente di Alleanza
nazionale, già in Forza nuova
ed attualmente esponente della
corrente di Alemanno, di cui
cura i finanziamenti a Milano
e in Lombardia. Si
raggrumarono agli inizi degli
anni ottanta nella rivista
Orion andando a creare due
fazioni: Nuova Azione di
Marco Battarra (*2a) e
Forza Nuova a sua volta
confluita nel Movimento
Antagonista Sinistra nazionale
con all’interno il musulmano
Claudio Mutti, fanatico
cultore della 13° divisione SS
costituita da musulmani
erzegovini che combatterono
contro i partigiani di Tito.
Una buona componente social
nazionale fuoriusciva dai
ranghi di Rauti e del suo
Movimento Sociale Fiamma
tricolore grazie all’opera di
Tilgher(Fronte Sociale
Nazionale). Dalla testata
Fronte nazionale un editoriale
veniva titolato: Rosso è Nero.
Il richiamo era il primigenio
fascismo socialista poi
ripreso nei 600 giorni di Salò,
nonché tutta l’esperienza dei
fratelli Strasser e di
Rathenau ( ndr. Già citati in
precedenza). La deriva
tuttavia era dietro l’angolo:
“ La legione di Osama ( Bin
Laden) raccoglie elementi da
tutte le nazioni arabe, così
come le SS da tutte le nazioni
ariane. L’esaltazione della
spiritualità semita ricorda
l’interesse nazionalsocialista
per la spiritualità ariana,
soffocata nel sangue
dall’intollerante eresia
giudaica, trionfante nella
confusione razziale a Roma
negli ultimi anni
dell’Impero.” Con
l’approssimarsi delle elezioni
politiche del 2001 e sotto il
pesante incalzo della ricerca
di danari, Tilgher si
avvicinava a Rauti e di
conseguenza rientrava
nell’alveo del danaro
forzitaliota-alleanzino
berlusconiano. Rosso è Nero
non ci stava e nei suoi
editoriali inaugurava un
corposo mix di riferimenti
disparatissimi: da Stalin a
Mussolini, dal subcomandante
Marcos a Cafiero. I social
nazionali si ribattezzavano
nuovamente entrando nel
Partito Comunitarista Nazional
Europeo. La tesi si fa
esplicita: “Il comunitarismo è
contrario alla lotta di
classe…Il lavoro sarà il
criterio di valore per
stabilire le nuove gerarchie.
Ai lavoratori migliori non
verranno dati maggiori
guadagni ma posizioni di
potere.” Torna così a
riaffacciarsi il concetto
nazista di “sangue e suolo”.
(* 2°a- link:
http://www.micciacorta.it/articolo.php?id_news=472
)
Il breve percorso storico riportato ci è servito per
porre in risalto quel
frammischiarsi,
quell’impastarsi di idee e
persone che contraddistinguono
un sotto mondo illuminato dal
pallore di luci sotterranee.
Doppia,tripla militanza,
opposti che si intersecano.
Così, ad esempio, i destrorsi
ultras dell’Inter di
Alessandro Todisco, per tutti
Todo, (Ha 35 anni, la
testa rasata, il corpo
tappezzato da tatuaggi e una
fama conquistata sugli spalti
di San Siro come capo degli
Irriducibili dell´Inter. Todo,
da sempre legatissimo agli
ambienti della destra
oltranzista, è stato coinvolto
nell´inchiesta giudiziaria che
portò allo smantellamento di
Azione skinhead, sulle cui
ceneri sono nati gli
Irriducibili. Da qualche anno
ha aperto un negozio, gadget e
abbigliamento a uso degli
ultrà, proprio nella zona
attorno al Monumentale,
dandogli un nome molto
politicamente scorretto,
"Calci e pugni", a parodiare
il "Baci e abbracci" di Vieri
e Maldini. Come tutti i
piccoli astri di questa
galassia nera, Todo era un
assiduo frequentatore della
Skinhouse di via Cannero, alla
Bovisa. Da lì, una sera
d´estate del 2003, partì la
spedizione punitiva che contro
alcuni giovani del centro
sociale Conchetta. Ma il
locale è stato chiuso per
cause di forza maggiore: i
lavori della metropolitana.
«Ci si andava per una birra,
ed era finita lì», racconta
Todo. «Alla Skinhouse non si
faceva politica e anche per
questo abbiamo pensato che
fosse arrivato il momento di
proporre qualcosa di nuovo a
Milano; abbiamo visto giusto,
dopo quello che è successo
l´altra notte: la cosa che ha
più dato fastidio sono stati
gli inviti spediti a tutti
quelli che stanno a destra, da
An a Forza nuova».) si
confondono con i “camerati”
del Milan grazie agli
interessi incrociati di
Giancarlo Capelli, “il barone”
delle Brigate Rossonere, e di
Franco Caravita,leader dei
Boys Ultras nerazzurri. E’
solo la punta di un Iceberg:
mentre sul fronte interista si
sono mantenute, anche sotto la
dirigenza Moratti, influenze e
connotazioni spiccatamente
destroidi, attraverso il
gruppo degli Skins prima e
degli Irriducibili e Viking
oggi, sul fronte milanista da
tempo sia le Brigate Rossonere
che ancor di più i Commandos
Tigre hanno dato una svolta di
tipo razzista al tifo. La
situazione è andata
peggiorando da quando,
nell’ottobre 2005 si è sciolta
la storica Fossa dei Leoni,
ultimo baluardo di un modello
ultras che non ammetteva
compromessi con i vertici
societari e, seppur composta
principalmente da ragazzi di
sinistra, non consentiva si
“politicizzasse” il tifo.
Da allora uno scontro senza
esclusione di colpi ha
iniziato a insanguinare la
“lotta per il potere” della
curva milanista costellandola
anche di aggressioni e agguati
a pistolettate. Diversi i
procedimenti giudiziari
attualmente in corso.
Molti i nomi degli ultras interni alla destra
radicale: il già citato Luca
Cassani, ex Fossa dei Leoni ed
oggi esponente di spicco dei
Guerrieri; l’ex assessore di
Opera e responsabile locale
dell’Associazione culturale
Area COMITATO PER SERGIO
RAMELLI (legata alla corrente
di Alemanno, nonché come visto
collettore finanziario per il
sostegno di tutta la galassia
d’estrema destra), Alessandro
Pozzoli, detto “Peso”, anche
lui già attivo nella Fossa,
poi con i Guerrieri, indagato
per le “guerre intestine”
nella curva milanista e
parente di quell’Alberto
Pozzoli, ex esponente di
spicco della curva interista e
consigliere comunale di
Alleanza nazionale a Opera,
accusato insieme al collega
Ettore Fusco della Lega per
l’incendio, nel dicembre 2007,
delle tende destinate ai Rom.
Nelle scorse elezioni comunali
i Guerrieri Ultras del Milan
hanno sostenuto due candidati
di Alleanza nazionale: Carlo
Fidanza, attuale capogruppo a
Palazzo Marino e Roberto
Jonghi Lavarini, primo dei non
eletti,come visto fondatore di
Cuore Nero,legato a doppio
filo agli Irriducibi
dell’Inter. Un “guerriero”,
Carlo Lasi, finito nei guai
per un tentato omicidio (ha
sparato al suo datore di
lavoro per futili motivi), è
stato persino candidato in An
nei consigli di zona 3 e 4.
Questa alleanza tra curve e
fascisti si è anche
consolidata grazie a Giancarlo
Capelli, storico leader delle
Brigate Rossonere, e Giancarlo
Lombardi, detto “Sandokan”,
dei Guerrieri Ultras, in
rapporti di strettissima
amicizia con Alessandro
Todisco, leader insieme al
fratello Franco “Lothar” degli
Irriducibili interisti.
Ultimamente hanno entrambi
partecipato ad una festa per
la fine dei suoi arresti
domiciliari e prima ancora ai
funerali di Nico Azzi,il
predecessore di Cassani alla
cura del COMITATO PER SERGIO
RAMELLI. I vertici delle curve
dello stadio milanese si
frammischiano spesso e
volentieri sia con i vertici
dell’estrema destra che con
collettori delinquenziali di
medio livello, il cui
fulcro rimane ancora il
quartiere dormitorio di Quarto
Oggiaro. Si parla di
cameratismo, ma non si vede in
loro una effettiva base
ideologica se non quella di
tutelarsi “il territorio” per
la difesa di interessi
specifici (da cui la
scazzottata del derby ad
esempio, tipica mossa per
saggiare il terreno e vedere
se è possibile una
“espansione”….).(
http://www.osservatoriodemocratico.org/page.asp?ID=2884&Class_ID=1004
)
RECENTISSIME (http://infolaspinta.blogspot.com/2009/02/foto-di-gruppo-in-nero-dalla-nuova.html
)
il 30 gennaio 2009/
Il capannone è basso e grigio, delimitato da un
muro, tra due palazzine. Fino
a qualche tempo fa ospitava
una carrozzeria. La via è
senza uscita. Poco oltre i
prati. Siamo alla periferia di
Bollate (Novate-Quarto Oggiaro,questo
è il percorso), a Madonna in
Campagna, in via Alfieri 4. È
qui che il 18 ottobre scorso è
stata inaugurata la nuova
Skinhouse. La precedente
esperienza, in via Cannero a
Milano, nel quartiere Bovisa,
si era conclusa dopo dodici
anni a metà ottobre del 2006,
causa i lavori per l´apertura
della stazione di Dergano
della linea tre della
metropolitana. Anche in quel
caso lo spazio era stato messo
a disposizione da un privato,
una costruzione inserita
nell´area di un'ex officina, e
a nulla erano valse le
proteste dei cittadini che si
erano costituiti in comitato
per chiederne la chiusura a
seguito dei concerti fino a
tarda notte, con naziskin
provenienti da diverse città,
anche dalla Svizzera,con il
contorno di inni fascisti
cantati a squarciagola e
montagne di lattine di birra
ovunque. Eppure proprio da via
Cannero il 7 agosto 2004 era
partita una spedizione di
teste rasate, con magliette
nere con svastiche e aquile
naziste, diretta ai Navigli
dove aveva accoltellato sei
giovani dei centri sociali,
uno dei quali rimasto per
giorni tra la vita e la morte.
Lo stesso pubblico ministero
Luisa Zanetti nella sua
richiesta di custodia
cautelare nei confronti dei
partecipanti al raid
squadristico aveva
sottolineato come la "Skinhouse
di Milano" fosse una "base per
ritrovarsi, per organizzarsi,
per riunirsi, per pianificare
e decidere gli atti aggressivi
e intimidatori (quali risse,
lesioni,danneggiamenti, furti,
devastazioni, incendi)", un
"luogo di partenza per le
spedizioni punitive e per
rifugiarsi al termine delle
stesse" .Il 13 dicembre dello
stesso anno, nel corso di una
perquisizione erano anche
stati sequestrati coltelli,
bastoni, mazze da baseball e
catene.
*THE HAMMERSKIN NATION*
Ad animare la nuova realtà di Bollate, come la
precedente, la setta degli
Hammer, una sorta di circuito
internazionale neonazista, con
sedi anche in Europa in
Inghilterra, Spagna, Francia,
Olanda, Svizzera e Italia,
originata da una costola del
Ku Klux Klan nella seconda
metà degli anni Ottanta a
Dallas nel Texas. Gli
Hammerskins sono da sempre uno
dei più pericolosi e violenti
gruppi dediti al perseguimento
della "supremazia della razza
bianca", i cui militanti negli
Stati Uniti sono stati più
volte accusati e condannati
non solo per aver assaltato
sinagoghe ebraiche o per aver
compiuto brutali pestaggi, ma
anche per l´assassinio di
alcuni ragazzi di colore. Così
è stato nel giugno 1991 ad
Arlington nel Texas, dove tre
aderenti alla Hammerskin
nation (Hsn) uccisero a
fucilate un ragazzino che
aveva avuto il solo torto di
incrociarli, e a Natale dello
stesso anno, a Birmingham in
Alabama, quando un senzatetto
nero fu finito a colpi di
mazza da baseball e di stivali
ferrati. Dopo l´ennesimo
accoltellamento di un giovane
afro americano nel
1999 in California un tribunale penale li definì "una gang
di strada". Ma l´elenco dei
delitti da citare sarebbe
molto più lungo.
*IL DOPPIO MARTELLO*
In Italia la "fazione madre" degli Hammerskin è da
sempre quella milanese. Ora ha
anche riaperto la sede. Una
cinquantina i
militanti,compresi gli
aderenti ad Ambrosiana
skinheads e a Brianza skin,
due gruppi locali ora federati
agli Hammer. Agli Ambrosiana
skinheads fa ancora
riferimento quel Riccardo
Colato, detto "Riki", già
condannato per un raid a Bari,
il 3 gennaio 2006, dove si
trovava in vacanza,contro un
pub frequentato da gay.
Denunciato per discriminazione
razziale e danneggiamenti,
assieme ad altri cinque, ebbe
il foglio di via con l´ordine
di non tornare più nel
capoluogo pugliese per tre
anni. Ogni "fazione" deve
essere composta da almeno sei
membri, ma per diventare
Hammerskin, e cioè entrare in
quella che i suoi promotori
considerano "l´élite
dell´élite" del movimento
naziskin, è necessario seguire
una lunga trafila: essere
presentato da un altro membro
e prestarsi a un periodo di
prova che dura almeno quattro
anni. Successivamente si è
sottoposti a riti iniziatici.
Si parla di pestaggi ai danni
di immigrati e di lotte con il
coltello contro cani da
combattimento. Solo alla fine
si potrà ricevere la toppa e
tatuarsi su una parte visibile
del corpo, collo o
avambraccio, il simbolo con i
due martelli in marcia mutuato
dal film, di cui si rovesciano
il senso e le intenzioni, di
Alan Parker, The Wall, del
1982, basato sulle musiche
dell'omonimo album dei Pink
Floyd. Il doppio martello
nell'immaginario degli
Hammerskin rappresenterebbe
l'arma per abbattere i muri
che proteggerebbero le
minoranze etniche e religiose.
Surreali, in questo contesto,
le dichiarazioni di alcuni
esponenti della Skinhouse
rilasciate a un giornale
locale: "Noi non siamo
assolutamente nazisti e
nessuno di noi ha mai avuto
denunce per aggressioni". Ma è
sufficiente entrare nella
sezione eventi del loro sito
per imbattersi subito
nell´effige di un manifesto
del 1944 utilizzato per il
reclutamento nelle Ss
italiane, seguito da una
locandina dedicata agli"Eroi
della Rsi" che invita a un
pellegrinaggio al Campo X del
Cimitero Maggiore a Milano,
dove sono stati sepolti alcuni
dei più importanti gerarchi
del fascismo, tra gli altri
Alessandro Pavolini e
Francesco Maria Barracu.È
possibile poi visionare un
poster a firma "Italia Hammer
Skinheads"con tanto di saluti
romani, ma anche una foto
scattata in occasione dell´Hammerfest
del 2007, il più importante
raduno internazionale del
gruppo, con la bandiera di
guerra del Terzo Reich con il
doppio martello al posto della
svastica. Fino a qualche tempo
fa compariva anche
l´istantanea di uno striscione
esposto allo stadio di San
Siro in favore della
liberazione di "Norberto",
cioè Norberto Scordo. La
storia è questa: la scorsa
estate, essendo rimasta ancora
vacante la carica dicapo degli
Hammer, dopo la scelta del
vecchio leader Alessandro
Todisco,detto "Todo", di
impegnarsi a tempo pieno in
Cuore nero, si era deciso di
affidare temporaneamente le
redini del gruppo a un
triumvirato. Tra loro anche
Norberto Scordo, già
condannato insieme ai due
fratelli Todisco, Alessandro e
Franco, per aver aggredito a
martellate nel 1992 due
giovani, un ragazzo e una
ragazza di 18 anni, usciti dal
Centro sociale Leoncavallo.
Neanche il tempo di insediarsi
che Scordo, a seguito di
un´altra aggressione ai danni
di alcuni punkabbestia, il 19
luglio, alle colonne di San
Lorenzo, è finito dietro le
sbarre,processato e condannato
a sei mesi per direttissima. È
uscito solo qualche settimana
fa.
*CUORE NERO BREWERY*
L´apertura della nuova Skinhouse a Bollate non è la
sola novità nel panorama
neofascista milanese. Il 6
settembre scorso era stata
anche inaugurata la nuova sede
di Cuore nero a Milano, in via
Pareto angolo via San Brunone,
a pochi passi da viale
Certosa. In realtà si era
trattato solo
dell´allargamento dell´ex
negozio Il sogno di Rohan,passato
da una a due vetrine, con
relativo cambio di insegna.
Una dellesocietà dell´ex Nar
Lino Guaglianone, da sempre
uno dei finanziatori diCuore
nero, aveva infatti acquistato
e messo a disposizione di
Nicoletta Cainero, moglie di
Alessandro Todisco, i locali
attigui. I muri divisori erano
stati abbattuti e si era
provveduto a montare vetri
antisfondamento. Nella
palazzina di fronte, al primo
e al secondo piano,erano state
anche installate alcune
telecamere di sicurezza.
L´idea di costituire una casa
comune per tutte le sigle del
neo fascismo milanese è
comunque da tempo tramontata.
Prima l´incendio doloso,
l´11aprile 2007, dello spazio
ben più capiente affittato in
viale Certosa,quasi sul
piazzale antistante il
Cimitero Maggiore, poi una
serie di contrasti interni,
hanno ridimensionato il
progetto. Particolare peso
hanno avuto in questo senso le
spaccature intervenute nella
Fiamma tricolore con l´uscita
a livello nazionale di
Gianluca "Boccia" Iannone,di
Casa Pound e del Blocco
studentesco, ma anche, sul
fronte opposto, di una
corrente, capitanata dall´ex
commissario della federazione
romana Giuliano Castellino,
vogliosa di far subito parte,
senza anticamere, del
cosiddetto Popolo delle
libertà. A Milano ciò ha
significato, da un lato,
l´entrata di Cuore nero nel
circuito di Casa Pound, ma
anche, dall´altro, la
fuoriuscita di Matteo"Stizza"
Pisoni, il vice di Alessandro
Todisco, e del suo
gruppo,rientrati nell´orbita
di Alleanza nazionale
attraverso la formazione di
Area identitaria Lombardia,
vicina a Carlo Fidanza, il
capogruppo di Anin Consiglio
comunale. Gli Hammer, dal
canto loro, anche in polemica
con Alessandro Todisco, si
erano già precedentemente resi
autonomi. Forse troppa
politica per loro. A seguito
di questi avvenimenti sono
state anche in parte
ridisegnate le gerarchie.
Alessandro Todisco e sua
moglie ora si occupano quasi
solo della gestione del
bar-negozio di via Pareto e
della vendita delle magliette
e dei gadget, mentre si è
fatta largo una nuova figura
emergente. Si tratta di
Francesco Cappuccio, detto
"Doppio malto", ex addetto
stampa de La Destra. Prima
curava una rubrica sul sito
del partito di Francesco
Storace, adesso la fanzine di
Cuore nero, appunto Doppio
malto, una pubblicazione che
nel giugno scorso ha messo in
prima pagina uno skin con
tanto di boccale di birra in
mano, nell´atto di brindare
all´entrata del campo di
sterminio di Auschwitz, dove,
grazie a un fotomontaggio, al
posto della famigerata scritta
"Il lavoro rende liberi",
compariva "Cuore nero brewery",
letteralmente "Birrificio
Cuorenero".A oggi Cuore nero
non raccoglie più di cinquanta
militanti, tra skin,ultras
delle curve e balordi di
periferia, soprattutto
provenienti da Quarto Oggiaro.
Tra loro anche Franco Todisco,
il fratello di Alessandro,
detto "Lothar", sempre
presente allo stadio, sponda
Inter,ma anche gran bevitore,
rintracciabile, dopo una certa
ora, con il suo giro di amici
in alcuni bar di Brera.Il 20
gennaio scorso le abitazioni
di ambedue i fratelli, insieme
a quelle di altri sette ultras
dell'Inter, sono state
perquisite. Così il magazzino
di proprietà di Franco
Caravita, leader dei Boys.
Sequestrati qua e là coltelli,
tirapugni, noccoliere, palle
chiodate, manganelli con
l'effige del Duce, bandiere
con la croce celtica e la
svastica. Nella casa di
Michael Maron, un'appartenente
agli Irriducibili, la faccia
da stadio di Cuore nero, anche
cocaina e un bilancino di
precisione."Todo" e "Lothar"
sono ora sottoposti
all'obbligo di firma
giornaliero. Al centro delle
indagini i disordini dell'11
novembre 2007 (*) a
Milano,seguiti all'uccisione
nei pressi di Arezzo del
tifoso laziale Gabriele Sandri.
Nell'occasione si tentò di
assaltare il commissariato di
San Siro, la caserma dei
carabinieri di via Vincenzo
Monti e la sede Rai di corso
Sempione.
*DIASPORE*
Il piccolo arcipelago dell´estrema destra milanese
vive comunque una fase di
stallo. Forza nuova di Duilio
Canu,ex Skinhead, vivacchia
con le solite iniziative che
si tengono al cosiddetto
Presidio di piazza Aspromonte
31, a metà tra
una sede e un pub. Pochi gli
appuntamenti culturali: uno
dei più pubblicizzati qualche
mese fa, in marzo, riguardava
una "serata in onore" di Leon
Degrelle, l´ex generale belga
comandante ,e poi fuggitivo
una volta che le cose si
misero male, di una Divisione
delle Waffen Ss. È qui,
comunque, che il 17 maggio
scorso gli Hammer hanno potuto
tenere un loro concerto di
nazirock dopo il divieto,
giunto a seguito delle
numerose proteste, di suonare
alla palazzina Liberty. Forza
nuova a Milano ha fatto
ultimamente parlare di sé solo
per alcuni volantini e
striscioni minacciosi nei
confronti degli
extracomunitari,distribuiti a
fine settembre al liceo
linguistico Manzoni di via
Rubattino, in zona Ortica,
confinante con un dormitorio
di proprietà dei"Martinitt",
ospitante una ventina di
ragazzi magrebini e kossovari
fra i 14 e i 18 anni. Ma il
gruppo, ormai composto solo da
una trentina di fedelissimi
guidati da Duilio Canu,
continua a perdere pezzi.
L´ultimo ad andarsene, per far
ritorno, sembrerebbe, alla
Lega nord, è stato Remo
Casagrande, uno dei più famosi
squadristi di Milano negli
anni Settanta. La Fiamma
tricolore e La Destra, nella
quale sta confluendo a livello
nazionale il Fronte sociale
nazionale di Adriano Tilgher,
a Milano città praticamente
non esistono più, anche se
ufficialmente sono ancora
rappresentate rispettivamente
da Attilio Carelli (presente
alle esequie di Maggi) e
Roberto Perticone. In
particolare La Destra, nel
giro di pochi mesi, ha subito
un vero tracollo. A sbattere
la porta per prima è stata,
agli inizi di marzo,Carla De
Albertis, ex assessore
comunale alla Salute, in quota
ad An,silurata nel novembre
2007 dal sindaco Moratti per
la sua opposizione all´Ecopass,
poi Barbara Ciabò, consigliera
comunale passata in novembre a
Forza Italia. In ottobre ad
abbandonare il partito, con un
durissimo comunicato, era
stata invece l´intera
organizzazione giovanile de
LaDestra, Gioventù italiana,
con l´ex responsabile Vincenzo
Sofo in testa. Presenze solo
virtuali sono al momento anche
quelle formatesi a seguito di
questa diaspora, dal Movimento
per l´Italia di Daniela
Santanchè, che aveva lasciato
il partito di Francesco
Storace ancor prima del
congresso di novembre, a La
vera destra del Nord di Carla
De Albertis, per arrivare a
Destra federale, animata da
Carmelo Lupo, consigliere
circoscrizionale di zona
4.Così dicasi per Destra
libertaria di Luciano
Buonocore, uno dei leader
della cosiddetta Maggioranza
silenziosa nei primi anni
Settanta, che nelle ultime
elezioni politiche, pur
essendo tra i dirigenti
nazionale de La Destra,
improvvisamente dopo un
incontro con Ignazio La Russa
lanciò un appello di voto in
favore del Pdl al Senato.
Qualcuno, come Roberto Jonghi
Lavarini, mai smentito, parlò
in un blog d´area di una somma
di 35 mila euro finita nelle
tasche di Buonocore e di un
appalto di MilanoSport a uno
dei figli. Comunità in
movimento, la sigla dietro la
quale si sono aggregati Lino
Guaglianone e il suo gruppo,
dal canto suo, risulta
inattiva dal 28 maggio, giorno
della sua presentazione.
*PATRIA E LIBERTÀ*
Maggiore attivismo mostra, invece, Destra per Milano
di Roberto Jonghi Lavarini, il
"Barone nero", che dopo il
fallimento delle liste de
LaDestra con la Fiamma
tricolore, ha ufficialmente
aderito al Pdl. Lo stesso
Jonghi ha presenziato
nell´ottobre scorso al Lido di
Milano alla festa del Popolo
delle libertà, partecipando
alla cena di gala con Silvio
Berlusconi, al quale ha anche
regalato un libro apologetico
sulla storia della Rsi. Mille
euro a testa per esserci,
cifra non indifferente per chi
come lui solo nel 2005
dichiarava al fisco un reddito
pari allo zero
assoluto.Roberto Jonghi
Lavarini, tra l´altro, è stato
nominato vice presidente di
uno pseudo centro studi
denominato Patria e libertà
(esattamente come
l'organizzazione paramilitare
di estrema destra cilena che,
al soldo della Cia, nel
settembre 1973 sostenne il
colpo di Stato del generale
Pinochet), a sua volta
presieduto da tale conte
Ferdinando Crociati Baglioni,
storico patrizio romano di
fede fascista, segretario
personale di Guido Mussolini,
figlio di Vittorio e nipote di
Benito. Non solo, Jonghi si è
pure incontrato in via
riservata sia con Ignazio La
Russa sia con Piergianni
Prosperini. Una delle ragioni:
le tensioni interne a Destra
sociale, di Paola Frassinetti
e Carlo Fidanza, e ad Azione
giovani, che continuano a
perdere consensi proprio in
favore del"Barone nero",
vissuto ormai come pericoloso
concorrente interno, tanto più
dopo le ripetute dichiarazione
"antifasciste" sia di
Gianfranco Fini che del
sindaco di Roma Gianni
Alemanno.
*SENZA CONFINI*
L´estrema destra milanese, in conclusione, continua
ad essere assai frastagliata e
divisa, ma soprattutto
utilizzata, in alcuni casi,
come ben esemplificato dalla
vicenda Buonocore,
letteralmente comperata a suon
di euro, dalla destra di
governo, in primis Alleanza
nazionale. Molti i fili che
legano ancora questi due
mondi. Legami incentrati a
volte su interessi di modesto
cabotaggio come i voti di
preferenza per entrare in
consiglio comunale, forniti ad
alcuni candidati di An da quei
piccoli serbatoi elettorali
che spaziano dagli ultras agli
ambienti di Cuore nero. Carlo
Fidanza docet. Ma non solo.
Nonostante le impegnative
dichiarazioni di Gianfranco
Fini per cui "chi è
democratico è antifascista",
nell´arco degli ultimi mesi,
tra settembre e ottobre, i
rappresentanti di An a Milano
sono riusciti a proporre di
intestare una via a Giorgio
Almirante, storico leader
missino, già firmatario nel
1944 di bandi per fucilare
alla schiena i renitenti alla
leva dell´esercito
repubblichino, nonché ex
segretario di redazione de La
Difesa della razza, ad
avanzare la richiesta di
traslare al famedio le spoglie
di Carlo Borsani, uno dei
gerarchi milanesi che non
esitava a mettere la propria
firma sul giornalino delle Ss
italiane Avanguardia, a
presentare come gruppo
consiliare nella sede della
provincia un libro dedicato
alla Legione Muti, provocando,
causa proteste, la sospensione
del consiglio in corso.
Proprio a Bollate, invece,
dove ha aperto la nuova
Skinhouse, due consiglieri
comunali, sempre di An, si
sono presentati a una seduta
con le magliette dell´Italia
campione del mondo 1938, nere,
con stemma sabaudo e fascio
littorio. A superare tutti,
comunque, il sindaco di Forza
Italia di Buccinasco,Loris
Cereda, che aveva organizzato
per fine novembre, con il
patrociniodel Comune, un
convegno su Julius Evola, il
massimo riferimento teorico
per il neonazismo italiano.
Solo le pressioni del prefetto
Gian Valerio Lombardi avevano
alla fine fatto saltare
l'iniziativa. I confini tra
tutte le destre a Milano sono
spesso invisibili.