dalla
Gerusalemme Liberata (canto IV, 9-17)
9 - Tartarei numi, di seder più degni
là sovra il sole, ond'è l'origin vostra,
che meco già da i più felici regni
spinse il gran caso in questa orribil
chiostra,
gli antichi altrui sospetti e i feri sdegni
noti son troppo, e l'alta impresa
nostra;
or Colui regge a suo voler le stelle,
e noi siam giudicate alme rubelle.
10 Ed in vece del dì sereno e puro,
de l'aureo sol, de gli stellati giri,
n'ha qui rinchiusi in questo abisso oscuro,
né vuol ch'al primo onor per noi s'aspiri;
e poscia (ahi quanto a ricordarlo è duro!
quest'è quel che più inaspra i miei martìri)
ne' bei seggi celesti ha l'uom
chiamato,
l'uom vile e di vil fango in terra nato.
11 Né ciò gli parve assai; ma in preda a
morte,
sol per farne più danno, il figlio diede.
Ei
venne e ruppe le tartaree porte,
e porre osò ne' regni nostri il piede,
e trarne l'alme a noi dovute in sorte,
e riportarne al Ciel sì ricche
prede,
vincitor trionfando, e in nostro scherno
l'insegne
ivi spiegar del vinto Inferno.
12 Ma che rinovo
i miei dolor parlando?
Chi non
ha già l'ingiurie nostre intese?
Ed in qual parte si trovò, né quando,
ch'egli cessasse da l'usate imprese?
Non più
déssi a l'antiche andar pensando,
pensar dobbiamo a le presenti offese.
Deh! non vedete omai com'egli tenti
tutte al suo culto richiamar le genti?
13 Noi trarrem
neghittosi i giorni e l'ore,
né degna cura fia che 'l cor
n'accenda?
e soffrirem che forza ognor maggiore
il suo popol fedele in Asia
prenda?
e che Giudea soggioghi? e che 'l
suo onore,
che 'l nome suo più si dilati e stenda?
che suoni in altre lingue, e in altri carmi
si scriva, e incida in novi bronzi e marmi?
14 Che sian gl'idoli nostri a terra sparsi?
ch'i nostri altari il mondo a lui converta?
ch'a lui sospesi i voti, a lui sol arsi
siano gl'incensi, ed auro e mirra
offerta?
ch'ove a noi tempio non solea
serrarsi,
or via non resti a l'arti nostre aperta?
che di tant'alme il solito tributo
ne manchi, e in vòto regno
alberghi Pluto?
15 Ah non fia ver, ché non sono anco estinti
gli spirti in voi di quel valor primiero,
quando di ferro e d'alte fiamme cinti
pugnammo già contra il celeste
impero.
Fummo,
io no 'l nego, in quel conflitto vinti,
pur non mancò virtute al gran
pensiero.
Diede
che che si fosse a lui vittoria:
rimase a noi d'invitto ardir la gloria.
16 Ma perché più v'indugio? Itene, o miei
fidi consorti, o mia potenza e forze:
ite veloci, ed opprimete i rei
prima che 'l lor poter più si rinforze;
pria che tutt'arda il regno de gli
Ebrei,
questa fiamma crescente omai s'ammorze;
fra loro entrate, e in ultimo lor
danno
or la forza s'adopri ed or l'inganno.
17 Sia destin ciò ch'io voglio: altri disperso
se 'n vada errando, altri rimanga ucciso,
altri in cure d'amor lascive immerso
idol si faccia un dolce sguardo e un riso.
Sia il
ferro incontra 'l suo rettor
converso
da lo stuol ribellante e 'n sé
diviso:
pèra il campo e ruini, e resti in
tutto
ogni vestigio suo con lui distrutto. -