1) Spiegate il senso letterale ed originario dei due termini (Medioevo e Rinascimento) con i quali ancora oggi indichiamo due epoche storiche diverse.

 

Rinascimento significa letteralmente “nuova nascita”, e ciò che nasce nuovamente, nella coscienza dei contemporanei che definiscono in tal modo la propria età, è la grandezza della civiltà classica. Pertanto gli stessi uomini del Rinascimento cominciano a chiamare Medio-evo (cioè, “età di mezzo”), l’epoca, ritenuta di decadenza, che sta in mezzo fra l’età classica e l’età a loro contemporanea.

 

2) Spiegate per quali aspetti si può dire che Machiavelli è un autore del Rinascimento.

 

In quanto separa la politica dalla morale, Machiavelli esprime una nuova mentalità (rinascimentale) che riconosce ed afferma l’autonomia delle singole discipline (laddove nel Medioevo ogni conoscenza in ogni campo andava ricondotta alla scienza suprema, cioè alla teologia). Ma Machiavelli è uomo del Rinascimento anche perché valorizza, quant’altri mai, la capacità attiva dell’uomo nel mondo terreno, ovvero la “virtù” (intesa come energia, determinazione, intelligenza). Infine è rinascimentale il suo atteggiamento umanistico, ovvero il suo amore e la sua ammirazione per i classici, il cui insegnamento, come in altri campi, continua ad essere valido anche in politica.

 

3) Che cosa dimostra, secondo Machiavelli, il mito secondo cui Achille sarebbe stato educato dal centauro Chirone?

 

Essendo il centauro una creatura con corpo di cavallo e busto di uomo, il mito dimostra che un principe (quale Achille era) deve imparare ad essere sia uomo che bestia. In altre parole, deve imparare ad agire sia secondo la legalità propria degli uomini, sia con la forza e con l'astuzia proprie delle bestie (rappresentate, rispettivamente, dal "lione" e dalla "golpe").

 

4) Come si difende Guicciardini, nei Ricordi, dall’accusa di collaborare con il governo tirannico dei Medici?

 

Guicciardini sostiene che, quando il potere è nelle mani di un tiranno, è male se gli uomini onesti si astengono dalla vita politica ed è bene che invece partecipino, anche a prezzo dell’accusa di essere collaboratori del tiranno. Infatti la partecipazione degli onesti può, in qualche misura, ridurre il male del potere tirannico, che, altrimenti, sarebbe gestito soltanto dai malvagi e disonesti, con danno per l’intera collettività.

 

5) Come obietta Guicciardini, nelle Considerazioni sui Discorsi,  all’idea di Machiavelli, secondo cui la condizione migliore per l’Italia sarebbe quella di costituirsi in un forte Stato unitario?

Guicciardini sostiene  anzitutto che la costituzione di uno Stato unitario, con forma di governo repubblicana, favorirebbe lo sviluppo della città dominante, ma causerebbe inevitabilmente la decadenza, politica ed economica, delle altre città, subalterne alla dominante. Aggiunge inoltre che tale Stato unitario non sarebbe una garanzia contro le invasioni straniere, perché l'Italia è stata invasa anche quando era unita sotto il dominio romano; al contrario, è vero che ci sono stati tempi in cui l'Italia, pur essendo divisa in più Stati, non ha subito invasioni, perché politicamente e militarmente forte (il riferimento è all'età di Lorenzo il Magnifico).

 

6) In che cosa consiste e su quali principi filosofici si fonda l’ideale rinascimentale della kalòkagathìa?

Kalòkagathìa significa "bellezza e bontà", quindi consiste nell'idea che ciò che è esteticamente piacevole (bello) sia anche moralmente positivo (buono). Tale concezione si fonda sulla filosofia neoplatonica di Marsilio Ficino, secondo cui nel mondo terreno la bellezza è ciò che più si avvicina alla perfezione del mondo delle idee (di cui il mondo terreno è una copia imperfetta), è manifestazione della luce divina, dunque è intrinsecamente buona e di conseguenza va ricercata in tutti gli aspetti e i momenti della vita.

 

7) Spiegate e contestualizzate il seguente passo, tratto dal cap. VI del Principe: “E debbesi considerare come e' non è cosa più difficile a trattare, né più dubbia a riuscire, né più pericolosa a maneggiare, che farsi capo di introdurre nuovi ordini. Perché lo introduttore ha per nimico tutti quegli che degli ordini vecchi fanno bene, e ha tiepidi defensori tutti quelli che delli ordini nuovi farebbono bene: la quale tepidezza nasce parte per paura delli avversari, che hanno le leggi dal canto loro, parte da la incredulità degli uomini, e' quali non credono in verità le cose nuove, se non ne veggono nata una ferma esperienza.”

 

Machiavelli, dopo avere ricordato le grandi personalità che con virtù ed armi proprie fondarono nuovi Stati, sottolinea le difficoltà in cui si viene a trovare chi, al pari di un fondatore di Stato, vuole riformare radicalmente uno Stato, introducendovi nuovi ordinamenti (nuove istituzioni).

“Si deve  pensare che non c’è cosa di più difficile, incerta e pericolosa  realizzazione che quella di volere introdurre in uno Stato nuovi ordinamenti. Perché chi vuole introdurre delle riforme ha come avversari tutti quelli traggono vantaggio dallo stato di cose esistente e come sostenitori quelli che potrebbero avere dei vantaggi in futuro, con i nuovi ordinamenti; ma i sostenitori del nuovo sono ‘tiepidi’, cioè non sono determinati come i difensori del vecchio, sia perché anche le leggi (essendo quelle dello Stato esistente) sono contro di loro, sia perché, essendo il nuovo Stato ancora tutto da costruire, gli uomini sono per natura riluttanti a battersi per ciò che ancora non esiste."  

 

8) Spiegate e contestualizzate il seguente passo, tratto dal Cortegiano: “Ma avendo io già più volte pensato meco onde nasca questa grazia, lasciando quelli che dalle stelle l'hanno, trovo una regula universalissima (…), e ciò è fuggir quanto più si po, e come un asperissimo e pericoloso scoglio, la affettazione; e, per dir forse una nova parola, usar in ogni cosa una certa sprezzatura, che nasconda l'arte e dimostri ciò che si fa e dice venir fatto senza fatica e quasi senza pensarvi (...). Però si po dir quella esser vera arte che non pare esser arte; né più in altro si ha da poner studio, che nel nasconderla

 

Il conte Ludovico di Canossa sta spiegando in che cosa consista la grazia, che è la prima qualità che l’uomo di corte deve possedere.

“Poiché più volte ho riflettuto su come si acquisisca la grazia, ho trovato questa regola universale (tralascio naturalmente il caso in cui si possieda la grazia per natura, cioè per un’influenza benevola del cielo): la grazia consiste nell’evitare, come uno scoglio duro e pericoloso, l’affettazione (cioè, l’artificiosità e la ricercatezza); in altre parole consiste nel comportarsi con una disinvoltura tale che non faccia trasparire, in ciò che si fa e dice, lo studio e l’impegno che ci si è messo. Pertanto, per quanto studiato ed artificioso possa essere un comportamento, la grazia consiste nel nascondere l’artificiosità e nell’apparire naturali.