Tancredi e Clorinda

 

Canto I, 45-48

 

Dopo che, su ispirazione dell’arcangelo Gabriele, Goffredo ha riunito i principi cristiani per portare a termine la guerra, il poeta ci indica i più valorosi cavalieri dell’esercito cristiano: fra questi è Tancredi

      

        45         Vien poi Tancredi, e non è alcun fra tanti

               (tranne Rinaldo) o feritor maggiore,

               o più bel di maniere e di sembianti,

               o più eccelso ed intrepido di core.

               S'alcun'ombra di colpa i suoi gran vanti

               rende men chiari, è sol follia d'amore:

               nato fra l'arme, amor di breve vista,

               che si nutre d'affanni, e forza acquista.

        46         È fama che quel dì che glorioso

               fe' la rotta de' Persi il popol franco,

               poi che Tancredi al fin vittorioso

               i fuggitivi di seguir fu stanco,

               cercò di refrigerio e di riposo

               a l'arse labbia, al travagliato fianco,

               e trasse ove invitollo al rezzo estivo

               cinto di verdi seggi un fonte vivo.

        47         Quivi a lui d'improviso una donzella

               tutta, fuor che la fronte, armata apparse:

               era pagana, e là venuta anch'ella

               per l'istessa cagion di ristorarse.

               Egli mirolla, ed ammirò la bella

               sembianza, e d'essa si compiacque, e n'arse.

               Oh meraviglia! Amor, ch'a pena è nato,

               già grande vola, e già trionfa armato.

        48         Ella d'elmo coprissi, e se non era

               ch'altri quivi arrivàr, ben l'assaliva.

               Partì dal vinto suo la donna altera,

               ch'è per necessità sol fuggitiva;

               ma l'imagine sua bella e guerriera

               tale ei serbò nel cor, qual essa è viva;

               e sempre ha nel pensiero e l'atto e 'l loco

               in che la vide, esca continua al foco.

 

Canto II, 37-40

 

Olindo e Sofronia sono stati messi al rogo, quando giunge Clorinda che si commuove e convince Aladino a liberare i due

      

        37         Qui il vulgo de' pagani il pianto estolle:

               piange il fedel, ma in voci assai più basse.

               Un non so che d'inusitato e molle

               par che nel duro petto al re trapasse.

               Ei presentillo, e si sdegnò; né volle

               piegarsi, e gli occhi torse, e si ritrasse.

               Tu sola il duol comun non accompagni,

               Sofronia; e pianta da ciascun, non piagni.

        38         Mentre sono in tal rischio, ecco un guerriero

               (ché tal parea) d'alta sembianza e degna;

               e mostra, d'arme e d'abito straniero,

               che di lontan peregrinando vegna.

               La tigre, che su l'elmo ha per cimiero,

               tutti gli occhi a sé trae, famosa insegna,

               insegna usata da Clorinda in guerra;

               onde la credon lei, né 'l creder erra.

        39         Costei gl'ingegni feminili e gli usi

               tutti sprezzò sin da l'età più acerba:

               a i lavori d'Aracne, a l'ago, a i fusi

               inchinar non degnò la man superba.

               Fuggì gli abiti molli e i lochi chiusi,

               ché ne' campi onestate anco si serba;

               armò d'orgoglio il volto, e si compiacque

               rigido farlo, e pur rigido piacque.

        40         Tenera ancor con pargoletta destra

               strinse e lentò d'un corridore il morso;

               trattò l'asta e la spada, ed in palestra

               indurò i membri ed allenogli al corso.

               Poscia o per via montana o per silvestra

               l'orme seguì di fer leone e d'orso;

               seguì le guerre, e 'n esse e fra le selve

               fèra a gli uomini parve, uomo a le belve.

 

Canto III, 21-31

 

Clorinda e Tancredi si scontrano sotto le mura di Gersualemme

 

      21           Clorinda intanto ad incontrar l’assalto

               va di Tancredi, e pon la lancia in resta.

               Ferìrsi a le visiere, e i tronchi in alto

               volaro e parte nuda ella ne resta;

               ché, rotti i lacci a l'elmo suo, d'un salto

               (mirabil colpo!) ei le balzò di testa;

               e le chiome dorate al vento sparse,

               giovane donna in mezzo 'l campo apparse.

        22         Lampeggiàr gli occhi, e folgoràr gli sguardi,

               dolci ne l'ira; or che sarian nel riso?

               Tancredi, a che pur pensi? a che pur guardi?

               non riconosci tu l'altero viso?

               Quest'è pur quel bel volto onde tutt'ardi;

               tuo core il dica, ov'è il suo essempio inciso.

               Questa è colei che rinfrescar la fronte

               vedesti già nel solitario fonte.

        23         Ei ch'al cimiero ed al dipinto scudo

               non badò prima, or lei veggendo impètra;

               ella quanto può meglio il capo ignudo

               si ricopre, e l'assale; ed ei s'arretra.

               Va contra gli altri, e rota il ferro crudo;

               ma però da lei pace non impetra,

               che minacciosa il segue, e: - Volgi - grida;

               e di due morti in un punto lo sfida.

        24         Percosso, il cavalier non ripercote,

               sì dal ferro a riguardarsi attende,

               come a guardar i begli occhi e le gote

               ond'Amor l'arco inevitabil tende.

               Fra sé dicea: «Van le percosse vote

               talor, che la sua destra armata stende;

               ma colpo mai del bello ignudo volto

               non cade in fallo, e sempre il cor m'è colto.»

        25         Risolve al fin, benché pietà non spere,

               di non morir tacendo occulto amante.

               Vuol ch'ella sappia ch'un prigion suo fère

               già inerme, e supplichevole e tremante;

               onde le dice: - O tu, che mostri avere

               per nemico me sol fra turbe tante,

               usciam di questa mischia, ed in disparte

               i' potrò teco, e tu meco provarte.

        26         Così me' si vedrà s'al tuo s'agguaglia

               il mio valore. - Ella accettò l'invito:

               e come esser senz'elmo a lei non caglia,

               gìa baldanzosa, ed ei seguia smarrito.

               Recata s'era in atto di battaglia

               già la guerriera, e già l'avea ferito,

               quand'egli: - Or ferma, - disse - e siano fatti

               anzi la pugna de la pugna i patti. -

        27         Fermossi, e lui di pauroso audace

               rendé in quel punto il disperato amore.

               - I patti sian, - dicea - poi che tu pace

               meco non vuoi, che tu mi tragga il core.

               Il mio cor, non più mio, s'a te dispiace

               ch'egli più viva, volontario more:

               è tuo gran tempo, e tempo è ben che trarlo

               omai tu debbia, e non debb'io vietarlo.

        28         Ecco io chino le braccia, e t'appresento

               senza difesa il petto: or ché no 'l fiedi?

               vuoi ch'agevoli l'opra? i' son contento

               trarmi l'usbergo or or, se nudo il chiedi. -

               Distinguea forse in più duro lamento

               i suoi dolori il misero Tancredi,

               ma calca l'impedisce intempestiva

               de' pagani e de' suoi che soprarriva.

        29         Cedean cacciati da lo stuol cristiano

               i Palestini, o sia temenza od arte.

               Un de' persecutori, uomo inumano,

               videle sventolar le chiome sparte,

               e da tergo in passando alzò la mano

               per ferir lei ne la sua ignuda parte;

               ma Tancredi gridò, che se n'accorse,

               e con la spada a quel gran colpo occorse.

        30         Pur non tutto in vano, e ne' confini

               del bianco collo il bel capo ferille.

               Fu levissima piaga, e i biondi crini

               rosseggiaron così d'alquante stille,

               come rosseggia l'or che di rubini

               per man d'illustre artefice sfaville.

               Ma il prence infuriato allor si strinse

               adosso a quel villano, e 'l ferro spinse.

        31         Quel si dilegua, e questi acceso d'ira

               il segue, e van come per l'aria strale.

               Ella riman sospesa, ed ambo mira

               lontani molto, né seguir le cale,

               ma co' suoi fuggitivi si ritira:

               talor mostra la fronte e i Franchi assale;

               or si volge or rivolge, or fugge or fuga,

               si può dir la sua caccia né fuga.