Lindividualità nella Commedia
E. AUERBACH, Studi su Dante,
Feltrinelli 1974, pp. 76-91
Lepoca della Commedia è anche lepoca in cui gruppi di uomini, gesti individuali, escono da una oscurità secolare (è letà dei Comuni). D. trovava in Tommaso (1225-1274) la giustificazione filosofica della sua attenzione ai caratteri individuali. Tommaso sosteneva infatti che la molteplicità e distinzione delle cose create sono il segno della somiglianza del creato con Dio (1). Inoltre tutte le cose, nella dialettica potenza-atto, sono in movimento verso Dio (2): luomo solo, dotato di intelletto e volontà, possiede (a differenza delle forme inferiori della creazione - piante, animali - e di quelle superiori - angeli) la libertà di scelta. Così si spiega la storia: luomo tende al bene, ma può scegliere beni particolari. Quindi ogni uomo empirico realizza il suo essere compiendo certe scelte, caratterizzandosi secondo un certo habitus (carattere).
D. avverte a tal punto questa "individuazione", che concepisce unaldilà in cui gli uomini mantengono per sempre il segno del loro habitus. Di qui anche il fascino della Commedia: le anime non sono fredde allegorie dei peccati, ma vivi caratteri. Per far questo, si trattava di superare un ostacolo teologico: fino al giudizio universale manca il corpo (e le relative sensazioni) e non è data sorte eterna. Su questultimo punto, D. accetta lidea di Tommaso per cui sorte eterna è data alla morte e il giudizio universale accresce lo stato; sul primo punto va oltre Tommaso, inventando le ombre (anime, con un corpo daria, in grado di sentire gioie e dolori).
Questa individuazione delle anime (per cui esse restano segnate dalla loro vicenda terrena) è estranea alla tradizione delle visioni doltretomba (la personalità individuale è annullata; esistono piuttosto freddi cataloghi secondo le specie dei peccati). Forse unico modello è la Didone virgiliana, che mantiene il suo dolore (la sua individualità) nelloltretomba.
A tale individualità si adatta lespressione linguistica (corrispondente alla condizione del personaggio), cosiccome si adatta il paesaggio, che non è mai visto come aggiunta lirica, ma è fortemente compenetrato con la situazione etica (fisica ed etica non sono divise).
Struttura della Commedia
E. AUERBACH, Studi su Dante,
Feltrinelli, 1974, pp. 91-121.
Nella Commedia sono fusi tre sistemi: fisico, etico, storico-politico.
1) Siamo allinterno della cosmografia tolemaica accordata con la filosofia aristotelico-cristiana (cioè, tomista). LEmpireo è limmobile sede di Dio; il primum mobile inizia il movimento (determinato dallamore per Dio e dal desiderio di ricongiungersi a lui) e lo comunica a tutto luniverso; così tutte le cose create (piante, animali) sono inclinate naturalmente al bene (amor naturale) e quindi non possono peccare; anche luomo, in quanto corpo, subisce linclinazione-influsso delle stelle, ma in quanto anima, è dotato di intelletto e volontà: cioè, di libero arbitrio (amor danimo o delezione), per cui può decidere sul suo destino eterno (se salvarsi o dannarsi).
2) Si ha peccato quando lamore, rivolto ai beni "secondi", è eccessivo o sbaglia il suo oggetto (diventa un amare il male del prossimo). Ma mentre nel Purgatorio si tratta di espiare (dopo il pentimento) delle "corrotte disposizioni" (3), nellInferno sono puniti i peccati commessi con il consenso della volontà (che cè sempre, anche se, nel caso dei peccati meno gravi - quelli per incontinenza - è offuscato da un eccesso di passione; invece è evidente e determinato nel caso dei peccati più gravi - quelli per malizia). Nel Paradiso stanno le anime che amarono giustamente: tutte ugualmente beate, anche se soggettivamente, nel senso che sono soddisfatte della loro visione di Dio, pari al loro merito; ma oggettivamente esiste una scala che va dal difetto di amore (Luna, Mercurio), allamore della vita attiva (Venere, Sole, Marte, Giove), allamore della vita contemplativa (Saturno).
3) I due elementi centrali nella storia sono: la redenzione e la missione di Roma (4). Dopo la redenzione, lordine universale è segnato dalla compresenza dellautorità temporale e di quella spirituale. Ma lallegoria del carro (nellEden) indica che il disordine comincia con la donazione di Costantino: di qui lavidità della curia e la disgregazione del potere imperiale. In particolare Firenze, che, con il suo spirito borghese-affaristico, non riconosce, tendenzialmente, autorità sacre, è il luogo della corruzione. LEden è simbolo di un mondo pacificato: letà delloro. Le due profezie (del Veltro nel prologo, del DXV nellEden) indicano il ripristino dellautorità imperiale.
NOTE