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Istituto
Storico Lucchese Sezione Valdinievole - Pescia
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Gli statuti di Pescia. Una fonte 'ritrovata' (abstract della relazione) Una città può a buon diritto dirsi tale nella misura in cui è capace di imporre ed imporsi una normativa di civile convivenza, di farla rispettare, di inserire in essa la propria idea di vita sociale e individuale e di modificarla col passare del tempo. La serie di documenti cui questa idea viene affidata, gli statuti e riforme, costituisce una fonte primaria per lo studio di essa e uno dei fondamenti di ogni sua pretesa a tale titolo. Pescia, come comunità dotata di una certa autonomia amministrativa, sia pur sempre nell'ambito della sfera di influenza delle potenti città comunali confinanti (Lucca dapprima, poi Firenze), si dette una legislazione statutaria sin dai primi anni del secolo XIII (o meglio, possiamo affermare con certezza che sin dagli inizi di quel secolo la documentazione pervenuta attesta la presenza di tale legislazione) e provvide ad aggiornarla periodicamente e costantemente sino alla fine del Settecento, quando la nascita dello Stato moderno provocò il superamento degli statuti locali. Il primo storiografo e sino ad oggi il solo che si sia dato a studiare sistematicamente questa fonte così importante fu, negli anni Venti del secolo XX, Giuseppe Calamari, il quale poté contare su un fondo documentario organico e abbastanza ricco ed omogeneo. Ad esso egli dedicò la sua attenzione dal punto di vista del suo interesse principale, che era la storia istituzionale del tardo Medioevo. Da questo punto di vista i suoi lavori, sempre citati in ogni lavoro storiografico che avesse fatto riferimento a tale materia, ebbero il merito di aprire un filone di ricerca che, però, non venne più ripreso da altri studiosi di storia locale con altrettanta attenzione e altrettanto rigore. Oggi, a oltre settant'anni di distanza, una fonte come questa andrebbe nuovamente frequentata, per integrare e approfondire i lavori di Calamari alla luce della storiografia generale che è stata prodotta nel corso dei decenni trascorsi, per poter fare ricorso alle moderne tecnologie che consentono di recuperare informazioni preziose anche da documenti assai danneggiati e praticamente illeggibili ai suoi tempi e infine per estendere anche all'età moderna l'indagine sinora limitata in pratica ai secoli XIII e XIV. Per questo sarebbe stato necessario disporre di tutta la documentazione che aveva potuto consultare Calamari o che comunque egli aveva avuto a disposizione. Il fatto è che lo studioso il quale avesse inteso intraprendere tale lavoro si sarebbe trovato in una situazione abbastanza difficile. La fonte, infatti, ad una prima analisi degli inventari attualmente a disposizione presso la locale sezione di Archivio di Stato, parrebbe non esistere più. Gli inventari sommari del fondo Comune di Pescia, infatti, recano, sotto il titolo Statuti, solo cinque titoli relativi al testo e al materiale preparatorio del testo statutario del 1571; nient'altro risulta inventariato sotto tale voce. Eppure gli inventari ottocenteschi del Comune di Pescia, sempre custoditi presso l'Archivio di Stato, danno conto di una serie assai più ricca ed importante, comprendente almeno una quarantina di unità. Dove, dunque, potevano trovarsi gli altri registri? Erano forse andati perduti durante i decenni intercorsi fra il 1827 (anno della stesura degli inventari ottocenteschi) e i primi anni Cinquanta, periodo in cui il materiale archivistico del Comune di Pescia era stato versato all'Amministrazione degli Archivi di Stato? Calamari in realtà indicava come sede delle proprie fonti la Biblioteca comunale, dove erano conservate, prima degli anni Cinquanta, anche le carte e i registri dell'archivio storico, e in effetti, nei primi anni Ottanta, una prima ricognizione del materiale archivistico ancora custodito impropriamente in quella sede recò in Archivio di Stato un discreto numero di unità, specialmente le più antiche, che vennero provvisoriamente e sommariamente inventariate nella serie Materiali antichi sciolti a cura del dr. Massimo Braccini. Mancavano tuttavia ancora numerosi registri, specialmente quelli relativi al periodo fra il primo Cinquecento e la fine del Settecento. Essi sono stati alfine rinvenuti, e riconosciuti come tali, dal dr. Paolo Vitali nel fondo manoscritti della biblioteca, durante l'ispezione effettuata all'atto del suo trasferimento presso la nuova sede di Villa Sismondi, e adesso, sia pure disperso fra due sedi diverse e tre serie archivistiche, il materiale è tornato nelle condizioni in cui era all'epoca della stesura dell'inventario ottocentesco. In questa sede si è provveduto anzitutto a riconoscere il vincolo archivistico che collegava ogni singola unità del fondo, distinguendolo poi in quattro sottoserie distinte, secondo la natura di ciascuna unità e del ruolo che essa svolge nel documentare il processo di formazione della serie stessa. Nel corso della relazione si darà atto del metodo che si è seguito per compiere tale distinzione, riferendo altresì sui primi dati di carattere storiografico che soltanto questa operazione archivistica ha potuto fornire. In sede di pubblicazione degli atti si provvederà a integrare la serie archivistica così ricostruita con l'edizione del documento di lega fra Uzzano, Vivinaia e Pescia del 1202, a suo tempo illustrato sommariamente da Calamari, per poterne valutare appieno l'importanza e poterlo utilizzare come fonte per la più antica storia istituzionale della città di Pescia. |
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Aggiornato il: 30 aprile 2000 |