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ARGOMENTI DEL SITO H O M E P A G E La copertina del sito
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R A C C O N T I
"le tette di chiara" Serata fiacca.Troppi pensieri,troppo freddo, e quando nel pomeriggio arrivò la telefonata della ragazza che aveva preso il mio numero solo la sera prima non avevo proprio voglia di accettare la proposta della serata speciale che mi aveva promesso. Quando invece chiamò il mio più caro amico pensai che una birra nel solito pub era quello che ci voleva. Non sapevo che il destino aveva già predisposto altri programmi per quella sera. Seduti ad un tavolo come quattro amici al pub (era tardi per il bar della canzone di Gino Paoli), parlavamo di cose che non avrei ricordato nemmeno il giorno dopo. Al tavolo con noi, due ragazze che avrebbero solo dovuto dividere un saluto con quelli che sarebbero stati, compagni di tavola per una sera, e sconosciuti per il resto della vita. Non avevo voglia di andare oltre il diplomatico “ciao,possiamo sederci con voi?” di chi è atto a dividere un tavolo già,occupato, ma troppo grande per due sole persone. Mi colpì una delle due ragazze.Era seduta di fronte a me,nel posto che sarebbe stato della mia compagna in una tavola improntata sulle buone norme del galateo. Era decisamente carina, ma non fu quello a colpirmi,quanto il fatto che somigliasse notevolmente alla ragazza cui avevo di no poche ore prima. Ma quella sera non volevo altro che la mia birra, e le discussioni banali dei miei “soliti amici”. Lei non era d’accordo. Ogni scusa era buona per rivolgermi uno sguardo,salvo poi deviarlo su qualche oggetto come molte donne fanno per paura che l’intraprendenza possa essere fraintesa,o possa essere addirittura in quanto tale un male se presente nel corpo di una donna...come se poi fosse più normale o intelligente guardare una lampada , un piatto che un bell’uomo o una bella donna che desta il tuo interesse. A quel comportamento c’ero abituato, anni da modello in giro per locali ti immunizzano a qualsiasi sguardo superficiale di qualsiasi sconosciuta. Andavo avanti con le mie discussioni , per la mia serata,volutamente e ricercatamente fiacca… Come io e Chiara iniziammo a parlare non lo ricordo,probabilmente i toni dei discorsi sovrastarono i notri pensieri e ci trovammo a discutere. La profondità del nostro dialogare fu immediata. Ironizzando (perchè io volevo solo trascorrere una serata ridendo di ciò che di superficiale al mondo c’è) eravamo profondi. Una profondità che in quel momento in quel locale potevamo cogliere solo io e Chiara. Accinti a scherzare e ridere,e a mostrare orgogliosi i nostri superficiali stupendi sorrisi, nessuno avrebbe potuto notare i messaggi che senza nemmeno saperlo ci scambiavamo nascondendoli dietro la semplicità degli argomenti impostati solo al di qua del del nostro “velo di Maya”. Non ricordo altre occasioni in cui io sia stato 4 ore in un pub, non ricordo discussioni così apparentemente superficiali portate avanti così a lungo. In quelle ore sempre presente sul mio lo sguardo di quella bella ragazza che cercava di attirarmi a sé,non consapevole di essere stata scoperta da tempo, continuava il suo gioco di sguardi. Difficile essere una bella donna pensai sorridendo. Tre bei ragazzi ti osservano ,probabilmente desiderano averti,e tu devi essere capace di eludere i loro sguardi e proiettarli su ciò che invece tu vuoi e nasconderne persino l’evidenza perché questa può fare paura. E devi continuare questo “rituale” semplicemente perché il tuo istinto te lo impone come necessità. Passarono veloci quelle quattro ore eppure così lente da coglierne ogni aspetto. Non vi fu alcuna sorpresa quando capì che da quel locale saremmo dovuti andare via, ma grande sorpresa mi colse nell’essere attratto dalle tette di Chiara. Ipocrisia dire che lo sguardo di qualsiasi uomo non sia talvolta attratto dai seni di una bella donna,anche se continuo a non capire come gli uomini preferiscano questo a degli splendidi occhi,se non per qualche breve frazione di secondo. Ma allora perché fui sorpreso ? Perché Chiara non è la ragazza bionda che mi fissava desiderosa di avermi. Chiara era la sua amica ,quella seduta dall’inzio di fianco a me,il cui corpo non era attraente. Ancora una volta lontano dall’ipocrisia,Chiara non era bella. Il suo corpo era qualcosa di molto lontano dalla perfezione. Persino il suo seno da cui ero attratto ormai convintamene non rientrava nei miei stessi canoni di bellezza. Non sono una persona superficiale , non sono ipocrita, mi piace il bello ovunque esso sia,e ne sono attratto, ma ho imparato a capire che la bellezza di un corpo non ha il valore che tutti ci danno. Le tette di Chiara non erano belle,ne ero attratto fortemente, le desideravo. Ma per me erano bellissime, erano ciò che io desideravo,e che nemmeno la più bella modella del mondo in quel momento avrebbe potuto donarmi. Non pretendevo allora di essere capito dai miei amici,che ancora oggi mi irridono (come solo i veri amici possono fare) e non pretendevo di essere capito dalla ragazza bellissima che da oltre 4 ore mi diceva evidentemente che mi desiderava. Ancora meno avrei potuto farmi capire da una ragazza che bellissima e dolcissima aspettava a casa sua che il giorno dopo l’avrei chiamata per darle quello che ora stavo regalando a Chiara. Lo capivo io stesso che sarebbe potuto apparire sciocco rifiutare le avance di una ragazza bella , e simpatica, che avrei poi scoperto essere intelligente, per proiettarmi in una persona meno bella ma anche apparentemente meno brillante e sicura di sé. Ma non mi importava di essere sciocco , e quanto all’apparire non mi ha mai importato nulla se non l’immagine dello specchio riflessa ai miei occhi. Chiara doveva saperlo. Dovevo essere io a dirglielo. Le dissi di seguirmi in una sorta di saletta chiusa ,forse un tempo era un piccolo bagno, ora un grande guardaroba. Lei fu bravissima a seguirmi senza porre alcuna domanda,avrebbe solo rovinato un momento. Una volta nel bagno le dissi: ”ciao” le sorrise e mi disse : ”ciao”. Non dissi altro prima di dirle:”io desidero le tue tette,le desidero”. Si abbasso la maglietta stretta ma non a sufficienza da rendere meno naturale quell’operazione. Erano bellissime,erano ciò che io desideravo. Mi disse:”desideri le mie tette?Allora prenditele” Fu un gesto rapido ,entrambe le mani a stringerle i seni. Con forza perché io le desideravo. Volevo possederle non semplicemente averle. E lo feci. Le possedetti. Dapprima stringendole con forza e poi tenendole strette la “tirai” per i seni giù in ginocchio fino a farle poggiare il viso sul mio cazzo.
Volevo che sentisse cosa mi stava
dando. Quando la tirai su ,senza averle mai lasciato i seni. Iniziai a
sentire che il dolore era stato per lei percepibile solo una frazione di
secondo in modo pieno,poi era stato contaminato dal piacere. Cercava di
non gridare per la morsa ,ma più difficile era non gemere per il
godimento. Lei mi rispose:”sei tu che devi dirmi se vuoi che goda per te” Io le dissi:” sii te stessa,è questo che voglio che tu mi doni, tutta te stessa” Iniziò a gemere ,il piacere saliva , ma anche il dolore che l’accompagnava. Sapevo di essere in grado di farlo e lo feci. Senza allentare la morsa e senza dare soluzione di continuità al gesto passai dallo stringerle i seni a comprimerle i capezzoli con le mie dita. Sapevo che avrei potuto farlo ,e sapevo come farlo. Lo feci. La feci godere. Ebbe un orgasmo dirompente senza che toccasi altra parte del suo corpo che i suoi splendidi seni. Dovetti metterle la mano sulla bocca quando inizio a godere perché non riusciva più a controllarsi. Aveva fatto ciò che le avevo detto. Si era abbandonata a me. Totalmente . Era Mia. Poi volle darmi piacere ma questo sarà probabilmente un altro dei miei racconti. Non si era mai pronunciata la parola Master o quella Padrone, mai il termnie BDSM,non si era mai discusso di sadomaso, ma lei era totalmente mia,sapeva che io ero diventato il suo padrone, e che da quel giorno mi sarebbe appartenuta in modo totale,pieno ed esclusivo. Da quel giorno smise di appartenersi. Fu mia come la più completa delle vere schiave. ***** Per qualsiasi informazione sul racconto contatta Master Aton: masteraton@yahoo.com © Tutti i diritti su questo racconto sono riservati a MasterAton.Ne è vietato l’uso,la diffusione,e la ripubblicazione fuori da questo sito senza espressa autorizzazione di Master Aton © Tutti i diritti su questo racconto sono riservati a MasterAton.Ne è vietato l’uso,la diffusione,e la ripubblicazione fuori da questo sito senza espressa autorizzazione di Master Aton ©Tutte le immagini e i testi di queste pagine sono proprietà esclusiva di Master Aton. Ne è vietato qualsiasi uso diverso dalla visione nel sito.Ne è vietata la ripubblicazione,la diffusione,e l’invio a terze persone (anche di contenuti parziali)
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