Bresciaoggi venerdì 24 giugno 1977, pag. 7

 

ECONOMIA E LAVORO

La nuova legge sul diritto dei suoli

 Finalmente codificata

una precisa linea popolare 

Vi sono articoli che tendono a sottrarre progressivamente alla speculazione e al profitto il dominio del mercato delle abitazioni

 

Concludiamo l'esame della Legge 10 con le modifiche che essa ha introdotto nella legge 865 (la cosiddetta "riforma della casa"). L'articolo 2 eleva dal 60% al 70% la quota massima del fabbisogno complessivo di abitazioni soddisfacibile mediante edilizia economica e popolare e per la prima volta pone un limite minimo: l'estensione delle aree da includere nei piani per l'edilizia economica popolare non potrà essere inferiore a quella necessaria a coprire almeno il 40% del fabbisogno complessivo del Comune. L'approvazione di questa norma, assente nel progetto Bucalossi, di fatto è un significativo riconoscimento della linea tendente a sottrarre progressivamente alla speculazione e al profitto l'incontrastato dominio sul mercato delle abitazioni, che le sinistre da anni portano avanti con scarsi risultati per la corposa opposizione democristiana.
E stata aumentata al 50% la maggiorazione sul prezzo di esproprio che il Comune può concedere ai proprietari che non ricorrono contro il decreto regionale di esproprio. La primitiva maggiorazione del 10% contemplata dalla 865 era già stata portata al 30% dalla legge n. 247 del 27-6-1974.
I valori medi agricoli ai quali commisurare l'indennità di esproprio non sono più determinati dall'ufficio tecnico erariale (comunemente noto come catasto), ma da una commissione formata da un rappresentante della provincia, uno dell'U.T.E., uno del Genio civile, uno dello I.A.C.P., da due esperti urbanistici nominati dalla regione e da tre esperti agricoli anch'essi nominati dalla regione, ma su proposta dei sindacati. Ma la modifica più rilevante riguarda i coefficienti moltiplicativi del valore agricolo per la determinazione del prezzo di esproprio per le aree ubicate all'interno del perimetro edificato. La 865 prevedeva da 4 a 5 nel centro storico (da 2 a 4 se la città avesse meno di 100.000 abitanti) e da 2 a 2,5 nella residua zona interna al centro edificato (da 1,1 a 2 con meno di 100.000 abitanti). La legge 10 non distingue più tra centro storico e la rimanente parte del centro edificato, ma stabilisce un coefficiente da 4 a 10 (da 2 a 5 con meno di 100.000 abitanti). Abbiamo quindi, da un lato, un aumento del costo di esproprio e dall'altro una maggiore discrezionalità del Comune, essendo aumentato il divario tra coefficiente minimo e massimo. Sul primo punto non si possono nascondere le preoccupazioni, specie se si considera l'accentuata dinamica verso l'alto che gli U.T.E. hanno impresso ai valori agricoli medi. Per la nostra provincia, l'ultimo incremento deciso, rispetto all'anno precedente, è del 40-45% in media, ben più elevato del tasso medio di inflazione (22% circa). L'andamento di questi valori può dare l'idea della miopia (per usare un eufemismo) del nostro assessore all'urbanistica, che non ha mai voluto dare impulso alle procedure di esproprio, almeno per le piccole e medie aree verdi ancora esistenti nelle zone altamente edificate, nonostante le ripetute e motivate sollecitazioni dei consigli di quartiere e il limitato impegno finanziario che queste richiedevano.
Quando si arriverà al dunque, si otterrà l'unico risultato di gravare più pesantemente sulla già non brillante situazione finanziaria del nostro Comune (a meno che non si ipotizzi di rinviare in eterno l'attuazione del piano regolatore). In merito al secondo aspetto, va deciso se la discrezionalità del Comune debba essere rapportata con parametri oggettivi alla ubicazione delle aree da espropriare, o invece vada applicata caso per caso, tenendo conto delle condizioni economiche del proprietario da espropriare. Tra le due è senz'altro auspicabile la seconda, anche se però è necessario un grande controllo democratico per evitare abusi e favoritismi. Una soluzione più radicale, che propongo, potrebbe essere quella di decidere di applicare sempre il coefficiente minimo che porta comunque a prezzi non certo miserabili (circa 3.500 lire il mq., che poi diventano circa 5.000 con la maggiorazione del 50% cui si è fatto precedentemente cenno). Si pensi che tre anni fa, si stimava un prezzo di esproprio attorno alle 900 lire il mq. (sempre entro il perimetro edificato). L'ultimo contenuto della legge 10 che mi pare significativo mettere in evidenza riguarda le sanzioni amministrative. Prima della legge, per le opere senza licenza o parzialmente abusive, il Comune aveva la possibilità di scelta tra imporre la demolizione o accettare il pagamento di una multa pari al valore di mercato della costruzione abusiva. Oggi, se la costruzione è totalmente abusiva, il proprietario è invitato a procedere alla demolizione a sue spese. In mancanza, il Comune acquisisce completamente gratis la costruzione abusiva e anche l'area su cui essa insiste. Se la costruzione è parzialmente abusiva, rimane la multa, ma tale multa è pari al doppio del valore della parte abusiva di costruzione.

Maurilio Lovatti

I precedenti articoli sulla legge numero 10 e il regime dei suoli sono stati pubblicati rispettivamente giovedì 9 giugno ("Legge sui suoli: un notevole passo avanti") e sabato, 18 giugno ("Un'arma di controllo in mano ai comuni").

 

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