Pianoforte a pianta rettangolare di Anonimo Italiano, sec. XIX
Descrizione e restauro

Corpo dello strumento
Pianta rettangolare con tastiera spostata a sinistra.
Le fasce sono montate sopra al fondo, formato da due strati di pioppo, l’inferiore dello spessore di circa 25 mm e con la fibra parallela all’asse maggiore dello strumento, il superiore di circa 22 mm con la fibra inclinata e quasi parallela alla direzione delle corde. Esso non si estende per tutto lo strumento, ma termina in corrispondenza della barriera della tavola armonica.
Le due tavole sono fra loro connesse con colla e grossi chiodi ribattuti che le attraversano.
Un bordo alto circa 4 cm, con una cornicetta di legno sagomata rivestita in ottone, corre lungo tutto il perimetro dello strumento; tale listello è stato montato sopra la lastronatura di noce che ricopre le fasce e che si estende sopra il bordo del fondo.

Diversi fregi di ottone fuso sono applicati alle fasce laterali.
Due barre, costituenti il telaio della tastiera, sono direttamente incollate sul fondo.

La cassa armonica con il foro rettangolare nella barriera
La tavola armonica, di piccole dimensioni, occupa solamente la parte destra mentre a sinistra si trova un piccolo scomparto, delimitato da una piccola parete verso l’interno dello strumento.
Due ginocchiere azionano rispettivamente il meccanismo di sollevamento degli smorzatori, mancante, a parte la molla , così come del resto mancano tutti gli smorzatori, ed il meccanismo del sordino, a parte anche qui la molla di ritorno e il tirante in ferro.
Manca inoltre il leggio, di cui rimane traccia delle viti di fissaggio all’interno del listello sopra la tastiera e che verrà ricostruito.
Il coperchio superiore, molto deformato, reca le cave per i filetti di ottone decorativi, reperiti in parte all’interno del pianoforte e tutti contorti.

Corde e filetti contorti all’interno e, sullo sfondo, la parte della tastiera con i martellini
Esso è diviso in tre parti fra loro incernierate, a coprire lo strumento e la parte frontale del vano tastiera. Un piccolo listello all’interno della ribalta funge da leggio quando il coperchio è chiuso. Una asticella sul lato sinistro permette di tenere sollevato ed inclinato il coperchio quando esso viene aperto. Mancano parecchie cerniere o sono state sostituite con altre di sicuro non originali.
Costruzione interna
Lo strato superiore del fondo, come si è detto, sul lato destro termina in corrispondenza della barriera che costituisce, assieme alla tavola armonica, una cassa armonica.
La barriera ha un’apertura attraverso la quale è possibile vedere, all’interno della cassa armonica, tre puntoni in pioppo che collegano il somiere in noce allo strato superiore del fondo con incastri.

Schizzo di lavoro eseguito durante l’ispezione dell’interno della cassa armonica
Supporto
Quattro gambe di noce a sezione quadrata rastremantesi verso il basso, sono fissate con viti in legno in pessime condizioni (integrate da colla, chiodi e spessori) a due barre trasversali di pioppo in parte lastronate.
Quattro mensole malamente intagliate e indorate tentano di irrobustire la precaria struttura.

I supporti posticci di fine XIX sec.
Durante lo smontaggio delle gambe dello strumento, sul fondo si sono trovate le inserzioni originali di queste.
Alla luce di altre osservazioni, questo conferma il duplice rimaneggiamento che lo strumento ha subito: dapprima agli inizi del sec. XIX con l’aggiunta delle barre di cui prima (probabilmente per alzarlo), della fascia inferiore con cornice di ottone, delle filettature sul coperchio, dei fregi stile impero e, successivamente, forse verso la fine del 1800, il montaggio delle quattro mensole intagliate a scopi statici.
Tavola armonica
Costruita in abete con la fibra parallela all’asse maggiore del pianoforte, ha uno spessore di circa 3.5 mm e reca (vedi schizzo prec.) una catena trasversale.
Essa si estende dal lato destro dello strumento, ricoprendo il somiere, ad una forma curva posta poco sopra i tasti della parte destra della tastiera, chiusa inferiormente, connessa alla barriera e formante una unica cavità con la cassa armonica.
Presenta due crepe, una leggera nella parte anteriore sinistra ed una più importante nella parte posteriore destra, a monte dell’inserzione del somiere e con un pronunciato sfondamento verso il basso di uno dei due lembi.
Somiere
E’ costituito da una unico pezzo incollato trasversalmente sotto la tavola ed incastrato profondamente nelle fasce. Inoltre, come già detto, è connesso con tre puntoni inclinati verso il basso al fondo dello strumento.
Le caviglie sono disposte in quattro file e sono pseudoconiche, prive di foro per l’attacco della corda e con l’imbocco per la chiave piatto.
Ne mancano circa una decina che saranno ricostruite durante il restauro, così come verrà ricostruita una adatta chiave in ferro per accordare

Somiere e tavola con caviglie
Tornitura caviglie mancanti
Ponticello
Di forma arcuata e di spessore variabile, di acero, ricalca la linea curva a forma di S con cui termina la tavola armonica; le punte per le corde sono semplici.
E’ quasi completamente scollato dalla tavola armonica ed in fase di restauro verrà riattaccato sulla base delle evidenti tracce lasciate sulla tavola.
Attacco delle corde
Sul lato sinistro posteriore una struttura in legno triangolare massiccia porta, sulla diagonale, le punte per l’attacco delle corde ed il ponticello. La superficie è in noce (lastronata) e reca alcune scritte ad inchiostro con i numeri indicanti lo spessore delle corde (numeri di “Norimberga”) e due scritte, forse “Anglisa”, di difficile lettura, accostate ad altri numeri relativi sempre al diametro delle corde usate.

Tastiera
Estensione FF-c’’’’ , 68 tasti, con tasti diatonici ricoperti in ebano e tasti cromatici in noce con una placchetta di avorio sopra.
Le leve hanno una doppia serie di numeri, quella a penna originale e un’altra a matita successiva.
Le leve corrispondenti alle note “re” sono tutte più larghe delle altre.
Il telaio è costituito da due barre con punte incollate direttamente sul fondo del pianoforte, l’arresto del tasto avviene sulla coda del medesimo che va a battere contro la lista di cuoio posta sotto la struttura dove sono attaccate le corde.
Le punte guida, al fulcro e sotto i tasti, scorrono nelle apposite capsule (ricostruite) in legno di tiglio e di faggio.
I tasti sono in abete e progressivamente più lunghi andando verso i suoni alti; sulla parte terminale, recante un apposito smanco per fare posto al piccolo martello ed al passaggio del comando dello smorzatore, vi è un tallone in abete su cui è incernierato, circa ad ¼ della lunghezza, il martellino.

Quest’ultimo, all’alzarsi della parte posteriore del tasto, viene sollevato dall’urto della coda contro la lista di fine corsa dei tasti stessi.
Più anteriormente (ricostruzione) è incollato un piccolo blocchetto di faggio su cui è incernierata con pelle la leva dello smorzatore (faggio).
Essa reca, a circa un terzo di distanza dal fulcro, una sottile asta avvitata e regolabile di ottone che appoggia sulla barra di sollevamento (ricostruzione, tiglio), posta sotto la tastiera e comandata dalla ginocchiera sinistra attraverso uno spingitore che attraversa il fondo.
All’estremità opposta al fulcro un piccolo feltro appoggia sulle corde.
All’alzarsi della parte posteriore del tasto l’appoggio sulla barra si abbassa in modo relativo e il feltrino viene allontanato dalle corde.
Azionando la ginocchiera viene abbassata la barra e tutti i feltrini vengono allontanati.
E’ una cosiddetta “Prellmechanik” o “Bumping action”, una meccanica dove non esiste un vero e proprio scappamento del martello ma questi raggiunge e colpisce le corde solo grazie alla forza di inerzia ricevuta.
Questa realizzazione è molto comune nei pianoforti italiani di fine 1700-inizi 1800.
Per quanto riguarda le guarnizioni in feltro e pelle, poco è rimasto delle originali e si rifaranno completamente utilizzando le poche tracce come guida per i materiali e gli spessori.
Completamente ricostruita (noce), ispirandosi ad uno strumento quasi eguale restaurato parecchi anni prima, anche la barra del piano o liuto. Sono presenti solamente la molla di ritorno ed un tirante di collegamento con la ginocchiera destra.
Pedaliera
Sotto i tasti C-B vi sono resti di ganci e tiranti per il collegamento di una pedaliera, ed in corrispondenza del fondo si trovano i corrispondenti fori.
Si ricostruirà quindi una piccola pedaliera moderna dell’estensione di una ottava.

Martelli e smorzatori
Circa il 90 % dei martelli è presente all’interno dello strumento, saranno costruiti quelli mancanti, riguarniti con uno strato, unico, di pelle e riadattati ai perni (piccole boccole in pelle sul martello).
Gli smorzatori sono invece completamente scomparsi così come tutta la meccanica azionata dalle ginocchiere e si rifaranno copiando quelli dello strumento restaurato di cui prima.
L’ipotesi più probabile è che qualcuno, probabilmente lo stesso che aggiunse le mensole alle gambe sul finire del XIX sec., abbia giudicato inutili tutte queste leve e le abbia tolte…..
Cordiera
Lo strumento conserva parecchie corde, molte rotte, e tante altre evidentemente non originali.
Nella parte più bassa della tastiera (FF-C#) vi sono corde singole in ottone avvolte in ottone, da D a B le corde sono in ottone doppie per nota e successivamente in ferro doppie.
Durante lo smontaggio si sono rilevate tutte le misure e si sono inserite in un apposito foglio di calcolo al fine di determinare i singoli carichi, il carico complessivo e la sua distribuzione.
Hanno aiutato anche le misure riportate a penna sulla lista di attacco e sulla base di tutti questi dati si provvederà a ricostruire una logica serie di valori per riarmare lo strumento.
Risulterà comunque un carico complessivo (ad un diapason di 415 Hz su a’. il la centrale) di circa 15000 N, circa 1500 Kgf, che da bene l’idea della grande differenza strutturale fra questo pianoforte e gli strumenti a pizzico coevi.
A seguito del carico prolungato nel tempo si è verificata una sola deformazione di torsione (circa 25 mm sulla diagonale fra angolo post. sx e ant. dx).

Misura dei carichi di deformazione con livella laser
Misure (in mm)
Corpo del pianoforte h 193
Spessore coperchio sp 18
Lunghezza fasce maggiori l 1513 sp post. 27 ant.sx 14 ant. Dx 18
Lunghezza fasce laterali l 663 sp 17
Fianco dx tastiera sp 28
Fianco sx tastiera sp 23
Distanza fra fascia sx e fianco sx tastiera l 126
Distanza fra fianco dx tastiera e fascia dx l 472
Spazio fra fianchi tastiera l 915
Non vi sono blocchetti (capotasti) laterali alla tastiera
Spessore barre di attacco gambe sp 25
Altezza gambe h 540
Spessore fondo sp 25+22
Distanza fra tavola armonica e bordo sup. fasce h 63
Ponticello su tavola armonica la 18 h da 21 a 11
Telaio della tastiera la 915
Traversa del telaio, larghezza l 42
Altezza della traversa sul fondo h 36
Distanza mezzeria traversa da interno lista ant. l da 170 a 225
Altezza barra anteriore sul fondo h 18
Lunghezza leve tasti l da 472 a 596
Distanza fra le punte della traversa e int. lista ant.
Diatonici l da 156 a 206
Cromatici l da 176 a 226
Misura coperture diatonici l 21 per 36 + 96 per 11-14 (variabile)
Misura tasti cromatici l 78 per 10 h 8
Larghezza di tre ottave (“Stichmass”) l 481
Larghezza totale della tastiera l 912
Lunghezza martelli dal perno alla testa l da 102 a 40
Lunghezza martelli dal perno alla coda l da 30 a 18
Lunghezza leve smorzatori l 100
Determinazione della provenienza e datazione
Questo tipo di pianoforte era abbastanza comune nel nord Italia agli inizi del XIX sec.
Il disegno della tastiera (ripartizione delle larghezze dei tasti, in particolare quelli della nota “re” più larghi) e la sua estensione confermano sia i luoghi che la datazione approssimativa.
Il particolare della trasformazione dello stile dello strumento da tardo settecentesco a primo impero sembra inoltre ribadire una sua collocazione temporale a cavallo delle conquiste napoleoniche della pianura padana.
Per quanto riguarda la provenienza, più che dalla Lombardia come in un primo tempo ci sembrava, potrebbe aver origine dalle province romagnole.
Diventa comunque abbastanza difficile, in mancanza di documenti, stabilirne l’esatta collocazione geografica.
Lo strumento, al suo interno, non presenta alcuna scritta, a parte quelle già menzionate sull’attacco delle corde.
Restauro
Il restauro si è svolto in diverse fasi.
Durante lo smontaggio dello strumento sono state rilevate, come già accennato, tutte quelle misure e informazioni atte ad individuare i materiali più adatti da sostituire quelli usurati in modo non più recuperabile.
L’obiettivo individuato era, viste le condizioni relativamente buone dal punto di vista strutturale, di ottenere un pianoforte italiano dei primissimi anni del 1800 suonabile e sul quale poter studiare.
Inoltre si è fatta la scelta di mantenere quelle prime alterazioni al progetto originale di cui si parlava all’inizio di questo scritto, perché quasi sicuramente prodotte dal costruttore medesimo e testimonianza di un passaggio storico importante.

Le gambe forate con gli appositi tiranti
Terminata la ricostruzione e la riparazione di tutte le parti funzionali, della piccola pedaliera, della pedana e della struttura metallica, è iniziato il lavoro di restauro del mobile: inizialmente si è proceduto sistemando le parti di lastronatura che si sono scollate, pulendo in un primo momento la parte sottostante il lastrone e successivamente, utilizzando della colla animale, incollandole nuovamente alla struttura di base.
Ove è stata verificata la necessità, ossia nelle zone dove pezzi di lastronatura risultavano mancare, sono state ripristinate tali lacune con inserti della stessa essenza di legno, che nel nostro caso è il noce.

In seguito è stato effettuato un intervento sulle gambe del pianoforte che originariamente erano dotate di un perno in legno a vite che le fissava al corpo dello strumento, ora compromesso in tutte e quattro le gambe; la vite in legno è stata ricostruita usando del legno di bosso, essenza questa che si presta in modo ottimale per tale esigenza.

La pedana è stata costruita con materiali moderni e si è scelto esplicitamente di staccarla in modo netto dall’estetica dello strumento sia dal punto di vista cromatico che di disegno per ottenere un supporto che evidenziasse il pianoforte.
I collegamenti fra la pedaliera ed i tasti attualmente sono in filo di ottone (i resti ritrovati erano addirittura in ferro, corroso dalla ruggine) ma si valuterà se sostituirli con tiranti in cuoio, meno rumorosi.
Il coperchio è stato rimesso in piano attraverso l’uso di una pressa a caldo e sono stati rifatti tutti i filetti in ottone. E’ stato inoltre costruito un leggio interno copiandolo da strumenti simili.

Finito tutto il lavoro di falegnameria, si è proceduto eseguendo il trattamento antitarlo per garantire che eventuali parassiti presenti nel legno venissero eliminati.
In una fase successiva è iniziata la sverniciatura consistente nell’asportare il vecchio lucido dalla superficie del legno utilizzando sverniciatore e lanetta di acciaio usata per la rimozione di quest’ultimo.
Allo scopo di neutralizzare l’azione chimica dello sverniciatore, la superficie è stata lavata con alcool a 94°.
Si è proceduto poi alla stuccatura di eventuali fessurazioni o buchi di tarlo presenti sulla superficie che andrà in un secondo momento rilucidata.
Lo stucco viene preparato con gesso di Bologna, terre colorate, colla e acqua.
Al termine di questa operazione si è passati alla lucidatura dei vari pezzi che compongono lo strumento. Prima trattando le parti in noce con olio paglierino, poi, una volta che questo è stato definitivamente assorbito dal legno, si è proceduto alla lucidatura con gommalacca stesa a tampone.
Questa antica metodo veniva utilizzato per lucidare i mobili costruiti in questo periodo di tempo e consiste nello stendere la gommalacca, che è una resina naturale prodotta da insetti su certe specie di alberi delle zone dell’Asia Meridionale, sciolta in alcool a 94°, utilizzando non il pennello bensì un tampone, cioè un batuffolo di lana rivestito con tela di lino.
Questa operazione prevede diverse fasi di stesura e di lucidatura della gommalacca ottenendo poi l’effetto finale che vediamo nelle immagine qui di seguito.

Si è scelto di non riapplicare, conservandoli a parte, i fregi in ottone che ad un esame più attento sono risultati riadattati da altra provenienza e non originali dello strumento.
Dopo aver assemblato tutta la struttura di rinforzo si è proceduto al rimontaggio di corde nuove di calibro e materiale adatto,
acciaio a basso contenuto di carbonio e ottone.
Sono state sostituite anche le corde in ottone e rifatte quelle avvolte, sempre in ottone e la cordiera è stata portata in tensione.
Dopo un periodo di assestamento si è iniziato il rimontaggio e la messa a punto di tutta la parte meccanica, con successiva accordatura finale.
Restauro del mobile eseguito da "Bottega del restauro", Federico Ventura e Stefano Bignami, venturafederico@alice.it