Il restauro conservativo del pianoforte "Schott"

½ coda viennese, data approssimativa di costruzione 1860, appartenuto al M.o Marco Enrico Bossi

 

Casa Bossi a Como

 

Lo strumento si presentava in non buone condizioni, a causa dell'abbandono protrattosi nel tempo e, soprattutto, per una copiosa esposizione all'acqua derivante da una infiltrazione proveniente dal tetto dell'ambiente in cui si trovava.

 

L'acqua piovana esce dalla stanza in cui è conservato il pianoforte

L'interno con lo strumento ed il busto raffigurante il M.o Bossi

 

Quando viene portato in laboratorio, ancora contiene acqua che esce a gocce dalla zona posteriore del fascione.

Vi sono parecchie scollature, che riguardano l'angolo di congiunzione fra la curva e il fianco destro, l'impiallacciatura in varie parti, la curva posteriore e la struttura in travoni, nonché la tavola armonica in più zone.

Inoltre è fortemente degradata la superficie lucidata, in particolare modo quella esposta all'umidità, ed il tarlo ha infestato un po' tutto lo strumento concentrandosi in modo inconsueto sulle parti in abete.

Le parti meccaniche e la tastiera presentano tutte le guarnizioni in panno corrose completamente dalle tarme e le pelli di martelli e paramartelli sono consumate e non riutilizzabili.

In buono stato, invece, risulta la copertura in osso e ebano della tastiera e, in generale, i legni. La smorziera è parzialmente tarmata ed è stata verniciata in nero anche sulle parti metalliche.

Il pianoforte viene immediatamente smontato e le corde allentate e rimosse, per lasciarlo asciugare privo della tensione delle predette.

L'interno con i segni dell'acqua

Successivamente, dopo averlo coricato su un fianco, si inizia a consolidare il telaio inferiore in travoni di legno incollandone le parti staccate, rinforzando i punti più critici con viti, rifacendo alcuni spessori mancanti e quanto altro necessario.

La griglia di travoni

Riportato in posizione orizzontale, si procede alla rimozione della sporcizia e delle colature di acqua dall'interno, all'incollatura delle varie parti, riavvicinandole e riportandole in posizione con l'aiuto di morsetti e altri sistemi di trazione.

Un completo trattamento di impregnazione antitarlo viene eseguito su tutte le parti in legno.

L'incollaggio dell'angolo destro

E' interessante notare, in questa fase, i lavori che nel corso del tempo vennero eseguiti sullo strumento per renderlo più adatto al gusto musicale dell'epoca, che man mano mutava, ed alle necessità del proprietario: le corde bianche, infatti, sono probabilmente state sostituite nel registro più alto con altre di diametro leggermente superiore, così come la tastiera è stata appesantita piombandola nella parte retrostante del tasto. Nell'ottica della conservazione del pianoforte così come era quando veniva suonato dal M.o Bossi si è deciso di mantenere queste caratteristiche che, probabilmente, furono da lui stesso scelte in collaborazione con il tecnico il quale, al tempo, curava la manutenzione e che, materialmente, eseguì i lavori.

La scritta sulla barra del compressore

E' interessante notare la firma a matita sul compressore (Brunoli Santino ?), probabilmente il padre della moglie del Maestro.

Sul ponticello vi sono le scritte a matita indicanti il diametro delle corde (numeri tedeschi tuttora utilizzati).

Viene contemporaneamente ricostruita la parte della ruota posteriore mancante

Fresatura del supporto Taglio del grezzo

ed iniziano i vari lavori di falegnameria (parti di impiallacciatura e fondo mancanti, vitoni delle gambe in parte rifatti ecc. ecc.)

Tornitura dei vitoni in legno delle gambine

Successivamente si procede alla cartatura e pulizia della vecchia vernice, particolarmente degradata in corrispondenza delle parti inondate e del fianco sinistro, scolorito e irrancidito: lo strumento è evidentemente rimasto per lunghissimo tempo in un ambiente dove riceveva luce da quella direzione, probabilmente lo stesso luogo in cui si trovava al momento del recupero.

Il lavoro di sgrossatura e lucidatura si alterna con quello di riparazione della meccanica-tastiera.

La sgrossatura La tastiera ancora sporca

A questa, una volta smontata e ripulita, si rifanno le guarnizioni sovrapponendo strati cuciti di feltro sottile e si lucidano i tasti. I martelli, riparati, vengono riguarniti in pelle, stuccandone le parti rovinate dalle tarme con silicone, si rifanno le guarnizioni sotto i tasti, si ricoprono i paramartelli con nuova pelle ecc. ecc.

Nella smorziera vengono sostituiti parte dei feltri, comunque non più originali (in questi strumenti gli smorzatori prismatici erano costruiti con legnetti ricoperti da pelle, qui vennero già montati smorzatori prismatici interi)

 

La cassetta degli smorzatori, le asticciole argentate sono ancora verniciate in nero

 

Un martello con l'impellatura originale

Poco alla volta le varie parti riparate vengono rimontate, il pianoforte viene riarmato con le corde originali accuratamente ripulite, sostituendo quelle rotte, mancanti o palesemente errate come misura o qualità dell'acciaio.

Si conservano le caviglie originali che, merito del somiere incredibilmente in buone condizioni, tengono ancora l'accordatura.

Lo strumento viene regolato e le corde più volte tirate fino ad ottenere la stabilità dell'intonazione.

Il pianoforte quasi finito

All'interno, ripulito, si può vedere il cartiglio originale del rivenditore milanese.

Alcune foto sono del M.o Andrea Macinanti, www.andreamacinanti.com . Lo si ringrazia per il grande lavoro che ha consentito il recupero dello strumento e ne ha permesso, al di la di ogni migliore aspettativa, l'uso nel concerto tenuto dal M.o Carlo Mazzoli al Teatro Manzoni di Bologna in occasione del bicentenario del Conservatorio "G.B. Martini" di cui il M.o Bossi fu direttore.