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Ah, come vorrei essere
un'allegria fra tutte,
una sola,
l'allegria della tua allegria.
Un amore, un solo amore:
l'amore di cui tu ti innamorassi.
Ma
non sono che quello che sono.
Pedro Salinas, La voce a te dovuta. |
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Salvatore Giordano
autore di Più a sud verso la Sicilia |
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La neve in fondo al mare
2° capitolo del Pesce Subaereo
di Salvatore Giordano
Due bagnini e un poliziotto in pensione hanno raccolto due buste piene piene di neve bianca e con due mosconi di salvataggio si sono allontanati dalla spiaggia per gettarla in fondo al mare.
I tre amici – Gino coccia pelata, Gino ciclista e Gino la guardia – hanno combinato proprio un bel disastro: quel giorno il mare cambiò colore e da blu si era trasformato in bianco, impallidito come il latte. Uno spettacolo spaventoso che, a vederlo, avrebbe guastato la vita anche alle persone più insensibili. E, infatti, Gino coccia pelata – nel vedere l’acqua del suo amato mare farsi color marmo sporco – si sentiva gelare il sangue nelle vene e con un filo di voce si era lasciato scappare poche parole che il vento s’era portato subito lontano:
– E, senza volere, abbiamo avvelenato il mare!
Forse, però, sarà meglio che vi racconti questa storia strampalata dal principio.
Un bel giorno di primavera, Alice era uscita in anticipo dalla scuola per uno sciopero degli insegnanti. Fortunatamente, a ogni primavera gli insegnanti scioperano. Per l’occasione, la mamma si era concesso un giorno di vacanza e aveva pensato di regalare una sorpresa alla sua bambina facendosi trovare all’uscita della scuola. Alice aveva colto subito qualcosa di inconsueto sulla faccia della sua mamma che, per qualche misteriosa ragione, la incuriosiva.
– Adesso mi svela un segreto o mi fa una sorpresa – pensa-va.
La mamma l’abbracciò che Alice sprizzava felicità da ogni poro per la gioia di ritrovarsi libera in quella bella mattinata calda.
– Che bel tempo, mamma! – disse la bambina che ottenne in cambio una domanda per risposta:
– Sai, Alice, quali sono i più bei giorni di scuola?
– Quando c’è ginnastica – rispose la bimba convinta.
– Non quando scuola non ce n’è?
Risero insieme, mentre si dirigevano svelte verso l’automobile della mamma.
Salite in macchina, Alice si sporse in avanti verso i sedili an-teriori e abbracciò forte la madre che si stava rassettando i riccioli prima di avviare il motore. La bimba era tutta contenta perché aveva già notato i borsoni che utilizzava per trasportare pinne, maschere, cappucci, calzari e boccagli.
Era ormai certa che la mamma la stesse conducendo al mare, ma – fingendosi ingenua – domandò:
– Dove mi porti?
– Andiamo a trovare il tuo amico Jerry.
– Jerry è una femminuccia, mamma! Diventerà maschio solo quando sarà vecchio.
Rimasero silenziose lungo tutto il tragitto per i pochi minuti che le separavano dallo stabilimento balneare dove Gino coccia pelata lavorava e che si trovava proprio a lato dell’altro stabilimento dove lavorava invece Gino ciclista.
Proprio nella sottile striscia di sabbia che separava i due lidi – ancora spogli di ombrelloni ma in agitazione per i preparativi prima dell’avvio della stagione – i due bagnini stavano discutendo vivace-mente con l’altro Gino, la guardia. Alice non ci prestò particolare attenzione, ma, tuttavia, non potè fare a meno di notare il sorriso stampato in faccia ai tre uomini anziani: sembravano felici e non erano lì a lamentarsi del vento o del tempo…
Attribuì il cambiamento delle loro lagnose abitudini alla bella giornata di sole e corse a prepararsi per il primo bagno dell’anno. La mamma fu inflessibile. Voleva fare il bagno? Allora, per precauzione, doveva indossare la mutina e il cappuccio ma anche guanti e calzari di neoprene, prima di infilarsi pinne e maschera. Soltanto se Alice avesse rispettato le sue prescrizioni, le avrebbe concesso di affrontare l’acqua ancora fredda. La piccola subacquea si assoggettò alle regole che la mamma le proponeva solo dopo aver toccato l’acqua con mani, piedi e ginocchia senza riuscire a tuffarsi per intero per quanto era gelida.
Si vestì in un baleno e fu subito intorno allo scoglio ubriaco.
Jerry non tardò; le diede il benvenuto a modo suo: girava su sé stessa e saltava su e giù, uscendo spesso fuor d’acqua.
Alice era contenta dell’accoglienza e Jerry le mostrava tutta la felicità che quella visita improvvisa le procurava. Ne avevano di cose da raccontarsi: Jerry non vedeva l’ora di farle ammirare i suoi progressi subaerei, mentre Alice era smaniosa di sapere tutto quello che era successo in acqua durante l’inverno.
Fu così che seppe della neve in fondo al mare che i tre Gino avevano buttato giù spargendo il contenuto di due buste dall’alto dei mosconi degli stabilimenti di fronte. (leggi in www.mediterraneoforpeace.it) |
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Tina Cancilleri
Andrea Camilleri e il romanzo storico in Italia:
in libreria da novembre |
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a proposito de Il re di Girgenti
(anticipazione)
L’ambientazione storica.
Per avere una maggiore comprensione de Il re di Girgenti, il penultimo romanzo storico camilleriano, è fondamentale partire dalla concezione della storia dell’autore siciliano per prendere poi in considerazione l’ambientazione storica del romanzo.
Come spiega Camilleri:
In tutta la mia produzione letteraria, la storia assume un valore importante. I miei romanzi hanno dei riferimenti storico-temporali, che poi rielaboro in maniera del tutto soggettiva. Nel Re di Girgenti, in particolar modo, la presenza della storia è un riferimento costante. Una cornice che ha una funzione rilevante nel meccanismo del racconto.
Per lo scrittore empedoclino la lettura dei processi storici, priva di un supporto interpretativo è inconsistente. La storia senza una chiave di lettura sarebbe una successione incomprensibile di fatti. |
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leggi l'intera anticipazione fornita dall'autrice sul sito
www.mediterraneoforpeace.it |
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Salvatore Giordano
Tota nostra
(della Sicilia) |
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Mani avanti
Avete questo libro tra le mani, chissà perché, magari ve lo hanno appena regalato o l’avete acquistato per regalarlo o lo avete preso in prestito oppure siete ancora in libreria e lo state sfogliando per decidere se comprarlo o no. Quale che sia il caso vostro, vi siete diretti qui – alla prima vera pagina – e magari vi aspettate che fin dall’inizio vi presenti il protagonista della storia o la protagonista. Mi auguro di non deludervi, poiché protagonista di questa storia non è una persona. State pensando a un animale? Magari vi siete detti “se non è persona può benissimo essere un animale” e vi vengono in mente storie antichissime – e bellissime – che raccontano di animali più o meno furbi e dai tratti umanizzati. Cosa vi viene in mente? Lupus et agnus? La volpe e l’uva o la Batracomachia?
Vi sorprendo se dico subito che non si tratta neanche di un animale?
Forse no, esistono tante altre storie che raccontano vicende di cose o di un qualche oggetto particolare: laghi, fiumi, montagne, oceani o altri luoghi e addirittura motociclette e persino un pettine, oltre che specchi e reliquie, sono stati i protagonisti di storie ben congegnate. Nella narrazione capita che alcuni di questi oggetti diventino animati pur rimanendo privi di una vita “vera”. Ebbene no, protagonista di questa storia è Convicino che – pur non essendo una persona o un animale – è pieno di vita. È assai probabile che non l’abbiate mai sentito nominare. Adesso, a scanso di equivoci, lo riscrivo: Convicino. Sapete cos’è? No? Me lo aspettavo. |
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| leggi l'anticipazione fornita dall'autore sul sito www.mediterraneoforpeace.it |
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