5. CONCLUSIONI

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I dati elaborati in questa ricerca hanno evidenziato le varie caratteristiche del litorale esaminato; esso, come si è potuto osservare, presenta aspetti differenti sia dal punto di vista ambientale, sia dal punto di floristico vegetazionale e fitogeografico.

Il censimento della flora del territorio, che contribuisce ad ampliare la mappa della vegetazione costiera della Sardegna settentrionale, ha dimostrato che, rispetto ad altre aree costiere esaminate in precedenza, sussistono differenze anche abbastanza rilevanti, sia per quanto concerne il contenuto e la varietà floristica, sia per ciò che riguarda l’analisi delle formazioni vegetali presenti nelle varie fasce del litorale.

E’ stata constatata la prevalenza di forme biologiche terofite e di specie stenomediterranee, che hanno confermato le peculiarità climatiche della zona che, peraltro, corrispondono a quelle proprie della maggior parte delle coste del Mediterraneo e della Sardegna in particolare.

Nell’ambito del contingente floristico, un posto di primo piano spetta certamente alla componente endemica; quest’ultima, con ben 11 specie, rappresenta oltre il 5 % del totale delle specie rilevate nel territorio. Oltre un terzo degli endemismi è rappresentato da quattro specie del genere Limonium, tra le quali, L. laetum è esclusivo dell’area esaminata e dell’Isola dell’Asinara. Un’altra delle specie endemiche osservate è Santolina corsica la cui presenza nel litorale ha destato un curioso interesse da parte degli addetti ai lavori; infatti la specie, che rappresenta un endemismo sardo-corso, sino ad ora era stata segnalata ad altitudini superiori ai 500 metri s.l.m., e in Sardegna solo sull’altopiano del Monte Albo presso Siniscola. La sua presenza a livello del mare, pertanto, costituisce un caso certamente anomalo, che meriterebbe di essere vagliato più approfonditamente.

Silene corsica, un altro degli endemismi presenti sul territorio, rilevato solo nel tratto retrodunale della spiaggia antistante lo Stagno di Pilo e rappresentato da soli tre esemplari, pare destinato a scomparire del tutto. Anche questo fenomeno pare di difficile comprensione, visto che, la pur non indifferente pressione antropica gravante sull’area, soprattutto durante la stagione estiva, non è certo superiore a quella che incombe su altri lidi, dove invece la specie si sviluppa abbastanza regolarmente.

Uno dei fattori di tipo fitogeografico più interessanti riguarda la specie Armeria pungens la cui area di sviluppo, nelle coste settentrionali sarde, ha il proprio limite in corrispondenza del litorale esaminato e, precisamente nel tratto da noi indicato come subzona B1. I motivi per cui la specie non abbia la possibilità di vegetare nel tratto di litorale compreso tra la spiaggia della Pazzona e la spiaggia delle Saline, sono di non facile interpretazione anche se, presumibilmente, il fattore determinante potrebbe essere rappresentato dalla maggiore salinità del substrato sabbioso. In questo tratto di costa, infatti, le depressioni retrodunali costituiscono i bacini di accumulo, permanente o temporaneo, di acqua salmastra. L’estensione di essi è tale, da poter causare l’aumento di concentrazione salina anche nelle formazioni dunali antistanti, costituendo, in tal modo, una barriera ecologica allo sviluppo di Armeria pungens.

Nello studio fisionomico della vegetazione sono state individuate tre principali aree, contraddistinte in funzione delle caratteristiche ecologiche e geomorfologiche e, all’interno di ciascuna, abbiamo quindi identificato, a grandi linee, le formazioni vegetali che vi dimorano.

Abbiamo perciò osservato formazioni vegetali di ambienti salmastri, situate in corrispondenza delle zone di accumulo di acqua salmastra, tra le quali predomina l’associazione ad Arthrocnemum, con le varie specie a fusto e foglie carnose della famiglia delle Chenopodiacee, seguita dal Limonieto, dal Giuncheto e da pratelli salmastri formati da Triglochin laxiflorum.

Le formazioni vegetali di ambienti di acqua dolce, molto meno importanti ed estese delle precedenti, sono state individuate in corrispondenza della sponda meridionale dello stagno di Pilo; esse sono rappresentate principalmente da un esteso Phragmiteto che lambisce la sponda in questione per alcune centinaia di metri.

Le formazioni vegetali di ambienti psammofili, sono le più numerose e le più varie; esse sono state rappresentate suddividendo il litorale in una serie di tre fasce parallele alla linea di costa.

Partendo dalla linea di battigia abbiamo individuato la prima fascia, più meno simile in tutto il litorale, costituita da specie pioniere come Cakile maritima e Salsola kali e dalle prime dune embrionali con le prime specie stabilizzatrici come Sporolobus pungens. La seconda fascia, costituita dalle dune stabili primarie e in alcuni tratti anche da dune secondarie, ha evidenziato la quasi assenza dell’Ammophiletum, cioè dell’associazione vegetale caratterizzata da Ammophila littoralis, specie di fondamentale importanza per la stabilizzazione del substrato sabbioso. Della progressiva riduzione della specie sono certamente responsabili i campeggiatori, che durante l’estate soggiornano nella zona e che, con l’intento di ricavare spazi sempre più ampi, operano tagli indiscriminati depauperando l’ambiente naturale. Nella terza fascia, quella relativa alle depressioni retrodunali, nonostante la presenza di varie specie camefite e nanofanerofite, tipiche del retroduna costiero delle coste settentrionali sarde, dove costituiscono l’associazione definita Crucianelletum, non abbiamo potuto individuare la predetta associazione, proprio per la totale assenza della Rubiacea Crucianella maritima che ne rappresenta il costituente fondamentale. Di un certo interesse è invece la presenza di un'associazione vegetale atipica costituita da Crithmum maritimum e da alcune specie di Limonium. Tale associazione, con la denominazione Crithmo-Limonion, è stata indicata solo per zone costiere a substrato roccioso e pertanto, in questo ambito potrebbe rappresentare un’ entità discordante dalla precedente, e per la quale sarebbe interessante intraprendere ricerche più approfondite.

All’interno di questa fascia, in corrispondenza della subzona A1, è stata rilevata Crepis vesicaria subsp. taraxacifolia, una Composita ligulata la cui osservazione rappresenta una prima segnalazione per la Sardegna.

 

Visto quanto sopra, non ci resta che postillare quanto la pressione antropica possa interferire sul delicato equilibrio esistente all’interno di un qualsiasi ambiente naturale e, tanto più nei confronti di una vegetazione costiera, di per sé già poco stabile, poiché sottoposta alla imprevedibile azione del mare, considerando che, comunque, quest’ultimo è parte integrante ed inscindibile dell’ambiente.

Ingente è anche il rischio di una speculazione edilizia ad uso turistico dell’intera area; una tale eventualità, allo stato dei fatti non così recondita, potrebbe innescare un processo irreversibile, tale da devastare irrimediabilmente una delle più interessanti aree costiere, non solo dal punto di vista naturalistico, di tutta la Sardegna settentrionale.

Sarebbero pertanto auspicabili interventi decisi, da parte di tutti gli enti preposti, per evitare che possa avvenire l’irreparabile, ponendo la zona sotto un controllo più stretto e salvaguardandola, senza remore di sorta, da un possibile assalto speculativo incontrollato.

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