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Ozono

Corriere della Sera – martedì 5 dicembre 2000

«Il buco dell’ozono scomparirà tra 50 anni»

Gli scienziati: sostanze nocive in calo, ha funzionato la messa al bando di gas e propellenti

 

ROMA Possiamo prevedere che il buco dell’ozono si richiuderà fra circa 50 anni: non finiremo bruciati dai raggi ultravioletti. Stavolta è una buona notizia, quella che arriva da un gruppo di esperti di atmosfera e clima. Appena una settimana dopo il fallimento dell’Aia, dove è saltato l’accordo per ridurre i gas serra ed evitare il surriscaldamento globale, 300 scienziati riuniti a Buenos Aires, per un consulto sullo stato di salute dell’alta atmosfera, hanno detto di avere raccolto i primi segni di un’inversione di tendenza nel processo che ha portato alla progressiva erosione dell’ozono, il sottile strato naturale di ossigeno triatomico che si trova nell’alta atmosfera e che filtra la parte più nociva dei raggi solari ultravioletti.

«Abbiamo raggiunto una conoscenza più approfondita su come le sostanze chimiche prodotte dall’uomo distruggono l’ozono ─ ha dichiarato il professor Alan O’Neill, presidente dello Sparc, il programma di ricerca sulla stratosfera ─. Sappiamo perché la maggior parte dell’ozono viene distrutto sopra l’Antartide e perché il buco si allarga in alcuni periodi, proprio come è successo all’inizio di ottobre dì quest’anno, quando ha raggiunto la sua massima ampiezza mai vista. Ma ora abbiamo anche raccolto le prove che le sostanze distruttive, messe al bando già da alcuni anni, cominciano a calare. Cosi siamo in grado di annunciare che, nel giro di mezzo secolo, più o meno, l’ozono stratosferico si ricostituirà e il buco si chiuderà.

Le sostanze nocive cui fa riferimento O’Neill sono gas a base di cloro, bromo e fluoro che hanno avuto una vasta applicazione nell’industria, essendo impiegati come refrigeranti per frigoriferi e condizionatori, come propellenti per bombole, eccetera. Anche se utilizzati a livello del suolo, questi gas vengono trasportati dalle correnti fino alla stratosfera (20 km di altezza) dove, dopo essere stati dissociati dal Sole, iniziano una sistematica attività di smantellamento delle molecole di ozono. L’effetto distruttivo viene amplificato, al di sopra dell’Antartide, da un vortice polare e dalle basse temperature.

I Paesi industrializzati hanno raggiunto fin dal 1987, a Montreal, un accordo per eliminare questi prodotti e sostituirli con altri meno nocivi; quelli in via di sviluppo, invece, continueranno a utilizzarli ancora per qualche tempo. Tuttavia, la persistenza dei gas nocivi nell’alta atmosfera si è rivelata più lunga del previsto. Di conseguenza, l’erosione dell’ozono, sia pure con alti e bassi, è continuata fino a raggiungere, questo autunno, il record di una superficie equivalente a tre volte il territorio degli Stati Uniti. Per la prima volta una città densamente popolata, Punta Arenas, all’estremità meridionale del Cile, si è trovata esposta a livelli talmente elevati di ultravioletti, che le autorità sanitarie hanno dovuto istituire una serie di allarmi per radio e televisione, esortando la gente a non restare al sole per più di cinque minuti consecutivi.

In misura minore l’assottigliamento dello strato di ozono riguarda anche il nostro emisfero, dove sono state registrate punte di erosione fino al 25%, specialmente alle alte latitudini. Se non fosse stato raggiunto l’accordo per il bando delle sostanze nocive, secondo alcuni scienziati, l’intero strato di ozono sarebbe scomparso nel giro di due o tre secoli e la vita sulla Terra avrebbe subito una specie di processo di sterilizzazione, con la moria della maggior parte delle specie. A lungo andare, anche la salute dell’uomo, pur ricorrendo a tutte le protezioni possibili sarebbe stata minata poiché l’eccesso dei raggi ultravioletti causa cancri alla pelle, cecità e calo delle difese immunitarie.

La buona notizia da Buenos Aires ha avuto una conferma anche in Italia, dove da alcuni anni si procede a misurazioni sistematiche oltre che dell’ozono stratosferico, anche dei livelli delle sostanze che lo erodono. «La nostra stazione di misura dì Lampedusa, che è la sentinella dell’intero Mediterraneo, ci segnala che dopo anni di preoccupante crescita, i clorofluorocarburi si sono stabilizzati e quindi anche noi ci aspettiamo, nei prossimi mesi, un’inversione di tendenza e un calo di queste sostanze nocive, con la conseguente riparazione dello strato di ozono», spiega il fisico Vincenzo Ferrara, responsabile della divisione Ambiente e clima globale dell’Enea. Ferrara ricorda che la distruzione dell’ozono provocata dai gas a base di cloro e l’aumento dell’effetto serra causato dall’anidride carbonica e da altri gas surriscaldanti, pur essendo due fenomeni diversi, si esaltano a vicenda, peggiorando lo stato di salute complessiva del pianeta.

Franco Foresta Martin