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Effetto serra

Corriere della Sera – domenica 5 novembre 2000

Gli ultimi dieci anni sono stati i più caldi del secondo millennio

Negli ultimi mesi il bombardamento di notizie contraddittorie sui cambiamenti climatici ha raggiunto un picco massimo. Parallelamente, è giunto al massimo anche il disorientamento del pubblico, che si trova a dover valutare ora affermazioni sulle prevalenti responsabilità dell’uomo riguardo al surriscaldamento globale, ora ipotesi di cause del tutto naturali. Il più recente scoop climatico è stato messo a segno la settimana scorsa dalla stampa americana che ha diffuso alcuni brani del terzo rapporto sul clima in fase di elaborazione da parte dell’Ipcc (Intergovernmental panel on climate change), un gruppo di 2500 climatologi di tutto il mondo impegnati, per conto delle Nazioni Unite, nel tentativo di decifrare cause, dinamica ed effetti del surriscaldamento globale. Tenendo una linea di coerenza rispetto al rapporto precedente (1995), l’Ipcc afferma che le nuove ricerche confermano ed esaltano il surriscaldamento globale e le responsabilità dell’uomo.  Nel 1995 l’aumento medio delle temperature dal 1860 ai nostri tempi era stimato fra 0,3 e 0,6 gradi centigradi; ora 0,4 – 0,8.

Il tasso di aumento è in crescita, tanto che gli ultimi dieci anni vengono considerati dall’Ipcc come i più caldi del millennio. Considerate le quote annue di CO2 (anidride carbonica) - 6,8 miliardi di tonnellate - e di altri gas surriscaldanti riversati nell’atmosfera dai processi di combustione, dalle produzioni industriali e dalle attività agricole, l’Ipcc ribadisce che l’uomo è una delle cause principali dell’effetto serra (http://www.cesi.it/greeninfo/Anidride.htm). Non solo, ma che se nel 2100 si arriverà, come lasciano temere le proiezioni, a emissioni di 35 - 40 miliardi di tonnellate all’anno di Anidride carbonica, allora bisogna ritoccare al rialzo anche le previsioni del surriscaldamento. Fra un secolo, lo scenario peggiore dell’Ipcc indica aumenti non più di 3 gradi ma di 6 gradi centigradi. Fra le conseguenze più catastrofiche l’Ipcc indica:

l’intensificarsi dei fenomeni meteorologici estremi,
lo scioglimento di una parte della calotta antartica,
l’aumento del livello dei mari, (situazione in Italia)
la perdita di vaste aree insulari e costiere,
la morte di specie agricole e forestali per impossibilità di rapido adattamento.

A contraltare delle valutazioni dell’Ipcc si può citare, a titolo di esempio, l’ipotesi avanzata appena un mese fa da ricercatori dell’Esa i quali hanno attribuito il surriscaldamento globale a una complessa interazione fra:

aumento del campo magnetico solare,
diminuzione dei raggi cosmici in arrivo sulla Terra
diradarsi della copertura nuvolosa.

Ma si potrebbero citare tante altre ricerche in cui non solo la responsabilità dell’uomo viene ridimensionata, ma addirittura lo stesso effetto serra contestato e ridotto a una temporanea oscillazione. In questo clima di incertezza scientifica non si apre sotto buoni auspici la prossima conferenza dell’Aia (14-24 novembre) che dovrebbe decretare l’effettiva applicazione del protocollo di Kyoto (riduzione del 5% dei gas serra entro il 2010) o il suo fallimento.

Franco Foresta Martin

 

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