LANDSCAPE-ESCAPE.
"E' indubbio che l'interesse di Nadia Presotto sia tutto rivolto al paesaggio o meglio alla natura in tutte le sue espressioni. Nata dal reportage sui giardini, la sua passione è finita con un coinvolgimento nell'arte pittorica che da quei modelli originari ha tratto ispirazione.
Tra tutte le sue opere quelle che mi hanno colpito di più sono i "paesaggi" urbani; Landscapes appunto, e quindi mi limiterò all'analisi di queste opere che considero più autentiche rispetto ad altre per originalità di aspetto e contenuto.
Innanzi tutto va ricordato come di solito sia inteso il paesaggio: esso è stato originariamente concepito nella storia dell'arte come contesto, contorno di figurazioni complesse e solo di recente è diventato protagonista assoluto della rappresentazione. L'osservazione conseguente è che la presenza umana si è rivelata via via sempre più superflua per lasciare spazio all'oggetto della nostra visione come "cosa" indipendente dalla narrazione stessa. Insomma la modernità ha liberato la natura dalla necessità di essere semplice corollario per diventare assoluta protagonista. La riflessione più ovvia a questo punto riguarda il concetto stesso di natura, il "che cosa sia" il paesaggio, evitando di ricadere nei luoghi comuni.
Paesaggio, da pagus ,individua il paese, il luogo abitato. La natura quindi si configura come terra in cui la presenza umana è accertata, luogo artificiale per antonomasia in quanto costruito dall'uomo, potremmo dire: una natura artificiale che è determinata da un gesto intenzionale. L'artificio è tuttavia proprio del gesto artistico che inscrivere un segno dentro quello che noi chiamiamo "natura". L'artista infatti, tende a determinare con il proprio lavoro un superamento della comune interpretazione di paesaggio e con l'azione artistica collocarsi fuori dagli schemi tradizionali per attribuire un nuova ipotesi di senso a ciò che ci circonda e crediamo erroneamente di conoscere.
In questo modo i "paesaggi" di Nadia Presotto si collocano oltre un orizzonte noto e si configurano come interpretazioni dei luoghi visti durante i suoi viaggi americani. Landscape - Cityscape è luogo dell'incontro tra memoria e immaginazione, bisogno di ritrovare un altrove che appartiene contemporaneamente alla natura e all'artificiosità che è al contempo dello spazio costruito dall'uomo e del gesto con cui l'artista fa rinascere l'immagine che abbiamo davanti e che, in ultima sintesi, proprio per questo ci rappresenta e al tempo stesso "riconosciamo".
I profili dei grattaceli, semplici strisce di colore in verticale, si differenziano per minime variazioni tonali, nella luce opaca o, al contrario, nella luminosità intensa del giorno, talvolta accompagnati da un verde uniforme in primo piano, retaggio di un'illusione, una malinconia per un mondo che non è più lo stesso. L'artista , con i mezzi propri della sua arte produce un corto circuito tra l'artificio che caratterizza l'opera d'arte e la comune interpretazione del dato fisico, di quel che si vede. Così questa è una pittura non di paesaggio ma nel paesaggio che interrompe ogni linea di confine tra il mondo così come noi lo vediamo e i suoi simboli, concetti di cui l'arte si serve per parlare un linguaggio che dia
specificità a ciò che altrimenti sarebbe banale, nel momento in cui immagini reali e immagini create dall'artista si incontrano. Come non ricordare, sull'onda lunga delle sensazioni, l'intervento di Agnes Denes nel 1982 a Manhattan, proprio di fronte al luogo dove sorgeva il World Trade Center. L'artista ungherese aveva realizzato un'installazione in un campo di 8000 metri quadri seminati a frumento( Wheatfield) che venne coltivato e poi mietuto ridando identità ad una discarica non lontana da Wall Street, in centro ad una delle megalopoli più edificate del mondo. L'opposizione cercata da Denes consisteva nel sottolineare il divario tra natura e cemento, il giallo del grano contro il grigio dei grattaceli,
nostalgia per una vita rurale e i ritmi naturali, anche se l'autrice appariva animata da un certo misticismo bucolico. Wheatfield era il ritorno ad un'idea universale di ricchezza culturale e prosperità economica dell'America post industriale.
L'esempio vale non come confronto tra esperienze artistiche lontane fra loro ma come possibile lettura delle cose del mondo; la convinzione comune che si possa recuperare attraverso l'arte, un'identità , un comune sentire, ritorno ideale ad un piccolo paradiso interiore. Nadia Presotto riconosce nello spazio pittorico un campo d'azione per coltivare il senso più profondo della sua idea di mondo che, in modo similare a quella terra coltivata in un posto inusuale, suggerisce una via di fuga da ciò che è determinato, stabilito, da ogni tentativo di controllo. Escape, appunto".
Emanuela Mazzotti - Critico d' Arte
"Sobrietà stilistica e indagine intellettuale contraddistinguono la solare ricerca pittorica di Nadia Presotto, che opera prevalentemente nell' ambito dell' astrazione segnica.
Il racconto interiore è svelato da segmenti emozionali, trasposti sul piano immaginario e interpretati in morbide liriche dell' inconscio.
Sulle sue amabili tele regna un tonalismo soffuso, dalle suggestioni ancestrali: è un cromatismo dal "profumo" mediterraneo che spazia da stesure di colore ridente a velature livide o arcane.
In questo percorso mistico, la dimensione spazio-temporale resta sospesa nell' intimo ascolto del sé. La tela diviene, pertanto, un ponte di dialogo tra il gesto e il territorio mentale di Nadia Presotto, un sottopassaggio della psiche che, senza indugi, conduce all' emozione pura".
Sabrina Falzone - Critico e Storico dell' Arte
"Nadia Presotto nelle opere in mostra predilige, in parte, temi analoghi (riferimento alle opere fotografiche del marito Renato Luparia) : ondulati declivi, cieli, terre su cui l'occhio si distende amorevolmente, talvolta in un pulviscolo di colore soft di rarefatta atmosfera. Oltre a ciò trova posto, neppure così sottovoce, una certa qual sperimentazione meno figurativa, reclamata da lavori come "Omaggio a Kandinskj" e "Passione". Attraverso una grammatica prudentemente lontana degli eccessi, traspare, inequivocabilmente, uno studio puntiglioso e una sensibilità cromatica felice…"
Luisa Facelli, critico d' arte, in occasione della mostra di Vercelli
"Atmosferiche vagamente oniriche, immaginarie di metropoli rivisitate in una dimensione che offre lo spunto di riflessione verso mondi che non ci appartengono se non nel segreto dell' anima".
Maria Luisa Alberico - Associazione Donne Sommelier- Torino