OCCHI NEL BUIO

Questo racconto è stato preparato appositamente per la finale RPGA Network Italia del 2001 svoltasi a Modena a fine Gennaio del 2002. Il racconto riprende l'avventura che le squadre hanno giocato, è stato trasformato in un libretto e dato in omaggio a tutti i partecipanti.

 

L'abate Elia spense la candela e si arrestò a fissare il cielo stellato, stranamente limpido. "Domani sarà bello," pensò tra sé e sé "ma è solo la calma prima della tempesta. Il freddo non si placherà ancora per molto e la neve è già nell'aria" spostò il suo sguardo verso il basso, osservò la grande vallata e si soffermò a Sud, sulla strada che collega Verona a Trento. I suoi pensieri si fecero più cupi: "Partiranno domani, sul presto, com'è uso dei mercanti. Saranno qui tra un paio di giorni al massimo anche perché non potrei più aspettare oltre. La situazione è diventata insostenibile, per fortuna gli ultimi eventi mi hanno dato un altro po' di tempo, ma anche questo giungerà presto al termine". Abbandonò la finestra e si voltò verso la scrivania piena dei suoi libri, anche quella notte avrebbe lavorato fino a tarda notte, ma prima lo attendeva un altro compito. La sua maledizione lo aspettava dabbasso nella stanza più segreta di tutta l'abbazia, dove, anche stanotte, avrebbe espiato la propria condanna prima di tornare su quei libri a studiare, sempre più vicino alla soluzione, sempre più vicino alla dannazione. Afferrò una lettera recente, la guardò distrattamente, poi la ripose con cura sullo scrittoio "Zaccaria anche tu sei partito col mercante. Speri di conoscere il tuo amico Antoine, ma mi dispiace deluderti. Mi sei stato utile, hai del talento come alchimista e la corrispondenza con te mi ha aperto nuove strade nella mia ricerca, ma anche tu sei stato ingannato perché non esiste nessun Antonie, solo io Elia, l'abate"
Elia spense la candela sulla scrivania e nel buio più completo lasciò la sua stanza dirigendosi con passo deciso verso i recessi più oscuri del convento. Non aveva bisogno di vederci, conosceva a memoria la collocazione di ogni singola pietra, ma soprattutto aveva da tempo abbandonato la compagnia di qualunque luce per abbracciare un sentiero oscuro, ma non l'aveva fatto per sete di potere o volontà di ricchezza. No, l'aveva fatto per amore, un amore così forte da mettere in gioco la sua anima e da perderla.

- Zaccaria sei pronto? I carri sono carichi, dobbiamo partire al più presto se vogliamo essere alla chiusa in mattinata.
- Io sono pronto da un pezzo Jacopo, amico mio. Avevo già caricato sul tuo carro i miei bagagli ieri sera. Possiamo partire quando preferisci.
- Allora vado a dare una strigliata ai miei armigeri.
- Ma sono proprio necessari? Sai che non amo gli uomini armati…
- Hai sempre voglia di scherzare. Ci muoviamo in territori abbastanza sicuri, ma bande di briganti si possono incontrare ovunque e poi avrai sentito anche tu le storie sugli strani omicidi avvenuti nella valle dei Castel Barco. Inoltre, seriamente, tu meglio di me dovresti sapere che nessun mercante va in giro con tanti beni e nessuna scorta. Anche se a dire il vero ricordo la storia di uno speziale veneziano che…
- Credo di aver afferrato il concetto. - lo interruppe Zaccaria, che ben sapeva come Jacopo fosse inarrestabile se solo iniziava a parlare - Hai ragione, perdona le mie parole, ma se non sbaglio stavi per andare a controllare gli armigeri.
- Non biasimarti, ma aspettami qui, sul carro. Io vado e torno così potrò finire di raccontarti la storia, sono certo che la troverai curiosa.
- Non ne dubito… - concluse l'alchimista, guardando il mercante allontanarsi. Era un brav'uomo, o almeno lo era quanto poteva esserlo un mercante. A Zaccaria, ogni volta che vedeva Jacopo, veniva in mente il padre. Era cresciuto in una famiglia di mercanti siciliani, ma prima la madre e poi il padre erano morti di un male incurabile, lasciandolo solo e depresso. All'epoca avrebbe preferito morire piuttosto che continuare a vivere in quella desolazione, così, spinto da un amico, si imbarcò per la Terra Santa in cerca di cosa neanche lo sapeva allora, forse solo della morte. E la morte quasi lo raggiunse sotto forma di una rarissima malattia, ma miracolosamente le sfuggì. O forse non troppo miracolosamente viste le cure che Ibrahim al-Sharif, un vecchio saggio del luogo, gli diede. Fu in quel momento che la sua vita prese una svolta. La nera signora con la falce gli aveva tolto i genitori, ma non aveva potuto prendere lui perché un povero vecchio l'aveva fermata e sconfitta. Decise così di studiare da quel vecchio e diventare anche lui un abile guaritore. Dopo anni di studi Ibrahim lo ritenne degno di essere introdotto alla via umida dell'alchimia, la via della guarigione tramite pozioni ed elisir. Uno strano sorriso, misto di felicità e malinconia gli si dipinse sul volto mentre gli tornavano in mente quei ricordi, ma poi la voce di Jacopo che dava l'ordine di partenza alla piccola carovana lo fece tornare alla realtà. Gettò un fugace sguardo al di fuori, Jacopo era salito sul carro centrale quindi per un po' non doveva temere le sue storie. Di fronte a lui stava un francescano, avvolto in un saio lurido e rammendato più volte, coi piedi scalzi, gli occhi socchiusi che stava mormorando qualcosa, probabilmente recitava il rosario. Lo squadrò più volte con quel fare attento ai particolari, allenato da anni trascorsi nei laboratori alchemici e in mezzo ai boschi per discernere l'erba più corretta, ma c'era ben poco da notare in quell'uomo. Il saio era stretto in vita da un cordone consunto e rovinato da cui pendeva anche una vecchia borsa, l'unica cosa che l'uomo portava con sé insieme al bastone nodoso che usava per appoggiarsi durante il cammino.
- Sì, il cammino… - pensò Zaccaria riflettendo su quanto avevano dovuto faticare per convincerlo ad accettare un passaggio sul carro. Voleva seguirli a piedi ed era dannatamente testardo, solo la diplomazia di Jacopo e l'avergli fatto notare che avrebbe rallentato tutto il gruppo l'avevano convinto a salire al coperto. Ma non era del tutto soddisfatto e, probabilmente per quello ora passava tutto il suo tempo a recitare giaculatorie riparatrici.
- Francescani… - continuò a riflettere Zaccaria - uno degli ordini ultimi nati in seno alla Chiesa ed uno dei più interessanti, indubbiamente. Professano la povertà assoluta e la applicano pure, ma non avranno vita lunga, non in questi termini, presto dovranno cambiare stile. La povertà è una bella utopia, ma non risolve i problemi del mondo. La conoscenza è la chiave, una conoscenza pura, assoluta. Solo così possiamo avere il potere di cambiare le cose. La conoscenza può guarire i mali, sconfiggere la morte, trovare i tesori… la povertà… la povertà… non dà nulla… nulla…

Fra' Paolo aveva accettato a malincuore l'invito di Jacopo di unirsi a loro sul carro. Avrebbe voluto andare a piedi, come sempre aveva fatto in quegli ultimi anni. Camminare gli piaceva, non era solo per rendere gloria a Dio, non era solo la volontà di sentirsi tutt'uno col creato, ma anche un modo per fare penitenza e meditare. Meditare su quanto Dio stava facendo avvenire nella sua vita, meditare sul dono che il Signore aveva voluto fargli, ma era davvero un dono? Non si trattava piuttosto di una maledizione, o meglio di una tentazione? D'altra parte anche Nostro Signore era stato tentato nel deserto e Francesco aveva ricevuto sul proprio corpo i segni delle Sante ferite. Prove tremende, forse ora era giunto il suo turno.
Conosceva Jacopo da molto tempo, sin da quando era piccolo e l'abile mercante frequentava la casa paterna per operare scambi di ogni genere. Era stato gentile ad offrirsi di accompagnarlo fino al monastero benedettino di S. Margherita, Paolo sarebbe anche andato da solo, ma le storie che si narravano in quei giorni su quelle contrade non erano molto rassicuranti. Non che temesse per la sua vita, sorella morte sarebbe arrivata il giorno che il Signore avesse voluto, ma doveva recapitare quella lettera col suo tormentato contenuto. Qualcuno, in quel monastero stava aspettando la missiva e avrebbe pianto parecchio nel leggerla, ma carità vuol dire anche questo: essere accanto a chi soffre, in ogni momento e ricordarsi, come diceva S. Paolo, che tre sono le cose che contano: fede, speranza e amore, ma più grande di tutte è l'amore.

- Gregorio siamo quasi arrivati! La dogana dovrebbe essere dietro quella curva, vedrai che presto giungeremo in vista di Avio. Non sei eccitato? E' la tua prima missione ufficiale per conto del vescovo, finalmente sei quello che hai sempre desiderato: un inquisitore.
Il domenicano fissò il fratello con occhi di fuoco, fortuna che l'ampio cappuccio ne nascondeva l'espressione altrimenti anche l'impavido crociato avrebbe iniziato a tremare, poi parlò con voce bassa, ma decisa: - Ferdinando, il nostro viaggio è appena iniziato. Tu sei il mio fratello prediletto e ti sono molto grato per aver scelto di accompagnarmi, ma ti pregherei di moderare il tuo entusiasmo e soprattutto il tono della tua voce. Non è necessario che tutta la valle sappia anzitempo chi siamo e dove andiamo, non credi?
- Hai ragione, ma perdona l'impulsività di un uomo abituato al fragore del campo di battaglia e non ai sotterfugi di un'indagine inquisitoria…
- Vedrai che verrà il momento in cui la tua abilità con la spada ci sarà utile. Tu sarai il mio braccio, o meglio sarai il braccio del vescovo che punirà gli eretici annidatisi in questa valle, ma prima dobbiamo scovarli e ricorda che il diavolo è il signore degli inganni. Egli non combatte alla luce del sole, ma si cela nell'oscurità, parla con voce soave e tesse le sue tele con astuzia, per questo dobbiamo essere candidi come colombe, ma astuti come serpenti se vogliamo vincere questa battaglia.
Ferdinando rimase senza parole, ancora una volta l'eloquio del fratello l'aveva spiazzato. Come evitare di dargli ragione? Lo fissò, avvolto nell'elegante saio, il volto perso nel buio del cappuccio, incuteva davvero rispetto, ma c'era qualcosa, qualcosa di indefinito in quella figura che lo spaventava e non sapeva cosa… o meglio lo sapeva, lo sapeva bene e forse era proprio quello a spaventarlo. Spronò il cavallo e si diresse verso la dogana della chiusa, il loro viaggio era appena iniziato.

- Fermi! - gridò Jacopo alzando il braccio destro. I carri rallentarono e si arrestarono, mentre gli armigeri si avvicinarono al ciglio del sentiero, le mani pronte sulle spade. Zaccaria si sporse fuori curioso, non mancava molto alla diga, ma sicuramente non era quello il posto ed era insolito che Jacopo fermasse l'intera carovana senza un valido motivo. Fra' Paolo, invece non si scompose e continuò a recitare un' "Ave Maria", qualunque cosa stesse succedendo fuori da quel carro per ora non lo interessava.
Il mercante aveva fermato il convoglio non appena aveva scorto, sul sentiero poco più in là, due uomini a cavallo. Gli era bastata una rapida occhiata per farsene un'idea. Il cavaliere doveva essere indubbiamente ricco, viste le decorazioni e molto abile, o molto stupido, data la spavalderia con cui procedeva al centro del sentiero. In ogni caso non era certo quell'uomo a preoccuparlo, quanto l'altro, o meglio l'abito che l'altro portava. Era un domenicano, uno degli inquisitori e Jacopo sapeva bene, da uomo di mondo qual'era, quale fosse il potere della chiesa, ma soprattutto quello dell'inquisizione destinato, ne era sicuro, a crescere. Era meglio indagare ora, piuttosto che avere brutte sorprese dopo.
Li chiamò a gran voce e si avvicinò lentamente per avere il tempo di studiare le loro reazioni e quel tempo gli fu prezioso, infatti ora poteva distinguere chiaramente le insegne dei Della Scala di Verona.
- Buongiorno messere, - esclamò avvicinandosi - se gli occhi non mi ingannano voi dovete essere Ferdinando Azzo della Scala, qual buon vento vi porta insieme al vostro compagno su questa strada ad incrociare il mio umile cammino?-
Il cavaliere lo fissò un po' titubante, poi il voltò gli si illuminò: - Messer Jacopo! Che coincidenza, anche voi qui? Indubbiamente vedo dal vostro seguito che vi state movendo per affari, d'altra parte cos'altro dovrebbe fare un mercante abile come voi…
Jacopo sorrise : - Troppo gentile Ferdinando, posso chiamarvi così, vero? Vi vedo in gran forma, sapevo che eravate partito per le crociate…
- Esatto, ma ora sono tornato e scorto mio fratello che è in missione… - l'uomo si morse le labbra, come al solito stava per parlare troppo, ma Gregorio intervenne in suo aiuto togliendosi il cappuccio e proseguendo: - …per conto del vescovo. Avvengono fatti strani nei feudi dei Castel Barco e sua eminenza vuole che scopra ciò che accade. Satana ha molte forme oggi giorno, i tempi della bestia si avvicinano e i fedeli della croce devono essere pronti.
Jacopo impallidì alla vista di Gregorio, aveva già intuito che si trattava di un inquisitore, ma non immaginava fosse lui. Conosceva la sua fama e aveva avuto modo di farsi una sua idea mercanteggiando a Verona col signore Della Scala. La fama di padre Gregorio era indubbiamente immeritata, quell'uomo era molto peggio di quanto si dicesse in giro.
- Lieto di rivedere anche voi padre Gregorio, mi sembra di capire che allora dovremo fare buona parte di strada insieme, se volete potete unirvi a noi, insieme avremo da temere meno i pericoli di questi monti.
- Certam…
- Un uomo timorato di Dio non ha da temere null'altro che la sua collera, non ne conviene messer Jacopo?
- Invero padre Gregorio, ma io sono un uomo di mondo e talvolta la mia fede vacilla. Per fortuna che ci sono uomini come voi al mondo, al vostro fianco chiunque si sentirebbe più sicuro.
Padre Gregorio sorrise, quell'uomo sapeva il fatto suo: - Va bene vi accompagneremo almeno finché le nostre strade non prenderanno sentieri diversi.
Jacopo annuì, fece per voltarsi verso la carovana poi aggiunse: - Con noi abbiamo anche un francescano, uno dei seguaci del poverello di Assisi, il suo nome è Fra' Paolo, non so se ne avete già sentito parlare…
Gregorio fece segno di no e tornò a calarsi il cappuccio sul volto, quando Ferdinando gli si avvicinò: - Fratello, perché gli avete rivelato la vostra missione quando a me, poco prima, avete detto di volere maggior riservatezza?
- Non capirai mai vero? La mia posizione mi dà un potere sulla gente, ma il potere è nulla se non lo si usa. L'abilità sta nel sapere quando usarlo e quando lasciare che agisca da solo.

La dogana della chiusa si stagliava proprio di fronte a loro sbarrando il passaggio a chiunque volesse avanzare verso Trento. Zaccaria osservava di soppiatto sia le guardie di frontiera che il domenicano, un inquisitore era indubbiamente l'ultima cosa che voleva avere intorno, ma Jacopo non era certo uno stupido e stava correndo parecchi rischi per aiutarlo a lasciare l'Italia, non avrebbe mai invitato quel monaco ad unirsi a loro se non avesse pensato di trarne un profitto. Ora la cosa importante era cercare di comportarsi naturalmente e non destare sospetti. Passare la dogana, per un mercante come Jacopo, doveva essere poco più di una formalità, ma sembrava che stavolta non fosse proprio così. Da quel poco che Zaccaria riuscì ad intuire il capo delle guardie non era quello solito e questo aveva spiazzato il mercante. Questo nuovo capodogana sembrava molto zelante e voleva fare dei controlli accurati su tutto il carico, naturale che ciò non piacesse a Jacopo che probabilmente trasportava sempre qualcosa di non molto legale.

- Non avrei nulla in contrario normalmente, messer Tommaso, ma l'ispezione che richiede lei ci porterebbe via molte ore, invece io devo essere assolutamente al castello dei Castel Barco per questa sera, il conte sta aspettando una fornitura di questo vino speciale per la cena.
- Ho degli ordini precisi! Di qui non passa nulla che non sia controllato. - e intanto il piccolo uomo testardo si avvicinò al primo carro
- La capisco perfettamente: il dovere, il dovere, il dovere, ma pensi al conte che questa sera darà una gran festa e sarà senza vino come…
- Non so nulla di nessuna festa - guardò dentro il primo carro, squadrò Fra' Paolo e Zaccaria con aria di sufficienza poi si spostò verso il secondo.
- Me ne rammarico, ma tremo al pensiero dell'ira del conte quando stasera non vedrà il suo vino…
- Cosa c'è lì dentro? - e così dicendo indicò un ampio baule nascosto sotto alcuni teli all'interno del carro.
- Oh, nulla di importante solo merci varie.
- Fa un odore nauseabondo…
- Ah, è perché si tratta di rari profumi d'oriente per le dame di corte…
- Lo apra…
- Non posso le essenze sono altamente volatili, aprirlo ora, senza gli opportuni accorgimenti vorrebbe dire una perdita economica incalcolabile, ma perché invece non assaggia per un attimo un sorso di questo vino, capirà forse l'urgenza del conte… - e così dicendo Jacopo versò un boccale di vino alla guardia. L'uomo lo fissò guardingo, ma il vino aveva davvero un buon aroma e così cedette.
- Ottimo, davvero, ha ragione. Comprendo ora la fretta del conte, d'altra parte solo un nobile può permettersi un vino del genere…
- E perché mai? Certo è un vino che ha il suo prezzo, ma non ha forse detto Nostro Signore che siamo tutti uguali e allora perché privare qualcuno dei frutti della terra? Vuole il caso che abbia un paio di otri in più di questo nettare divino, pensavo di conservarlo per un'occasione speciale, ma se non riesco a raggiungere Castel Barco stasera il conte vorrà la mia testa, quindi, amico mio che ne dice di barattare uno di questi orci con la sua benedizione per passare la dogana?
- Lei sta tentando di corrompermi, forse?
- Io? Corrompervi? Non me lo sognerei mai, ma non solo io. Chi sarebbe così sciocco da tentare una cosa del genere dopo avervi conosciuta? Un uomo inflessibile come voi? No, sarebbe una sciocchezza e un mercante non può permettersi sciocchezze. Quello che vi propongo è solo un baratto, ma non per me, ma per il conte… per il conte…
L'uomo bevve un altro boccale che Jacopo gli aveva prontamente riempito e accettò senza indugio. La carovana attraversò così la chiusa senza alcun ritardo sulla tabella di marcia. Padre Gregorio, notò l'abilità di Jacopo, ma soprattutto la fretta. Quell'uomo nascondeva qualcosa, per ora non era importante sapere cosa, ma in seguito probabilmente sì.

Il viaggio proseguì tranquillo. Zaccaria aveva approfittato di un momento in cui il domenicano si era avvicinato al suo carro per scambiare qualche parola, ma l'impressione era sempre che il monaco amasse fare domande, ma non dare risposte. Citava le scritture a menadito e con sicurezza, ma c'era qualcosa in quell'uomo che spaventava Zaccaria. Più fortuna ebbe con il fratello, Ferdinando Azzo, indubbiamente più loquace. Un uomo apparentemente sereno, sicuro della propria forza, ma in realtà tormentato dagli orrori a cui aveva assistito in Terra Santa. L'alchimista tornò a sedersi sconsolato.
- Dolore, morte, sofferenza e tutto in nome di Cristo…
Zaccaria sobbalzò guardando il francescano: - Avete finito il vostro rosario, anzi mi sa che ne avete detto più di uno…
- Mi dispiace se vi ho recato disturbo, non era mia intenzione.
- Non lo avete fatto, anzi mi fa piacere vedere che la croce è n voi ben salda e… viva
- Vi ringrazio, ma non merito le vostre parole, sono anch'io un peccatore come voi. Ma sbaglio o qualcosa vi angustia?
- Perché conoscete qualcuno che non sia angustiato?No, immagino,perdonatemi mi sono scontrato spesso con il clero a causa delle mie ricerche.
- Di che ricerche si tratta?
- Preferirei non parlarne, diciamo che se solo il suo fratello domenicano che viaggia con noi ne venisse a conoscenza io passerei seri guai.
- Capisco e mi dispiace, in effetti anche la Chiesa è peccatrice. Sa, io credo che un giorno la sapienza dell'uomo aumenterà, ma non la sua saggezza. Credo che capiremo il perché di molte cose e magari comprenderemo tutte le regole che governano l'universo, ma ancora dubiteremo di Dio, del suo amore.
- Sono d'accordo, ho sempre pensato che quand'anche si scoprisse che il mondo intero fosse una macchina complessissima governata da leggi precise e puntuali perché Dio non dovrebbe esistere? Chi avrebbe stabilito quelle leggi in maniera così mirabile allora?
Fra' Paolo sorrise: - Non c'è nulla di male nel dubitare, il dubbio è alla base di ogni crescita si guardi solo da chi ha certezze.
Zaccaria annuì, quel frate la pensava esattamente come lui, non citava le scritture, ma toccava direttamente il cuore.

La carovana si arrestò all'improvviso. Ormai erano prossimi al castello dei Conti, ma un gruppo di uomini armati li aveva fermati. Jacopo corse davanti insieme a Ferdinando, mentre Gregorio si tenne indietro, ma abbastanza vicino da poter udire ciò che veniva detto, come notò argutamente Zaccaria. Solo Paolo rimase nel carro.
- Buongiorno, c'è qualche problema? Stiamo cercando di raggiungere Castel Berto… - Nessun problema messer Jacopo. Sì, vi abbiamo riconosciuto, siete molto famoso in queste lande ed io in persona ho avuto la fortuna di incontrarvi in uno dei miei primi giorni come guardia. Vi lasceremo proseguire immediatamente perché il conte aspetta di sicuro il suo vino per la festa di questa sera, ma prima desidero mettervi in guardia su ciò che sta accadendo in questa vallata.
Jacopo sorrise soddisfatto che la sua fama lo precedesse e fece segno all'armigero di proseguire: - Era da parecchio che strani omicidi avvenivano in queste terre, ma ora finalmente sembra che il colpevole di tali nefandezze sia stato catturato e tra poche ore sarà assicurato alla giustizia.
- E chi è costui? - chiese Ferdinando
- Un boscaiolo di nome Aldrigo. E' stato catturato e processato, oggi arderà sul rogo, ma il conte sarà ben lieto di darvi tutte le notizie in merito, noi vi precederemo al castello per informarlo del vostro arrivo.
Jacopo annuì e poi fece segno di riprendere la marcia: - Manca poco ormai. Attraversato l'Adige saremo nel borgo di Avi.
- Sì, anche se non fremo molto all'idea di vedere quel boscaiolo ardere vivo…- rispose Ferdinando fissando il cielo
- Credo che alle crociate tu abbia visto ben di peggio.
- Appunto! - e detto questo spronò il cavallo. Jacopo invece si voltò per far segno ai carri di proseguire e si soffermò a fissare Gregorio: - Invece a te scommetto che piacerà…


Raggiunsero la piazza del Borgo di Avi prima che l'esecuzione avesse inizio. Il borgo non era molto grande, la piazza era gremita di folla. I carri si fermarono ai margini e rimasero in custodia degli armigeri, mentre gli uomini scesero da cavallo per avvicinarsi al condannato, solo Gregorio restò indietro ritenendo tutto ciò un'inutile perdita di tempo. Aveva osservato il condannato da quando erano arrivati e c'era qualcosa che non gli quadrava. Si trattava di un uomo forte, un boscaiolo che conosceva bene la zona indubbiamente, ma tutti i delitti di cui era a conoscenza erano stati compiuti in maniera indegna come se il responsabile fosse un pazzo o una bestia feroce. In ogni caso non poteva certo escludere la pazzia di quell'uomo, ma per condannarlo al rogo era necessario un processo per stregoneria e quindi la presenza di un incaricato del vescovo, ma l'incaricato ufficiale era lui, quindi qualcosa non tornava. La risposta ai suoi quesiti, comunque, non giaceva certo in quella piazza, ma nei documenti di quel processo custoditi a Castel Barco, prima lo raggiungevano meglio sarebbe stato.
Anche Fra' Paolo era sceso dal carro e si era perso in mezzo alla folla, aveva sentito ciò di cui era accusato quell'uomo e stava pregando per lui quando Aldrigo il boscaiolo, Aldrigo l'omicida condannato, lo vide e iniziò ad urlare come un ossesso: - L'uomo col saio! Fatemi parlare con l'uomo col saio! Il Francescano…
Le guardie intorno a lui tentano di farlo tacere, ma senza successo, sembrava indemoniato.
- Forse è pazzo sul serio… - commentò Gregorio concentrandosi ora sul fraticello per osservarne la reazione.
- Il francescano! Voglio confessarmi, fatemi confessare dal francescano…
Un pugno sul mento quasi lo fece cadere a terra, ma Fra' Paolo era ormai giunto sotto la pira, le guardie si fecero in disparte e Aldrigo si sporse verso il frate: - Mi perdoni padre, perché ho peccato…
- Io non posso confessarti, non sono ancora frate, ma un novizio, in questa piazza ci sono altri che possono farlo. Guarda laggiù c'è un domenicano o se preferisci potrei farti chiamare il benedettino che staziona vicino a quella fonte…
- No, - sibilò il boscaiolo digrignando i denti - i domenicani sono i messaggeri della morte, mentre i benedettini sono maledetti. Il messaggero li ha puniti… Io l'ho visto il messaggero, sai? L'ho visto…
Paolo annuì guardando con pietà quell'uomo, stranamente non ne aveva paura, ma qualcosa in tutta quella situazione gli ricordava quando Francesco, a Gubbio, era andato incontro al lupo.
- Sono innocente, padre. Innocente, mi deve credere, non ho ucciso nessuno. Mi confesso in nomine Patri et Filii et Spiritus Sanctus, sono innocente! Innocente! Il conte e l'abate, loro sono i colpevoli… loro… Mi assolva padre, la prego mi assolva…
- Non posso, ma se sei davvero pentito allora il Signore ti accoglierà tra i suoi figli. Pregherò per te fratello. - e così dicendo Fra' Paolo si allontanò tornando a mescolarsi fra la folla, ma Aldrigo era irrequieto e iniziò a dare in escandescenze.
- La bestia è qui! E' qui la bestia, è arrivata… l'ora è giunta in cui i peccatori saranno puniti! L'abate…
Gregorio notò subito il benedettino che aveva raggiunto lesto il boscaiolo non appena il francescano se n'era allontanato ed ora l'uomo sembrava essersi calmato, incapace di qualunque resistenza.
- E' stata una benedizione davvero efficace, fratello, troppo efficace oserei dire- commentò tra e sé il domenicano. Nel frattempo l'esperto naso di Zaccaria sobbalzò nel sentire un odore acuto estremamente familiare.
- Stramonio… un potentissimo anestetico… ma da dove arriva? - si chiese l'alchimista incapace di individuarne la fonte in mezzo a tutta quella folla.
Ma l'attenzione di tutti venne distolta dall'arrivo del conte, il nobile Astolfo di Castel Barco che, riconosciute le insegne dei Della Scala di Verona, si precipitò a salutare Ferdinando Azzo e il fratello Gregorio, senza dimenticare di chiedere a Jacopo se il suo vino fosse arrivato sano e salvo.
- Certo, signore quando vi rivolgerete a me otterrete sempre qualità, puntualità e discrezione
- Soprattutto discrezione, scommetto! - sorrise il conte - comunque stasera vi aspetto tutti alla mia tavola, sarà una festa come non se ne vedevano da tempo qui a Castel Barco, festeggeremo la fine di questi terribili omicidi.
- A proposito… - intervenne Gregorio
- Immagino la sua curiosità, padre, ma non si preoccupi sarà più che soddisfatta questa sera, a tavola. Mi auguro parteciperete tutti, vero?
- Senza alcun dubbio, signore, ma sono con me alcuni ospiti che mi dispiacerebbe lasciare da soli.
- Questa sera, caro Jacopo, i tuoi ospiti saranno i miei ospiti. Presentameli, orsù!
- Ecco l'amico Zaccaria, esperto nelle arti mediche è in viaggio verso nord, ma prima deve fare una piccola sosta al monastero di S. Margherita per incontrare un monaco con cui è solito intrattenersi epistolarmente di medicina, mentre questi è Fra' Paolo, un francescano, anche lui diretto al monastero per recare una grave ambasciata.
- Comprendo, ma il monastero può aspettare una notte, domani ripartirete più freschi e riposati.
- Vi ringrazio, - intervenne Paolo - signore, ma non vogliatemene se preferisco non sedere alla vostra mensa indegna di un poverello qual sono.
- La povertà è stata una scelta, ma ben altre devono essere le vostre origini visto il vostro sfoggio di diplomazia e la vostra eloquenza. Capisco perché vogliate evitare il lusso della mia tavola, ma non abbiatene timore, non stasera perché credo che la vostra presenza sarà molto utile per l'anima, almeno per l'anima, del mio figlio minore che sembra molto attratto dal vostro ordine e vorrebbe saperne di più. Mi sembra che la vostra presenza qui sia un segno del Signore, che ne dite?
- Che sono un umile strumento nelle mani del Padre, sia fatta la Sua Volontà, siederò alla vostra tavola stasera e mi intratterrò volentieri con vostro figlio,ma non abbiatene a male se solo pane e acqua saranno il mio cibo
- Ah, padre, - esclamò il conte rivolgendosi a Gregorio - ha visto che uomo il nostro fraticello? E' questo il futuro della chiesa?
Gregorio non rispose, ma al suo posto intervenne Ferdinando: - Sicuramente dovrebbe esserlo.
La tensione per un attimo fu palpabile, ma fu il conte a spezzarla: - Sempre spiritoso Ferdinando, comunque stasera ci sarà anche mia figlia, vedrà che bella ragazza è diventata, ma ora bando alle ciance è il momento di procedere con l'esecuzione.
Bastò un cenno del conte ad una delle guardie e subito la pira prese fuoco, dapprima lentamente poi sempre più rapidamente. Zaccaria e Gregorio osservarono con attenzione, mentre Ferdinando e Paolo distolsero lo sguardo. Aldrigo non fece una piega, non urlò una sola volta, ben presto l'odore di carne bruciata avvolse la piazza, ma ora Zaccaria capì a che cosa era servito lo stramonio di cui aveva sentito l'odore.

La cena era indubbiamente degna della fama del conte che aveva concentrato gran parte delle sue energie nel tentativo, neanche troppo velato, di dare in sposa a Ferdinando Azzo Della Scala la figlia più grande. Effettivamente la prospettiva dell'unione tra le due casate solleticava non poco le fantasie del conte e c'era da credere che le grazie della giovane contessa solleticassero altrettanto le fantasie di qualunque uomo. Ma Ferdinando viveva un periodo particolare, non era certo insensibile al fascino della fanciulla, ma da quando era tornato dalle crociate sentiva di essere alla ricerca di ben altro che le gioie materiali eppure non riusciva a staccarsi da esse. Amava i bei vestiti, gli ornamenti, l'onore dei cavalieri, sentiva il sangue fremere alla vista di un seno florido, ma al tempo stesso invidiava la serenità di Fra' Paolo, l'abbraccio di quella povertà totale che sembrava averlo privato di tutto, ma in realtà di nulla. La sua anima era costantemente lacerata, come se al suo interno rivivessero le due anime della Chiesa che aveva conosciuto in Terra Santa. La Chiesa come doveva essere e la Chiesa come invece era, ebbra di un potere temporale e di un lusso da cui non sapeva o non poteva separarsi. Il conte comunque lasciò i due piccioncini a tubare e si avvicinò a Padre Gregorio convinto che una buona parola del fratello avrebbe potuto accelerare i tempi.
- Allora Padre cosa gliene sembra di mia figlia Marianna?
- E' indubbiamente un fiore prezioso, mi auguro che mio fratello sappia apprezzarla come si conviene ad una signora del suo rango.
- Non nutro alcun dubbio al riguardo, nel frattempo mi dica, come ha trovato la cena?
- Eccellente, davvero, ma stavo riflettendo…
- Su cosa, se mi è permesso? Le riflessioni dei domenicani trovo siano sempre assai stimolanti…
- Su quel tale arso in piazza. Il boscaiolo, Aldrigo, mi pare si chiamasse…
- Sì, è esatto. Una tragedia perché era un uomo molto conosciuto di cui tutti ci fidavamo, ma almeno ora si potrà tornare a vivere tranquilli in questa valle. E la smetteranno con quelle assurde voci sulla maledizione…
- Immagino che vi riferiate agli omicidi accaduti in questi anni.
- Sì, sì, una ventina di delitti atroci.
- Ventuno per la precisione. - lo corresse Gregorio fissando il conte con intensità, era giunto il momento di scoprire qualche carta - E tutti di giovani tra i 20 e i 25 anni accaduti negli ultimi 5 anni. -
Astolfo impallidì, Gregorio gongolava dentro di sé, ma all'esterno si mostrò imperturbabile anche se aveva notato che la loro conversazione aveva attirato sia l'attenzione di Jacopo che di Zaccaria, e proseguì tranquillo: - Sono stato inviato dal Vescovo in persona per indagare su quei delitti. Ecco la lettera col sigillo di Sua Eminenza che lo attesta. - il conte Astolfo prese la lettera con cautela, l'aprì e vi gettò un'occhiata senza neanche leggerla - E' per questo che sono così informato sull'argomento, ma non sapevo nulla di questi ultimi sviluppi, mi piacerebbe che me ne parlaste.
- Ma naturalmente, anche se non c'è molto da dire. Abbiamo ritrovato il boscaiolo accanto ad uno dei cadaveri orrendamente lacerati e l'abbiamo arrestato. Dopo essere stato interrogato ha ammesso di essere lui il responsabile e di evocare la bestia. E' stato costituito un tribunale inquisitorio che ha confermato l'opera del demonio condannandolo alla morte sul fuoco.
- Ma per istituire un tribunale dell'inquisizione è necessaria la presenza di un delegato del Vescovo, sarei curioso di sapere chi ha svolto questa funzione…
- L'abate Elia.
- L'abate Elia? Non credo di conoscerlo…
- E' l'abate del monastero di S. Margherita, quello a cui sono diretti i vostri compagni di viaggio, aveva una delega del Vescovo per il caso come la vostra.
- Come la mia?
- Sì, beh più o meno, ad essere onesto, non è che ci capisca molto della burocrazia ecclesiastica comunque c'era il sigillo del Vescovo, ma è stato un processo coi fiocchi. Alla fine Aldrigo ha ammesso che era lui addirittura a mangiare alcuni dei pezzi delle vittime per cibarsi delle loro anime e …
- Satana ha mille facce, ma parlatemi ancora di questo monastero.
- E' un monastero molto ricco. - intervenne Jacopo intrufolandosi nella discussione - Mi capita spesso di commerciare con loro e devo dire che hanno l'abitudine di pagare subito e bene.
- Ah, questo è indubbio, - sorrise il conte - ma ultimamente anche il monastero soffre la povertà, non di beni, per carità, ma di vocazioni. Ormai sono sempre meno quelli che vogliono farsi monaci e di quelli presenti se ne vedono pochissimi giù a valle ecco perché mio figlio più giovane sembra molto più attratto da questi nuovi Francescani se ne vedono di più in giro e sembrano vivere più a contatto con la gente.
Gregorio ascoltò queste ultime parole di sfuggita, si era già perso nei suoi pensieri. Non potevano esserci due incaricati del Vescovo nella stessa zona e per lo stesso motivo, quindi questo abate Elia aveva mentito; il problema era capire perché lo avesse fatto. Domani glielo avrebbe chiesto di persona, sarebbero andati anche loro al monastero. Il caso degli omicidi forse non era del tutto chiuso, ma se anche fosse stato così, scoprire perché un abate ritenesse opportuno mentire e falsificare il sigillo del Vescovado poteva rivelarsi un'ottima fonte di potere personale da sfruttare al momento più opportuno.

Paolo, dopo aver illustrato al giovane figlio del conte, le motivazioni che potevano spingere un nobile a lasciare tutte le sue ricchezze per una vita di totale povertà si era appartato in preghiera, ma quella sera, come molte altre sere, la preghiera non gli era facile. Era continuamente tormentato dal pensiero del suo dono, della sua maledizione. Non sapeva quando fosse cominciato, ma improvvisamente si era accorto che possedeva il tocco di guarigione. Gli bastava stendere le mani e concentrarsi per guarire piccole ferite e far calare le febbri, sentiva che probabilmente avrebbe potuto fare di più, ma gli serviva una forte concentrazione e non si arrischiava a provarvi perché alla fin fine la domanda che si poneva era: da dove arrivava quel dono? Era questo che lo tormentava, si trattava davvero di un dono o non era forse una tentazione del demonio? Che cosa ne avrebbero pensato i suoi confratelli se lo avessero saputo? Cosa ne avrebbe detto Santa Madre Chiesa? E quell'inquisitore che viaggiava con loro? Paolo pianse in silenzio incapace di rispondersi e sentendosi solo con la sua inquietudine, poi lo sentì, sentì l'amore di quell'uomo morto sulla croce, sentì lo Spirito scaldargli il cuore sotto l'occhio vigile del Padre e si rasserenò iniziando a pregare: - Padre nostro, che sei nei cieli…

Zaccaria aveva trovato un'interessante questione, infatti sembrava che la figlia più giovane del conte soffrisse da tempo di terribili dolori alla pancia, ma nessuna delle cure del monaco benedettino, cappellano del castello, aveva avuto successo. Dopo aver chiesto di visionare l'infuso che la fanciulla aveva assunto in questi giorni dovette concludere, a malincuore, che più che risolvere il problema esso tendesse ad acuirlo e quindi era preferibile che interrompesse quella cura, ma quando aveva chiesto di parlare col cappellano di quell'infuso gli era stato detto che il monaco aveva lasciato il castello per recarsi al convento con urgenza, ma gli era stato permesso di servirsi del suo studio per approntare un rimedio più efficace contro i mal di pancia della contessina. Appena Zaccaria entrò nello studio avvertì subito l'odore forte dello stramonio e ne individuò una boccetta piena, la lasciò lì nonostante interrogativi perché quell'elemento alchemico aveva la ben nota proprietà di impedire la favella per diverso tempo dopo essere stato ingerito.

La festa finì presto, i viaggiatori erano desiderosi di partire presto l'indomani: anche se il cammino che li aspettava non era lungo temevano il tempo. L'aria si era raffreddata parecchio e il cielo era talmente limpido che ormai era davvero questione di ore prima che arrivasse la neve. Solo Gregorio rimase alzato fino a tardi per poter consultare con calma tutti i verbali e gli altri documenti del processo o almeno la parte che era conservata al castello perché molti dei testi processuali aveva scoperto trovarsi al convento. Anche lui aveva chiesto di poter parlare col cappellano, ma aveva ricevuto la stessa risposta di Zaccaria. Inizialmente si era fatto aiutare dal fratello nello spulciare quei documenti, ma poi lo aveva congedato preferendo rimanere solo. La cosa lo interessava parecchio, non certo per amore della giustizia, ma piuttosto perché sperava di portare a termine l'incarico che il Vescovo gli aveva affidato e trarne ulteriore prestigio.

E l'alba sorse portando con sé le nuvole di un'imminente tempesta. Mentre gli altri facevano colazione, Jacopo si preoccupava che i carri fossero a posto, la salita fino al convento di S. Margherita non era certo delle più agevoli, non aveva mai capito perché, spesso e volentieri, i monaci si ostinassero a piazzare i loro conventi in luoghi così difficili da raggiungere. Comunque ben presto tutto fu a posto, Zaccaria e Paolo salirono a bordo del primo carro e la carovana si mise in marcia, affiancata da Ferdinando e Gregorio che la seguivano a cavallo. Ripassarono l'Adige, diretti verso il borgo di Ala.

Elia osservò ancora una volta la lettera che il cappellano del castello gli aveva recapitato la sera prima. Il mercante e l'alchimista erano arrivati, presto sarebbero giunti all'abbazia, ma non erano soli. Con loro c'era anche un francescano, un nobile reduce dalle crociate e un domenicano: un inquisitore. Questo poteva complicare le cose e di parecchio, pensava, con la condanna di Aldrigo, di aver guadagnato un po' di tempo, ma se il braccio inquisitorio della Chiesa era giunto fin lì voleva dire che di tempo non gliene era rimasto poi molto. Si ritrovò ancora una volta a fissare la valle, nel tentativo di scorgere tracce del passaggio di quell'insolita comitiva, ma era ancora presto nonostante il sole avesse già sporto i suoi primi, timidi, raggi. Il tempo non prometteva nulla di buono e se i viaggiatori volevano evitare la bufera di neve che si avvicinava avrebbero fatto meglio a sbrigarsi per raggiungere il convento altrimenti avrebbero corso il rischio di dover passare la notte nel paese di Ala. Elia lasciò la finestra e tornò ai suoi studi: aveva ancora qualche ora prima di dover scendere ad occuparsi della bestia.

Fu quando arrivarono ad Ala che iniziò a nevicare, ma ancora in modo leggero.
- Forse sarebbe meglio se ci fermassimo, il tempo non promette nulla di buono. - suggerì Ferdinando avvicinandosi a Jacopo
- Può essere saggio, ma non manca ormai molto, il sentiero per il convento inizia poco più avanti e Borgo All'Adige, posto quasi a ridosso del convento, non dista poi molto. Direi di continuare a proseguire almeno fino al Borgo, potremo riposarci lì, eventualmente, anche se spererei di raggiungere al più presto il monastero.
- Concordo. - intervenne Gregorio - Non avrai paura di un po' di neve, fratello?
- Figurati…
- Allora proseguiamo!
Gregorio non disse altro, fremeva dalla voglia di incontrare l'abate Elia, aveva dormito poco quella notte, preparandosi, immaginando ogni possibile sviluppo degli eventi ed ora non poteva certo permettere ad un po' di neve di fermarlo. Il problema però divenne ben più serio quando, più o meno a metà strada tra Ala e Borgo All'Adige la nevicata si trasformò in una e vera e proprio tormenta. I cavalli arrancavano a fatica mentre il vento soffiava gelido e forte accanendosi contro i teloni dei carri. Jacopo urlava ordini a destra e a sinistra cercando di tenere unita la carovana, ma quasi nessuno riusciva più a sentirlo, in realtà tutto quello strillare era più per lui. Gli dava l'impressione di poter fare qualcosa. Lo stesso Gregorio rischiò più volte di doversi fermare, ma il pronto intervento di suo fratello gli permise di non perdersi. La visibilità era quasi nulla, i carri proseguivano sul sentiero per miracolo ed infatti ben presto il primo della fila si ritrovò a sobbalzare una volta di troppo su una roccia nascosta dalla neve e si accasciò miseramente su un lato mentre il legno dell'asse anteriore cedeva schiantandosi di botto.
Jacopo corse a verificare l'entità del danno e bestemmiò ad alta voce, fortunatamente il vento coprì ogni sua parola.
- E' rotta… - urlò verso Ferdinando
- Cosa?
- Si è rotto l'asse, non possiamo proseguire! - ripeté Jacopo mimando la scena
- Tentiamo di ripararla. Unendo le nostre forze possiamo tentare di sollevare il carro e sostituire l'asse con uno dei pali che tengono i teloni dei carri.
- E' un'idea, ma il problema vero è questa maledetta neve…
- Non abbiamo altra scelta, mettiamoci subito al lavoro
- Chiamo i miei uomini!
Jacopo si voltò per far scendere tutti dai carri, bisognava procedere in fretta, mentre Ferdinando iniziò ad esaminare meglio il carro.
- Puoi davvero sistemarlo, fratello? - gli chiese Gregorio avvicinandosi
- Penso di sì, anche se non sarà facile, ma non vedo altra soluzione.
- Potremmo abbandonarlo qui e proseguire.
- Jacopo non lo lascerebbe mai e poi, guarda… blocca il sentiero, noi a cavallo riusciremo a passare, ma loro no e se Jacopo non abbandonerebbe uno solo dei suoi carri figurati tutti e tre.
Gregorio tacque e si allontanò imprecando in silenzio, non gliene fregava nulla né dei carri né dei suo compagni di viaggio, ma suo fratello doveva sempre fare il buon samaritano e non poteva certo andarsene senza di lui, la sua abilità con la spada poteva essergli di grande utilità nella sua missione.

La bufera era sempre più forte, ma gli uomini non cedevano, stavano tenendo sollevato il carro con tutte le loro forze, mentre Ferdinando e Jacopo sostituivano l'asse. Anche Paolo e Zaccaria erano scesi per aiutare ed era incredibile come, pure in mezzo a quella tormenta, il francescano continuasse ad indossare solo il suo saio quasi che fosse protetto da un calore soprannaturale. Alla fine il carro fu sistemato e il viaggio riprese, ma tra la neve e la sosta non voluta era già quasi l'imbrunire e il Borgo non era ancora raggiunto. All'improvviso un povero contadino corse fuori dal bosco incespicando sul sentiero ed urlando come un matto. Presto Ferdinando fu accanto a lui insieme ad Jacopo, mentre Zaccaria e Paolo si sporsero dal carro per capire cosa stava succedendo.
- Aiutatemi, vi prego… Aiutatemi… mio figlio, la bestia…
Ferdinando scese da cavallo e afferrò l'uomo accorgendosi che era gravemente ferito : - Calmati, che succede? Chi ti ha ridotto così?
- Mio figlio è nel bosco. La bestia l'ha assalito, aiutatelo vi prego… - e così dicendo si accasciò
- E' svenuto.
- Ci credo - intervenne Gregorio - guarda quelle ferite, sembrano artigli. Deve aver perso molto sangue.
- Lasciatelo a me. - Zaccaria aveva raggiunto l'uomo e cominciava ad armeggiare con la sacca che si portava sempre dietro
- Bene parlava di una bestia e di suo figlio, andrò a cercarlo! - Ferdinando sguainò la spada e si diresse verso il bosco da dove era spuntato il contadino
- Aspetta fratello, vengo con te. - Gregorio scese da cavallo e raggiunse Ferdinando, forse questa era l'occasione per far luce su quanto stava accadendo.
- Anch'io, i miei uomini invece resteranno qui, a guardia dei carri.
Ai tre, in silenzio, si aggiunse anche Fra' Paolo, senza sapere esattamente perché, ma sentiva di doverlo fare.
I quattro avanzavano cautamente, Ferdinando davanti a tutti, cercando le tracce del contadino e ben presto videro un corpo riverso nella neve. Fra' Paolo si precipitò in avanti, ma quando lo raggiunse si fermò inorridito e quando gli altri si avvicinarono capirono perché. Era il corpo di un ragazzo, indubbiamente, ma era stato sventrato. Una delle braccia giaceva alcuni metri più in là, mentre l'intestino squarciato era privo delle viscere. Paolo cadde in ginocchio pregando. Gregorio osservava imperturbabile cercando qualche indizio, mentre l'attenzione di Ferdinando era ora attirata da alcune orme nella neve. Orme che non aveva mai visto prima così chiamò i compagni.
- No, mi dispiace, non ho mai visto nulla di simile - commentò Jacopo
- Io sì, invece - sussurrò Gregorio
- E allora parla fratello perché qualunque informazione tu abbia potrebbe esserci utile per catturare questa bestia.
- Ne dubito alquanto, così come dubito che voi possiate reggere la verità
- Non preoccuparti per noi, dopo aver visto di cosa sono capaci gli uomini di Cristo alle crociate credo ci sia ben poco che possa spaventarmi.
- Ne sei sicuro? Perché io ho già visto quelle impronte in un testo, un testo che è parte integrante dei miei studi di Inquisitore, un testo di demologia. Sei pronto a questo fratello?
Ferdinando arretrò impallidendo, poi la voce di Jacopo lo riportò alla realtà: - Un fruscio, di là, rami spezzati… un grugnito…
Il crociato si buttò in avanti, la paura dei demoni aveva lasciato il posto allo spirito del guerriero, ma ben presto anche il guerriero si scontrò con la paura e fu quando comparvero gli occhi. Due piccoli punti rossi come il fuoco a meno di un metro di distanza da loro che li squadrarono per un lungo, interminabile attimo. Due fiammelle di odio puro nel freddo buio di quel bosco che ghiacciarono i loro cuori.
Ferdinando arretrò recitando un'"Ave Maria" e cercando conforto nel fratello: - Li avete visti anche voi? Ditemi che li avete visti anche voi?
- Sì li abbiamo visti…
- Sì- annuì Jacopo
- Era un'anima tormentata - la voce di Paolo si levò all'improvviso
- Era un demone! - sibilò Gregorio- Ora torniamo ai carri, qui non possiamo più nulla vediamo come sta il contadino, forse potrà darci ulteriori informazioni.

- E' ancora vivo, ma per poco se non lo portiamo subito al caldo. - Zaccaria aveva un tono che non ammetteva repliche e Gregorio sapeva che anche Ferdinando e il francescano non avrebbero permesso al contadino di morire, quindi prese in mano la situazione: - Caricatelo sul carro e riprendiamo il cammino immediatamente, lo porteremo fino a Borgo all'Adige che non dista poi molto, lì rimarremo anche noi per la notte. Non è opportuno continuare a viaggiare a quest'ora ci sono cose strane che si aggirano per questi boschi. Raggiungeremo l'abbazia domani mattina presto e vedremo di far luce su quanto sta accadendo.
Nessuno osò discutere e fecero come aveva detto il domenicano riprendendo la marcia al più presto. Ferdinando era davvero sorpreso dal comportamento del fratello, capitava di rado che si curasse di chi gli stava intorno, forse la gravità della situazione aveva iniziato a contagiare anche lui.
Gregorio sorrise tra sé e sé, era incredibile come la gente obbedisse a chi deteneva il potere e il potere era un'arte, un'arte che pochi sapevano padroneggiare, fortunatamente lui era tra questi.

Non ci misero molto a raggiungere Borgo All'Adige, quattro case disposte intorno ad una piccola piazza e già la gente era radunata lì fuori pronta a partire alla ricerca del pover'uomo e di suo figlio dispersi nella bufera. L'arrivo degli stranieri fu accolto tepidamente, ma tutti gli fecero strada quando Zaccaria scese dal carro, trasportando insieme a Paolo una lettiga di fortuna su cui stava il villico in fin di vita. Una donna si lanciò su di lui, ma Ferdinando la tenne a distanza
- Mio marito, che gli è successo? E' morto? - strillava la donna - E mio figlio, dov'è? Il mio amato Gabriele…
- Si calmi, suo marito è vivo. Quell'uomo è un medico e può curarlo se avremo fede, il Signore non ci abbandonerà. Suo figlio, mi dispiace, non c'è stato nulla che noi potessimo fare.
Le parole di Ferdinando calmarono la donna solo temporaneamente: - Portatelo in casa, presto. Vi prego - ora si rivolse a Zaccaria - guaritelo. Guaritelo vi prego… -
- Faremo il possibile.
Zaccaria, Paolo e Gregorio entrarono in casa per occuparsi del ferito, mentre Jacopo e Ferdinando rimasero fuori in cerca di una sistemazione per i carri durante la notte.
- Ce la farà, vero? Ce la farà?
- E' presto per dirlo, lo sto curando come meglio posso, ma per ora non ci resta altro che aspettare e vedere se passerà la notte.
- Lo salvi, la prego, lo salvi…
- Non è lui che deve pregare, ma Dio. - intervenne Gregorio- Solo lui ha potere di vita e di morte su noi mortali.
- Ah, padre lei ha ragione, ma Dio si è preso già il mio bambino non può chiedermi anche mio marito…
- Chi siamo noi per discutere i disegni del cielo? "Le mie strade non sono le vostre strade".
La donna prese a piangere più forte e Gregorio perse ogni interesse nella discussione, si guardò intorno, la casa era povera. Tre ragazze erano al capezzale dell'uomo, probabilmente le figlie, due ancora giovani, ma una decisamente interessante, peccato non avesse tempo per queste cose. Ora quello che gli servivano erano informazioni.
In quel momento Ferdinando entrò dalla porta: - Abbiamo sistemato i carri per la notte e trovato un alloggio nella locanda, io e Jacopo saremo lì a mangiare qualcosa se vorrete raggiungerci.
- Più tardi, quest'uomo ha ancora bisogno delle mie cure.
- Aspetta fratello, io vengo con te, la mia presenza qui non è più necessaria- e così dicendo Gregorio uscì dalla piccola abitazione, mentre Zaccaria tirò un sospiro di sollievo.
- Temevo non se ne andasse più… - esclamò rivolto a Paolo
- Perché, è un po' rude, ma credo sia un brav'uomo…
- Mah ho dei dubbi… il fatto è che vorrei provare dei rimedi non proprio ortodossi e temo che l'inquisizione non li approverebbe del tutto.
Paolo sorrise, pensando al suo "dono", probabilmente l'inquisizione non avrebbe approvato neppure quello.
- Se la caverà? - chiese per la prima volta - Onestamente…
- Onestamente? Onestamente non lo so. Ho provato di tutto, ma ha una brutta emorragia interna e quella non c'è alcun modo in cui io possa farla guarire deve pensarci lui, da solo. Se arriva a domattina è salvo, altrimenti…
- Nessuno è mai solo, c'è sempre Dio con lui…
- Nei sei veramente convinto, vero? Anche dopo aver visto fatti simili…
- Soprattutto dopo aver visto fatti simili!
- Un ragazzo straziato come un animale, un padre di famiglia ridotto in fin di vita e parli ancora di Dio… forse hai ragione, forse c'è ancora speranza.
Paolo si limitò a sorridere e ad estrarre il rosario.
- E ora che fai? - chiese Zaccaria mettendo via le sue ampolle
- Prego, prego per lui.
- Ah fai pure, io vado a mangiare qualcosa, ci vediamo alla taverna.
- Ti ringrazio, ma io rimarrò qui tutta la notte a pregare. Te l'ho detto, quest'uomo non sarà solo nella sua agonia.
Zaccaria borbottò qualcosa a denti stretti e lasciò la casa, ormai lui aveva fatto tutto il possibile era tempo di pensare anche al suo stomaco.

La locanda non era certo grande, ma vista la situazione a Jacopo sembrò un luogo da re, Gregorio invece era più schizzinoso, ma non lo diede a vedere, come sempre preferiva tenere per sé le proprie emozioni potevano rivelare agli altri più di quanto egli volesse. Non c'erano molti avventori e l'oste fu ben lieto di servire gli stranieri, curioso com'era di sapere cosa davvero fosse successo sul sentiero. Gregorio avrebbe preferito evitare ogni conversazione al riguardo, ma Jacopo vide una buona opportunità per raccontare una storia e non se la lasciò certo sfuggire, naturalmente la sua versione dei fatti era leggermente romanzato, ma ciò non dispiacque troppo neppure a Ferdinando che d'improvviso si era visto dipingere come un grande eroe crociato.
- Ma cosa vi porta sulle nostre terre, nobili viandanti? - chiese alla fine l'oste
- Commercio, cos'altro? - sorrise Jacopo - Ho degli affari in sospeso con i frati del convento di S. Margherita e questi signori si sono gentilmente offerti di accompagnarmi.
- Non parlatemi di quei frati, si fanno vedere sempre meno in paese, ma non era sempre così! Ricordo un tempo in cui erano ogni giorno alla mia locanda e si poteva fare affidamento su di loro…
Gregorio alzò la testa, l'argomento lo interessava: - E perché ora le cose sarebbero diverse?
- Ah, padre non è a me che deve chiederlo, ma se domani vede l'abate lo domandi a lui. Prima i monaci benedettini erano dei fratelli per noi ora invece sono diventati sempre più scorbutici e scortesi, quando se ne vede uno, come dicevo prima…
- E da quando è che c'è stato questo cambiamento?
- Da quando è iniziata la maledizione…
- Quale maledizione? - intervenne Jacopo curioso
- Ma non sapete nulla? Pensavo che il conte Astolfo vi avesse messo in guardia… - Ferdinando fece segno di no con il capo e l'oste proseguì - Circa quindici anni fa giunse in paese un uomo misterioso, probabilmente si trattava di un nobile in fuga.
- Come fate a dire che fosse un nobile?
- Non saprei padre, ma questo è ciò che si racconta…
- Proseguite pure. - gli fece segno Ferdinando
- Si dice che soffrisse di un terribile e misterioso male che lo rendeva pazzo, ma pazzo furioso. Ed ogni sera quando il sole calava, fino allo spuntare della prima alba urla terribili provenivano dalla loro casa e nessuno osava avvicinarvisi.
- Loro? Non viveva dunque solo?
- No, con lui era una donna che si faceva vedere in paese solo durante il giorno e molto di rado, ma non parlava mai con nessuno tanto che girava voce che il pazzo le avesse strappato la lingua per impedire che fraternizzasse con noi. Ma non c'era solo la donna ad occuparsi d lui, ma anche i monaci.
- Quelli del monastero di S. Margherita?
- Sì, padre, non abbiamo altri monaci qui nei dintorni e uno di loro scendeva ogni sera per portargli il conforto della preghiera e forse anche di qualcos'altro…
- Cosa? - Gregorio era molto interessato all'argomento e sapeva che il suo abito incuteva all'uomo un certo timore per cui non gli avrebbe mai osato mentire.
- Solo leggende, voci, dicerie di paese.
- Talvolta anche queste possono essere interessanti o rivelare un fondo di verità.
- Beh, si parlava spesso di magia. Si diceva che in quella casa avvenissero ricerche proibite tese a cercare una cura per la pazzia di quell'uomo, ma come dicevo prima sono solo superstizioni di poveri contadini pensi che c'era addirittura chi credeva che fosse l'abate in persona a scendere in paese per recarsi dallo sconosciuto.
- Impensabile, davvero - sbottò Jacopo anch'egli interessato all'argomento visto che ormai erano diversi anni che commerciava con quel monastero in generi non propriamente ortodossi, anzi strettamente alchemici, quindi in quelle leggende c'era forse più realtà di quanta si potesse credere.
- Qual'era la casa dove alloggiavano?
- L'ultima verso sud, proprio prima di cominciare la salita verso il convento. E' facile da riconoscere perché ancor oggi, dopo tutto questo tempo è rimasta disabitata. Comunque dopo quattro anni l'uomo morì e venne sepolto al monastero. Tutto sembrava essere tornato alla normalità se non fosse che da lì a poco iniziarono le prime sparizioni, mentre i monaci si vedevano sempre più di rado, l'abate, ad esempio, nessuno l'ha più visto da quei giorni, sembra quasi che abbiano paura di abbandonare le mura protettive del loro convento.
- Era anche comprensibile con tutti quegli omicidi e le voci sulla bestia che giravano… posso comprendere che non avessero molta voglia di andare in giro, ma ora le cose cambieranno.
- Che volete dire, cavaliere?
- Che il responsabile di quegli omicidi è stato catturato, l'abbiamo visto noi stessi bruciare sul rogo. Il boscaiolo Aldrigo, non avrete più nulla da temere.
- Non burlatevi di noi, cavaliere, siamo povera gente, ma non siamo certo sciocchi.
- Non era mia intenzione… - cercò di scusarsi Ferdinando, ma l'oste proseguì
- Cosa pensate che fosse ciò che avete incontrato prima nel bosco? Cosa pensate abbia ridotto in fin di vita il marito di quella povera donna dopo averne straziato il figlio? -
I tre tacquero, in evidente imbarazzo - Al conte serviva un capro espiatorio e Aldrigo era perfetto perché del tutto sano di mente non lo era di certo, con tutti quei discorsi sulla punizione divina ormai prossima. Lo sapevamo tutti nella valle, anche il conte, ma la gente talvolta vede solo quel che vuole vedere e Aldrigo ebbe la sfortuna di farsi trovare solo troppo vicino ad una delle vittime.
In quel momento l'entrata di Zaccaria nella taverna calamitò l'attenzione di tutti.
- Vieni a sederti accanto a noi, vecchio mio e dicci come sta il villico?
- Non bene purtroppo, ho fatto tutto quel che potevo, ma ora bisogna vedere se passerà la notte. Il francescano è rimasto a pregare per lui credo lo veglierà tutta la notte.
Gregorio rimase impassibile, si alzò e si avvicinò al fratello: - Ora vado a dormire, ma domattina, prima di partire credo sia il caso che noi diamo un'occhiata a quella casa.
Ferdinando annuì e augurò al fratello una buonanotte

Paolo rimase al capezzale del ferito per tutta la notte, mentre le figlie presto cedettero al sonno e anche la moglie dovette alla fine arrendersi alla stanchezza e alla tensione accumulate durante il giorno, ma quella notte fu una notte che Paolo non dimenticherà per molto, molto tempo.
Guardava quel moribondo e sapeva che la sua situazione era oltremodo disperata, pregava perché il Signore lo salvasse, la sua fede era grande, ma c'era un pensiero che continuava a ronzargli in testa come un tarlo. Lui poteva guarirlo. Se avesse deciso di usare il dono quell'uomo si sarebbe salvato, ma chi era lui per sostituirsi a Dio? Se Dio voleva che quell'uomo si salvasse non sarebbe forse intervenuto direttamente? E se invece Dio fosse già intervenuto? Se l'intervento di Dio non fosse altro che la presenza di Paolo lì, solo, quella sera? E se invece fosse il demonio a tentarlo? Come se gli dicesse; " usa pure il tuo dono, prendi la vita di un altro uomo tra le tue mani e sarai come Dio". Non era forse questo il peccato originale?
Si soffermò a fissare Zaccaria che dormiva lì accanto, era un brav'uomo, conosceva la sua arte e cos'è che aveva detto? Ci voleva un miracolo perché il contadino sopravvivesse. Poi guardò la moglie, distesa poco più in là, povera donna Dio l'aveva messa alla prova seriamente quella sera, ma cosa ne sarebbe stato di lei ora? Se il marito fosse morto come avrebbe fatto quella famiglia a sopravvivere? Allora gli sovvennero le parole del Vangelo che ricordano come la bontà di un albero si riconosce dai propri frutti e la guarigione di quell'uomo non poteva essere altro che un frutto buono, non c'era più alcun dubbio. Si guardò intorno un'ultima volta, dormivano tutti. Fortunatamente l'inquisitore aveva preferito alloggiare insieme al fratello e al mercante nella locanda. Fra' Paolo si sporse verso il contadino e lo toccò con gentilezza, poi si concentrò nella preghiera mentre sentiva una sorta di fluido passare dal suo corpo a quello del malato. Si era concentrato solo sull'emorragia, l'obiettivo era arrestarla, non voleva fare troppo, preferiva non dar troppo nell'occhio. Alla fine si accasciò sfinito, ma un sorriso gli si abbozzò sul volto,l'emorragia era stata arrestata, lo sentiva.

La mattina dopo tutti si svegliarono di buonumore, gli auspici per la giornata erano più che buoni. Aveva smesso di nevicare e un timido sole fece capolino dalle nuvole, il contadino aveva ripreso conoscenza e sua moglie aveva iniziato a gridare al miracolo aggrappandosi alla tunica di quel santo francescano che aveva pregato tutta la notte. Zaccaria dovette constatare come l'emorragia si fosse fermata ed ora guardava Paolo con occhi nuovi, davvero quell'uomo era un uomo di Dio.
Paolo invece, visibilmente imbarazzato, uscì dalla casa e raggiunse Jacopo che stava armeggiando intorno ai suoi carri.
- Che succede messer Jacopo?
- Ho fatto un sopralluogo prima sulla strada per il convento, i carri non possono arrivarci, troppa neve. Li lascerò qui, sto caricando le mercanzie sui cavalli proseguiremo con quelli.
- Dove sono il cavaliere e il fratello domenicano? Ancora a letto?
- No, sono andati più avanti a perlustrare una casa abbandonata. Non so cosa abbia in mente quel monaco…
Paolo non rispose, ma si limitò ad aiutare il mercante a sistemare una delle casse e a buttare un'occhiata distratta verso Sud

- Nulla, dannazione, non c'è nulla. - sbuffò Gregorio - Solo vecchi giocattoli e soldatini ammuffiti.
- Non capisco cos'altro sperassi di trovare fratello…
- Di preciso non lo so neanch'io, ma in tutta questa faccenda c'è qualcosa che non mi quadra. Scommetto però che troveremo tutte le nostre risposte al convento. Andiamo, credo sia ora di partire, abbiamo aspettato anche troppo.

Il piccolo drappello si incamminò lentamente a causa della molta neve. L'abate Elia li osservava dall'alto. Cinque piccoli punti scuri che risalivano quella ripida china. Cinque uomini che avevano trascorso la notte al borgo sottostante facendo domande proibite ed interessandosi a cose che era meglio non sapessero. Chiamò il priore e lo mise in guardia dagli ospiti che stavano arrivando: - Voglio che siano tenuti costantemente sott'occhio, date loro l'impressione che siano liberi di muoversi come meglio credono, ma non perdeteli mai di vista e se fanno domande che non dovrebbero siate lesti a distrarre la loro attenzione.
- Sarà fatto come sua eccellenza desidera.
- Bene. Un'altra cosa, non desidero incontrarli prima di oggi pomeriggio, quindi intratteneteli voi per il momento.
Il frate annuì e lasciò in fretta il piccolo studio.

- Chi è là? - chiese il frate portinaio quando gli stranieri bussarono alla sua porta
- Sono io, Jacopo il mercante, con me porto le merci che avete richiesto durante la mia ultima visita. Candelabri preziosi, incenso della miglior qualità e stole quali neanche alla corte di Costantinopoli ne hanno mai viste di simili. Con me vengono messer Zaccaria, nobil'uomo esperto nelle arti mediche, Fra' Paolo, un novizio francescano in attesa di completare il suo cammino e i fratelli Della Scala di Verona: il prode Ferdinando Azzo e Padre Gregorio del nobile ordine dei domenicani.
Non ci fu alcuna risposta, ma il pesante portone si aprì cigolando e i cinque entrarono. Il frate portinaio li squadrò lentamente poi disse: - L'abate al momento non si trova nel convento, ma tornerà nel pomeriggio. Nel frattempo potete parlare col priore. Eccolo che sta arrivando.
Gregorio storse il naso, erano quasi le dieci del mattino e c'era un'unica strada per lasciare il convento, quella da dove erano risaliti loro, quindi l'abate non poteva di certo aver lasciato il convento, non quella mattina almeno.
- Buongiorno - li salutò il priore - siamo lieti di avere dei visitatori tra cui ben due uomini di chiesa, nostri confratelli, se non nell'ordine, in spirito. - Paolo sorrise, mentre Gregorio si limitò ad un flebile cenno del capo - Mi dispiace che l'abate non sia presente, ma è rimasto bloccato ieri sera dalla tormenta, sarà qui nel pomeriggio. Fino ad allora siate i benvenuti, il nostro convento è la vostra casa, sentitevi liberi di andare dove meglio credete. Ci ritroveremo nel refettorio principale per mezzogiorno, ora del pranzo. -
- Mi scusi, fratello. - intervenne Paolo - Io avrei bisogno di parlare con padre Nicola, ho una lettera di sua sorella da consegnare.
- Capisco, immagino dalla sua espressione che non siano certo buone notizie. Purtroppo Padre Nicola è stato colpito da un brutto male ed è convalescente lo troverà nell'infermeria. E' facile da raggiungere, basterà seguire il corridoio principale fino al primo chiostro e poi svoltare a destra, non può sbagliarsi.
- Visto che ci siamo, - intervenne Gregorio - ho saputo che alcuni giorni fa si è tenuto a Castel Barco un processo per stregoneria contro un tal Aldrigo. So che molti dei documenti al riguardo sono conservati qui, mi piacerebbe vederli.
- Lei sa, fratello, che per farlo è necessario un'autorizzazione del Vescovo?
Gregorio non rispose, ma si limitò a tendere la lettera al priore
- Bene, il nostro frate guardiano, Padre Daniele la accompagnerà in biblioteca.
- Mio fratello verrà con me!
- Ma naturalmente. Invece messer Jacopo se vuole seguirmi noi potremmo concludere i nostri affari.
- Ehm, mi perdoni - s'intromise Zaccaria - io avrei bisogno di incontrare Padre Antoine…
- Padre Antoine? E' sicuro?
- Certo…
- Beh allora segua anche lei il padre guardiano perché fratel Antoine è uno dei nostri migliori scrivani e a quest'ora è già all'opera in biblioteca.
E così il gruppo si divise, ognuno secondo la propria missione.

Paolo raggiunse facilmente l'infermeria e non ebbe molta difficoltà a trovare Padre Nicola che giaceva su un piccolo giaciglio. Accanto a lui altri cinque monaci, tutti nelle stesse condizioni.
- Che il Signore sia con voi… - esordì Paolo prendendo le mani dell'amico
- .. e con voi sempre… - rispose quello con un filo di voce - …ma chi siete? I miei occhi non sono più quelli di una volta…
- Paolo, fratel Paolo, il francescano, quel figlio di un mercante veronese che decise di abbandonare ogni agio ed ogni ricchezza per seguire Nostro Signore in povertà.
- Ah Paolo, caro Paolo il vostro arrivo mi è di conforto, vorrei solo che avvenisse in circostanze migliori…
- Vi trovo infatti assai deperito, che cosa succede dunque?
- Una febbre, una strana febbre, sono ormai alcuni giorni che divora il mio corpo e non mi lascia tregua, ma non c'è nulla da fare qualunque rimedio sembra del tutto inutile.
- Non disperate amico e continuate a confidare in Dio. Tra i miei compagni di viaggio c'è un medico molto abile, non si sa mai che lui possa aiutarvi.
- Ne dubito, ma ditemi cos'è che vi porta fin qui? Non credo sia solo la voglia di vedermi.
- Il piacere della vostra compagnia sarebbe già più che sufficiente, ma avete ragione sono a recarvi una lettera di vostra sorella, credo riguardi vostra madre.
- Capisco. Lasciatela pure qui accanto a me, la leggerò quando avrò un po' più di forze anche se temo di conoscerne già il contenuto. Ho avuto un sogno premonitore…
- Non sforzatevi Nicola, la leggerete quando starete meglio, ma vedo che non siete l'unico in queste condizioni anche gli altri monaci qui ricoverati soffrono della stessa febbre? E' forse contagiosa?
- Sì soffriamo tutti dello stesso male, ma la febbre non c'entra nulla… - Paolo guardava l'amico con dolcezza era evidente che stava soffrendo e parecchio. Si chiedeva se poteva usare il suo dono per guarirlo, indubbiamente sì, ma era giusto farlo? Tutti i dubbi della notte gli tornarono in mente. Prima aveva agito non solo a fin di bene, ma anche come ultima risorsa, qui invece forse la medicina umana poteva molto se solo si fosse capito qual era la causa di questo male.
- Perché dici che la febbre, non c'entra? Qual è la causa allora?
- La maledizione. E' la maledizione che grava su questo convento a dannarci tutti. - Nicola iniziò ad agitarsi - E' da quando, undici anni fa, l'abate…
- Basta così - lo interruppe il padre infermiere - Padre Nicola è evidentemente stanco è l'ora della sua medicina. Forse è meglio che torni più tardi fratello.
Paolo ubbidì in silenzio, ma non poté fare a meno di osservare il tempismo del benedettino e come Nicola si fosse immediatamente calmato non appena quest'ultimo fosse apparso.

Jacopo concluse positivamente tutti i suoi scambi. Oltre ad un notevole numero di monete aveva anche guadagnato diversi otri di un vino tipico locale molto richiesto nei pressi del veronese e già pregustava altri ricchi banchetti. Ormai gli rimaneva solo un'ultima consegna da fare, chiese così di potersi confessare, ma gli fu risposto che il padre confessore sarebbe stato disponibile solo nel pomeriggio. Jacopo rimase perplesso, la confessione era in realtà un trucco che utilizzava ormai da tempo per vendere al convento beni non proprio leciti. Nulla di terribile, intendiamoci, ma molte delle polveri, degli unguenti e delle pietre che nascondeva nella sua cassetta d'ebano potevano essere facilmente usati da un tribunale dell'inquisizione per condannarlo al rogo. Sperava di liberarsene al più presto, ma questo ritardo non ci voleva. In ogni caso pazienza, un mercante non si perde mai d'animo.

Zaccaria osservò di nuovo Padre Antoine, non era lui, certo l'aveva visto molto tempo fa, ma ne era sicuro, non era lui. D'altra parte neanche il frate si ricordava né del volto dell'alchimista né delle innumerevoli lettere che i due si erano scritti nel tempo, lettere che avevano come argomento la ricerca del sapere e nello specifico di quel sapere assoluto che si concretizzava nella capacità alchemica di creare la pietra filosofale, simbolo di trasmutazione alchemica, in grado e di mutare ogni metallo in oro e di guarire qualunque malattia.
- Mi dispiace, messer,e di non potervi aiutare, ma di certo non sono io l'Antoine che cercate.
- Certo e scusatemi se vi ho distolto dal vostro lavoro che tra l'altro vedo portate avanti con molta arte, ma ditemi non c'è nessun altro Padre Antoine nel convento?
- No, o meglio ora che mi sovviene sarebbe meglio dire non più . In effetti c'era un altro Padre Antoine, ma è morto dieci anni fa, è probabile che fosse lui quello che cercavate.
- Ne dubito- pensò Zaccaria - visto che ho continuato a ricevere le sue lettere fino al mese scorso - ma tenne per sé le sue riflessioni e si limitò a chiedere dove fosse stato sepolto
- Nel cimitero del convento, è facile da trovare, l'entrata è sul cortile posteriore, per arrivarci è sufficiente percorrere a ritroso il corridoio per cui siete giunto fin qui e poi svoltare a sinistra invece che a destra.
Zaccaria ringraziò e saluto, voleva controllare di persona le date della morte, ma quando raggiunse il cimitero dovette convenire che Padre Antoine era davvero morto dieci anni prima, ma non sembrava essere l'unico. Quel piccolo cimitero era davvero sovraffollato, ma quella non era l'unica stranezza, si soffermò a guardare le date sulle lapidi. Tutti i decessi risalivano agli ultimi quindici anni, era incredibile. In quel momento una voce lo distolse dai suoi pensieri costringendolo a voltarsi.

- Vieni con me, presto! - ordinò, perentorio Gregorio al fratello.
- Che succede? -
- Ho appena finito di controllare i documenti relativi al processo di Aldrigo, non collimano per nulla con quelli visti a Castel Barco, sono stati manomessi e qualcuno dovrà darmi delle spiegazioni.
- Cosa intendi per manomessi, esattamente?
- Non ho alcuna intenzione di farti un corso di diritto canonico accelerato, ti basti sapere che quel processo è stata una farsa, come immaginavo non c'era alcun inquisitore autorizzato dal Vescovo a presenziarlo. - e così dicendo Gregorio irruppe in una piccola cella, dove un monaco che stava riposando saltò subito in piedi. - Tu sei il cappellano di corte dei conti di Castel Barco, vero?
- S-Sì… - balbettò quello
- Allora ti dichiaro in arresto per aver manomesso degli atti ecclesiastici e aver, ingiustamente, condannato a morte un innocente.
- Di cosa parlate fratello, io non comprendo…
- Non importa, comprenderete meglio dopo che vi avrò interrogato alla maniera dell'inquisizione. Ferdinando arrestate quest'uomo!
A quel punto il povero frate, vistosi perduto cadde in ginocchio e scoppiò in lacrime: - Perdonatemi, io stavo solo eseguendo degli ordini è stato l'abate a chiedermelo, l'abate Elia, voi capirete spero, la mia posizione…
Gregorio sorrise maligno era esattamente quello che si aspettava di sentire, c'era l'abate dietro a tutto questo. In biblioteca aveva avuto già modo di verificare come quell'uomo fosse stato eletto undici anni fa in seguito al suicidio del suo predecessore, ma le prime tracce di un monaco di nome Elia erano più vecchie di altri quattro anni. I tempi coincidevano tutti, ora l'intero mistero cominciava ad avere un senso, anche se ancora il quadro d'insieme rimaneva nebuloso.
- Voi fate delle accuse gravi e l'abate non può discolparsi perché tornerà solo nel pomeriggio o almeno così ci è stato detto. Quindi per il momento aspetterete il vostro giudizio nelle prigioni. Ferdinando scortatelo dabbasso e assicuratevi che non possa fuggire.
Il crociato afferrò il monaco e lo trascinò fuori dalla stanza.

- L'abate è rientrato prima del previsto e desidera parlarvi.
Zaccaria si voltò di scatto, sorpreso di trovarsi di fronte il priore, ma si apprestò a seguirlo, forse ora avrebbe potuto risolvere quel piccolo mistero ma quando raggiunse lo studio dell'abate un'altra sorpresa lo stava aspettando.
- Ma voi, voi siete il conte Elia di Sorrento mi rammento di voi alla corte di Federico II e anche del vostro povero figliolo…
- Avete ragione, vecchio amico, ma io sono anche molto di più, perché io sono il misterioso Antoine che cercate. Spero capirete la necessità di una tale segretezza, gli studi ai quali ci dedichiamo non sono da tutti accettati ed esistono persone che non esiterebbero a farci bruciare vivi solo per aver anche solo pensato certe cose.
- Ora comprendo tutto e il mistero mi si chiarisce, ma ditemi come sta vostro figlio?
- Purtroppo, come voi ben ricordate era molto malato e alla fine la morte l'ha preso con sé, se solo fossi riuscito ad ultimare i miei studi in tempo…
- Spero che le mie lettere vi siano state d'aiuto. Siete andato avanti?
- Molto più di quanto non sperassi, ormai la pietra è quasi ultimata. La pietra filosofale, ci pensate? La pietra che guarisce ogni malattia…
- Dite sul serio? E funziona?
- Sì o meglio quasi, gli effetti durano sempre di più anche se non sono ancora permanenti, ma ora che siete qui spero che, col vostro aiuto, riusciremo a venirne a capo.
- Sarebbe un evento eccezionale, ma non sono solo, con me c'è un inquisitore e tremo al pensiero di ciò che accadrebbe se scoprisse il mio coinvolgimento. Infatti speravo di trovare qui certe lettere che mi permettessero un viaggio sicuro.
- E le avrete, anzi verrò anch'io con voi perché qui l'aria comincia ad essere pesante, troppi sospetti girano intorno all'abbazia. Comunque non dovete preoccuparvi dell'inquisitore. Le vostre lettere sono state bruciate e al momento non esiste alcuna prova del vostro coinvolgimento nei nostri studi.
- Bene, ma so anche che padre Gregorio è qui per indagare sugli omicidi della vallata, voi non c'entrate nulla, vero?
Elia rimase sorpreso dalla domanda, ma si affrettò a rispondere: - No, assolutamente. Il colpevole è stato comunque individuato e assicurato alla giustizia.
- Forse o forse no, perché ieri sera c'è stato un altro omicidio e i miei compagni asseriscono di aver visto due occhi nel buio: gli occhi della bestia.
- Strano davvero, ciò che mi dite merita indubbiamente attenzione, ci rifletterò su. Ora recatevi pure nel refettorio e non dite a nessuno di avermi incontrato, io mi presenterò agli altri più tardi, sono nel mezzo di un importante esperimento che non desidero lasciare a metà.
- Capisco… - annuì Zaccaria e si allontanò lentamente, quell'uomo non era stato del tutto sincero con lui questo era più che evidente.

I cinque compagni di viaggio si ritrovarono nel refettorio per l'ora di pranzo. Ognuno di loro con i propri dubbi. Notarono subito che la sala era molto grande, quasi eccessiva rispetto ai pochi monaci presenti, le sedie vuote erano moltissime. Fra' Paolo si sistemò accanto a Zaccaria, mentre Gregorio e Ferdinando si sedettero di fronte. Messer Jacopo arrivò per ultimo e si mise vicino al francescano. Il pranzo iniziò con l'usuale preghiera di ringraziamento e poi fu Jacopo a rompere il silenzio: - Padre Gregorio, ho sentito alcuni monaci parlare tra loro dell'inaspettato arresto del cappellano dei Castel Barco, è vero?
- Naturalmente. Non sono qui per piacere, ho ricevuto un incarico dal Vescovo in persona e non intendo venire meno al mio dovere. In questa faccenda degli omicidi ci sono diversi punti pochi chiari, speriamo che l'arrivo dell'abate, nel pomeriggio possa gettare luce su di essi.
- Ma esattamente di cosa è accusato il cappellano?
- Messer Jacopo, da buon mercante quale siete capirete che la vostra curiosità potrebbe non portarvi nulla di buono. Vi basti sapere che le indagini che ho iniziato a Castel Barco sono proseguite stamattina e proseguiranno nel pomeriggio.
- Padre, - intervenne Paolo - perdonate la mia intrusione, ma avete anche voi sentito parlar della maledizione?
Gregorio sobbalzò, era la prima volta, in quei tre giorni, che il francescano si rivolgeva direttamente a lui : - Naturalmente, sembra che in questa valle non sappiano parlare d'altro, ma voi come ne siete venuto a conoscenza?
- In infermeria. Padre Nicola, il confratello a cui dovevo recapitare una lettera, ha cominciato a lamentarsi che la sua malattia sarebbe colpa della maledizione che grava su questo convento e che il tutto sarebbe iniziato undici anni fa con l'arrivo dell'abate.
- Interessante e ha poi aggiunto altro?
- No, siamo stati interrotti, ma forse le sue parole erano solo i vaneggiamenti di un pover'uomo malato.
- Forse… - commentò Gregorio tornando a dedicarsi al suo piatto. Fu allora che il priore si avvicinò ai cinque: - Signori sono lieto di annunciarvi che l'abate è rincasato e che dopo pranzo vi riceverà nel suo studio.
- Finalmente. - commentò ad alta voce il domenicano
- Ha anche chiesto che insieme a voi sia presente il nostro fratello francescano, avete qualche obiezione
- Nessuna! - rispose secco Gregorio
- Ah, quasi dimenticavo, messer Jacopo - aggiunse il priore prima di andarsene - quando avrà ultimato il suo pasto potrà confessarsi come aveva richiesto nella cappella di Nostra Signora delle Lacrime.
Jacopo annuì col capo, contento di poter, alfine, concludere anche quell'ultimo affare.

Il mercante raggiunse il confessionale con calma. Come immaginava il solito monaco era lì ad aspettarlo. Si inginocchiò devoto, ma la confessione non durò poi molto. Il frate confessore infatti fece scivolare nelle mani di Jacopo un sacchetto di pelle decisamente gonfio e una lettera che recava il sigillo del monastero. L'uomo soppesò il sacchetto e lasciò il confessionale compiaciuto, quando il religioso fosse andato a controllare avrebbe trovato al posto del mercante la valigetta con le merci che gli erano state ordinate.
"Ottimo lavoro, " pensò Jacopo "un'alta consegna ben riuscita"

- Voi avete molto di cui rispondere! - esordì Gregorio fissando Elia negli occhi - Innanzitutto ecco la lettera del Vescovo di Trento che mi autorizza ad agire per suo nome, mi piacerebbe vedere se anche voi ne possedete una simile visto che vi siete permesso di presiedere un tribunale inquisitorio senza alcun autorità legittima.
L'abate sorrise e si diresse verso la finestra chiudendola: - Certo non si può dire che voi amiate tergiversare padre…
- Dipende dalle situazioni questa è così grave che richiede delle spiegazioni, subito!
Elia si fermò vicino ad un candelabro e per un attimo scrutò il cavaliere che scortava il domenicano, era un guerriero abile, teneva la mano pronta sulla spada, poi si soffermò sul francescano. Quell'umile uomo non poteva certo essere una minaccia degna di nota.
- Quello di cui voi mi accusate è vero, formalmente almeno. Ma se avrete la pazienza di ascoltarmi capirete che le mie azioni miravano solo al buon nome della Chiesa e in particolare di Sua Eccellenza il Vescovo di Trento
- Vi ascolto, - concluse Gregorio sedendosi - ma non abusate della mia pazienza, non è una virtù che possiedo in abbondanza.
Elia annuì, accese il candelabro e poi si risistemò alla sua scrivania. Gregorio notò la lentezza dei suoi movimenti, era un uomo che amava la teatralità, concluse, ma questa volta aveva trovato pane per i suoi denti. Di sicuro il giovane inquisitore non poteva immaginare la terribile verità che avrebbe scoperto di lì a poco.
- Perdonatemi, ma forse voi non conoscete tutti i fatti. Aldrigo è stato condannato per eresia da un tribunale presieduto anche da me, è vero. Ed è vero che io non possedevo i requisiti per farlo, ma Aldrigo si era macchiato davvero di un'eresia assai grave. Egli era a capo di una setta del luogo, gli Zengiani, ne avete mai sentito parlare?
- No, parlatemene voi…
Ferdinando intanto aveva smesso di interessarsi alla conversazione cercando di capire da dove provenisse l'insolito profumo che sentiva.
- Era un gruppo di uomini capeggiati da Aldrigo e da padre Giovani, un folle sacerdote convinto che la fine dei tempi fosse vicina.
- "Vigilate perché non sapete quando tornerà lo sposo".
- Certo, ma qui stiamo parlando di un'eresia in aperta sfida all'autorità della Chiesa. Parlavano di una bestia che si aggirava nella valle e dicevano che era il messaggero di Dio, capite bene come fosse mio compito mettere fine a tutto ciò.
- Era compito vostro avvertire i suoi superiori, in questo caso il Vescovo. Avrebbe pensato lui ad agire nella maniera più opportuna.
- Ma era proprio per proteggere il Vescovo che ho agito così in fretta. I conti di Castel Barco potevano approfittare dell'occasione per screditare il vescovado, invece, in questo modo tutto è stato risolto in maniera veloce, discreta ed efficace.
- Efficace per voi. E' evidente che state ancora mentendo, così come avete mentito durante il processo. Cosa ci nascondete veramente? Cosa accadde qui undici anni fa quando diveniste aba… - le parole morirono in bocca a Gregorio che era ora quasi incapace di muoversi a causa di una strana debolezza che l'aveva colto. Ferdinando tentò di scattare in avanti, ma le sue membra non rispondevano. Paolo osservò la scena, si sentiva anche lui stanco, ma non del tutto immobile comunque ritenne opportuno non agire per il momento, almeno finché non fosse chiaro cosa stava succedendo.
L'abate Elia sorrise soddisfatto. Si alzò avvicinandosi a Gregorio e continuò: - Avete ragione, siete in gamba come inquisitore, probabilmente avreste fatto carriera peccato che morirete qui, oggi. Queste candele sprigionano un veleno estremamente raro che paralizza ogni muscolo del corpo fino al più importante, il cuore e se vi chiedete perché io ne sia immune la risposta è semplice: ho già ingerito un'antitossina apposita. Se invece volete sapere perché accada tutto questo vi dirò che siete giunto molto vicino alla verità. Arrivai qui quasi quindici anni fa portando con me mio figlio Samuele. Ho sempre avuto un unico obiettivo nella vita, guarirlo dal male che lo tormenta e ora sono finalmente vicino al successo nonostante abbia dovuto aspettare tutti questi anni. Anni in cui ho lavorato in gran segreto prima come monaco, poi come abate. Prendere il controllo di questo monastero non è stato così difficile. Il difficile è trovare sempre nuove cavie su cui testare le mie cure, questi monaci muoiono così facilmente… Il povero Aldrigo aveva scambiato il mio Samuele per un messaggero divino, ma alla fine anche lui si è rivelato utile alla mia causa, dandomi il tempo di ultimare i preparativi della mia fuga. Ma ora vi lascio, è tempo che io vada. - detto questo Elia si voltò rapidamente ed uscì dal suo studio senza più voltarsi indietro.

- Zaccaria? -
- Sì, messer Jacopo?
- Qui sta succedendo qualcosa di molto strano. I nostri amici stanno parlando con l'abate, ma il mio fiuto mi avverte che nulla di buono nascerà da questo colloquio. Io direi di approfittarne per allontanarci e riprendere il nostro cammino verso nord. I Della Scala possono benissimo cavarsela da soli e Fra' Paolo ha già raggiunto la sua meta.
- Sono d'accordo. Ho con me le lettere che mi servivano, direi di non porre altro tempo in mezzo e di abbandonare questo luogo prima che ciò ci diventi impossibile.

Fra' Paolo attese che la porta fosse chiusa poi corse verso il candelabro, lo afferrò e lo scaglio con forza verso la finestra infrangendola e lasciando che il vento gelido del meriggio invadesse la stanza portando lontani quegli effluvi velenosi. Non sapeva perché lui ne fosse immune, forse un effetto collaterale del suo "dono" o più semplicemente il volere di Dio. Gregorio e Ferdinando si ripresero presto essendo entrambi di costituzione vigorosa e si lanciarono subito all'inseguimento dell'abate che però aveva un notevole vantaggio sui di loro. Paolo li seguì senza sapere bene perché, ma sentiva che poteva ancora esserci bisogno di lui. Raggiunti gli appartamenti di Elia, Ferdinando fu costretto a sfondare la massiccia porta chiusa a chiave, ma dell'abate purtroppo nessuna traccia. Stavano per tornare nell'atrio, quando Gregorio si accorse dell'eccessiva pulizia di una delle torce della parete, la spinse leggermente mettendo in moto un complesso meccanismo che rivelò un passaggio segreto nella camera da letto. I tre lo percorsero senza indugiare e ben presto sbucarono in un'ampia stanza adibita a laboratorio alchemico, ma non erano soli. L'abate stava ammassando i suoi beni in un baule aiutato da due monaci. I religiosi si avventarono su Ferdinando, ma il cavaliere sorrise, dopo aver affrontato i mori alle crociate quei due rappresentavano una ben misera sfida. Il primo cadde a terra, il cranio sfondato dall'elsa della spada, il secondo si accasciò stringendosi il braccio mozzato.
- Com'è possibile? - strillò Elia - Eravate paralizzati, dovreste essere morti a quest'ora…
- Allontanati da quel baule. Ferdinando, arrestalo! -
- No, mai, non avete ancora vinto! Samuele, difendimi, difendi la tua vita. Elimina questi uomini!
Improvvisamente da dietro l'abate si alzò una figura mostruosa che di umano aveva ancora poco. E' difficile descriverla, e anche Ferdinando indietreggiò spaventato, ma se avete mai immaginato un demone dell'inferno allora siete ben vicini a capire cosa si presentò davanti ai tre uomini. Solo Fra' Paolo rimase impassibile, dentro di lui si combatteva un'altra battaglia, una battaglia dal cui esito poteva dipendere l'intera partita.
"E' quello suo figlio… " pensava il francescano " … Signore quell'uomo ha sofferto con questo peso per tutti questi anni, posso comprendere il suo dolore, la sua rabbia, ma perché mi hai portato fin qui Signore, perché? Cosa posso io contro tutto questo? Elia ha detto prima che suo figlio è malato, posso forse io curarlo? Ma è giusto che lo faccia?"
Intanto Ferdinando si era ripreso dallo stupore iniziale ed era pronto ad affrontare la bestia. Ma questa bestia, a dispetto di tutte le sue apparenze era solo un uomo, un uomo malato ed il cavaliere, con tutta la sua esperienza e forza avrebbe probabilmente avuto facile gioco di lui se Fra' Paolo non si fosse frapposto fra i due.
"E' a questo serve il tuo dono, vero Signore? Perché è un tuo dono… è per questo che sono qui per salvare quest'anima in pena. Il mio potere di guarigione non è mio, viene da te direttamente, non dal demonio perché altrimenti non potrei fare questo. Come hai detto tu: - satana non scaccia satana -. Aiutami ti prego, dammi la tua forza, tu che hai accettato la croce e il supplizio del Golgota."
Fra' Paolo pose le sue mani su Samuele e questi si placò, il processo fu lento e molto doloroso per il francescano, ma alla fine riuscì. Il figlio dell'abate tornò in forma completamente umana e non mutò mai più. Elia lo strinse forte a sé piangendo come un bambino. Paolo cadde a terra esausto e Ferdinando gettò lontano la spada per sollevarlo tra le sue braccia e portarlo in un luogo più confortevole. Gregorio osservò tutto senza dire una sola parola.

Alcuni giorni dopo la calma era tornata al monastero grazie anche al contingente di uomini armati che ora lo presidiava e che era al comando diretto di Padre Gregorio, mentre altri uomini erano stati mandati all'inseguimento dell'alchimista Zaccaria e del mercante Jacopo, il primo accusato di aver aiutato l'abate Elia nei suoi studi sulla pietra filosofale e il secondo di aver commerciato in merci proibite. Fra' Paolo attendeva sereno in una cella del monastero il suo processo per aver prestato il suo aiuto ad un essere demoniaco. Ferdinando invece aveva abbandonato il monastero il giorno dopo quella terribile battaglia. Se n'era andato privo di ogni avere e dopo aver affermato di fronte al fratello che il gesto di Paolo non era stato un atto diabolico, ma un sacrificio d'amore e che per questo, d'ora in avanti avrebbe seguito la via di francescani, la via della povertà, l'unica vera via forse rimasta alla Chiesa.
Gregorio ripensò alle parole di quell'ingenuo di suo fratello, la Chiesa non era povertà, ma potere e quel potere era suo ormai. Gettò un ultimo sguardo alla vallata e poi tornò dentro, quella era stata indubbiamente una settimana produttiva, molto produttiva.

Passarono alcuni anni, durante i quali Gregorio cercò in tutti i modi di scovare Jacopo e Zaccaria, ma senza alcun risultato. Il domenicano si trovava in Inghilterra quando venne colpito da una terribile polmonite e a nulla valsero gli sforzi di Giovanni d'Alessandria, il suo nuovo, giovane medico personale.