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CLEOPATRA VII THEA PHILOPATER

 

Cleopatra, ultima regina d'Egitto, visse 39 anni.

I suoi amori e la sua tragica fine sono stati raccontati e rappresentati da scrittori, poeti e artisti.

Ma chi era Cleopatra?

Figlia di un re, che il popolo spregiativamente chiamava Bastardo e Suonatore di Flauto.

Con due sorelle che approfittarono delle difficili contingenze del regno per togliere il trono al padre.

Esiliata, con il padre, a Roma e ad Efeso.

Rientrata in Egitto al seguito di un esercito di Galli e di Germani.

Coreggente negli ultimi mesi di vita del padre.

Con un fratello minorenne che, plagiato dal Consiglio di Reggenza, le strappò la corona appena acquisita.

In esilio tra l'Arabia e la Giudea a fomentare la rivolta contro il fratello.

A 21 anni sul trono d'Egitto per volontà di Giulio Cesare.

 

LocalitÓ: Egitto

Epoca: I secolo a.C.

 

La famiglia

Cleopatra VII Thea Philopater nacque alla fine del 70 o all'inizio del 69 a.C. dal re Tolomeo XII Auletes (circa 108-51 a.C.).

Non si conosce con sicurezza il nome della madre di Cleopatra. Auletes ebbe due mogli: della prima, Cleopatra V Trifena (Tryphaeana), non si hanno notizie dal 25 febbraio 68 a.C., della seconda non si sa neppure il nome.

Cleopatra ebbe tre sorelle: Cleopatra VI Trifena (?-57 a.C.), Berenice IV (?-55 a.C.), Arsinoe IV (?-41 a.C.). E due fratelli: Tolomeo XIII (61-47 a.C.) e Tolomeo XIV (59-44 a.C.).

Cleopatra VI e Berenice IV erano figlie della prima moglie. Tolomeo XIII e Tolomeo XIV della seconda.

Il padre: Tolomeo XII Auletes

Il nome completo di Tolomeo XII era "Theos, Philopater, Philadelfus, Neos Dionysos" ossia "Dio, Amante del Padre, Amante del Fratello o della Sorella, Nuovo Dioniso". Il titolo di Nuovo Dioniso corrispondeva al titolo dei Faraoni "Nuovo Osiride". Dioniso ed Osiride vennero identificati come un unico dio nella cultura sincretistica greco-egiziana.

Il popolo chiamava Tolomeo con due soprannomi "Nothos" e "Auletes", ossia "Bastardo", in quanto figlio illegittimo, e "Suonatore di flauto", in quanto appassionato suonatore dello strumento.

Auletes era arrivato al trono dopo una serie di vicende fortunose.

Nell'88 a.C. Tolomeo X Alessandro I (circa 140-88 a.C.) aveva lasciato l'Egitto in eredità al popolo romano, o almeno questo venne sostenuto. Ma il Senato romano non aveva accettato l'eredità.

In effetti Tolomeo IX Soter (142-81 a.C.), fratello di Tolomeo X, era ancora in vita e regnava sull'Egitto.

Nell'81 Soter morì. Nell'80 Silla (138-78 a.C.), dittatore di Roma, favorì l'ascesa al trono d'Egitto di Tolomeo XI Alessandro II (circa 100-80 a.C.), figlio di Tolomeo X Alessandro I. Ma poco tempo dopo il popolo di Alessandria insorse e uccise Tolomeo XI.

Per impedire che Silla intervenisse di nuovo o annettesse l'Egitto a Roma, fu chiamato dalla Siria Tolomeo XII Auletes, figlio illegittimo di Soter.

Auletes ebbe fortuna perchè Silla nel 79 lasciò la dittatura e nel 78 morì. A Roma venne ricostituito il normale governo repubblicano che decise di non intervenire in Egitto.

Nel 75 a.C. due figli di Selene, zia di Auletes, si recarono a Roma per rivendicare il trono. Il Senato decise ancora una volta di non intervenire.

I rapporti con Roma

Nel 65 a.C. a Roma i populares, tra cui il finanziere Crasso (114-53 a.C.), il generale Pompeo (106-48 a.C.) e un giovane politico, appena eletto edile curule, di nome Giulio Cesare (circa 100-44 a.C.), riproposero il tema della legittimità di Auletes e della eredità di Tolomeo X. La maggioranza del Senato, sostenuta dalla oratoria di Cicerone, si oppose nuovamente.

Auletes intraprese una politica di sostegno alle iniziative romane. Quando Pompeo si trovò a combattere in Palestina, Auletes inviò 8000 cavalieri in aiuto del romano e diede un sontuoso banchetto in onore dell'illustre ospite.

Ma la politica filoromana trovò una forte opposizione in Alessandria. E Auletes dovette ricorrere all'aiuto di Crasso, Pompeo e Cesare che a Roma nel 60 a.C. avevano costituito il primo triumvirato.

Nel 59 a.C. Cesare, che era console, fece approvare una legge che riconosceva la sovranità sull'Egitto di Auletes "amico e alleato del popolo romano". In cambio venne versata a Cesare e Pompeo la somma di seimila talenti, equivalente alle entrate dello stato egiziano per sei mesi. Un parte della somma andò anche a Crasso, di cui Cesare era debitore.

La somma fu data in prestito ad Auletes da Gaio Rabirio Postumo, un finanziere romano.

Annessione di Cipro

Verso la metà di dicembre del 59 a.C. Publio Clodio (?-53 a.C.), un tribuno della plebe che aveva fatto approvare una legge per la distribuzione gratuita di grano al popolo di Roma, propose di annettere Cipro per provvedere al finanziamento della legge. In quel momento Cipro, isola appartenente al dominio degli egiziani, era governata da Tolomeo, fratello di Auletes.

Venne riaperto il problema del testamento di Tolomeo X Alessandro I. Inoltre si accusò Tolomeo di connivenza con i pirati che aggredivano le navi romane.

Catone Marco Porcio, detto Uticense, (95-46 a.C.) era un rigido conservatore avversario di Cesare. Clodio convinse il Senato a inviare Catone a Cipro per prenderne possesso.

Tolomeo venne deposto, ma rifiutò l'offerta di divenire sommo sacerdote di Afrodite a Pafo e si suicidò. Auletes non reagì. Il tesoro pubblico di Cipro, pari a circa settemila talenti, venne inviato a Roma.

Durante il viaggio di ritorno il liberto che aveva redatto la contabilità del tesoro cadde in mare con la propria copia dei documenti. L'altra copia, in possesso di Catone, venne accidentalmente bruciata dai marinai che avevano acceso un fuoco durante una sosta nell'isola di Corcira (Corfù).

Auletes in esilio

Nel secondo semestre del 58 Auletes venne a trovarsi in gravi difficoltà. Aveva dovuto aumentare le tasse per restituire il debito contratto con Rabirio. Aveva perso Cipro. Non era andato in soccorso del fratello. Il popolo si ribellò e diede il trono a Cleopatra VI Trifena, figlia di Auletes e sorella di Cleopatra VII. Anche Berenice IV appoggiò la rivolta.

Auletes, forse accompagnato dalla dodicenne Cleopatra VII, fuggì a Roma. Cesare era in Gallia. Pompeo accolse Auletes nella sua villa sui colli Albani.

Gli avversari di Auletes inviarono a Roma una delegazione per spiegare i motivi della loro rivolta. Dione, il capo della delegazione, morì in circostanze misteriose mentre era ospite nella villa di L. Lucceio.

Nel 57-56 inutilmente Pompeo cercò di convincere il Senato ad approvare un intervento armato in favore di Auletes.

In seguito alla caduta di un fulmine sul monte Albano si interrogarono i Libri Sibillini. I quindecemviri, i sacerdoti addetti alla interpretazione dei libri sacri, tutti ostili a Pompeo, vi videro un responso del cielo che proibiva l'intervento in Egitto. Venne allora proposta una soluzione diplomatica, ma non si concluse nulla. Alla fine il Senato rinviò la questione sine die.

Dal 57 Auletes, in attesa del giudizio dei Romani, si era ritirato ad Efeso nel tempio della dea Artemide.

Il ritorno di Auletes

Nel 55 Aulo Gabinio, governatore della Siria e uomo di fiducia di Pompeo, concluse un accordo con Auletes. In cambio di diecimila talenti lo avrebbe rimesso sul trono. I 10000 talenti sarebbero stati suddivisi tra diverse persone tra cui Cesare e Pompeo. Il finanziere Rabirio avrebbe riaccompagnato Auletes in Egitto.

Gabinio sapeva che il Senato romano era contrario all'operazione militare a causa del responso degli Oracoli Sibillini, ma sapeva anche di poter contare sull'appoggio di Pompeo, che voleva riportare Auletes sul trono.

Intanto Cleopatra VI era morta e al trono era salita Berenice IV. Non potendo regnare da sola, nel 56 a.C. aveva sposato Archelao, probabilmente un figlio illegittimo di Mitridate VI, ex sovrano del Ponto. Archelao era stato un seguace di Pompeo, ma il matrimonio non era stato autorizzato dai Romani.

Nella primavera del 55 a.C. Gabinio procedette alla occupazione dell'Egitto.

Il giovane capo della cavalleria romana, un tale Marco Antonio (circa 83-30 a.C.), conquistò rapidamente la fortezza di confine Pelusio. Poi avanzò su Alessandria dove si ebbe lo scontro decisivo. Archelao morì combattendo.

Alla fine di aprile del 55 Auletes riebbe il suo trono. Berenice IV venne condannata a morte.

Gabinio rientrò in Siria. Sul posto venne lasciato un contingente militare di Galli e Germani a sostegno di Auletes.

Gabinio e Rabirio

Il governatore della Siria Gabinio e il finanziere Rabirio si preoccuparono di riscuotere quanto era stato concordato. Rabirio riuscì a farsi nominare da Auletes ad una alta carica con il compito di controllore economico. Ma dovette fuggire da Alessandria in seguito ad una sollevazione popolare.

Nel settembre del 54 Gabinio, rientrato a Roma, venne processato per non aver rispettato gli Oracoli Sibillini, ma venne prosciolto con 38 voti contro 32.

In seguito Gabinio fu processato per concussione nei riguardi dei pubblicani siriani. Venne difeso da Cicerone che però perse la causa. Gabinio fu condannato all'esilio.

Scomparso dalla scena Gabinio, gli accusatori si scatenarono contro C. Rabirio Postumo, il suo finanziere. Cicerone ne assunse la difesa. Di questo processo non è noto l'esito.

Il testamento di Auletes

Nel 51 a.C. Auletes fece testamento lasciando il trono a Cleopatra e a Tolomeo XIII.

Inviò il testamento a Roma perchè fosse conservato nel Tesoro. Ma a causa della difficile situazione politica non fu possibile. La copia del testamento venne trattenuta da Pompeo. L'originale era rimasto ad Alessandria.

Cleopatra venne associata al trono come coreggente.

Nella estate del 51 Auletes morì.

Cleopatra e Tolomeo XIII

Sul trono, con l'approvazione di Pompeo, salirono Cleopatra, diciotto anni, e Tolomeo XIII, dieci anni.

Fu costituito un Consiglio di Reggenza per aiutare Tolomeo. Ne facevano parte l'eunuco Potino, il maestro di retorica Teodoto di Chio e il generale Achillas.

Cleopatra e Tolomeo XIII

Nel 49 a.C. divampò la guerra civile tra Cesare e Pompeo. Il figlio di Pompeo, Gneo Pompeo, venne inviato in Egitto a chiedere aiuti. Tolomeo XIII diede sessanta navi e cinquecento soldati.

Nell'autunno del 49 i componenti del Senato romano che avevano seguito Pompeo a Tessalonica, apprezzando l'operato di Tolomeo XIII, decretarono che Pompeo fosse nominato custode del giovane sovrano.

L'assenza di ogni riferimento a Cleopatra testimonia di una rottura tra i due fratelli.

In effetti Cleopatra era stata costretta alla fuga in Alto Egitto nel 50 e deposta nel 49.

Tra il 49 e il 48 era fuggita dall'Egitto e si trovava lungo il suo confine orientale. Nel 49/48 Ascalona, città dei Filistei, che nel 103 a.C. era stata difesa da Tolomeo Soter contro il tentativo del regno di Giuda di impadronirsene, accolse la regina ed emise delle monete con il volto di Cleopatra.

Anche gli Arabi Nabatei del regno di Petra si schierarono con Cleopatra.

Tolomeo XIII fu costretto a recarsi con il suo esercito sul confine orientale, oltre la fortezza di Pelusio, nei pressi del monte Kasion (Ras Baron).

L'assassinio di Pompeo

Il 28 settembre del 48 a.C. Pompeo, dopo la sconfitta di Farsalo, con una piccola flotta riuscì a raggiungere l'Egitto, dove sperava di trovare aiuto nell'ora della disgrazia.

Pompeo ancorò le navi vicino al promontorio di Kaison in prossimità dell'esercito di Tolomeo.

Il Consiglio di Reggenza giudicò la causa di Pompeo senza speranza. Inoltre il consiglio ritenne necessario un atto significativo per entrare nelle grazie di Cesare, contro il quale si erano mosse le navi e l'esercito egiziano: Pompeo doveva morire.

Il generale egiziano Achillas, con gli ufficiali romani Settimio e Salvio appartenenti al contingente che Gabinio aveva lasciato in Egitto, andò con un battello a prendere Pompeo. Questi, accompagnato dal solo liberto Filippo, acconsentì a salire sulla imbarcazione egiziana per recarsi a terra.

Al momento dello sbarco Settimio pugnalò Pompeo. La moglie, il figlio e gli amici assistettero all'assassinio.

Gli egiziani tagliarono la testa di Pompeo e abbandonarono il corpo alla pietà di Filippo che, con l'aiuto di un soldato della guerra mitridatica, potè bruciare le sue spoglie.

Poi la flotta egiziana assalì quella romana, che venne costretta alla fuga.

L'arrivo di Cesare

Dopo quattro giorni dall'assassinio di Pompeo, Cesare arrivò con una flotta di dieci navi da guerra nel porto di Alessandria. Aveva 3200 uomini di fanteria e 800 cavalieri.

Teodoto gli portò a bordo la testa e l'anello di Pompeo. Cesare pianse.

Poi, contro ogni previsione degli egiziani, ordinò alle truppe di sbarcare e, preceduto dai littori, occupò il palazzo reale. Vista l'ostilità della popolazione ordinò che due legioni venissero ad Alessandria dalle province romane limitrofe.

Quindici giorni dopo lo sbarco di Cesare, Tolomeo XIII arrivò ad Alessandria.

Cesare gli comunicò che in qualità di console intendeva risolvere la disputa tra lui e la sorella Cleopatra.

Inoltre richiese il pagamento delle somme dovute a Rabirio.

Il ritorno di Cleopatra ad Alessandria

Cleopatra, mandata a chiamare da Cesare, rientrò segretamente ad Alessandria, corrompendo i guardiani del Faro. E, nascosta da un mercante siciliano, Apollodoro, in una coperta da viaggio, venne portata davanti a Cesare.

Il cinquantaduenne condottiero, famoso per la conquista delle Gallie e di molti talami, cedette al fascino della ventunenne discendente di Tolomeo I, parente di Alessandro Magno, ed ultima erede del trono dei Faraoni.

Cesare, rispettando il testamento di Auletes, ordinò che Cleopatra e Tolomeo XIII governassero insieme l'Egitto.

 

Riferimenti bibliografici:

Bowman A. K.

L'Egitto dopo i Faraoni 332 a.C. - 642 d.C.

Giunti

Carcopino J.

Giulio Cesare

Rusconi

Grant M.

Cleopatra

Newton

Grimal P.

Cicerone

Garzanti

Piganiol A.

Le conquiste dei Romani

EST

Scullard H. H.

Storia del mondo romano

Rizzoli

 

 
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